Infermieri ed equipollenze, la solita frittata all’italiana.

 

Secondo dati recenti, gli infermieri stranieri sia essi comunitari che extra-comunitari risultano 38.000 rispetto ai 400.000 regolarmente iscritti alle varie Federazioni. (Tratto: www.fnopi.it). Inquadrando meglio i dati a disposizione, di questi 38.000 la maggior parte sono di origine romena, seguiti da albanesi, polacchi, ucraini, sudamericani e indiani. Sicuramente nell’era della pressante disoccupazione, sarebbe quantomeno fuorviante riassumere questi dati in un semplice conto della serva, i colleghi di altre etnie risultano molto importanti nell’approccio transculturale del paziente, soprattutto se il collega di altra nazionalità risulta ben inserito e formato. 

I Cittadini comunitari vengono inseriti secondo i seguenti requisiti* : preliminarmente è necessario richiedere al ministero della Salute il riconoscimento del titolo professionale conseguito in un paese comunitario. Una volta ottenuto il decreto di equipollenza l’interessato dovrà recarsi presso il Collegio provinciale territorialmente competente e, prima di procedere all’iscrizione all’Albo, dovrà sostenere un esame volto ad accertare la conoscenza della lingua italiana. L’iscrizione all’Albo è obbligatoria per esercitare la professione infermieristica. * Legge 18/12/1980, n. 905, sul Diritto di stabilimento e libera prestazione dei servizi da parte degli infermieri professionali cittadini degli Stati membri della Comunità economica europea modificata dal Dlgs 8/7/2003, n. 277, e il Dlgs 9/11/2007, n. 206, sull’Attuazione della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché della direttiva 2006/100/CE che adegua determinate direttive sulla libera circolazione delle persone a seguito dell’adesione di Bulgaria e Romania.
Per i Cittadini non comunitari le modalità di accesso sono le seguenti **: è necessario richiedere al ministero della Salute il riconoscimento del titolo professionale conseguito in un paese non comunitario. Una volta ottenuto il decreto di equipollenza l’interessato dovrà recarsi presso il Collegio provinciale territorialmente competente e, prima di procedere all’iscrizione all’albo, dovrà sostenere un esame volto ad accertare la conoscenza della lingua italiana e delle speciali disposizioni che regolano l’esercizio professionale in Italia. Il ministero della Salute può decretare che il riconoscimento del titolo sanitario professionale sia subordinato al superamento di una misura compensativa da svolgersi in un polo formativo universitario. Il decreto di riconoscimento qualora il sanitario non si iscriva al relativo Albo professionale perde efficacia trascorsi due anni dal suo rilascio. L’iscrizione all’Albo è obbligatoria per esercitare la professione infermieristica. 
** Dlgs 25/7/1998, n. 286, sul Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero e successivo Dpr 31/8/1999, n. 394, Regolamento recante norme di attuazione del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, a norma dell’art. 1, comma 6, del Dlgs 25/7/1998, n. 286.(Tratto da : http://www.fnopi.it/norme-e-codici/per-infermieri-stranieri.htm ).

Appunto, ben inserito e formato”.

Purtroppo come spesso accade (soprattutto in Italia), i fatidici esami o test di equipollenza risultano scarni o privi di un vero e proprio controllo di efficacia sulla performance del singolo richiedente (non dimenticando la presenza di alcune Università private che formano infermieri stranieri con la promessa finale del posto fisso e la fame delle cooperative). 

La lingua italiana, dobbiamo ammetterlo, è forse una delle lingue più difficili da imparare ma sicuramente è una tra le più musicali. Le difficoltà più diffuse che gli stranieri e non solo riscontrano quando devono imparare a parlare in italiano sono: le doppie, i verbi modali e le coniugazioni, le preposizioni, loro principali talloni di Achille. Tutto ciò fa si che nella descrizione di un evento si possono evidenziare errori grossolani nella semplice comunicazione. Questa superficialità organizzativa, porta a un duplice pericolo, uno nei confronti del malato e l’altro nei confronti del collega, che in barba alle proprie responsabilità legali e penali si tiene ben stretto il suo titolo che in qualche modo lo porterà all’assunzione e alla relativa remunerazione.

Pertanto nei reparti ospedalieri, ma soprattutto nelle RSA/RP (terre di nessuno) ci si trova spesso a combattere in prima linea, trasformandosi in primis in insegnanti di ortografia e sintassi della lingua italiana e poi a prestatori di cure. Si cerca di appianare le lacune elementari ma pericolose, che nell’epoca della medicina difensiva e della cartella informatizzata, rimane come prova è incontrovertibile. Con l’aria di cambiamento, legge Lorenzin, nuovo Presidente FNOPI, il nuovo Governo, il nuovo Ministro della Salute e chi più ne ha più ne metta, ci si attende una maggiore vigilanza e una maggiore attenzione nel rilascio di attestati equipollenti, in primis come difesa dei colleghi lasciati scorrazzare per i reparti pensando che non gli possa mai accader nulla e evitando di trasformare il delicato ruolo dell’ Infermiere in un semplice riempimento di caselle nella turnistica di reparto o di Struttura, aumentando sicuramente la qualità assistenziale fornita.

Il dito nella piaga.

2 risposte a “Infermieri ed equipollenze, la solita frittata all’italiana.”

  1. Salve sono una Infermiera Professionale iscritto al algo.Lavoro in una Rsa di un ospedale. Con contratto indeterminato da 6 mese che sto lavorando.
    Ho fatto turni massacranti.Mattine ed stesse giornata la notte.senza riposo.
    Lavorando da sola con 50 paziente.essegendo.medicazione.feblo,Cvc.. cattere verticale.prelievo.ricoveri.dimisione da sola in un solo turno.
    Tutto lo state .E mi hanno dopo che finito le state .sono venuto i colleghi italiani e ame mi hanno datto un bel calcio al sedere .Non hanno più bisogno
    Allora mi fanno mobbing.mi trasferiscono dove li pare col acuse non documentati e ne vere.
    Lavoro per la cooperativa dove assunto la figlia de mi capo reparto.dove mi hanno cacciato. E hanno messo figlia e Mamma a lavorare asieme
    Dopo di 2 mese che lavoro qui alla Esa
    Bisogno una consulenza dove devo andare a chi mi rivolgo. Grazie Miriam

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