Chiavi per diagnosticare la malattia arteriosa periferica

La malattia arteriosa periferica (PAD) può causare una serie di gravi complicanze e morte. Una diagnosi accurata e tempestiva è importante per la guarigione delle ferite e il corretto intervento preoperatorio nella chirurgia del piede e della caviglia. Offrendo spunti dalle più recenti linee guida e ricerche PAD, questi autori offrono uno sguardo più ravvicinato a metodi diagnostici non invasivi e una breve rassegna del trattamento medico, endovascolare e chirurgico della PAD. La malattia arteriosa periferica (PAD) colpisce circa 8 milioni di americani che presentano una morbilità significativa e costosa come l’amputazione e la morte delle gambe.1 Vi è un’incidenza del 20% di PAD in pazienti di età pari o superiore a 75 anni. Nonostante la prevalenza della malattia e il rischio cardiovascolare associato, solo il 25% di questi pazienti viene sottoposto a trattamento.   La diagnosi e il trattamento precoci del PAD non solo migliorano la qualità della vita, ma salvano la vita. Secondo il Registro REACH, circa il 16 percento dei pazienti con PAD ha altri cambiamenti aterosclerotici, come la malattia cerebrovascolare e / o malattia coronarica2. Di conseguenza, i pazienti con PAD hanno un rischio di mortalità 2-3 volte maggiore rispetto ai pazienti che fanno non hanno PAD e i pazienti con PAD secondo quanto riferito muoiono 10 anni prima in media rispetto a quelli senza PAD. Ricorda che PAD non è solo un “problema di crampi alle gambe” ma un segno inquietante di salute in declino che richiede la nostra attenzione.    Il diabete è un fattore di rischio indipendente e significativo per lo sviluppo di PAD. Attualmente, ci sono circa 25,8 milioni di persone con diabete o circa l’8,3% della popolazione negli Stati Uniti. La dichiarazione di consenso dell’American Diabetes Association presenta dati clinici che un paziente su tre con diabete mellito è noto per avere PAD.4 i clinici a partecipare attivamente alla diagnosi e al trattamento di questa malattia. Riconoscere le sfide della diagnosi di PAD
Sebbene associamo spesso PAD con claudicatio intermittente (dolore al polpaccio causato dalla deambulazione), questo sintomo classico è presente solo nel 10 percento dei pazienti con PAD. Sorprendentemente, il 50 percento delle persone con PAD non ha sintomi mentre il 40-50 percento può presentarsi con disturbi alle gambe atipici e non specifici.    Diagnosticare la PAD può essere una sfida visiva e clinica. Una recente revisione sistematica degli studi clinici su PAD ha rilevato che un esame fisico degli arti inferiori (ad es., Palpazione di impulsi e “reperti classici” come alterazioni cutanee atrofiche o mancanza di crescita dei capelli) è inaffidabile e “non sufficientemente indipendente da includere o escludere la diagnosi di PAD. “Gli autori della revisione raccomandavano fortemente l’uso di strumenti diagnostici vascolari non invasivi per diagnosticare PAD.6. Che cosa dovresti sapere sulla diagnosi di PAD inferiore dell’estremità Quando si tratta di diagnosticare PAD, seguiamo una lista di controllo in tre fasi.    1. Ottenere una storia completa ed eseguire un esame fisico per determinare la probabilità pre-test di PAD.    2. Per le persone ad alto rischio, eseguire un test di perfusione non invasivo.    3. Dopo aver confermato una diagnosi PAD con test di perfusione non invasivo, informare il medico di base o il cardiologo del paziente. Per la valutazione e il trattamento della PAD sintomatica, il paziente deve rivolgersi ad uno specialista vascolare (cioè chirurgo vascolare, cardiologo interventista o radiologo interventista). Questo riferimento è più urgente per i pazienti con ischemia grave.    La diagnosi di PAD degli arti inferiori inizia con la storia del paziente e l’esame fisico. Le linee guida PAD dell’American College of Cardiology Foundation / American Heart Association 2011 indicano che le persone di età pari o superiore ai 65 anni sono a rischio di PAD. Le linee guida PAD del 2005 osservavano che le persone di età pari o superiore ai 70 anni erano a rischio per PAD.5, I fumatori e i pazienti con diabete di età pari o superiore a 50 anni sono anche ad alto rischio di PAD.5,7 Una storia di malattia coronarica , ictus o altri tipi di PAD (carotideo, renale e mesenterico) o claudicatio sono anche noti fattori di rischio. Infine, si dovrebbe considerare la presenza di ferite da cancrena o ferite croniche degli arti inferiori (mancata guarigione per quattro settimane) come fattori di rischio PAD.    L’esame fisico dovrebbe includere l’osservazione della pelle per eventuali lesioni cutanee, ferite da cancrena o colorazione anormale. Quindi palpare la struttura anormale della pelle e gli impulsi (arteria pedale, caviglia, popliteo e femorale) e controllare la ricarica dei capillari delle dita dei piedi e dei piedi.    Questa valutazione di probabilità “pre-test” impone la necessità di test non invasivi. Lo screening casuale di PAD con metodi di test non invasivi non è raccomandato in quanto è uno spreco di risorse e non è rimborsabile. Uno sguardo più attento a metodi di prova non invasivi per PAD. Il flusso arterioso periferico nel piede e nella caviglia si compone di due categorie: macro e microcircolazione. La macrocircolazione coinvolge tre arterie principali (tibiale anteriore, tibiale posteriore e arterie peroneale) con diametro fino a 3 mm. La microcircolazione consiste di arteriole non pulsatili all’interno della pelle.

[Tratto da: www.podiatrytoday.com ]

Le EHR possono migliorare la sicurezza del paziente – se sono ottimizzate bene

Contrariamente agli attuali livelli di frustrazione tra medici e altri utenti, le EHR hanno il potere di influire positivamente sulla cura del paziente. Ma ciò richiede un approccio più ponderato e graduale rispetto alla semplice implementazione di una nuova piattaforma di cartelle cliniche elettroniche o al passaggio all’ultima versione.

Invece, gli ospedali dovrebbero procedere a un ritmo realistico e ragionevole quando implementano le funzioni di base, attivando funzionalità maturate dall’installazione iniziale e ottimizzando gradualmente la funzionalità generale e l’esperienza utente se sperano di ottenere miglioramenti in termini di qualità e prestazioni.

Considera l’evoluzione delle CCE: tra il 2008 (quando la tecnologia era relativamente nuova) e il 2013 il software per i record elettronici passò dall’essere collegato a un tasso di mortalità a 30 giorni più alto dell’11% per essere associato a una percentuale inferiore dello 0,09% rispetto alla stessa metrica .

[Anche: EHR Next-gen: come sarà il futuro?]

Questi sono i risultati principali di uno studio pubblicato su Health Affairs. Ma cosa ha alimentato il dietro-fronte e in che modo gli ospedali e i venditori di tecnologia hanno trasformato il negativo in positivo? Pazienza e ritmo.

Non aspettarti che le EHR evolvano da un giorno all’altro
“L’assistenza sanitaria è complessa, le EHR sono complesse”, ha affermato Julia Adler-Milstein, professore associato di medicina e direttore del Centro di ricerca clinica e di miglioramento clinico presso l’Università della California, San Francisco School of Medicine. “I due insieme sono estremamente complessi e questa idea che abbiamo messo insieme i due e il prossimo giorno l’assistenza sanitaria sarebbe migliorata è stata ingenua. La maggior parte degli altri settori impiega un decennio perché l’IT si trasformi davvero “.

I ricercatori hanno esaminato le richieste ospedaliere nazionali di Medicare per 3.329 ospedali non federali, per uso acuto, dal 2008 al 2013, dal momento che i dati nazionali sono stati avviati solo nel 2008 e non che molti ospedali avevano molte funzionalità EHR prima di allora. Hanno anche utilizzato i dati per il 2014 dall’American Hospital Association Annual Survey Database, incluso il suo Supplemento alla tecnologia dell’informazione. Hanno quindi creato un set di dati che conteneva misure annuali di adozione EHR ospedaliera, caratteristiche e prestazioni di mortalità.

[Inoltre: i fattori umani devono svolgere un ruolo più importante nella progettazione e realizzazione delle EHR, afferma AMA]

Ma non potevano semplicemente chiedere se la CCE funzionasse o meno. Sono state necessarie informazioni più specifiche. Quindi hanno analizzato il numero di funzioni di base che ciascun ospedale ha inizialmente adottato, hanno esaminato il modo in cui l’EHR ha utilizzato e ottimizzato l’andamento nel tempo (noto anche come maturazione) e ha esaminato il ritmo con cui sono state adottate nuove funzioni.

“È raro che gli ospedali utilizzino la carta completamente per il digitale. Molto spesso, nuove funzioni vengono aggiunte nel tempo. Quindi il ritmo a cui è successo è il terzo componente. Da un lato, potrebbe esserci un argomento per spostarsi rapidamente come è possibile in un ambiente completamente digitale perché ci sono alcuni rischi nell’essere parzialmente in carta digitale e parlata. Ma d’altra parte si sente molto sul cambiamento di fatica e su quanto può assumere un’organizzazione. Ecco perché anche quel terzo pezzo è stato interessante “, ha detto Adler Milstein.

Infatti, dal momento che il sistema e l’abilità degli utenti nella navigazione delle interfacce del software sono progrediti nel tempo, i risultati degli studi hanno mostrato che il tasso di mortalità è cresciuto del 0,09%. Logicamente, l’aggiunta di nuove funzioni di base nel tempo è stata anche collegata a tassi di mortalità più bassi.

Perché stimolare la nuova funzionalità EHR è fondamentale
Gli utenti medi, ovvero quelli che avevano un’adozione di base vicino al tasso medio di 5 funzioni, erano migliori di quelli che non ne avevano adottato nessuno, con meno 67 morti ogni 100 ammissioni.

L’asporto qui è che gli ospedali e le persone che lavorano e li gestiscono dovrebbero aspettarsi che i guadagni legati alle prestazioni derivanti dall’adozione di EHR richiedano tempo. Questi guadagni possono essere aumentati se abbinati a un robusto supporto EHR e agli sforzi di miglioramento della qualità EHR, e questo dovrebbe informare quante funzioni vengono inizialmente adottate, quante sono aggiunte ogni anno e le aspettative che è ragionevole avere per valutare i risultati lungo la via.

“È possibile che l’avvio con molte funzioni o l’aggiunta di molte nuove funzioni potrebbe avere la conseguenza non intenzionale di danneggiare le prestazioni, a causa del cambiamento di fatica o della deviazione dell’attenzione da priorità più critiche”, ha affermato lo studio.

Adler-Milstein ha aggiunto che è anche cruciale assicurarsi di migliorare costantemente, non di visualizzare l’adozione di EHR come una cosa che può essere fatta prima di passare al prossimo progetto IT.

“È davvero uno strumento che ti fa pensare a come fai tutto all’ospedale e devi continuare a migliorare la CCE stessa e come fornire assistenza. Non esitare a continuare ad aggiungere “, ha spiegato. “Continua a ottimizzare ciò che hai e continua verso la piena digitalizzazione. Ma ricorda che non è la tecnologia che lo farà. È l’organizzazione che deve capire come utilizzare la tecnologia in modo vantaggioso “.

[Tratto da: www.healthcareitnews.com ]

Terapie avanzate nella gestione delle ferite

Con questa iniziativa, EWMA esaminerà le barriere e le possibilità delle terapie avanzate nella gestione delle ferite di prossima generazione.

Il risultato primario è un documento che include un’introduzione alle tecnologie disponibili basate su terapie cellulari, ingegneria tissutale e sostituti dei tessuti, che sono tutte tecnologie associate alla disciplina clinica della medicina rigenerativa. Il documento descrive anche nuovi trattamenti basati su terapie fisiche e il potenziale di sensori e software.

Il documento EWMA Advanced Therapies in Wound Management è stato pubblicato come supplemento online al Journal of Wound Care nel maggio 2018 ed è liberamente disponibile per il downloadqui.

Gli obiettivi generali del documento sono:

  • Fornire agli operatori sanitari che sono interessati a indagare su nuove opzioni di trattamento con una fonte di informazione neutrale ed esaustiva.
  • Fornire un punto di riferimento per future discussioni e negoziazioni con gli operatori sanitari e i pagatori.

Gli obiettivi del documento sono:

  • Fornire una panoramica delle opportunità in questo campo sfaccettato e complesso;
  • Riesaminare e discutere le esperienze cliniche e le prove scientifiche in cui è disponibile;
  • Fornire raccomandazioni per l’adozione di terapie avanzate nelle diverse aree di gestione delle ferite;
  • Analizzare e discutere le questioni di costo-efficacia relative alle terapie incluse;
  • Discutere il ruolo dei responsabili delle politiche, dei finanziatori e dei legislatori riguardo al quadro normativo per le terapie avanzate in Europa.

A causa della generale mancanza di documentazione scientifica di molte di queste terapie emergenti, il documento si baserà sulla letteratura disponibile e sulle opinioni degli esperti. Comprenderà una valutazione dei potenziali per l’uso futuro nella pratica clinica e richiederà la ricerca nelle aree raccomandate.

Editors:

Redattore: Alberto Piaggesi (Italia, Università di Pisa, membro del Comitato Esecutivo 
EWMA) Coeditore: Severin Läuchli (Svizzera, Ospedale universitario, Zurigo, Presidente EWMA)

Membri del gruppo autore:

Franco Bassetto (Italia, Università di Padova) 
Alexandra P. Marques (Portogallo, 3B’s Research Group) 
Bijan Najafi (Stati Uniti, Baylor College of Medicine) 
Thomas Biedermann (Svizzera, Kinderspital Zürich) 
Giuseppe Turchetti (Italia, Scula Superiore Sant’Anna

Sequenza temporale

  • Progetto start up primo 2017.
  • Presentazione del progetto in una sessione chiave alla conferenza EWMA 2017 ad Amsterdam.
  • Pubblicizzato da Journal of Wound Care nel maggio 2018, con il lancio ufficiale alla conferenza EWMA 2018 in Polonia.

[Tratto da: www.ewma.org ]

Ulcere da pressione: revisionate definizione e misura

Le ulcere da pressione rimangono un danno relativo e principalmente evitabile associato a
fornitura di assistenza sanitaria. Nel NHS in Inghilterra, 24.674 pazienti1 sono stati segnalati di avere
ha sviluppato una nuova ulcera da pressione tra aprile 2015 e marzo 2016 e ha trattato
il danno alla pressione costa al servizio sanitario nazionale più di 3,8 milioni di sterline al giorno. Trovare modi per
migliorare la prevenzione dei danni da pressione è quindi una priorità per i responsabili politici,
manager e professionisti allo stesso modo.
Gli studi che esaminano l’insorgenza di ulcere da pressione indicano che quantificano la pressione
le ulcere sono complesse: il tipo di dati raccolti e i metodi utilizzati durante la raccolta
variare, il che rende difficili i confronti validi dei dati.
È riconosciuto che raccogliere e sottovalutare i dati sulle cause del danno è una chiave
principio degli approcci di miglioramento della qualità nell’assistenza sanitaria. Misurazione accurata
deve accompagnare un metodo di miglioramento della qualità per apportare modifiche e migliorare
risultati per utenti di servizi e pazienti.
Le raccomandazioni in questo documento sono progettate per supportare una maggiore coerenza
approccio alla definizione e misurazione delle ulcere da pressione sia a livello locale che
livelli nazionali attraverso tutti i trust.
Prevediamo che la piena attuazione delle raccomandazioni da aprile 2019 lo farà
migliorare la comprensione del livello di danno da pressione in Inghilterra. Questo sarà
a loro volta supportano la capacità di un’organizzazione di apprendere dagli incidenti segnalati e informare
i programmi di miglioramento della qualità che sono necessari per contribuire a ridurre segnalati…

…NHS Improvement 2018 Publication code: CG 73/18

NSTPP_summary__recommendations_20June2018 (1)

[Tratto e scaricabile da: NHS Improvement
Wellington House
133-155 Waterloo Road
London
SE1 8UG
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Legge Gelli-Bianco, l’avvocato Hazan: «Decreti attuativi? Come aspettare Godot… La politica dia certezze ai professionisti»

«Le varie parti, la politica, le strutture, il mercato stesso, devono dialogare perché così già prima dell’emanazione dei decreti assicurativi il professionista sanitario abbia chiaro come agire» così Maurizio Hazan, avvocato esperto in diritto assicurativo e responsabilità sanitaria sulla legge 24/2017.

«Aspettando Godot». Così l’avvocato Maurizio Hazan, esperto in diritto assicurativo e responsabilità sanitaria, definisce l’attesa per i decreti attuativi della Legge Gelli-Bianco. «Si dice – prosegue – che siano sostanzialmente pronti. Solo due i punti dubbi su cui ancora non c’è piena unità d’intenti: eccezioni opponibili e modalità di gestione dell’auto-ritenzione».

«I nuovi transiti politici ci dicono che è necessaria un’ulteriore riflessione per capire se effettivamente le conclusioni a cui si era giunti possono essere confermate e quindi se i testi possono essere licenziati», spiega Hazan, che sottolinea l’importanza di limare i dubbi di applicazione della legge 24/2017 che allo stato attuale si può definire «una norma zoppicante che necessita di essere completata».

Effettivamente le incertezze rispetto all’aspetto procedurale della legge ruotano intorno ai massimali assicurativi, alle eccezioni opponibili, alla definizione stessa di sinistro, «tutti argomenti – commenta l’avvocato – che se chiariti, daranno qualche certezza in più. Tuttavia va detto che è anche il mercato che dovrà attrezzarsi per completare la possibile operatività delle norme, non aspettiamoci che risolvano tutti i dubbi perché per ragioni di opportunità il Ministero, che è chiamato ad una regolamentazione di secondo tipo e quindi una profilazione di dettaglio, non vuole prendere delle decisioni che possono essere discutibili dal punto di vista interpretativo. Per questo sarà importante che le varie parti che formano il mercato (le strutture, i professionisti etc.) parlino fra loro e risolvano problematiche».

Nello specifico per il professionista sanitario «il suggerimento – sottolinea – è che non rinunci a quello che la sua professione prevede ma allo stesso tempo capisca che le proposte assicurative, in questo momento storico, devono essere collocate con serietà e competenza. Nessun buco di copertura e se si tratta di professionisti sanitari dipendenti ci deve essere una polizza garantita dalla struttura».

[Tratto da: www.sanitainformazione.it ]

Il ruolo di supporto dell’ambulatorio infermieristico nei confronti del SSN.

Dott.ssa Roberta Seri Inf.- Esperta in Wound Care (Roma).

Lo scopo della mia relazione è quello di delineare il ruolo fondamentale dell’ A.I. nel sostenere un sistema sanitario chiamato a far fronte a delle sfide crescenti, all’interno di un quadro socio demografico caratterizzato dall’innalzamento dell’età anagrafica e delle patologie croniche ad essa correlate, alla crescita delle aspettative della popolazione (crescente consapevolezza del pubblico circa la disponibilità dei servizi sanitari) e di fronte alla tendenza a rivendicare diritti reali o presunti che fanno prevedere un aumento della spesa sanitaria.

Le sfide prioritarie (più salienti) a livello globale, riguardano l’emergere di nuove infezioni e pandemie, a causa di cambiamenti climatici e dal fenomeno sempre più rilevante della migrazione, che si contestualizza in un quadro allarmante di microbico-resistenza che sta assumendo i caratteri di una vera e propria emergenza planetaria di una microbico-resistenza. Per far fronte a questa minaccia, l’OMS ha istituito il Sistema di Sorveglianza di Resistenza Microbica allo scopo di rilevare l’entità e la vastità del fenomeno. La Società Italiana di Igiene e Sanità Pubblica ha previsto che nel 2030 le patologie correlate alle infezioni costituiranno la 1° causa di morte nei paesi sviluppati e richiedono pertanto l’adozione di nuovi modelli organizzativi in grado di dare risposte tempestive ed efficaci. In Italia, la resistenza all’antibiotico è passata dal 16 al 34%.

Tale fenomeno comporta un significativo aumento della spesa sanitaria, stimato in 1.5 miliardi l’anno.

Tale emergenza ha indotto l’OMS a istituire un SISTEMA di Sorveglianza di Resistenza-Microbica (Global Antimicrobial Surveillance System -GLASS) per far fronte ad una emergenza crescente di ceppi batterici che non rispondono agli antimicrobici normalmente utilizzati.

Dei 52 paesi che hanno aderito, 40 hanno istituito un sistema di sorveglianza, ma solo 22 hanno raccolto e fornito dei dati sui livelli di resistenza.

Alla Governance Sanitaria è richiesta una maggiore resilienza, intesa come la capacità di rispondere e di adattarsi ad un cambiamento crescente, attraverso una riorganizzazione dei processi produttivi, una appropriata gestione delle risorse, per raggiungere elevati standard clinico-assistenziali con l’adozione di nuovi modelli assistenziali, perchè possano rispondere a situazioni critiche (shock) come queste in modo tempestivo ed efficace, mentre proseguono nel fornire i servizi sanitari necessari.

Gli infermieri offrono un importante contributo per lo sviluppo e il mantenimento della resilienza nei sistemi sanitari: come professionisti impegnati a trovare soluzioni innovative, continuano a fornire assistenza con resilienza e versatilità anche in condizioni di scarsità o assenza di supporto organizzativo.

L’OMS riconosce agli infermieri un importante contributo per lo sviluppo e il mantenimento della resilienza nei sistemi sanitari, in quanto grazie alla loro competenza ed esperienza, sono in grado di riconoscere gli elementi di complessità attuando processi di pianificazione con efficiente utilizzo delle risorse.

Queste dichiarazioni sono supportate a livello scientifico sul contributo degli infermieri nel sostenere i servizi sanitari, con un trend positivo riguardo i tassi di mortalità e di morbilità, di riduzione delle riammissioni ospedaliere e delle giornate di degenza, oltre alla riduzione delle complicane legate al ricovero come nel caso delle infezioni crociate che causano dai 4000 ai 6000 decessi l’anno, (causati dalla famiglia degli acinetobacter e pseudomonas) contribuendo quindi non solo alla salute della popolazione ma anche alla sua sicurezza e sulla riduzione dei costi di gestione.

Gli infermieri, in quanto professionisti impegnati e orientati a trovare soluzioni innovative, continuano a fornire assistenza con resilienza e versatilità anche

in condizioni di scarsità o assenza di supporto organizzativo.

Nello scenario attuale caratterizzato da un rilevante tasso di prevalenza di lesioni cutanee croniche (pari a circa 1-1,5%, della popolazione) e dalla minaccia di antibiotico-resistenza, l’ambulatorio infermieristico rappresenta il luogo dove viene agito il sapere e la competenza dei professionisti dell’assistenza in grado di intercettare i bisogni del paziente, definire le priorità di azione e di avviare un percorso di cura strutturato in rapporto alla complessità del caso, anche in una ottica di razionalizzazione delle risorse che prevede gli ospedali come setting per acuti. e mantenere un equilibrio sostenibile

Le patologie cronico-degenerative richiedono un impegno costante ed oneroso (comunque non può ripristinare lo stato di buona salute) rappresentando un modello che non può più essere sostenibile a tempo indeterminato. Occorre cambiare paradigma, riequilibrando le risorse investite nella tutela delle persone in cura in risorse investite nella tutela delle persone in salute.

La presa in carico del paziente con ulcera cronica da parte di personale competente, ha lo scopo di ridurre l’incidenza delle infezioni, pianificando un trattamento adeguato secondo i principi di Best Practice, ottimizzando l’uso di antisettici e di antibiotici in grado di rilevare segni e sintomi nascosti dell’infezione (Segni di Celso).

Si ambisce a superare il modello concettuale di riferimento incentrato sulla cura del sintomo, verso un approccio centrato sulla persona, in cui a prevalere non è la gerarchia di ruoli e di responsabilità, ma un processo comune orientato alla risoluzione dei problemi. Infatti, nel caso delle lesioni cutanee, è ben noto che l’ulcera rappresenta il sintomo e non la malattia che necessita di una valutazione globale.

Una valutazione globale della ferita ha lo scopo di escludere o correggere una patologia sottostante come l’ischemia o il diabete o patologie autoimmuni.

I fattori che contribuiscono alla produzione e al mantenimento della ferita cronica sono:

diabete

insufficienza venosa/edema

malnutrizione

cancro, fumo, traumi ripetuti.

immunodeficienza/stato infiammatorio persistente (ROS-MMP).

L’infermiere case manager rappresenta il gestore della complessità, capace di identificare le azioni prioritarie, e un PDTA, coinvolgendo in un clima di multidisciplinarietà le figure competenti necessarie alla risoluzione del caso, che stimola il confronto tra professionisti, competente nell’applicare i principi di best practice in un contesto di rischio di contaminazione della ferita a causa della perdita dell’integrità cutanea

Consente di rilevare segni nascosti di infezione quali:

  1. ipergranulazione friabile con sanguinamento

  2. fistole, tunnellizzazioni, bordi rilevati,

  3. dolore ed odore

  4. ritardo della guarigione

  5. aumento delle dimensioni della ferita

  6. indurimento della cute

  7. aumento della temperatura locale

  8. eritema perilesionale

  9. aumento dell’essudato e del tessuto non vitale. (Strato traslucido e gelatinoso brillante)

Continuum infezione=

  1. Contaminazione——no replicazione

  2. Colonizzazione ——-si replicazione senza danno per l’ospite

  3. Infezione locale—— con danno

  4. Infezione profonda o nascosta ——-tessuti profondi

  5. Infezione sistemica —–attraverso la via linfatica ed ematica (malessere generale, febbre, letargia, perdita di appetito, gonfiore delle ghiandole linfatiche, shock settico, danno d’organo, morte.

L’infezione è la maggiore causa di non guarigione di una ferita e una delle voci più significative dell’aumento dei costi di gestione.

In Europa 1,5-2 milioni di persone vivono con una lesione cronica. Le ferite rimangono aperte per oltre 1 anno.

Le strategie per la lotta all’ANTIMICROBICO_RESISTENZA hanno tra gli obiettivi azioni preventive con norme e raccomandazioni di comportamento:

  • INFECTION CONTROL delle strutture sanitarie

  • BUON USO DEGLI ANTISETTICI e ANTIBIOTICI= ANTIMICROBIAL STEWARDSHIP

  • RENDERE EFFICIENTE LA DIAGNOSTICA MICROBIOLOGICA: domande da porsi sono

  • Sono presenti batteri che possono ritardare la guarigione della ferita?

  • Dove prelevare un tampone in modo preciso (tecnica di levine).

A supporto delle decisioni cliniche Moleculight può contribuire a migliorare la pratica clinica sfruttando il PRINCIPIO DELLA FLUORESCENZA—–emette una luce viola sicura che rende visibili i batteri con una concentrazione di >10ч Unità formanti colonie /gr. di tessuto. Nell’immagine i batteri appaiono di colore rosso. Lo Pseudomonas si presenta di colore ciano.

Con il tampone si rischia di prelevare solo la forma planctonica dei microbi.

 

Le cicatrici ipertrofiche: cause e trattamento

Una cicatrice ipertrofica è una cicatrice ispessita, ampia, spesso sollevata, che si sviluppa in seguito ad un trauma o una ferita. Le cicatrici sono comuni durante il processo di guarigione di una ferita, ma una cicatrice ipertrofica è il risultato di una risposta anormale della produzione di collagene.
Questo articolo spiega tutto ciò che è necessario sapere sulle cicatrici ipertrofiche, compresi i suggerimenti su come trattarle o rimuoverle.

Quando il tessuto corporeo è danneggiato da una lesione fisica, si può formare una cicatrice mentre la ferita guarisce. All’inizio, le cicatrici possono apparire rosse e sollevate. Mentre la ferita guarisce, col tempo, diventerà più piatta e più pallida.
La tensione che si crea attorno alla ferita può portare alla formazione di una cicatrice ipertrofica. In questo articolo, esaminiamo i modi in cui queste cicatrici possono essere trattate, prevenute e ridotte.

Quali sono le cicatrici ipertrofiche?

Le cicatrici ipertrofiche si formano quando vi è una tensione molto elevata intorno a una ferita. Queste cicatrici si presentano spesse e sollevate, e spesso di colore rosso. Possono rimanere così per diversi anni. Le cicatrici ipertrofiche sono il risultato di uno squilibrio di produzione di collagene nel sito della ferita.

Caratteristiche comuni di una cicatrice ipertrofica sono:

  • limitazione del movimento, poiché la pelle non è più flessibile
  • formazione entro i confini della ferita originale
  • creazione del tessuto cicatrizzante più spesso del solito
  • appare più sollevata e rossa nella fase iniziale, per poi diventare pallida e piatta col tempo.

I cheloidi sono noduli rossastri che si sviluppano, come il tessuto connettivo cartilagineo per curare una ferita. Un cheloide continua a formarsi anche dopo che la ferita è guarita, causando un grande tumulo di tessuto cicatriziale. Si stima che i cheloidi colpiscano solo il 10% circa delle persone, mentre le cicatrici ipertrofiche sono più comuni.

Le cicatrici ipertrofiche colpiscono ugualmente uomini e donne di qualsiasi etnia, anche se le persone di età compresa tra 10 e 30 anni hanno maggiori probabilità di essere colpite. Questo perché i giovani hanno la pelle più elastica e producono un tasso più alto di collagene.

Una cicatrice ipertrofica è una cicatrice ispessita, ampia, spesso sollevata, che si sviluppa in seguito ad un trauma o una ferita.
Una cicatrice ipertrofica è una cicatrice ispessita, ampia, spesso sollevata, che si sviluppa in seguito ad un trauma o una ferita.

Entrambi, i cheloidi e le cicatrici ipertrofiche, possono essere dolorosi e pruriginosi. Generalmente si verificano sulla parte superiore del corpo, sulle braccia, sulle spalle, sul collo o sui lobi delle orecchie.

Trattamento delle cicatrici ipertrofiche

Spesso le cicatrici ipertrofiche guariscono col tempo da sole, ma alcuni trattamenti possono favorire il processo.

Silicone

I fogli di gel di silicone sono stati utilizzati nel trattamento delle cicatrici ipertrofiche dall’inizio degli anni ’80.

Questo trattamento da i migliori risultati se utilizzato nella primissima fase dello sviluppo della cicatrice. I fogli sono posizionati direttamente sulla cicatrice per 23 delle 24 ore al giorno per un periodo compreso tra 6 e 12 mesi.

Il silicone costruisce una sorta di serbatoio di acqua sotto il tampone che aiuta a mantenere la cicatrice idratata. Questa maggiore idratazione può aiutare a prevenire la formazione di una cicatrice ipertrofica.

Medicazioni a pressione

Questo trattamento funziona esercitando una compressione sulla ferita. Viene spesso utilizzato per il trattamento delle ustioni. Le medicazioni a pressione sono particolarmente utili se le ferite impiegano più di 10-14 giorni per guarire o dopo un innesto cutaneo.

È stato constatato che l’uso di medicazioni elastiche ad alta pressione può ridurre la formazione di cicatrici ipertrofiche tra il 60 e l’85%.

Le medicazioni a pressione agiscono sulla ferita limitando il sangue, l’ossigeno e i nutrienti, riducendo così il tasso di produzione di collagene.

Iniezioni di cortisone

Iniezioni di cortisone o steroidi sono il trattamento di prima scelta per i cheloidi. Possono anche essere usati per trattare le cicatrici ipertrofiche. Le iniezioni vanno ripetute a distanza di poche settimane. Tra il 50 e il 100 per cento delle persone nota un miglioramento dopo le iniezioni di cortisone e spesso le cicatrici ipertrofiche svaniranno completamente dopo questo trattamento. Tuttavia, c’è anche un tasso di recidiva del 9-50%. Gli effetti collaterali possono includere una iperpigmentazione della pelle dell’area trattata e circostante.

Chirurgia

Le cicatrici ipertrofiche possono aumentare di dimensioni per i primi 3-6 mesi e poi iniziare a regredire. Per questo motivo, la chirurgia non è solitamente necessaria.

Tuttavia, se le cicatrici ipertrofiche impediscono il movimento (se situate su un’articolazione) o provocano una tensione eccessiva nel tessuto circostante, la chirurgia potrebbe essere un’opzione.

Altri trattamenti

Altri trattamenti per le cicatrici ipertrofiche includono:

  • Crioterapia: la combinazione di azoto liquido con iniezioni di steroidi ha dimostrato di essere efficace per i cheloidi, ma non viene tanto utilizzata per le cicatrici ipertrofiche
  • Creme e olii: sono inclusi estratto di cipolla, gel di eparina e bleomicina
  • Trattamento radiografico superficiale: questo trattamento può essere usato subito dopo l’intervento chirurgico, ma non è un’opzione comune
  • Trattamento laser: il trattamento laser può migliorare la consistenza e il colore della pelle, ma non appiattisce sempre una cicatrice ipertrofica.
Prevenzione

La ricerca suggerisce che le cicatrici ipertrofiche sono comuni dopo le ustioni (tra il 30 e il 91%).

Le cicatrici ipertrofiche possono anche seguire molte altre lesioni, come traumi accidentali o piercing, oltre che lesioni chirurgiche.

Evitare qualsiasi intervento chirurgico non necessario sulla pelle limiterà la possibilità di avere una cicatrice ipertrofica, poiché il tasso di incidenza dopo un intervento chirurgico è compreso tra il 40 e il 94%.

Quando la chirurgia della pelle è inevitabile, il chirurgo cercherà di garantire che le linee chirurgiche, quando possibile, siano lungo le linee di tensione della pelle. L’uso di gel e fogli di silicone per diversi mesi dopo un’operazione può anche aiutare a ridurre le cicatrici.

Le cicatrici ipertrofiche a volte si presentano dopo un’infiammazione della pelle causata da acne e la varicella. Un trattamento tempestivo ed efficace di queste patologie può aiutare a prevenirne la formazione.

Conclusioni

Le cicatrici ipertrofiche sono benigne e non dannose per la salute generale di una persona. Non provocano il cancro della pelle.

Una cicatrice ipertrofica spesso regredisce completamente tra 6 mesi e 3 anni dopo la prima comparsa.

Circa il 75% delle persone con cicatrici ipertrofiche ha dichiarato che la loro più grande preoccupazione è stata la comparsa della cicatrice, piuttosto che il modo in cui ha influito sulla loro salute.

È importante notare che diversi trattamenti possono anche avere effetti collaterali, quindi se la cicatrice non è dannosa, l’azione migliore potrebbe essere non intervenire.

Se una persona è ansiosa dell’aspetto di una cicatrice ipertrofica, tuttavia, dovrebbe consultare un dermatologo per discutere le opzioni di trattamento.

Il trattamento migliore sarà scelto in base al sito, alle dimensioni, allo spessore e all’espansione della cicatrice ipertrofica.

[Tratto da: www.myskin.it ]