Dicono di noi……

Dalle prime prove di scrittura nelle caverne, l’evoluzione della storia dell’uomo si è sempre tenuta per mano con l’evoluzione dei segni scritti, prima, e della scrittura, poi. E forse adesso è facile aspettarsi la banalità del sottolineare quanto il web corra veloce e cambi il mondo ogni singolo giorno, bite dopo bite.
Anche la professione infermieristica non è indenne, però, da questo.
L’evoluzione professionale forse a volte potrà interpretarsi come lenta ma l’evoluzione del professionista singolo nel ricorso a risorse online non è interpretabile allo stesso modo. E questa considerazione è suggerita dai numeri in forte incremento che le risorse web d’informazione stanno registrando.
Gli infermieri hanno fame di conoscenza, curiosità, voglia di inseguire quegli approfondimenti da parte di chi detiene a vario titolo esperienza e saperi specialistici. Produrre risposte a questo non è facile e richiede tra le altre due insostituibili virtù: civismo professionale ed etica.
Di fronte a tanta fame è sottile ma avvertibile il richiamo civico che vuol coinvolgere gli infermieri specialisti ed esperti di tutte le sfumature della famiglia professionale: apparecchiare la tavola per sfamare e far crescere gli infermieri ed infermieri pediatrici italiani rappresenta quasi un dovere!
Ma visto che i doveri sono ampiamente passati di moda, il web propone anche la possibilità di usufruire dell’altra faccia della medaglia, ovvero il diritto di divulgare liberamente la scienza e l’esperienza, la complessiva conoscenza che deve guidare le nostre attività infermieristiche.
Ilditonellapiaga.it nasce con un’idea che persegue il senso civico professionale di condividere questa tavola con la famiglia professionale e non permettere che la conoscenza rimanga disponibile e accessibile per pochi. Un moderno pescatore di De Andrè.
Con l’avvento dei social network però, l’informazione anche formativa è diventata sempre più diabolicamente veloce. Questa “fame” professionale ha incontrato velocemente la pigrizia intrinseca atavicamente nella gran parte delle persone. La mescita derivante ha risultato una fame di approfondimento un pò distorta, che necessita di veloci iniezioni di cibo più che di una tavola condivisa, spesso purtroppo a scapito della qualità. Il mercato ha imposto al pescatore di aprire un fast food che il “poco tempo e troppa fame” della richiesta sono diventati ancora più acidi, esigenti, a tratti indisponenti.
L’etica che ispira Ilditonellapiaga.it è respirabile in quella stessa voglia di non cedere di qualità, di non perdere nulla a favore della rapidità comunicativa. Una sfida a tutti gli effetti, che li vede unire una forma comunicativa efficace a contenuti scientificamente adeguati e completi.
Ma c’è da scommetterci che rispetto a questa sfida, sapranno abbondantemente sfamare chiunque approdi alla loro tavola. Del resto siamo infermieri: dalla lampada ad olio in poi non ci ha mai spaventato niente.

Di: Marco Tapinassi capo-redattore assocarenews.it

Wound Bed Preparation

http://ewma.org/…/Position_doc…/pos_doc_Italian_04_final.pdf

In allegato il documento di posizionamento sulla Wound Bed Preparation nella pratica clinica.
Unica considerazione da fare in merito a tale documento è la data di pubblicazione 2004. Potrebbe essere che ad oggi 2017(2018 appena iniziato) qualche piccola revisone ci possa essere. Infatti c’è … ma ne parleremo in seguito.

di: Alessandra Vernacchia.

Le collagenasi.

Le collagenasi disponibili sul mercato sono attualmente 3.
1) 60 U.I. di Collagenasi e da 1 gr di Cloramfenicolo per 100 gr di prodotto. (farmaco) Applicazione ogni 8/12 ore, quindi per avere efficacia la medicazione deve essere effettuata due volte al giorno.

2) 0,52 ÷ 3,75 mg di collagenasi N contenente: Clostridiopeptidasi A non inferiore a 1,2 Unità, Proteasi associate non inferiore a 0,24 Unità x 30 gr. di prodotto (farmaco) Applicazione ogni 24 ore, quindi per avere efficacia la medicazione deve essere effettuata una volta al giorno.

3) acido ialuronico sale sodico 0,2%. Altri componenti: collagenasi (non inferiore a 2,0 nkat/g di unguento1)
1 – Il katal (simbolo kat) è l’unità di misura dell’attività catalitica di un enzima inserita nel Sistema Internazionale di Unità di Misura (SI). (dispositivo medico). Unguento con applicazione da 24/48 ore. a seconda dell’attività richiesta la medicazione può essere effettuata 1 volta al giorno/ogni 2 giorni

La riflessione in base al prodotto:

1) Quante volte al giorno devo medicare per gestire la lesione in maniera corretta?
2) Quando devo evitare di applicare contemporaneamente preparati disinfettanti (come alcool denaturato, etere, acqua ossigenata, permanganato, merbromina, sali ammonici quaternari) saponi medicati ed in genere tutti quei preparati deproteinizzanti, in grado cioè di inattivare la componente proteica-enzimatica?
3) Quando l’uso, specie se prolungato, della preparazione topica può dare origine a fenomeni irritativi o di sensibilizzazione?
4) Quando si dovrebbe evitare l’uso sulle lesioni asciutte? (la presenza di umidità aumenta l’attività enzimatica. Pertanto, le croste completamente asciutte, dovrebbero dapprima essere ammorbidite)
5) Quando L’applicazione viene sospesa? (allorquando la piaga è detersa ed è iniziata una buona granulazione).

Un piccolo particolare legato alla professione Infermieristica e quindi alla responsabilità:
Il prodotto 1 e 2 sono farmaci pertanto richiedono sempre PRESCRIZIONE MEDICA.
Il prodotto 3 in quanto dispositivo medico NON richiede prescrizone medica.

E quindi sorge spontanea la domanda … e quando non posso usare la collagenasi? beh forse pochi sanno che esistono le medicazioni detergenti. Cioè quelle medicazioni che hanno la capacità di agire sul tessuto devitalizzato.
Citiamo ad esempio:
– Cuscinetti medicati a base di poliacrilato ed imbibite di ringer lattato (con aggiunta di PHMB – sostanza antibatterica) in grado di creare un ambiente umido per un massimo di 72 ore; rimuove necrosi e fibrina, in cambio, assorbe l’essudato e in questo modo accelera la pulizia della ferita.
– Medicazione di fibre di poliacrilato che aderendo alla lesione sono in grado di interagire con lo slought e quindi di rimuoverlo.
– Compressa in poliestere rivestita in acrilico in grado di eliminare i detriti in modo veloce ed efficace e con semplicità proteggendo il tessuto di granulazione appena formatosi e le cellule epiteliali attecchite.
Purtroppo nei documenti di posizionamento relativi al debridement queste medicazioni non vengono menzionate ma hanno una valenza a volte superiore ai classici enzimi o idrogeli. Sono meno devastanti di un debridement chirurgico.

di: Alessandra Vernacchia

Revisione della letteratura. Cure palliative e terapia del dolore: legge 38/2010:indirizzi e finalità

Dai diari clinici, storie di pazienti… …e di ulcere…

“Non ne posso più… non mi lascia mai quando mi sdraio, di notte o di giorno.. mi stringe e mi impedisce di fare ogni cosa, dopo due passi si fa già sentire. Sono stanco di vivere così.. ma è mai possibile che non ci sia una cura a questa morsa? Stringe, costringe… m’innervosisco e poi è ancor peggio. A casa mia moglie non ne può più! Stanotte si è messa sulla porta a dirmi «Gigein cosa ci posso fare io? Come posso aiutarti.. non lo so…» Ecco, infermiera, mi dica lei…quanto durerà ancora questa tortura?”

“Sa com’è questa ulcera? Come i vetri.. che grattano, così… così… Fa malissimo. E quando è più caldo o stringe, il dolore è di più… senti tutto subito… anche la garza… anche la garza: capisci?!?”

“E questo dolore è da 2 anni e più, che me lo porto dietro, che me lo porto dentro… mi lega alla sedia e non mi muovo più. Poi piango…”rocco

La presentazione di Rocco Amendolara (infermiere, in servizio dal 1998 a tutt’oggi presso l’Azienda USL di Modena Sede di lavoro attuale: Area Gestione Strategica Risorse Umane | Ufficio Ricerca Clinica)  sulla revisione della letteratura riguardante il dolore nelle lesioni cutanee croniche. Un tema di fondamentale importanza che deve essere al centro della cura dei pazienti affetti da tali problematiche, tema che spesso viene tralasciato come se fosse normale provare dolore, soffrire. Tema a cui spesso si risponde: “porti pazienza….”!

Scritto da

Grazie Rocco per il tuo contributo e grazie per la condivisione

SCARICA QUI LA PRESENTAZIONE

L 38_2010 – Amendolara

[Tratto da: www.espertidivulnologia.it ]

Grazie… 1000!

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Volevo ringraziare tutti i lettori e le lettrici, per avermi inviato tantissimi attestati di stima in così poco tempo.

Dopo 10 anni, ho deciso di riaprire il blog, forte dalla voglia di condividere la mia esperienza con l’esperienza di altri brillanti professionisti ,Se tu hai una mela e io ho una mela e ci scambiamo le nostre mele allora tu ed io avremo ancora una mela a testa. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo queste idee; allora ciascuno di noi avrà due idee, cit. G.B.Shaw”, a favore del malato fragile, dei care-givers e degli operatori sanitari impegnati in altri settori non specificatamente in vulnologia e tecniche assistenziali.

Sicuramente, la strada dell’aggiornamento, della formazione e della condivisione è ancora lunga, ma posso sicuramente dire che le persone che mi aiutano in questo percorso sono molto più agguerrite di me ( CHE RINGRAZIO SIN DA ORA) e siamo complementari per il raggiungimento dell’obiettivo finale.

Mi auguro, che il blog e la pagina FB siano un punto di partenza e che come ho scritto all’inizio di questa nuova avventura, che non sia un lavoro fine a se stesso ma che gli attori partecipino attivamente alla crescita…

…In milioni hanno visto la mela cadere, ma Newton è stato quello che si è chiesto perché, cit. B.Baruch.

GRAZIE MILLE

I wanted to thank all readers and readers for sending me so many certificates of esteem in such a short time.

After 10 years, I decided to reopen the blog, strong from the desire to share my experience with the experience of other brilliant professionals, “If you have an apple and I have an apple and we exchange our apples then you and I will have still an apple each. But if you have an idea and I have an idea and we exchange these ideas; then each of us will have two ideas, cit. G.B.Shaw “, in favor of the fragile patient, caregivers and health workers engaged in other sectors not specifically in vulnology and care techniques.

Surely, the road of updating, training and sharing is still long, but I can certainly say that the people who help me in this path are much more aggressive than me (THAT I THANK SIN NOW) and we are complementary to achieve the ‘final goal.

I hope that the blog and the FB page are a starting point and that as I wrote at the beginning of this new adventure, it is not a job that is an end in itself but that the actors actively participate in the growth …

… In millions have seen the apple fall, but Newton was the one who asked why, cit. B.Baruch.

THANK YOU SO MUCH

Ivan Santoro.

Alcuni cenni sugli aspetti legali, delle lesioni da decubito.

CONSIDERAZIONI SULLA RESPONSABILITA’
INFERMIERISTICA IN VULNOLOGIA

Articolo originale in:
Helios n°2/2002;
Paola Gobbi, Infermiera Caposala, Garbagnate Milanese (MI)
www.piagadadecubito.it;
Paolo Pacitto, Infermiere, Daniela Filosa, studentessa in scienze Infermieristiche
Premessa:
Le lesioni da decubito non sono una conseguenza inevitabile di elementi concomitanti
quali: l’età avanzata, la necessità di seguire terapie citostatiche, la permanenza a letto
per lunghi periodi e la prolungata immobilità.
Esse rappresentano, purtroppo, il perfetto fallimento dell’assistenza in ambiente
ospedaliero e domiciliare. Il vero problema non risiede nel numero di lesioni da decubito
registrato in un reparto, ma nell’esiguità del tempo di assistenza infermieristica spesso
dedicato a tale patologia.
La prevenzione ed il trattamento delle lesioni cutanee, costituiscono un’area importante
dell’assistenza infermieristica sia in ambito ospedaliero che domiciliare. La nuova
normativa introduce indicatori per misurare l’efficacia delle strutture, il rispetto dei diritti
dell’utente e la qualità dell’organizzazione. Uno degli indicatori presenti fra i 79 del
D.P.R. 14/1/97 si riferisce al numero di utenti con lesioni da pressione per valutare le
qualità delle strutture e la qualità dell’assistenza erogata.
L’utilizzo e la condivisione, da parte di tutti gli operatori sanitari, di linee guida per la
prevenzione ed il trattamento delle lesioni da pressione conduce ad una riduzione
dell’insorgenza di tale fenomeno, nonché ad un miglioramento delle prestazioni
assistenziali.
Gli obiettivi generali che hanno portato alla definizione delle linee guida di prevenzione
e cura delle lesioni da decubito, sono:
– migliorare le prestazioni infermieristiche, attraverso l’adozione di un linguaggio
comune e di una pratica standard;
– ridurre l’incidenza delle lesioni da pressione e la durata dell’ospedalizzazione e/o delle
cure domiciliari;
– limitare i costi mediante l’utilizzo appropriato delle risorse materiali ed umane;
– utilizzare tale indicatore per valutare la qualità dell’assistenza infermieristica.

Considerazioni:
Con l’abrogazione del D.P.R. n. 225/’74, noto anche come “mansionario degli infermieri
professionali”, e con l’introduzione del decreto legislativo n. 42/’99, “Disposizioni in
materia di professioni sanitarie”, le responsabilità professionali ed infermieristiche
hanno assunto maggior rilievo, modificando la figura, e quindi il ruolo, dell’infermiere.
Infatti, con il mansionario egli poteva compiere attività (“mansioni”) di cui rispondeva
limitatamente alla corretta esecuzione e non al risultato finale del processo in cui la
prestazione stessa era inserita. Oggi, il legislatore definisce nell’art. 1, comma 1, che
l’infermiere è “l’operatore sanitario… responsabile dell’assistenza generale
infermieristica”.
La stesso legislatore, nel comma 2, dispone che “l’assistenza infermieristica è di natura
tecnica, relazionale ed educativa, le cui principali funzioni sono la prevenzione delle
malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria”;
inoltre, individua in essa le principali fasi del processo, ovvero: “l’infermiere… identifica i
bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi
obiettivi; pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico”.
Da ciò, naturalmente, si evince che l’infermiere non è solo responsabile delle
prestazioni erogate, bensì la sua responsabilità si estende dall’identificazione dei
bisogni che l’utente manifesta e non è in grado di soddisfare autonomamente, alla
pianificazione e attuazione degli interventi infermieristici, nonché alla valutazione dei
risultati ottenuti, e quindi verificare se effettivamente l’utente ha soddisfatto i propri
bisogni.
LE FASI DEL PROCESSO DI ASSISTENZA INFERMIERISTICA
– identificazione dei bisogni;
– determinazione degli obiettivi;
– pianificazione e attuazione degli interventi;
– valutazione dei risultati.
Dopo aver premesso ciò, risulterà evidente che un’inosservanza degli operatori sanitari,
essendo suffragati da disposizioni legislative, potrà essere perseguita in sede giudiziale.
In merito alla prevenzione e al trattamento delle lesioni cutanee dovute ad un
prolungato allettamento, basti pensare alla sentenza n. 316/’04 del Tribunale di Roma,
che ha condannato un’ ospedale e il primario del reparto ospedaliero, in solito tra loro,
al risarcimento di € 89.777,92 per aver dimesso una paziente con piaga da
decubito,(causa iniziata quando ancora esisteva il mansionario dell’infermiere, il giudice
ha ritenuto opportuno condannare il direttore dell’unità operativa, oggi con le attuali
normative professionali “abrogazione del mansionario” l’infermiere veniva preso in
causa per il risarcimento) che dopo 6 mesi è deceduta. Oggi con le vigenti normative gli
operatori sanitari, nel nostro caso gli infermieri, hanno l’obbligo di attuare interventi
assistenziali atti a prevenire l’insorgenza delle lesioni da decubito in soggetti
potenzialmente a rischio di sviluppo, e ad attuare adeguatamente e tempestivamente
un trattamento efficace delle lesioni già esistenti, in quanto sviluppatesi al domicilio, in
altre strutture ospedaliere, ecc…
Per prevenire l’insorgenza di tali lesioni, l’assistenza infermieristica deve essere
incentrata sul:
– mantenimento di una cute integra e pulita;
– adeguata alimentazione ed idratazione;
– movimento;
– mantenimento di una buona funzione cardiocircolatoria.
– utilizzo di ausili atti ala prevenzione
Nel momento dell’accettazione in reparto, è buona norma dell’infermiere osservare
attentamente la cute e le condizioni generali del paziente (età, stato nutrizionale,
diabete, iperpiressia, sedazione farmacologia, obesità, cachessia, ecc…); rilevare e
misurare il rischio di sviluppo di lesioni e complicanze da prolungato allettamento (ad
es., scala di Norton o Braden); attuare interventi infermieristici in base alle conoscenze
acquisite dalle recenti evidenze scientifiche, come i cambiamenti di postura, adozione di
ausili antidecubito, applicazione di adeguati prodotti sulle prominenze ossee,il tutto con
l’aiuto delle varie figure di supporto all’infermiere, che devono collaborare.
Il bisogno di mobilizzazione è fondamentale nella prevenzione delle lesioni cutanee e
non rientra solo nella competenza infermieristica. Anche il fisioterapista, come sancisce
il D.M. n. 741/’94, “svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie,
gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni
corticali superiori e di quelle viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia
congenita o acquisita” (art. 1, comma 1).
Quindi, sia il fisioterapista che l’infermiere sono responsabili professionalmente della
prevenzione dell’insorgenza di lesioni cutanee nei soggetti costretti ad un prolungato
allettamento. Tuttavia, in tale responsabilità vi rientra anche un’altra figura, quella del
medico, in quanto le lesioni da decubito, oltre ad essere correlate a fattori quali
macerazioni, pressioni, frizioni, ecc…, possono dipendere anche da altri fattori legati
alle condizioni generali del paziente e alla sua patologia. Infatti, il coinvolgimento della
figura del medico nella tempestiva diagnosi è particolarmente utile nell’instaurazione
dell’adeguato trattamento di problematiche come la malnutrizione, il diabete, l’anemia,
ecc…
Al fine di garantire il miglior trattamento delle lesioni, il bagaglio delle conoscenze
dell’infermiere è fondamentale. Dopo l’osservazione del paziente, egli valuta, “stadia” la
lesione (I, II, III, IV stadio), ne misura il fondo e applica il protocollo di medicazione più
idoneo al caso. La competenza infermieristica pone comunque un limite, nel senso che
l’infermiere può intervenire fino al IV stadio della lesione, dopo di che interviene la
competenza medica, ad esempio per eseguire un debridment chirurgico o per
prescrivere una terapia antibiotica sistemica. Come abbiamo detto, l’inosservanza da
parte degli operatori sanitari è punita dalla legge. Nella maggior parte dei casi, la colpa
si ha per negligenza, imperizia e imprudenza. Si ha colpa professionale nell’ipotesi in
cui il professionista non abbia operato secondo le regole e le prescrizioni tecniche
previste per un determinato trattamento nell’interesse della persona (ad es., la mancata
o errata applicazione di protocolli di medicazione, l’errata applicazione di piani di
prevenzione). Tuttavia, non è sufficiente riscontrare la colpevolezza del professionista,
occorre una sussistenza di legame eziologico tra la condotta illecita e l’evento lesivo
verificatosi. Ad esempio, l’infermiere ha l’obbligo di prestare tutte le misure preventive e
di trattamento nei confronti dell’utente, ma al fine di garantire che le lesioni non
insorgono bisogna che si adottino delle misure all’avanguardia, con modernissimi ausili
antidecubito, protocolli di mobilizzazione dell’utente, utilizzo di materiale per l’igiene, il
tutto in collaborazione con figure di supporto all’Infermiere.(La letteratura scientifica ha
ben documentato i casi clinici molto gravi di pazienti terminali con alterazione di tutte le
condizioni fisiche, adottando ausili antidecubito di ultima generazione le lesioni da
decubito non insorgono).
Naturalmente, risulta indispensabile, specie in sede giudiziale, una documentazione
accuratamente stilata contenente tutte le attività prestate, per poter dimostrare di non
aver omesso alcun intervento infermieristico e di aver attuato tutte le conoscenze
scientifiche nell’erogazione dell’assistenza stessa, di aver adottato anche ausili,
tecniche di cura all’avanguardia.
E’ utilissima a questo proposito la cartella infermieristica, in cui indicare la scala di
valutazione del rischio di insorgenza del decubito, valutare l’indice di rischio all’ingresso
in Unità Operativa, durante il ricovero, segnalare come veniva medicata la lesione, lo
schema di trattamento, (ultimissime linee guida internazionali parlano anche
dell’importanza della documentazione fotografica della lesione, al fine di documentarne i
risultati clinici alla dimissione del paziente). Alla dimissione del paziente con lesione,
questa và segnalata in cartella infermieristica e medica, con il corretto trattamento a
domicilio “dimettere un paziente con lesione da decubito insorta durante
l’ospedalizzazione, non segnalarla nella cartella clinica medica, sul foglio di dimissione,
non segare il trattamento topico da eseguire a domicilio, è una gravissima falsificazione
di atti pubblici, gravemente sanzionata dalla legge.
A tal proposito, la legge n. 229/’99 ha disposto l’obbligo da parte di tutti i professionisti di
utilizzare, nell’esercizio della propria professione, tutte le conoscenze più aggiornate e
gli strumenti, quali protocolli, linee guida, supportati da evidenze scientifiche. Inoltre, gli
infermieri hanno l’obbligo di denunciare ai responsabili delle diverse funzioni la mancata
disponibilità di presidi antidecubito, medicazioni avanzate e tutto il materiale
indispensabile alla prevenzione e alla cura delle lesioni cutanee.
Bibliografia
1) G. Devoto, G. C. Oli, “Il dizionario della lingua italiana”, Le Monier, 1996.
2) L. Benci, “La responsabilità infermieristica per le lesioni da decubito”, in Nursing
Oggi, numero 4 1996, p. 67.
3) S. Fucci, “La responsabilità nella professione infermieristica”, Questioni e problemi
giuridici, Masson, 1998, p.40.
4) A. Bonfiglioli, “La responsabilità penale colposa del medico”, in Rivista Italiana di
Medicina Legale, 1999, p.1313 e segg.
5) S. Fucci, op. cit., p.21.
6) Cass. sez. IV, 16 febbraio 1987.
7) Paola Gobbi – Infermiera Dirigente, Caposala
Direzione Sanitaria, A.O. Salvini, Garbagnate Milanese (MI) pubblicato sul n2 di Helios
del 2002

[Tratto da: www.vulnologia.it ]