Buone notizie per i pazienti con intervento PAD che assumono statine

UTILIZZO DELLE STATINE ASSOCIATO A SALVAGGIO DELL’ARTO MIGLIORE DOPO L’INTERVENTO DELLA MALATTIA ARTERIALE PERIFERICA.

ROSEMONT, Illinois, 5 agosto 2019 – I pazienti con malattia dell’arteria periferica avevano significativamente meno probabilità di affrontare l’amputazione dopo l’intervento chirurgico se assumevano farmaci con statine, secondo un rapporto recentemente pubblicato nel Journal for Vascular Surgery. Questi pazienti hanno avuto anche meno decessi nel periodo di revisione di 88 mesi.

“L’uso delle statine indipendentemente e significativamente migliorato la sopravvivenza globale e il recupero degli arti nei pazienti con PAD dopo l’intervento”, ha detto l’autore principale Dr. Gaurav Parmar.

L’analisi retrospettiva ha esaminato 488 pazienti sottoposti a rivascolarizzazione endovascolare o aperta per PAD presso l’Università dell’Alabama nel 2009-2010. Gli autori riferiscono che il 41% dei pazienti stava assumendo una statina e il 56% stava assumendo farmaci antipiastrinici.

Dei pazienti totali, 191 sono stati trattati endovascolarmente e 297 chirurgicamente. In questo studio, l’uso di statine è stato associato a una migliore sopravvivenza a 5 anni (89% vs 78%, P <.001). Inoltre, l’uso di statine al momento dell’intervento è risultato significativamente protettivo contro l’amputazione con un rapporto di rischio di 0,31. La terapia antipiastrinica era associata a una migliore sopravvivenza, ma non al recupero degli arti.

“Un risultato importante di questo studio è che la prevalenza della terapia sia con statine sia con la terapia antipiastrinica era bassa nella nostra popolazione di pazienti, nonostante i noti benefici cardiovascolari”, ha affermato il dott. Parmar. “Ciò può essere dovuto alla mancanza di consapevolezza da parte del medico o alla maggiore attenzione per gli esiti correlati agli arti piuttosto che cardiovascolari.”

Diversi anni fa, l’iniziativa per la qualità vascolare ha istituito la prescrizione di antiaggreganti e statine per i pazienti vascolari in dimissione come prima iniziativa nazionale per la qualità. Gli autori dell’articolo JVS raccomandano anche che le statine siano prescritte ai pazienti con PAD che hanno avuto un intervento vascolare.

“Riteniamo che i benefici della terapia con statine siano così critici per gli esiti nel trattamento delle malattie vascolari”, ha osservato il dott. Benjamin J. Pearce, uno degli autori, “che abbiamo iniziato ad assumerci la responsabilità della prescrizione all’interno della nostra pratica”.

Le linee guida PAD dell’American Heart Association del 2016 raccomandano la terapia con statine per tutti i pazienti con PAD sulla base della ridotta morbilità e mortalità cardiovascolare (raccomandazione di Classe 1). La terapia con statine abbassa i livelli di colesterolo e stabilizza la placca aterosclerotica grazie alle sue proprietà antinfiammatorie.

Per i pazienti con PAD ingenuo alle statine, il protocollo degli autori prevedeva di iniziare 20 mg di simvastatina al momento dell’intervento, aumentandolo a 40 mg in clinica al follow-up e a 80 mg se esiste un’indicazione per alte dosi.

“I pazienti con PAD continuano a ricevere una terapia medica non ottimale rispetto ai pazienti con CAD a causa della mancanza di consapevolezza del medico, presenza di sintomi atipici o di una maggiore attenzione agli esiti correlati agli arti piuttosto che cardiovascolari”, ha detto il dott. Parmar. “Sono in corso sforzi all’interno della nostra divisione vascolare per migliorare l’uso di questi farmaci in tutta la nostra istituzione.”

[Tratto da: www.vascular.org ]05

Prevenzione dell’ulcera venosa 3: supportare i pazienti nell’autogestione

introduzione

Le ulcere venose delle gambe si ripetono quasi sempre a meno che non vengano attuate misure preventive. Sfortunatamente, cicli ripetuti di ulcerazione, guarigione e recidiva sono all’ordine del giorno per molti pazienti con questa condizione – sono stati riportati tassi di ricorrenza del 70% tre mesi dopo la guarigione (Franks et al, 2016).

L’ipertensione venosa è la causa principale delle ulcere alle gambe ed è importante ricordare che questa è spesso una malattia cronica che, senza intervento venoso, richiede una gestione permanente. I trattamenti per l’ipertensione venosa mirano a ridurre la pressione nelle vene; ciò può essere realizzato attraverso un intervento venoso inclusa la rimozione chirurgica, l’ablazione venosa o la scleroterapia delle vene superficiali / perforanti o applicando la terapia compressiva, descritta nel riquadro 1 (Atkin, 2019a; 2019b).

Riquadro 1. Principi della terapia compressiva

La terapia compressiva mira a ridurre la capacità e la pressione del sangue all’interno del sistema venoso superficiale, migliorando la funzione della valvola all’interno delle vene. Ciò migliora il ritorno venoso aumentando il flusso sanguigno nel sistema venoso profondo.

La terapia compressiva aiuta anche a ridurre l’edema diminuendo la differenza di pressione tra i capillari e il tessuto circostante e trasferendo il fluido tissutale nello spazio vascolare. Questa riduzione della pressione venosa e dell’edema aiuta a controllare i sintomi, la progressione della malattia venosa e la ricorrenza dell’ulcerazione (Anderson, 2008).

L’aderenza del paziente con calze a compressione è vitale per risolvere i sintomi e ridurre il rischio di ulcerazione. Tuttavia, gli studi suggeriscono che l’aderenza è scarsa, con un uso quotidiano del 28% (Raju et al, 2007). Gli infermieri hanno un ruolo cruciale da svolgere nell’aiutare a migliorare l’aderenza del paziente in modo da ottimizzare i benefici clinici della terapia compressiva. Ci sono molti problemi che possono influenzare la capacità e / o la volontà di un paziente di indossare calze a compressione; questi sono discussi di seguito.

Costruire relazioni terapeutiche

I pazienti sono spesso etichettati come “non conformi” (Narayan, 2016); tuttavia, questo è un termine obsoleto che suggerisce che i pazienti dovrebbero obbedire agli operatori sanitari. Tale etichettatura dovrebbe essere evitata, poiché i clinici devono costruire relazioni terapeutiche con i loro pazienti. Gli operatori sanitari dovrebbero parlare in un linguaggio chiaro che sia facile da comprendere per i pazienti e incoraggiarli a condividere il processo decisionale relativo alle loro cure. Come parte del loro ruolo vitale nell’incoraggiare l’adesione del paziente ai trattamenti raccomandati con calze a compressione, gli infermieri dovrebbero considerare le domande delineate nel riquadro 2.

Riquadro 2. Domande da considerare quando si forniscono calze a compressione

  • Qual è la comprensione del paziente delle loro condizioni?
  • Qual è la loro precedente esperienza di terapia compressiva?
  • In che modo la compressione influenza la loro vita quotidiana?
  • Quali sono le priorità del paziente?
  • Chi può aiutare il paziente ad applicare / rimuovere la calzetteria a compressione se necessario?
  • Quali aiuti applicativi preferisce il paziente?
  • Il paziente è soddisfatto del colore, del motivo, della trama o della morbidezza della calzetteria?
  • Il paziente ha almeno due capi per arto?
  • Se la calzetteria viene indossata con un’uniforme da lavoro, corrisponde in modo appropriato?
  • Il paziente preferisce la calzetteria aperta o chiusa?
  • Il paziente può permettersi di acquistare calze extra se necessario?

Fonte: adattato da Wounds UK (2015)

Conoscenza del paziente

Uno dei motivi principali per i pazienti che non indossano calze a compressione è la mancanza di comprensione del perché sia ​​necessario (Yarwood-Ross and Haigh, 2012; Raju et al, 2007). Yarwood-Ross e Haigh (2012) hanno scoperto che fino alla metà dei pazienti non comprendeva la causa dell’ulcerazione delle gambe o la necessità di una terapia di compressione in corso per ridurre il rischio di recidiva dopo la guarigione dell’ulcera. È quindi vitale che gli infermieri forniscano ai pazienti informazioni chiare e concise che collegano la fisiopatologia sottostante della malattia venosa con la necessità di calze a compressione.

Le informazioni verbali e scritte, come i fogli illustrativi dei pazienti e / o la segnalazione di pazienti a risorse online affidabili, ad esempio legsmatter.org, possono migliorare la conoscenza e la comprensione dei pazienti della malattia venosa cronica e contribuire ad aumentare l’adesione con la calzetteria a compressione. Gli operatori sanitari hanno anche la responsabilità di garantire che i pazienti ricevano informazioni sufficienti in un formato appropriato per consentire loro di prendere decisioni informate in relazione alle loro opzioni di trattamento (Tandler, 2016).

Scelta del paziente

Dare ai pazienti scelte appropriate e garantire l’adattamento e il comfort corretti della calzetteria a compressione aiuta a stabilire l’uso quotidiano. Ci sono molte varietà di calze disponibili e i pazienti devono essere pienamente coinvolti nella valutazione del tipo più adatto a loro. Ciò include la scelta di colore, stile, consistenza e lunghezza della calza.

Tradizionalmente, la calzetteria a compressione è stata di colore beige o marrone chiaro e realizzata con tessuti densi / opachi, ma i progressi nei materiali e nell’ingegneria significano che ora ci sono opzioni che sembrano identiche alle normali calze a costine nere o collant trasparenti. Questi tipi di indumento sono più discreti, il che può essere un fattore importante per alcuni pazienti. Allo stesso modo, i pazienti possono preferire tessuti più spessi / più scuri per l’inverno e tessuti più sottili per i mesi estivi più caldi.

Allo stesso tempo, è necessario trovare un equilibrio tra necessità clinica e preferenza del paziente – e gli infermieri devono spiegare questo ai loro pazienti (Wounds UK, 2015). Educare i pazienti in questo modo li aiuterà a capire che può esserci un compromesso tra la scelta del prodotto e un’assistenza efficace, e queste conversazioni possono aiutare a migliorare la relazione tra il paziente e il medico.

Garantire che i pazienti abbiano il numero corretto di indumenti compressivi può anche incoraggiare l’uso quotidiano; dovrebbero essere fornite almeno due calze per gamba, in modo che una possa essere indossata mentre l’altra viene lavata. Alcuni pazienti potrebbero aver bisogno di più se hanno problemi con il riciclaggio o l’incontinenza. Possono anche acquistare coppie extra di calze a compressione online.

La calzetteria a compressione dovrebbe essere sostituita ogni tre o sei mesi, a seconda del marchio – o prima in caso di danni come la scaletta o se, durante l’allungamento, la calza non ritorna alla sua forma originale. Garantire che i pazienti seguano le istruzioni per la cura del produttore per il lavaggio e l’asciugatura può prolungare la durata della calzetteria.

Difficoltà di applicazione

Un ulteriore ostacolo all’utilizzo di indumenti compressivi è la difficoltà che molti pazienti incontrano applicando / rimuovendo la calzetteria (Brown, 2018). Semplici suggerimenti sulla corretta applicazione della calzetteria a compressione sono indicati nella parte 2 di questa serie (Atkin, 2019b).

I pazienti dovrebbero essere incoraggiati ad applicare la compressione per prima cosa al mattino quando le gambe sono meno gonfie e idealmente quando si alzano dal letto. L’idratazione della pelle è importante ma la calzetteria a compressione può essere difficile da applicare immediatamente dopo aver idratato le gambe; come tale, gli infermieri dovrebbero consigliare ai pazienti di idratarsi di notte per assicurarsi che la pelle sia perfettamente preparata per l’applicazione di maglieria la mattina seguente. Molti pazienti lottano con il primo passo per ottenere la calzetteria sopra le dita dei piedi perché non possono piegarsi abbastanza lontano o incrociare le gambe per facilitare il raggiungimento del piede. Un semplice suggerimento è quello di posizionare il piede sul sedile di una sedia stabile; questo aiuta a raggiungerlo senza la necessità di chinarsi.

L’applicazione può ancora essere un problema per alcuni pazienti. Ad esempio, coloro che sono obesi possono avere difficoltà a gestire anche normali calze o calzature, poiché molti non sono in grado di raggiungere i propri piedi; questi pazienti avranno bisogno dell’aiuto di parenti o tutori per applicare la loro calzetteria a compressione (Padberg et al, 2003).

Esistono altri approcci che gli infermieri possono adottare per aiutare i pazienti a indossare la calzetteria a compressione. Questi possono includere:

  • Dispositivi per aiutare ad applicare / rimuovere le calze;
  • Design modificato delle calze a compressione;
  • Uso di dispositivi di avvolgimento a compressione regolabile (Balcombe et al, 2017).

I dispositivi di fasciatura a compressione regolabile, che utilizzano dispositivi di fissaggio di tipo Velcro, offrono un nuovo modo di applicare la terapia compressiva e hanno il potenziale per migliorare i risultati del trattamento, oltre a supportare l’indipendenza e l’autogestione del paziente (Williams, 2016).

I pazienti che necessitano di una calza di classe superiore o europea possono riscontrare più problemi con l’applicazione, poiché questi sono naturalmente più rigidi dello standard britannico. Un’opzione è quella di utilizzare una classe inferiore di calzetteria, ma ciò può comprometterne l’efficacia. Sebbene una certa compressione sia migliore di nessuna, gli infermieri dovrebbero prendere in considerazione alternative come l’uso di una combinazione di calze per ottenere il valore di compressione desiderato. Ad esempio, sovrapporre due calze di classe 1 l’una sopra l’altra è un modo più costoso per ottenere il valore di compressione di una calza di classe 2, ma può essere una valida alternativa per alcuni pazienti (vedi case study, riquadro 3).

Riquadro 3. Caso di studio

Ethel Brown, * di 83 anni, vive da solo ed è indipendente. Ha una storia di una ferita traumatica alla parte inferiore della gamba, che ha richiesto due mesi per guarire. La gamba ha mostrato segni di insufficienza venosa ed è stata gestita utilizzando un kit di calzetteria a compressione, che ha trovato comodo. Mentre era presente l’ulcera alle gambe, gli infermieri si recavano due volte a settimana per rinnovare la medicazione e applicare calze a compressione appena lavate.

L’ulcera è ora guarita, ma la gamba della sig.ra Brown richiede una calzetteria a compressione in corso per ridurre il rischio di ipertensione venosa e conseguente recidiva dell’ulcerazione. Le è stata fornita una calza di classe 2 a punta chiusa, ma ha riferito che non è in grado di applicarla in modo indipendente poiché la calza è troppo difficile da indossare. Di conseguenza, nelle ultime due settimane non ha indossato alcuna compressione.

Domande da considerare:

  • Come si può incoraggiare la sig.ra Brown ad essere concorde con la terapia compressiva?
  • Di quale ulteriore istruzione ha bisogno sul perché la compressione è importante per mantenere la salute delle gambe e ridurre il rischio di recidiva da ulcerazione?
  • Quali domande faresti sui problemi che ha l’applicazione della maglieria?
  • Ci sono aiuti che potrebbero aiutare a superare queste difficoltà?
  • Quale classe e tipo di compressione dovrebbe essere considerata?

Dopo le conversazioni con la sig.ra Brown e la reiterazione dell’importanza della compressione in corso, l’infermiera identifica che ha difficoltà specifiche a posizionare la calzetteria a compressione sul suo piede. Riesce a raggiungere le dita dei piedi ma non sente di avere la forza tra le mani per infilarsi la calzetteria sopra il piede. Per ovviare a questo, vengono presi in considerazione diversi approcci. La calzetteria è cambiata in punta aperta per consentire l’uso di un aiuto antiscivolo (Fig 1), che viene fornito per facilitare l’applicazione sul piede. La compressione viene cambiata da una calza di classe 2 a due calze di classe 1 indossate una sopra l’altra. Questi sono più facili da indossare per la signora Brown, poiché ogni calza ha una resistenza inferiore ma, una volta in posizione, forniscono la stessa pressione di una calza di classe 2.

* Il nome del paziente è stato modificato.

Esistono molti dispositivi che aiutano con l’applicazione e la rimozione della calzetteria a compressione, che sono disponibili su prescrizione medica o possono essere acquistati direttamente dal paziente. Questi includono una serie di variazioni di:

  • Cursori / alianti o ausilio per calzini antiscivolo (Fig. 1);
  • Sistemi a telaio rigido (Fig 2);
  • Applicatori a rotolamento.

I dispositivi dovrebbero essere selezionati in base a:

  • I bisogni individuali del paziente;
  • Se hanno bisogno di aiuto con l’applicazione e / o la rimozione.

Sconforto

Le calze inadatte sono scomode, quindi è importante che gli operatori sanitari che misurano i pazienti per la calzetteria a compressione abbiano le capacità, la formazione e la competenza appropriate (Palfreyman e Michaels, 2009). È necessario tenere un registro delle specifiche di ordinazione – marca, tipo, colore, lunghezza, resistenza e dimensioni – per facilitare il confronto sulla valutazione ripetuta e garantire che vengano utilizzate informazioni accurate per informare la fornitura di maglieria.

La tabella 1 illustra i problemi più comuni relativi alla calzetteria a compressione e alle possibili soluzioni.

tabella 1 che risolve i problemi comuni con la calzetteria a compressione

Supporto sociale

I pazienti con ulcerazione attiva che richiedono medicazioni per ferite ricevono cure infermieristiche regolari ma, una volta che l’ulcera è guarita, il supporto e il contatto si riducono e possono addirittura cessare del tutto (Anderson, 2015). A questo punto, vi è spesso una valutazione delle esigenze di assistenza in corso e della capacità del paziente di applicare e rimuovere in modo indipendente la calzetteria a compressione – in sostanza, la sua capacità di auto-gestirsi. Idealmente, questa valutazione dovrebbe essere fatta prima nel percorso del paziente, dando al medico il tempo di:

  • Individuare potenziali ostacoli all’utilizzo di calze a compressione a lungo termine;
  • Organizzare un supporto adeguato quando si è verificata la guarigione.

È importante che i pazienti comprendano che, sebbene l’ulcera sia guarita, non sono “curati”; la necessità di una terapia compressiva in corso per ridurre il rischio di recidiva di ulcerazione dovrebbe essere ribadita.

Per le persone che non sono in grado di prendersi cura di sé, il supporto sociale è fondamentale per garantire una compressione permanente. Tale supporto può essere ottenuto da diverse fonti, tra cui assistenti retribuiti o non retribuiti, assistenza sociale finanziata e modelli di comunità come i Legs Lindsay, che forniscono un servizio unico basato sulla comunità in un ambiente sociale non medico che offre supporto alla pari. Ciò enfatizza la proprietà dei pazienti sul loro trattamento e crea un quadro per loro e la comunità locale per collaborare come partner nella fornitura di supporto sociale e cure olistiche (Lindsay, 2004). Tali modelli sociali hanno dimostrato di migliorare l’aderenza dei pazienti e migliorare il benessere generale (Stephen-Haynes, 2010).

Conclusione

Gli infermieri sono in prima linea nella prevenzione e nella gestione delle ulcere delle gambe e lo standard di cura che forniscono svolge un ruolo chiave nell’influenzare l’aderenza dei pazienti con il trattamento (Tandler, 2016). È quindi indispensabile che gli infermieri abbiano le conoscenze e la comprensione necessarie della terapia compressiva per affrontare eventuali problemi, aiutare a guidare i pazienti verso la cura più appropriata delle condizioni cliniche sottostanti e aderire alla terapia compressiva per ottenere risultati clinici di successo. 

Punti chiave

  • L’aderenza del paziente con calze a compressione è vitale per ridurre il rischio di ulcerazione alle gambe
  • Gli infermieri hanno un ruolo importante nel supportare i pazienti per ottimizzare l’efficacia della loro terapia compressiva
  • È necessario fare di più per educare i pazienti sulla malattia venosa cronica e su come possono autogestire la loro condizione
  • Fornire ai pazienti informazioni e istruzioni chiare, nonché scelte appropriate di calzetteria, può aiutare con l’adesione alla terapia compressiva
  • Per alcuni pazienti potrebbe essere necessario un design modificato della calza a compressione, dispositivi di fasciatura a compressione regolabile o dispositivi speciali per facilitare l’applicazione / rimozione

[Tratto da: www.nursingtimes.net ]

Wise use of antibiotics in patients with wound infections

Antibiotic resistance is a pressing public health threat not only in the United States, but worldwide. According to the World Health Organization (WHO), it is one of the major threats to human health.

Despite these concerns, antibiotics continue to be widely used—and overused. In long-term care, for instance, antibiotics are the most frequently prescribed medications, with as many as 70% of residents receiving one or more courses per year. And antibiotics are consistently ordered for suspected pressure ulcer infections.

Here is what clinicians who care for patients with wounds can do to help reduce antibiotic resistance.

Understand the potential harm

Organisms that are resistant to antibiotics because of overprescribing can cause serious harm in patients with wounds. For example, a patient could develop a serious diarrheal infection from Clostridium difficile, which can further infect the wound and impede healing. It’s also important to keep in mind that any drug, including an antibiotic, can cause adverse events or interfere with the action of other drugs.

Culture first

If you suspect a pressure ulcer or wound is infected, don’t immediately think “antibiotic.” Instead, first confirm the infection. If there is no infection, you can avoid an unnecessary medication and if there is an infection, a targeted antibiotic—instead of a broad-spectrum drug—can be chosen as needed.

The gold standard is to obtain a tissue biopsy. A tissue biopsy will identify organisms invading the wound, not those contaminating the wound surface. Unfortunately, surface swabs will only reveal the colonizing organism and may not reflect deeper tissue infection. If the wound is in need of debridement, this is an ideal time to obtain the tissue biopsy.

If a tissue biopsy is not feasible, then obtain a swab using the Levine method. (See Levine quantitative swab technique for culturing a wound.)

Advocate for the patient

If you have prescribing authority, use it wisely. If you don’t have prescribing authority, you can still be an advocate for the patient by questioning antibiotic orders without proper biopsy or cultures. Remember, the goal is to prevent overuse of antibiotics and the risks associated with inappropriate use.

[Tratto da: www.woundcareadvisor.com ]

Efficacia clinica delle calzature terapeutiche con suola a bilanciere nella prevenzione delle recidive nelle persone in remissione del piede diabetico: risultati di un RCT

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Dati superbi di Lazaro-Martinez e colleghi suggeriscono fortemente che l’aggiunta di una suola a bilanciere può essere superiore a una scarpa terapeutica ben calzante.

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sfondo

Le calzature terapeutiche diventano la prima linea di trattamento nella prevenzione dell’ulcera del piede diabetico e nelle future complicanze del diabete. Studi precedenti e il gruppo di lavoro internazionale sul piede diabetico hanno descritto le calzature terapeutiche come un fattore protettivo per ridurre il rischio di ri-ulcerazione. In questo studio, abbiamo mirato ad analizzare l’efficacia di una suola rocker rigida per ridurre il tasso di recidiva delle ulcere plantari nei pazienti con piede diabetico.

Metodi

Tra giugno 2016 e dicembre 2017, abbiamo condotto uno studio controllato randomizzato in un’unità specializzata per piede diabetico.

Partecipanti e intervento

Cinquantuno pazienti con neuropatia diabetica che hanno avuto un’ulcera plantare recentemente guarita sono stati randomizzati consecutivamente nei seguenti due gruppi: calzature terapeutiche con suola semirigida (controllo) o calzature terapeutiche con suola a bilanciere rigida (sperimentale). Tutti i pazienti inclusi nello studio sono stati seguiti per 6 mesi (una visita ogni 30 ± 2 giorni) o fino allo sviluppo di un evento di recidiva.

Principale risultato e misura

La misura dell’outcome primario era la ricorrenza di ulcere nell’aspetto plantare del piede.

I risultati

Un totale di 51 pazienti sono stati randomizzati ai gruppi di controllo e sperimentali. Il tempo mediano di follow-up era di 26 [IQR-4.4-26.1] settimane per entrambi i gruppi. Su base intention-to-treat, 16 (64%) e 6 (23%) pazienti nei gruppi di controllo e sperimentali hanno avuto recidive di ulcera, rispettivamente. Tra il gruppo con> 60% di aderenza alle calzature terapeutiche, l’analisi multivariata ha dimostrato che la suola rigida oscillante ha migliorato il tempo di sopravvivenza senza recidive dell’ulcera nei pazienti diabetici con polineuropatia e storia della DFU (P = 0,019, intervallo di confidenza del 95%, 0,086-0,807; rapporto, 0,263).

Conclusioni

Raccomandiamo l’uso di calzature terapeutiche con suola a bilanciere rigida nei pazienti con diabete con polineuropatia e storia di ulcera diabetica del piede per ridurre il rischio di recidiva dell’ulcera plantare.

[Tratto da: www.diabeticfootonline.com ]23

Una descrizione canadese basata sulla popolazione delle indicazioni per amputazioni e risultati degli arti inferiori

A nostra conoscenza, non ci sono stati rapporti pubblicati in precedenza che descrivono amputazioni degli arti inferiori in Canada. L’obiettivo di questo studio era di descrivere le indicazioni e gli esiti delle amputazioni degli arti inferiori nella popolazione canadese.

Metodi

Abbiamo condotto uno studio di coorte retrospettivo su tutti i pazienti adulti sottoposti a amputazione degli arti inferiori in Canada tra il 2006 e il 2009. I pazienti sono stati identificati dal Database Estratto di scarico del Canadian Institute for Health Information, che include tutti i ricoveri ospedalieri in tutto il Canada ad eccezione della provincia del Quebec. Pediatrico, trauma e pazienti ambulatoriali sono stati esclusi.

Risultati

Durante il periodo di studio, 5342 pazienti sono stati sottoposti ad amputazione degli arti inferiori in 207 ospedali canadesi. L’età media era 67 ± 13 anni e il 68% erano uomini. Le amputazioni erano più frequentemente indicate dopo l’ammissione per complicanze diabetiche (81%), malattie cardiovascolari (6%) o cancro (3%). In totale, il 65% dei pazienti è stato dimesso in un’altra struttura ospedaliera o di assistenza a lungo termine e il 26% è stato dimesso a casa con o senza supporto extra. La maggior parte dei pazienti era diabetica (96%) e la maggior parte (65%) ha richiesto un’amputazione sotto il ginocchio. I predittori di una degenza prolungata (> 7 giorni) comprendevano l’amputazione eseguita da un chirurgo generale; fattori di rischio cardiovascolare, come diabete, ipertensione, cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca congestizia o iperlipidemia; e subendo l’amputazione nelle province di Terranova e Labrador, New Brunswick,

Conclusione

Vi è variabilità nella consegna delle amputazioni degli arti inferiori e degli scarichi ospedalieri postoperatori tra specialisti chirurgici e regioni in tutto il Canada. È necessario un lavoro futuro per studiare le ragioni di questa variabilità e sviluppare iniziative per ridurre i ricoveri ospedalieri postoperatori.

Nonostante gli avanzamenti nei trattamenti di salvataggio degli arti, le amputazioni degli arti inferiori continuano a rappresentare una sfida importante per la salute. Negli Stati Uniti, ad esempio, ci sono più di 1,6 milioni di amputati, e si prevede che tale numero raddoppierà a 3,6 milioni entro il 2050.  Vi è una grande variabilità nell’incidenza globale annuale di amputazioni, che varia tra 0,4 e 116 amputazioni per 10.000 persone.  rassicurante, tuttavia, i tassi di amputazione non sono aumentati in diversi decenni, probabilmente a causa di migliori strategie di prevenzione chirurgica e medica. 

Tra i molti fattori di rischio che si traducono in un paziente che richiede un’amputazione, il diabete è il più importante e colpisce 1 su 3 britannici e quasi la metà degli amputati australiani.  amputati diabetici hanno un rischio maggiore di insufficienza cardiaca, ulteriore amputazione e morte rispetto agli amputati non diabetici. 

A nostra conoscenza, non ci sono stati rapporti pubblicati in precedenza che descrivono amputazioni degli arti inferiori in Canada. Lo scopo di questo studio era di indagare le tendenze nelle amputazioni degli arti inferiori tra i pazienti canadesi e descrivere i risultati clinici associati.

Metodi

Abbiamo analizzato il Database degli estratti del discarico dell’Istituto canadese per la salute (CIHI) per gli anni 2006-2009 per identificare tutte le amputazioni degli arti inferiori.

Criteri di inclusione ed esclusione

L’analisi ha incluso cartelle cliniche acute di pazienti adulti (età ≥ 18 anni) che hanno ricevuto un’amputazione sopra o sotto il ginocchio per ischemia o malignità in un ospedale canadese (esclusa la provincia del Quebec, che non partecipa al database CIHI). Solo l’ammissione di indice per l’amputazione è stata inclusa nell’analisi. L’analisi ha escluso pazienti pediatrici e traumatologici e pazienti ambulatoriali.

Identificazione del paziente

Per identificare i pazienti, abbiamo interrogato il database CIHI per i codici di classificazione canadese degli interventi sanitari (CCI) “1.VC.93” (amputazioni femorali, che includono tutte le amputazioni sopra il ginocchio) o “1.VQ.93” (tibiale e amputazioni fibulari, che includono tutte le amputazioni sotto il ginocchio, piedi e piedi) in qualsiasi posizione all’interno dei campi di intervento, e la Classificazione statistica internazionale delle malattie e problemi di salute correlati, 10 ° codice canadese (ICD-10-CA) “E10- E14 “(diabete mellito) o” C00-C97 “(neoplasie maligne) in qualsiasi posizione all’interno dei campi di diagnosi.

Analisi statistica

Le statistiche descrittive sono state generate per variabili continue e categoriali. Laddove appropriato, abbiamo stratificato l’analisi in base al tipo di chirurgo che ha eseguito l’amputazione iniziale: chirurgo vascolare, ortopedico, generale o “altro”. La “altra” categoria comprendeva principalmente chirurghi plastici e podologi.

Abbiamo sviluppato modelli di regressione logistica multivariata per identificare i fattori associati alla degenza prolungata (> 7 giorni) dopo un’amputazione di indice, dimissione domiciliare e morte in ospedale. I modelli di regressione controllati per il tipo di chirurgo che eseguiva l’amputazione iniziale (categoria di riferimento: chirurgo vascolare), sesso femminile, tipo di ospedale (comunità v. Accademico), età, provincia (categoria di riferimento: provincia dell’Ontario), tipo di amputazione (categoria di riferimento: amputazione sotto il ginocchio), diabete mellito, ipertensione, cardiopatia ischemica (IHD), insufficienza cardiaca congestizia (CHF), iperlipidemia e se il paziente ha subito una reamputazione sulla stessa ammissione. A causa dei loro numeri relativamente piccoli, abbiamo analizzato i pazienti provenienti dallo Yukon, dai Territori del Nord-Ovest e dal Nunavut come parte di una singola categoria dei “territori settentrionali”.p <0,05.

Tutte le analisi sono state eseguite utilizzando la versione 9.3 del software di statistica SAS (SAS Institute Inc.). Abbiamo ottenuto l’approvazione per questo studio dal Comitato per la privacy, la riservatezza e la sicurezza di CIHI e il comitato etico per la ricerca dell’Università della Sanità dell’Università di Toronto. La ricerca è stata condotta utilizzando un database anonimo di migliaia di pazienti amputati e non è stato ritenuto necessario ottenere il consenso dai singoli pazienti.

Risultati

Nel nostro set di dati sono state identificate un totale di 5342 amputazioni agli arti inferiori dell’indice. Di questi, 1382 amputazioni sono state eseguite nel 2006, 1382 nel 2007, 1288 nel 2008 e 1290 nel 2009. I pazienti sono stati trattati in 207 diversi ospedali in tutto il Canada. La maggior parte delle amputazioni (53%) ha avuto luogo in Ontario, la provincia più popolosa del Canada, seguita da British Columbia (12%) e Alberta (10%). Le caratteristiche del paziente basale sono delineate nella Tabella 1 . La maggior parte dei pazienti erano uomini e di età superiore ai 65 anni. La maggior parte (96%) era diabetica e la maggior parte (65%) ha subito un’amputazione sotto il ginocchio. Le amputazioni hanno avuto luogo una mediana di 3 giorni dopo che i pazienti sono stati ricoverati in ospedale.

Tabella 1

Caratteristiche del paziente stratificate in base al tipo di chirurgo che esegue l’amputazione

Caratteristica Tipo di chirurgo; no. (%) dei pazienti *
VS OS GS Altro Totale
Età, media ± DS, anno 68 ± 12 66 ± 14 69 ± 12 66 ± 14 67 ± 13
Sesso maschile,% 68 69 67 64 68
Diabete 1840 (98) 1843 (92) 1305 (98) 127 (95) 5115 (96)
Ipertensione 683 (36) 675 (34) 364 (27) 50 (37) 1772 (33)
Cardiopatia ischemica 346 (18) 330 (17) 243 (18) 32 (24) 951 (18)
Insufficienza cardiaca congestizia 184 (10) 190 (10) 140 (10) 15 (11) 529 (10)
iperlipidemia 90 (5) 116 (6) 47 (4) 4 (3) 257 (5)
Ospedale didattico 1263 (67) 838 (42) 259 (19) 44 (33) 2404 (45)
Tipo di amputazione
 Sopra il ginocchio 663 (35) 386 (19) 454 (34) 37 (28) 1540 (29)
 Sotto il ginocchio 1083 (58) 1544 (77) 785 (59) 62 (46) 3474 (65)
 Caviglia 34 (2) 2 (0,1) 17 (1) 3 (2) 56 (1)
 Piede 78 (4) 48 (2) 62 (5) 25 (19) 213 (4)
 Dito del piede 21 (1) 13 (1) 17 (1) 7 (5) 58 (1)

GS = chirurgo generale; OS = chirurgo ortopedico; SD = deviazione standard; VS = chirurgo vascolare.

* Salvo diversa indicazione.

Le complicanze diabetiche hanno rappresentato la maggior parte dei ricoveri ospedalieri ( Tabella 2 ). Quelle incluse ulcere ischemiche e neuropatiche secondarie al diabete di tipo 2 nell’81% dei pazienti, seguite da ulcere diabetiche di tipo 1 e “non specificate” nel resto dei pazienti. Mentre i tumori degli arti inferiori rappresentavano solo il 3% di tutte le amputazioni degli arti inferiori, la maggior parte di questi (88%) è stata eseguita da chirurghi ortopedici.

Tavolo 2

Ammettere la diagnosi stratificata dal tipo di chirurgo che esegue l’amputazione

Diagnosi Tipo di chirurgo; no. (%) dei pazienti
VS OS GS Altro Totale
Complicanze diabetiche 1622 (86) 1499 (75) 1101 (82) 97 (72) 4319 (81)
Tumore agli arti inferiori 2 (0,1) 133 (7) 9 (1) 7 (5) 151 (3)
Malattia muscoloscheletrica 30 (2) 135 (7) 30 (2) 8 (6) 203 (4)
Malattia della pelle 30 (2) 54 (3) 39 (3) 5 (4) 128 (2)
Convalescenza e fisioterapia 20 (1) 36 (2) 46 (3) 1 (1) 103 (2)
Infezione 17 (1) 34 (2) 23 (2) 4 (3) 78 (1)
Dolore e disagio non specificati 5 (0,3) 21 (1) 15 (1) 1 (1) 42 (1)
Insufficienza cardiaca 6 (0,3) 5 (0,3) 3 (0,2) 1 (1) 15 (0,3)
Infarto miocardico 6 (0,3) 3 (0,2) 2 (0,2) 0 11 (0,2)
Altre malattie cardiovascolari 125 (7) 56 (3) 59 (4) 9 (7) 249 (5)
Altre malattie 17 (1) 17 (1) 8 (1) 1 (1) 43 (1)

GS = chirurgo generale; OS = chirurgo ortopedico; VS = chirurgo vascolare.

I pazienti che hanno richiesto una reamput sono stati più comunemente sottoposti ad amputazione sotto il ginocchio (61%). Un’amputazione sopra il ginocchio è stata eseguita nel 22% e un’amputazione del piede nel 14% dei pazienti con reamputazione ( Fig. 1 ). Ulteriori amputazioni sulla stessa ammissione sono state richieste in 537 (10%) pazienti.

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Tipo di reamputation eseguito sulla stessa ammissione stratificato dal tipo di chirurgo che esegue l’amputazione. GS = chirurgo generale; OS = chirurgo ortopedico; VS = chirurgo vascolare.

La durata media della degenza in ospedale varia a seconda del tipo di chirurgo che esegue la procedura. I pazienti sottoposti a chirurgia vascolare sono stati ammessi per una mediana di 16 giorni, i pazienti ortopedici per 17 giorni, i pazienti con chirurgia generale per 19 giorni e altri 21 giorni. I pazienti che richiedevano la reamputazione hanno trascorso una mediana di 37 giorni in ospedale.

Una percentuale maggiore di pazienti (44%) è stata dimessa in una struttura di assistenza a lungo termine, mentre il 21% è stato dimesso in un’altra struttura ospedaliera ( Figura 2 ) e il 27% è stato dimesso a casa. La mortalità ospedaliera complessiva è stata del 9%. I pazienti che richiedevano una reamputazione e quelli che non richiedevano la reamputazione avevano entrambi una mortalità del 9%.

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Destinazione di dimissione del paziente stratificata in base al tipo di chirurgo che esegue l’amputazione. GS = chirurgo generale; OS = chirurgo ortopedico; VS = chirurgo vascolare.

I fattori associati a una degenza prolungata (> 7 giorni) sono elencati nella Tabella 3 . Subendo amputazione da un chirurgo generale; subendo amputazione nelle province di Terranova e Labrador, New Brunswick, o British Columbia; avere una storia di diabete, ipertensione, IHD, CHF o iperlipidemia; e subendo una reamputation sulla stessa ammissione tutti prevedevano una degenza ospedaliera più lunga. Fattori protettivi contro una prolungata degenza ospedaliera sono stati sottoposti alla procedura nella provincia di Saskatchewan e sottoposti ad amputazione sopra il ginocchio.

Tabella 3

I predittori di un ospedale prolungato (> 7 giorni) rimangono dopo un’amputazione dell’indice

Caratteristica O 95% CI valore p
Tipo di chirurgo
 Chirurgo vascolare Categoria di riferimento
 Chirurgo ortopedico 1.14 0,96-1,36 0.14
 Chirurgo generale 1.51 1,21-1,87 <0,001
 Altro chirurgo 0.96 0,59-1,57 0.88
Sesso femminile 0.97 0,83-1,12 0.64
Ospedale comunitario (v. Insegnamento) 0.98 0,83-1,16 0.83
Età 1 0,99-1,00 0.64
Provincia o territorio
 Ontario Categoria di riferimento
 Terranova e Labrador 3.50 1,99-6,15 <0,001
 Isola del Principe Edoardo 1.19 0,44-3,18 0.73
 nuova Scozia 1.18 0,86-1,64 0.31
 New Brunswick 1.83 1,12-2,99 0,020
 Manitoba 0,78 0,60-1,02 0,07
 Saskatchewan 0.51 0,38-0,70 <0,001
 Alberta 1.09 0,84-1,42 0.53
 British Columbia 1.62 1,25-2,08 <0,001
 Territori del Nord 0,34 0,06-1,96 0.22
Tipo di amputazione
 Sotto il ginocchio Categoria di riferimento
 Sopra il ginocchio 0.71 0,61-0,83 <0,001
 Piede 4.62 0,57-37,30 0.15
Fattori di rischio cardiovascolari
 Diabete 1.39 1,02-1,90 0,039
 Ipertensione 1.34 1,13-1,58 <0,001
 Cardiopatia ischemica 1.54 1,24-1,91 <0,001
 Insufficienza cardiaca congestizia 2.60 1,86-3,63 <0,001
 iperlipidemia 2.10 1,33-3,34 0.002
Reamputation sulla stessa ammissione 10.50 5,16-21,35 <0,001

CI = intervallo di confidenza; OR = odds ratio.

Fattori associati alla dimissione domiciliare piuttosto che ad un’altra struttura sanitaria dopo l’amputazione degli arti inferiori inclusa la chirurgia generale (odds ratio [OR] 1,2, intervallo di confidenza al 95% [CI] 1,02-1,5), sottoposti ad amputazione nelle province di Terranova e Labrador (OR 3, IC 95% 2.2-4.2), Nuova Scozia (OR 1.5, IC 95% 1.2-2.1), New Brunswick (OR 1.5, IC 95%), Manitoba (OR 1.7, IC 95% 1.3- 2.1), Saskatchewan (OR 1.6, IC 95% 1.2-2.1), o British Columbia (OR 2.7, 95% CI 2.3-3.3); prolungata durata del soggiorno (OR 1,7, IC 95% 1,5-2); e una storia di diabete (OR 1,2, IC 95% 1.4-2.8).

Fattori associati alla morte in ospedale dopo l’amputazione degli arti inferiori incluso essere un paziente di chirurgia ortopedica (OR 1,4, IC 95% 1,1-1,8); età avanzata (O 1,02, IC 95% 1,01-1,03); subendo l’amputazione nelle province di Terranova e Labrador (OR 1.7, IC 95% 1-2.8), Isola Principe Edoardo (OR 2.7, IC 95% 1.1-6.9), Nuova Scozia (OR 1.7, IC 95% 1.1-2.6) , New Brunswick (OR 2, 95% CI 1.2-3.3), o British Columbia (OR 1.6, IC 95% 1.2-2.1); avere un’amputazione sopra il ginocchio (OR 2.1, IC 95% 1,7-2,6); e una storia di IHD (OR 3, IC 95% 2.4-3.7) e CHD (OR 2.5, 1.9-3.2).

Discussione

I nostri risultati dimostrano una variabilità regionale e chirurgica nel parto e nei risultati associati alle amputazioni degli arti inferiori in tutto il Canada.

Indicazioni per l’amputazione

L’ottantuno percento dei pazienti nel nostro set di dati ha subito un’amputazione degli arti inferiori durante un’ammissione ospedaliera per complicanze diabetiche. Il numero effettivo, tuttavia, è probabilmente più alto, in quanto altre diagnosi di ammissione, come malattie della pelle, infezioni e malattie cardiovascolari, possono essere anche secondarie al diabete. La nostra scoperta è coerente con le proporzioni precedentemente riportate di amputazioni dovute a complicanze diabetiche comprese tra il 25% e il 90% a livello globale.  Come tale, l’importanza di un adeguato supporto ambulatoriale per questi pazienti non può essere sopravvalutata. Un recente rapporto di Brooke e colleghi  dimostrato che i pazienti che ricevevano una gestione diabetica ambulatoriale di alta qualità avevano un recupero degli arti superiore e tassi di riammissione più bassi dopo l’intervento.

Approssimativamente il 3% dei pazienti è stato sottoposto ad amputazione per neoplasia delle estremità inferiori. Le più frequenti diagnosi di ammissione di neoplasie maligne erano “neoplasia maligna del tessuto connettivo e molle dell’arto inferiore, compresa l’anca” (34%), “neoplasie maligne lunghe ossa dell’arto inferiore” (21%), “neoplasie maligne dell’arto inferiore” , compreso l’anca “(10%) e” neoplasia maligna secondaria dell’osso e del midollo osseo “(10%). Il numero effettivo di amputazioni degli arti inferiori eseguite per malignità è probabilmente più alto, tuttavia, poiché il nostro database non includeva amputazioni pediatriche. I tumori maligni dell’osso, come l’osteosarcoma e il sarcoma di Ewing, rappresentano il 6% di tutti i tumori maligni diagnosticati in pazienti di età inferiore ai 20 anni e due terzi di questi si verificano negli arti inferiori. 

La maggior parte delle amputazioni eseguite da chirurghi generali (81%) e ortopedici (58%) sono state eseguite negli ospedali comunitari, mentre la maggior parte delle amputazioni eseguite dai chirurghi vascolari (67%) sono state eseguite nei centri accademici. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che la chirurgia vascolare in Canada è sempre più concentrata negli ospedali terziari e nei grandi centri di riferimento, molti dei quali sono affiliati all’università. Pertanto, negli ospedali comunitari privi di supporto vascolare prontamente disponibile, è più probabile che le amputazioni vengano eseguite da chirurghi generali e ortopedici.

Reamputation sulla stessa ammissione

Circa il 10% dei pazienti ha richiesto ulteriori amputazioni sulla stessa ammissione. Di questi, il 41% erano pazienti sottoposti a chirurgia vascolare, mentre i pazienti di chirurgia ortopedica e generale rappresentavano ciascuno il 28% delle reamputazioni. In assenza di punteggi di morbilità del paziente all’interno del nostro set di dati, ipotizziamo che questo sia probabilmente il riflesso di uno stato di salute peggiore tra gli amputati della chirurgia vascolare piuttosto che qualsiasi differenza significativa nei risultati tecnici tra le varie specialità chirurgiche.

I nostri risultati sono leggermente inferiori al tasso di reinserimento anticipato del 13% riportato da Aulivola e colleghi  in una popolazione di amputati degli arti inferiori. I predittori precedentemente descritti di insufficienza del moncone al di sotto del ginocchio comprendono l’assenza di un polso popliteo e la presenza di dolore al riposo del vitello, perdita di tessuto del piede, trauma del moncone postoperatorio e infezione della ferita.  Allo stesso modo, una storia di malattia coronarica, malattia cerebrovascolare e alterazione della deambulazione predicono anche la mancanza di successo dopo l’amputazione sotto il ginocchio. 

Durata del soggiorno in ospedale

Numerosi fattori hanno predetto una degenza prolungata (> 7 d) in ospedale dopo l’amputazione degli arti inferiori. I pazienti sottoposti a chirurgia generale erano 1,5 volte più probabilità di rimanere più a lungo in ospedale rispetto ai pazienti sottoposti a chirurgia vascolare. Noi ipotizziamo che ciò sia dovuto al fatto che le amputazioni comprendono una proporzione più piccola di pratica di un chirurgo generale canadese rispetto alle pratiche dei chirurghi vascolari e ortopedici. Pertanto, i team di chirurgia generale hanno probabilmente meno esperienza con i complessi requisiti di dimissione degli amputati, il che potrebbe spiegare perché i loro pazienti trascorrono più tempo in ospedale dopo l’intervento. Inoltre, i chirurghi generici potrebbero eseguire amputazioni in ospedali più piccoli senza accesso alle risorse di scarico disponibili nei centri più grandi.

Le amputazioni eseguite in alcune province erano predittive di una degenza ospedaliera più lunga o più breve di quelle eseguite in Ontario. Questa tendenza può essere spiegata dalle variazioni regionali nell’accesso alle risorse ospedaliere e postdiscarica, come le strutture di riabilitazione e i sostegni della comunità postdiscarica, poiché la fornitura di assistenza sanitaria è principalmente responsabilità delle province canadesi.

La tendenza può anche essere spiegata dalle differenze nelle caratteristiche demografiche e socioeconomiche in tutto il paese. Le prime nazioni Canadesi, ad esempio, formano una percentuale maggiore della popolazione nelle province centrali e occidentali e hanno un carico sproporzionato di problemi sociali e problemi di salute rispetto al resto della popolazione.  Al contrario, gli immigrati più recenti in Canada si sono stabiliti in Ontario e sono saliti dal Sud-Est asiatico e dal subcontinente indiano, dove l’incidenza del diabete e di altri fattori di rischio cardiovascolare differisce da quella del resto della popolazione canadese. 

Non sorprende che i pazienti nel nostro studio con una storia di diabete, ipertensione, IHD, CHF o iperlipidemia avevano più probabilità di avere una degenza ospedaliera prolungata rispetto ad altri pazienti. Questi fattori di rischio sono probabilmente indicatori di uno stato di salute del paziente peggiore che predice risultati peggiori post-esame. Uno studio condotto da Hasanadka e colleghi  ha scoperto che comorbidità mediche, come ad esempio una storia di infarto miocardico, CHF, apnea cronica ostruttiva del sonno e l’uso di dialisi, previsto complicanze postoperatorie e mortalità dopo amputazione superiore alla e sotto il ginocchio.

È interessante notare che gli amputati sopra il ginocchio avevano maggiori probabilità di essere dimessi prima dall’ospedale rispetto agli amputati al di sotto del ginocchio. Ciò può essere in parte dovuto al fatto che questi pazienti hanno meno probabilità di avere complicanze della ferita postoperatoria che incidono sulla durata della degenza in ospedale. Diversi studi hanno dimostrato che le amputazioni sopra il ginocchio sono associate a un minor numero di problemi postoperatori di guarigione delle ferite rispetto alle amputazioni sotto il ginocchio.  – 

Destinazione di scarico

La maggior parte dei pazienti (65%) è stata dimessa per cure a lungo termine o un’altra struttura ospedaliera, mentre una minoranza è stata dimessa a casa (27%). Uno studio multicentrico americano ha riportato che circa il 76% degli amputati è stato dimesso in una riabilitazione ospedaliera o in una struttura di cura qualificata, mentre circa il 24% è stato dimesso a casa.  Gli autori hanno scoperto che mentre il sesso e la razza del paziente non influiscono sulla destinazione di dimissione, i predittori di dimissioni domiciliari rispetto a una struttura di assistenza a lungo termine comprendevano un’età più giovane, essendo sposati, non avendo precedentemente risieduto in una casa di cura e non avendo avuto alcuna complicanza postoperatoria mentre è ancora in ospedale.

Abbiamo scoperto che gli amputati di chirurgia generale avevano maggiori probabilità di essere dimessi in casa rispetto ad altri pazienti. Noi ipotizziamo che ciò sia dovuto al minore carico di malattia in questi pazienti rispetto agli amputati della chirurgia vascolare, sebbene questo non possa essere dimostrato usando questo database. Rispetto ai pazienti dell’Ontario, anche i pazienti in diverse altre province avevano maggiori probabilità di essere dimessi a casa. Le ragioni di ciò non sono chiare e sono probabilmente secondarie a diversi fattori sistemici che meritano un’indagine futura. Infine, i pazienti che hanno trascorso più di 7 giorni in ospedale avevano maggiori probabilità di essere dimessi a casa piuttosto che in una struttura di riabilitazione. Ciò potrebbe essere dovuto al fatto che alcuni ospedali hanno riabilitato amputati come degenti nelle loro strutture piuttosto che trasferirli in un’altra istituzione,

Mortalità

Il nove per cento dei pazienti è deceduto in ospedale alla stessa ammissione dopo aver subito un’amputazione degli arti inferiori. Non è stato possibile determinare le ragioni della morte nel nostro database, ma studi precedenti hanno riportato una mortalità a 30 giorni del 6% -10% in questa popolazione di pazienti.  –  mortalità tra amputati arti inferiori ha dimostrato di aumentare il grado di disfunzione renale ed è maggiore nei pazienti dipendenti dalla dialisi, che hanno una segnalato mortalità a 30 giorni del 16%.  pazienti con diabete hanno anche dimostrato di avere il doppio del rischio di mortalità postoperatoria dopo estremità inferiori amputazione rispetto ai pazienti non diabetici. Abbiamo scoperto che gli amputati di chirurgia ortopedica avevano più probabilità di morire in ospedale rispetto ad altri pazienti. Sfortunatamente, non è possibile spiegare adeguatamente questa scoperta data la mancanza di dettagli dettagliati di comorbilità e ammissione ospedaliera, come le complicanze postoperatorie. Prevedibilmente, i pazienti più anziani avevano anche più probabilità di morire in ospedale rispetto ai pazienti più giovani. Abbiamo riscontrato una mortalità più elevata in diverse province rispetto all’Ontario, il che non può essere spiegato dal nostro set di dati. Avere un’amputazione sopra il ginocchio è stata anche associata a un maggiore rischio di morte, probabilmente a causa della progressione della malattia aterosclerotica e diabetica in quei pazienti vulnerabili.

Limitazioni

Diverse considerazioni limitano la generalizzabilità delle nostre scoperte. Il nostro database non includeva amputazioni per traumi contusivi o penetranti o amputazioni pediatriche. Inoltre, non disponevamo di dati su amputazioni minori, come le amputazioni delle dita dei piedi, che venivano eseguite come day surgery o negli ambulatori dei medici. Il numero annuale di amputazioni minori in tutto il Canada è certamente maggiore di quanto riportato nel presente studio, ma abbiamo catturato solo amputazioni minori quando un paziente è stato ricoverato in un ospedale per acuti principalmente per sottoporsi a questa procedura, che ha escluso dall’analisi un numero elevato di pazienti. di pazienti sottoposti a procedura ambulatoriale.

Inoltre, i pazienti del Quebec, la seconda provincia più popolata del Canada, non sono stati inclusi. Sfortunatamente abbiamo avuto dati molto limitati sul decorso del paziente in ospedale, inclusi i dettagli operativi o le complicanze sviluppate durante l’ammissione, o se i pazienti avessero subito precedenti tentativi di rivascolarizzazione.

Infine, la nostra analisi sulla durata del soggiorno deve essere interpretata con cautela, poiché non è stato possibile determinare se le amputazioni nel nostro set di dati siano state eseguite elettivamente o secondarie a complicazioni sviluppate durante un’ammissione ospedaliera per un’altra condizione, che avrebbe probabilmente portato a una degenza ospedaliera più lunga.

Nonostante queste limitazioni, questo a nostra conoscenza è il primo rapporto sulle amputazioni degli arti inferiori in tutto il Canada ei nostri risultati potrebbero essere utili per fornire una direzione futura per studi più dettagliati per meglio spiegare la variabilità regionale e chirurgica degli esiti dopo amputazioni degli arti inferiori.

Lavoro futuro

Nell’attuale clima politico negli Stati Uniti e in Canada, dove le prestazioni dei sistemi di assistenza sanitaria sono soggette a un controllo crescente da parte delle agenzie governative, degli assicuratori privati ​​e dell’opinione pubblica, diversi fattori, come la mortalità ospedaliera e la durata del soggiorno, hanno sono emersi come importanti indicatori di performance per misurare la qualità dell’assistenza sanitaria.

Il nostro studio ha identificato diverse strade per la ricerca futura su pazienti sottoposti ad amputazioni degli arti inferiori. Dal punto di vista dei sistemi di assistenza sanitaria, sarebbe utile analizzare gli ospedali più efficienti in cui i pazienti hanno avuto il minor numero di complicanze postoperatorie e sono stati scaricati in modo tempestivo per raccogliere le lezioni che sono generalizzabili ad altre istituzioni. Uno studio condotto in Gran Bretagna ha dimostrato che fattori come il tipo di ammissione del paziente, la destinazione di dimissione, il tipo di ospedale, la specialità del medico ammesso e la regione geografica erano tutti fattori predittivi significativi della durata del soggiorno. 

Conclusione

La maggior parte delle amputazioni degli arti inferiori non traumatici in Canada viene eseguita per complicanze diabetiche, ma la consegna e gli esiti dopo l’amputazione variano a seconda della regione e del tipo di chirurgo che esegue l’amputazione. È necessario un lavoro futuro per indagare le ragioni di questa variabilità e sviluppare iniziative per migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria a questa popolazione di pazienti vulnerabili.

[Tratto da: www.ncbi.nlm.nih.gov ]

Quanto, come e perché si associano più medicazioni nel trattamento delle lesioni cutanee: risultati di un’indagine

Introduzione
Assistere un paziente con lesioni cutanee è un’attività frequente e trasversale nel quotidiano degli infermieri. Benché le conoscenze e le competenze in questo ambito siano aumentate nel corso degli ultimi 20 anni, l’avvento dell’EBM (Evidence Based Medicine) ha influenzato marginalmente la pratica clinica, ancora spesso basata sulle opinioni dei clinici, sulle singole esperienze, sul razionale fisiopatologico, sui suggerimenti degli informatori scientifici, lasciando vuoti colmati dalla creatività. In letteratura l’uso combinato di più medicazioni è un fenomeno non descritto che dovrebbe essere oggetto di ricerca per supportare con prove di efficacia l’appropriatezza delle scelte.

La nostra indagine
Lo scopo
Il presente studio si propone di investigare il fenomeno dell’associazione tra più medicazioni indagando sulle motivazioni, frequenza e modalità di abbinamento confrontando i risultati con la letteratura scientifica disponibile.

L’obiettivo

L’obiettivo dell’indagine è valutare l’effettiva pratica di associare più medicazioni nel trattamento locale delle ulcere cutanee; indagare la frequenza, modalità e motivazione degli abbinamenti; verificare la consapevolezza degli operatori nel scegliere una possibile combinazione.

Il metodo

Per effettuare questo studio descrittivo, il gruppo di lavoro ha deciso di utilizzare come strumento di raccolta dati un questionario. Una revisione della letteratura ha dimostrato l’indisponibilità di strumenti validati; a tale scopo ed è stato quindi necessario elaborarne uno. Il questionario è costituito da 9 domande riguardanti: l’età anagrafica, l’esperienza lavorativa, la frequenza di associazione, le motivazioni, le opinioni su combinazioni proposte di diversi prodotti e le medicazioni più frequentemente abbinate.
Le associazioni indicate nello strumento derivano da un confronto tra gli autori e da una ricerca bibliografica.
Prima di procedere all’utilizzo su larga scala dello strumento di indagine ottenuto, si è ritenuto opportuno testarlo su un piccolo campione, così da poter valutare la chiarezza delle domande ed i tempi di somministrazione, per apportare qualora necessarie, le opportune modifiche.
Una fase pilota è stata quindi realizzata somministrando il questionario agli studenti del Master di I livello in Wound Care dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca (A.A.2016/17); sono state così apportate modifiche fino all’elaborazione della versione definitiva del questionario.
In una seconda fase il questionario è stato distribuito ai partecipanti, prevalentemente infermieri, alla IV Giornata di Studio A.I.S.Le.C. (Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee) tenutasi a Matera il 18 novembre 2017.

I risultati
Sono stati somministrati 400 questionari: restituiti 237.
Esclusi16 poiché non compilati e 45 in quanto compilati da infermieri che dichiarano di non assistere pazienti con ulcere cutanee.
Analizzati 176 questionari ritenuti validi.
I risultati sono riportati nelle 7 tabelle seguenti.

Tabella 1 – Età anagrafica degli infermieri
Età anagrafica n. risposte
20 – 30 anni 17
31 – 40 anni 45
41 – 50 anni 76
>50 anni 38

 

Tabella 2 – Anni di esperienza lavorativa
Età lavorativa n. risposte %
0-5 anni 18 10,2
6 -10 anni 24 13,6
11 -15 anni 23 13,1
16 – 20 anni 42 23,9
>20 anni 69 39,2

 

Tabella 3 – Assistenza a pazienti con lesioni cutanee
In media quanti pazienti con ulcere cutanee assisti durante la settimana: n. risposte % sul tot
Molto raramente 32 18
Pochi (circa da 1 a 6) 68 39
Qualche volta (circa da 7 a 20) 43 24
Spesso (oltre i 20) 33 19

 

Tabella 4 – Frequenza nell’associazione di più medicazioni
Nella tua pratica, con quale frequenza associ o combini due o più medicazioni per la gestione di una lesione? n. risposte % risposte
raramente 33 19
occasionalmente 60 34
spesso 66 38
quasi sempre 17 10

 

Tabella 5 – Principali motivazioni delle associazioni
Quali sono nella tua pratica le principali motivazioni per le quali associ due o più medicazioni? (max 4 risposte) n. risposte %
Quando il fondo della lesione è misto (presenza di tessuto di granulazione, necrosi, ecc) 88 50
Per controllare la quantità dell’essudato non gestibili da una singola medicazione 88 50
Ho necessità di ridurre la frequenza dei cambi di medicazione 60 34,1
Ci sono comprovate prove scientifiche sulle associazioni tra medicazioni che utilizzo 53 30,1
Per controllare l’odore non gestibile da una singola medicazione 46 26,1
Ho esperienza personale su questo tipo di associazione 35 19,9
C’è la prescrizione di un medico 33 18,8
È prevista da un protocollo/procedura interna 30 17,0
Per controllare il dolore non gestibili da una singola medicazione 26 14,8
Mi garantisce una combinazione di medicazioni che è disponibile sul mercato, ma non nella mia realtà lavorativa 15 8,5
Altro 5 2,8

 

Tabella 6 – Associazioni proposte considerate corrette
Quali tra queste associazioni tra medicazioni ritieni corretta? No
Idrogel + film poliuretano 87 50
Idrogel + schiuma di poliuretano 105 38
Idrogel + idrocolloide 75 53
Idrogel + alginato/idrofibra 50 77
Idrogel + pomata con enzimi proteolitici 38 84
Alginato + film semipermeabile/idrocolloide 61 56
Idrofibra + garza in cotone 63 62
Alginato + schiuma di poliuretano 105 29
Schiume di poliuretano cavitarie + medicazione assorbente 103 13
Garza grassa + idrofibra 35 78
Medicazione in silicone + schiuma di poliuretano 53 59
Garza iodoformica + idrocolloide/film di poliuretano 20 102
Pomate a base di collagenasi + garza vasellinata + garza in cotone 69 51

 

Tabella 7 – Associazioni tra medicazioni a base di antisettici e antibiotici considerate corrette
Quali tra queste associazioni ritieni corretta No
Antibiotico topico + idrocolloide 40 93
Antibiotico topico + alginato 31 97
Medicazione a base di clorexidina + iodiopovidone 9 127
Medicazione con garza grassa + medicazione all’Ag 47 87
Alginato all’Ag + schiuma in poliuretano all’Ag 89 48
Medicazione antisettica (con Ag/iodio) con garza asciutta 104 36
Mercurocromo + iodiopovidone pomata 12 131
Iodiopovidone pomata + schiuma di poliuretano 46 84
Medicazione a base di clorexidina + medicazione a base di iodiopovidone 16 109

(Nelle tabelle 6 e 7 sono riportate solo le risposte affermative e negative e sono state omesse le opzioni di non risposta).
DISCUSSIONE E CONCLUSIONI
Aspetti demografici e lavorativi

Il campione che ha risposto al questionario è costituito da infermieri con un’esperienza lavorativa consolidata (63% > di 15 anni). Gli infermieri che assistono pazienti con ulcere con una certa frequenza (da 7 a oltre 20 alla settimana) non raggiungono la metà del campione facendo desumere che la provenienza dei compilatori sia eterogenea.
La pratica dell’associare più medicazioni è molto diffusa e questo conferma che il fenomeno è reale; non ci sono ad oggi dati di confronto a riguardo.

Principali motivazioni per cui si associano più medicazioni
Sono 88 gli infermieri associano più medicazioni per trattare il fondo della lesione misto, ad esempio compresenza di tessuto di granulazione e tessuto non vitale; è oramai consolidato il principio di trattare localmente il tessuto necrotico prima di quello di granulazione (CRDM, 2016; Bates-Jensen and Thomas E. Serena, 2012). Le associazioni, in questi casi vanno fatte per favorire la rimozione del tessuto necrotico prima e poi di gestire il tessuto di granulazione e non per trattare contemporaneamente entrambi.
La necessità di migliorare o aumentare il controllo dell’essudato è un’altra motivazione per cui si associano medicazioni (88 risposte). Una medicazione satura di essudato dovrebbe essere sostituita e non ricoperta da un’altra in quanto solo parzialmente l’essudato in eccesso viene assorbito dalla medicazione secondaria. In caso di essudato fuori controllo è necessario indagare i motivi di produzione eccessiva (infezione, edema, scelta errata del prodotto, ecc) e, in contemporanea utilizzare una medicazione maggiormente assorbente o aumentare la frequenza delle sostituzioni (Rolstad, 2015).
La riduzione dei cambi di medicazione è un’altra risposta frequente (60 risposte): una medicazione va sostituita quando mostra segni di saturazione o non è più integra (Peate, 2015) quindi una medicazione secondaria non dovrebbe essere utilizzata per allungare i tempi di sostituzione della primaria.
Un altro aspetto clinico all’origine dell’associazione di più medicazioni è il controllo dell’odore (46 risposte). In commercio esistono diversi tipi di medicazioni specifiche che possono essere utilizzate a contatto con il letto della lesione, come quelle al carbone che si inattivano quando diventano umide (Bates-Jensen and John Williams, 2012; Fleck, 2006). Sostituire le medicazioni quando sono sature e quindi hanno esaurito la loro efficacia, senza ricorrere alla stratificazione con altri prodotti per contenere essudato ed odore incontenibili, rappresenta un modo per non perdere la fiducia del paziente, evitare senso di insicurezza e garantire il comfort in caso di lesioni maleodoranti (Benbow, 2000).
Un altro motivo per cui gli infermieri associano più medicazioni è il dolore (26 risposte). A tal proposito è utile ricordare che il dolore correlato al cambio della medicazione risulta essere uno degli aspetti maggiormente sottostimati nel wound care (Upton, 2015); esistono medicazioni con un’aderenza molto ridotta al letto della ferita e necessitano spesso di una medicazione secondaria (LeBlanc, 2015).
Circa le conoscenze a sostegno delle combinazioni adottate, 53 infermieri ritengono che vi siano “comprovate evidenze scientifiche” relative alle associazioni. Se la ricerca clinica riguardante le singole medicazioni è di scadente livello (Ashby, 2010), le prove di efficacia sulle associazioni non provengono da studi clinici sperimentali bensì sono basate sull’opinione di autori, sulle schede tecniche, sulle indicazioni delle ditte produttrici, sull’incompatibilità dei componenti e sono talora controverse: “raccomandazioni”, quindi ben lontane dal rappresentare solide prove di efficacia.
Altre motivazioni riportate nella tabella 5 riguardano l’esperienza personale relativa a un tipo di associazione (35 risposte), la prescrizione medica dell’associazione (33 risposte), la combinazione prevista da una procedura o da un protocollo locale (31 risposte) e “il fai da te” quando non sono disponibili nella propria realtà lavorativa alcune tipologie di prodotti (15 risposte).

Il razionale alla base della corretta/scorretta associazione di medicazioni: confronto con la letteratura
L’idrogel disponibile in tubetto, in placca, in spray o in garze impregnate esige una medicazione secondaria per contenere gli spandimenti e per il fissaggio. Un protocollo inglese (LCHS, 2017) distingue tra idrogel amorfo, che richiederebbe una medicazione secondaria occlusiva, e idrogel in placca, in cui la medicazione secondaria non sarebbe necessariamente occlusiva. Il film di poliuretano associato a idrogel (49% del campione ritiene l’associazione corretta; 28% non corretta; 23% si astiene) è proposto da due Autori (Bennet-Marsden, 2010; Sussman G, 2012), ma Queen e Harding (2013) ritengono che tale associazione provochi macerazione dei margini della lesione; meglio quindi una combinazione tra idrogel e idrocolloide (con un cambio da 2 a 4 giorni in rapporto al livello di saturazione (AMW, 2014; NHS 2013). Un’altra autrice (Sussman C, 2012) propone una serie di medicazioni secondarie per l’idrogel, come i film di poliuretano, le garze in cotone, gli idrocolloidi, sostenendo che la medicazione secondaria migliore sia la schiuma di poliuretano (il 60% ritiene l’associazione corretta; il 22% non corretta; il 18% si astiene). La stessa indicazione si trova in alcuni protocolli locali inglesi (AMW, 2014; NHS 2013). Di parere opposto Flanagan (2013) e Bennet-Marsden (2010) secondo cui la schiuma sovrapposta all’idrogel assorbe la frazione acquosa e disidrata il letto della lesione. Evitare l’associazione tra idrogel e alginato o tra idrogel e idrofibra (il 28% ritiene l’associazione corretta; il 44% non corretta; il 28% si astiene) in quanto le medicazioni assorbenti richiamano la parte liquida dell’idrogel rendendolo poco attivo sul fondo necrotico della lesione che si desidera sbrigliare (Benbow M, 2000; Benbow M, 2004; NHS 2013; Bennett-Marsden M, 2010; Young T, 1997)[1].
L’associazione tra idrogel ed enzimi proteolitici risulta essere la meno appropriata (il 22% ritiene l’associazione corretta; il 48% non corretta; il 30% si astiene), poiché l’acqua contenuta nell’idrogel diluisce il principio attivo (collagenasi o altro) contenuto nella pomata/unguento; inoltre le collagenasi vanno sostituite una o due volte al giorno (Strohal, 2013) invece dei tre giorni dell’idrogel (AMW 2014). Polignano (2013) in una serie di casi ha comunque utilizzato l’associazione tra idrogel e collagenasi con la copertura di idrocolloide e la sostituzione tre volte la settimana.
L’alginato necessita di una medicazione secondaria di fissaggio: questa può essere rappresentata dalla schiuma di poliuretano (LCHS, 2017; NHS, 2013; Rolstad, 2015; Sussman C 2012; Carmel, 2012) e il 60% del campione ritiene l’associazione corretta, il 16% non corretta e il 24% si astiene. Un’Autrice (Bryant, 2015) ritiene che la schiuma di poliuretano sovrapposta all’alginato ne aumenti la capacità di assorbimento, mentre Sussman G (2012) sostiene che l’associazione tra alginato e garze in cotone non consenta di sfruttare al meglio le capacità dell’alginato; un’altra possibile scelta potrebbe essere un film di poliuretano (Flanagan, 2013) o un idrocolloide extrasottile (Peate, 2015). Il 35% del campione ritiene l’associazione corretta; il 32% non corretta; il 33% si astiene. L’osservazione della medicazione e del suo grado di saturazione è importante: un alginato saturo a cui viene sovrapposta un’altra medicazione macera i bordi della lesione anche se parte dell’essudato in eccesso viene assorbito dalla medicazione secondaria (Queen e Harding, 2013; Flanagan, 2013). Altre alternative come medicazione secondaria sono la garza in cotone o il pad assorbente (CRDM, 2016; LCHS, 2017).
L’idrofibra può invece essere utilizzata come medicazione primaria associando una garza in cotone come secondaria (il 36% ritiene l’associazione corretta; il 35% non corretta; il 29% si astiene); secondo Sussman C (2012) questa associazione riduce le potenzialità di assorbimento. L’idrofibra può essere coperta con un idrocolloide (CRDM, 2016) o un pad assorbente (Naylor, 2013).
Nelle lesioni profonde/cavitarie l’associazione di una medicazione primaria assorbente (alginato a nastro, idrofibra a nastro, schiuma di poliuretano sagomata) e di un film di poliuretano come medicazione secondaria è controversa: consigliata in un protocollo inglese (NHS, 2013), mentre Sussman C (2012) sconsiglia l’utilizzo nelle lesioni cavitarie per la potenziale alta carica microbica; un ambiente eccessivamente occlusivo potrebbe essere controindicato.
L’associazione tra garza grassa e idrofibra viene sconsigliata da Benbow (2000). Tale combinazione (il 20% ritiene l’associazione corretta; il 44% non corretta; il 36% si astiene) risulta inopportuna in quanto le medicazioni con paraffina necessitano una frequente sostituzione, pena l’adesione al letto della ferita, mentre l’idrofibra rimane in sede più giorni (Flanagan, 2013).
La medicazione in silicone associata alla schiuma di poliuretano (il 30% ritiene l’associazione corretta; il 33% non corretta; il 37% si astiene) è un abbinamento appropriato (Rolstad, 2015; LCHS, 2017); un’alternativa potrebbe essere rappresentata da una garza in cotone, un pad assorbente o l’alginato (NHS, 2013).
La garza iodoformica associata a film di poliuretano o ad idrocolloide (il 11% ritiene l’associazione corretta; il 58% non corretta; il 31% si astiene) è un abbinamento da non utilizzare: la garza iodata è in cotone rigido e dovrebbe essere sostituita ad intervalli frequenti (almeno quotidiani) per una ridotta capacità di assorbimento (Scalise A, 2015), mentre l’idrocolloide o il film in poliuretano dovrebbero rimanere in sede per diversi giorni (Founder, 2008). Inoltre, se la garza iodoformica viene utilizzata senza un razionale univoco e documentato, poiché viene applicata in caso di lesioni infette, l’associazione con un prodotto occlusivo o semi-occlusivo come film o idrocollodi in queste condizioni cliniche risulta essere controindicata (Sussman C, 2012).
La collagenasi necessita di medicazione secondaria (Rolstad, 2015) che dovrebbe essere scelta tra quelle che hanno lo stesso intervallo di sostituzione (Ramundo, 2015); l’associazione con garza vaselinata e garza in cotone è corretta (il 39% ritiene l’associazione corretta; 29% non corretta; il 32% si astiene) se sostituita una o due volte al giorno (Bates-Jensen and John Williams, 2012).

Il razionale alla base della corretta/scorretta associazione di antibiotici e antisettici: confronto con la letteratura
Benché l’antibioticoterapia sistemica sia considerata il gold standard del trattamento delle lesioni infette (CRDM, 2016; Pan, 2010), l’uso topico è a tutt’oggi molto diffuso e rappresenta uno dei temi più controversi nell’ambito del wound care. L’associazione di antibiotico topico con idrocolloide non è corretta (il 23% del campione ritiene l’associazione corretta; il 53% non corretta; il 24% si astiene): l’antibiotico locale, se e quando prescritto, ha necessità di cambi frequenti, in base all’emivita e l’idrocolloide è una medicazione destinata a rimanere più giorni in sede; inoltre, come già accennato, l’idrocolloide non va utilizzato in caso di lesioni infette (Sussman C, 2012). Quest’associazione risulta essere non corretta così come l’associazione di antibiotico con alginato (il 18% ritiene l’associazione corretta; 55% non corretta; il 27% si astiene).
L’associazione di medicazioni a base antisettici, come clorexidina abbinate con iodopovidone sia in pomata che nelle forme a rilascio prolungato, sono da evitare (il 5-9% ritiene l’associazione corretta; il 62-72% non corretta; il 23-29% si astiene) poiché non vi sono studi sul loro potenziamento, mentre è dimostrato che i componenti chimici reagiscono tra loro con interferenza di azione (Benbow, 2000; CRDM, 2016).
La garza grassa (o paraffinata) con una medicazione all’Ag è una associazione non corretta (il 27% le associa; il 49% ritiene l’associazione non corretta; il 24% si astiene) in quanto la paraffina e le sostanze grasse interferiscono con in meccanismi d’azione chimici o fisici delle medicazioni stesse (CRDM, 2016; RCH, 2012).
L’alginato con Ag associato ad una schiuma di poliuretano con Ag risulta inutile (il 51% ritiene l’associazione corretta; il 27% non corretta; il 22% si astiene) in quanto, per poter agire, un antisettico deve essere a contatto con il letto della ferita ed è quindi inutile una medicazione secondaria antisettica (CRDM, 2016).
La medicazione antisettica all’Ag è associabile a una semplice garza in cotone come medicazione secondaria (il 59% ritiene l’associazione corretta; il 20% non corretta; il 21% si astiene).
Il mercurocromo e lo iodopovidone pomata sono incompatibili (AIFA, 2016) quindi è controindicato associarli (il 9% lo associa; il 74% ritiene l’associazione non corretta; il 19% si astiene).
L’associazione tra iodopovidone pomata e schiuma di poliuretano rappresenta una scelta inefficace in quanto risponde a principi di trattamento inconciliabili (il 26% del campione ritiene l’associazione corretta; il 48% non corretta; il 26% si astiene): il gel a base di iodio va rinnovato 2 volte al giorno (AIFA, 2016) mentre le schiume di poliuretano possono essere rinnovate fino a 7 giorni se il grado di saturazione lo permette (Sussman G, 2012).

Cosa non dice la letteratura
Se la ricerca sperimentale nel settore delle medicazioni è considerata di basso livello (NICE, 2016), quella riguardante l’associazione tra medicazioni risulta essere praticamente inesistente, escludendo pochi case-report. Le indicazioni si basano su suggerimenti di Autori esperti, talora in contrasto. Altri riferimenti sono le schede tecniche dei prodotti. Benché molti protocolli, manuali, articoli, dichiarino esplicitamente la necessità di una medicazione secondaria, nella maggior parte dei casi ci si limita a un’indicazione generica “necessita di medicazione secondaria” lasciando al singolo professionista la scelta. Alcuni autori indicano possibili interazioni e incompatibilità, anche qui a volte contrastanti.

Limiti dell’indagine
Il questionario non è stato validato. Le combinazioni proposte nel questionario erano tra due soli prodotti, mentre nella pratica si riscontrano facilmente associazioni di 3 e anche 4 medicazioni assieme. Considerando la disponibilità di circa 3000 presidi diversi sul mercato (Apostoli, 2016) le possibilità di combinazioni sarebbero infinite e non facilmente valutabili.
Il campione è modesto e non è stato effettuato il calcolo della potenza dello studio. La popolazione indagata è quella infermieristica e non comprende altre figure sanitarie coinvolte nel fenomeno.

Conclusioni
L’indagine ha confermato che la pratica dell’associare più prodotti per medicare una lesione è diffusa. Le motivazioni sono principalmente di carattere clinico e organizzativo. Diversi infermieri sostengono che ci sono solide prove di efficacia a sostegno delle loro scelte, ma la ricerca in questo particolare argomento è praticamente assente e si basa su indicazioni di singoli autori, talora contrastanti; mancano tutt’oggi studi relativi agli esiti ottenibili dall’associazione tra medicazioni. Le scelte del campione testato sono parzialmente adeguate alle attuali indicazioni reperibili in letteratura e, per quasi tutti gli item riguardanti gli abbinamenti, il 30% del campione esprime incertezza nell’esprimere la propria opinione sulla correttezza dell’associazione.
Il crescente e incalcolabile numero di prodotti di medicazione presenti sul mercato può portare ad associare le medicazioni nel tentativo di compensare la carenza di prodotti o di creare in casa la “medicazione ideale” (Young T, 1997). Potrebbe essere utile e consigliabile evitare le associazioni, o limitarle, ad esempio alle sole medicazioni che richiedono un fissaggio, in attesa di valide prove di efficacia. È indispensabile che la ricerca si attivi in uno dei tanti settori “orfani” del Wound Care.

 


[1] Più in generale, le associazioni tra pomate e idrofibra/alginato/schiume sono ritenute non appropriate in quanto i tempi di sostituzione sono diversi (Benbow M, 2004) e la componente grassa delle pomate impedisce l’assorbimento degli essudati da parte delle schiume.

 

Allegato – Poster presentato al congresso nazionale aislec 2018

[Tratto da: www.fnopi.it ]

Medicazioni rigide contro medicazioni morbide per amputazioni transtibiali

Le medicazioni fanno parte della gestione postoperatoria di routine delle persone dopo l’amputazione transtibiale. Sono comunemente usati due tipi di medicazioni ; morbido medicazioni (ad esempio bende elastiche, bende crepe) e rigidimedicazioni (ad esempio non rimovibili rigidi medicazioni , rimovibili rigidi medicazioni , immediati Protesi postoperatorie). Le medicazioni morbide sono la scelta di medicazione convenzionale in quanto sono economiche e facili da applicare, mentre lemedicazioni rigide sono costose, richiedono più tempo per essere applicate e richiedono personale qualificato per applicare le medicazioni . Tuttavia, medicazioni rigide è stato suggerito di provocare una più rapida guarigione della ferita a causa dell’esterno duro che fornisce un maggior grado di compressione al moncone.

Obiettivi

Valutare i benefici e i danni delle medicazioni rigide rispetto alle medicazioni morbide per il trattamento delle amputazioni transtibiali.

Metodi di ricerca

Nel dicembre 2018 abbiamo cercato il registro specializzato delle ferite di Cochrane, il registro centrale delle prove controllate di Cochrane (CENTRAL), MEDLINE ovale, Embid ovale, EINA CINAHL Plus, AMID ovale e PEDro per identificare gli studi pertinenti. Per identificare ulteriori studi pubblicati, non pubblicati e in corso, abbiamo anche cercato i registri di studi clinici, la letteratura grigia, gli elenchi di riferimento di studi pertinenti e recensioni identificate nelle ricerche precedenti. Abbiamo utilizzato la funzione di ricerca di riferimento citata sul Web of Science di ThomsonReuters e contattato le persone e le organizzazioni pertinenti. Non ci sono state restrizioni per quanto riguarda la lingua, la data di pubblicazione o l’impostazione dello studio.

Criteri di selezione

Abbiamo incluso studi randomizzati controllati (RCT) e quasi-RCT che hanno arruolato persone con amputazioni transtibiali. Non c’erano restrizioni sull’età dei partecipanti e le ragioni per l’amputazione. Le prove che hanno messo a confronto l’efficacia delle medicazioni rigide con le medicazioni morbide sono state l’obiettivo principale di questa recensione.

Raccolta e analisi dei dati

Due revisori hanno esaminato in modo indipendente titoli, abstract e pubblicazioni a testo integrale per studi idonei. Due autori di revisioni hanno anche estratto in modo indipendente i dati sulle caratteristiche e sugli esiti dello studio e hanno eseguito il rischio di bias e valutazioni GRADE.

Risultati principali

Abbiamo incluso nove RCT e quasi-RCT che hanno coinvolto 436 partecipanti (441 arti). Tutti gli studi hanno reclutato partecipanti da ospedali acuti e / o riabilitativi provenienti da sette diversi paesi (Stati Uniti, Australia, Indonesia, Tailandia, Canada, Francia e Regno Unito). In tutti gli studi tranne uno, è stato chiaramente affermato che le amputazioni erano secondarie alle condizioni vascolari.

Risultati primari

La guarigione delle ferite

Non siamo sicuri che le medicazioni rigide riducano il tempo di guarigione delle ferite rispetto alle medicazioni morbide (MD -25,60 giorni, IC 95% -49,08-2,22, uno studio, 56 partecipanti); evidenza di certezza molto bassa, declassata due volte per un rischio molto elevato di parzialità e una volta per grave imprecisione. Non è chiaro se le medicazioni rigide aumentino la percentuale di ferite guarite rispetto alle medicazioni morbide (RR 1,14, IC 95% da 0,74 a 1,76, uno studio, 51 partecipanti); evidenza di certezza molto bassa, declassata due volte per un rischio molto elevato di bias e due volte per un’imprecisione molto grave.

Eventi avversi

Non è chiaro se le medicazioni rigide aumentino la proporzione di eventi avversi correlati alla pelle rispetto alle medicazionimorbide (RR 0,65, IC 95% da 0,32 a 1,32, I 2 = 0%, sei studi, 336 partecipanti (340 arti)); evidenza di certezza molto bassa, declassata due volte per un rischio molto elevato di parzialità e una volta per grave imprecisione.

Non è chiaro se le medicazioni rigide aumentino la proporzione di eventi avversi non correlati alla pelle rispetto alle medicazionimorbide (RR 1,09, IC 95% da 0,60 a 1,99, I 2 = 0%, sei studi, 342 partecipanti (346 arti)); evidenza di certezza molto bassa, declassata due volte per un rischio molto elevato di parzialità e una volta per grave imprecisione. Inoltre, non siamo certi che lemedicazioni rigide riducano il tempo a nessun dolore rispetto alle medicazioni morbide (MD -0.35 settimane, 95% CI -2.11-1.14, uno studio di 23 partecipanti); evidenza di certezza molto bassa, declassata due volte per un rischio molto elevato di bias e due volte per un’imprecisione molto grave.

Risultati secondari

Non siamo sicuri se le rigide medicazioni riducano il tempo di camminare rispetto alle medicazioni morbide (MD -3 giorni, 95% CI -9,96-3,96, uno studio, 56 partecipanti); evidenza di certezza molto bassa, declassata due volte per un rischio molto elevato di bias e due volte per un’imprecisione molto grave. Siamo anche incerti se le medicazioni rigide riducono la durata della degenza ospedaliera rispetto alle medicazioni morbide (MD -30.10 giorni, 95% CI -49.82 a -10.38, uno studio, 56 partecipanti); evidenza di certezza molto bassa, declassata due volte per un rischio molto elevato di parzialità e una volta per grave imprecisione. Inoltre non è chiaro se le medicazioni rigideridurre il tempo necessario per la prescrizione e il gonfiore delle protesi rispetto alle medicazioni morbide , poiché i risultati si basano su prove di certezza molto basse, declassate due volte per un rischio molto elevato di bias e una / due volte per l’imprecisione grave / molto grave. Nessuno degli studi ha riportato risultati sul comfort del paziente, sulla qualità della vita e sui costi.

Conclusioni degli autori

Non siamo sicuri dei benefici e dei danni delle medicazioni rigide rispetto alle medicazioni morbide per le persone sottoposte ad amputazione transtibiale a causa di prove di certezza limitata e molto bassa. Non è chiaro se le medicazioni rigide siano superiori alle medicazioni morbide per migliorare gli esiti correlati alla guarigione delle ferite, eventi avversi, prescrizione protesica, funzione di deambulazione, durata della degenza e gonfiore. Medici devono esercitare il giudizio clinico come il tipo di medicazione usano e considerare i pro ei contro di ciascuna per i pazienti (ad esempio pazienti ad alto rischio di caduta può beneficiare della protezione offerta da una rigida medicazione e pazienti con scarsa integrità cutanea possono avere meno rischi di rottura della pelle da una medicazione morbida).

[Tratto da: www.cochranelibrary.com ]

La collaborazione interprofessionale

La pelle umana offre una copertura protettiva e una forma di identificazione personale, e attraverso i suoi cambiamenti naturali e normali rivela le prove del processo di invecchiamento nel corso della vita. 1 È facile dare per scontato l ‘”usura” che la pelle sopporta senza smettere di apprezzare il suo ruolo vitale nella vita e nel vivere, così come durante la morte e la morte. Con una stretta osservazione della pelle, gli operatori sanitari possono acquisire nuove informazioni sul mondo interno ed esterno di una persona.

La pelle offre la prima impressione visiva di una persona e può riflettere non solo lo stato di salute fisico di una persona, ma anche l’interazione dinamica di fattori emotivi e culturali; può persino annunciare l’avvicinarsi della morte. Prendi in considerazione i comuni idiomi associati alla pelle come “morbida come la pelle di un bambino”, “la bellezza è profonda”, “pelle spessa”, “confortevole nella pelle”, “sotto la pelle”, “nessuna pelle dalla mia schiena” , “” mostrami un po ‘di pelle “o” pelle e ossa “. Anche in modo informale, la pelle è multidimensionale nelle informazioni che fornisce.

Questo articolo accrescerà la comprensione della pelle da parte dei professionisti della salute, sfidandoli a visualizzare la pelle in modo più olistico, estendendo la loro capacità di eseguire una valutazione multidimensionale e aumentando il riconoscimento del bisogno di interventi non solo specifici per la disciplina, ma anche interprofessionali collaborazione correlata alla cura dell’intera persona.

ARGOMENTO DI STUDIO

CJ, 42 anni, era un uomo attivo ed energico con diversi impegni in programma in un dato giorno. Era un dilettante, con la passione per fare pezzi di scacchi in legno; le cicatrici sulle sue mani erano indicative dei suoi errori occasionali. Sebbene gli fosse stato diagnosticato il diabete mellito di tipo 2, era florido e viveva per il brivido di cavalcare le onde come un surfista professionista. Biondo e biondo, la sua pelle non protetta bruciò rapidamente e spesso sotto il sole implacabile. Persino il cuore e la croce tatuati sulla sua spalla in ricordo di sua madre stavano svanendo. CJ non ha mai ripensato alla sua pelle fino a quando un giorno ha notato una zona marrone in rilievo sull’avambraccio sinistro. Lo liquidò come una lentiggine normale. Nel corso di diversi mesi, la sua “lentiggine” iniziò a cambiare. Crebbe fino alle dimensioni di un pisello, elevato,

CJ andò da un dermatologo e fu informato che aveva il melanoma maligno ( Figura 1 ), una forma grave di cancro della pelle. La sua visione della vita è stata istantaneamente cambiata. Ormai impaurito dal sole, non andava più a surfare e si preoccupava di proteggere la sua pelle durante tutte le attività all’aria aperta, compreso indossare camicie a maniche lunghe, un cappello e una forte protezione solare. Fu continuamente monitorato per la progressione della malattia e ora era preoccupato per le infezioni della pelle ai piedi a causa del suo diabete. CJ si era reso conto che la sua pelle non era una semplice copertura, ma era parte integrante di tutti gli aspetti della sua vita e salute e che il danno alla sua pelle aveva implicazioni potenzialmente mortali.

 

Figura 1 - Clicca per ingrandire in una nuova finestra Figura 1. MELANOMICO AMELANOTICO NODULO Da Goodheart HP, MD. Photoguida di Goodheart dei disturbi della pelle comuni. 2a ed. Philadelphia: Lippincott Williams & Wilkins; 2003.

DIMENSIONI FISICHE

Da una prospettiva evolutiva, le osservazioni della pelle sono rilevanti dalla nascita fino alla morte. La pelle di ogni neonato viene esaminata per le voglie, che possono sbiadire nel tempo o diventare un segno di identificazione personale, nonché per anomalie congenite, come una labbro leporino ( Figura 2 ). Oltre a valutare l’integrità della pelle neonatale, i professionisti esaminano anche la distribuzione dei capelli, la qualità, la consistenza e l’umidità della pelle. Lanugo, i capelli fini che ricoprono il corpo di un feto, riflette l’età gestazionale. Mentre lo sviluppo continua, l’influenza degli ormoni nell’adolescenza porta alla crescita dei capelli nelle zone dell’ascella e del pube. Anche il sudore e le ghiandole sebacee della pelle si attivano, causando sudorazione e spesso con conseguenti livelli variabili di acne.

 

Figura 2 - Clicca per ingrandire in una nuova finestra Figura 2. LABBRA LISCIA E PALATO CHIUSO IN UN INFANTEDEL NOMINARIO STYMAN DI NAD J. STEDMAN. Philadelphia, PA: Wolters Kluwer, 2012.

Con l’avanzare dell’età, la pelle perde l’elasticità della giovinezza, diventando ruvida e secca, con linee sottili e ammiccamenti profondi derivanti da una perdita di grasso sottocutaneo e / o disidratazione. “Macchie di età” o macchie di pelle compaiono, in particolare sul viso e sulle mani, insieme a ingrigimento, diradamento o perdita di capelli, rivelando l’età.

Indipendentemente dall’età della persona, la pelle rivela lo stato nutrizionale di una persona, con una dieta ben bilanciata e un’idratazione adeguata con conseguente qualità della pelle eccezionale, mentre una cattiva alimentazione e idratazione risultano in una pelle secca e screpolata che è suscettibile di lacrime e infezioni . La pelle indica anche sensibilità o allergie a cibi, allergeni ambientali o farmaci in base all’improvvisa presenza di arrossamento della pelle, orticaria o eruzione cutanea.

Nel corso della vita, la pelle è anche soggetta a lesioni meccaniche, come abrasioni, lacrime, lacerazioni, incisioni chirurgiche o cicatrici di guerra e aggressioni fisiche. La pelle può anche subire lesioni termiche, come ustioni di primo, secondo o terzo grado risultanti da trattamenti termici o freddi o di radiazioni estremi e lesioni chimiche da contatto con sostanze chimiche caustiche della pelle. La pelle può anche essere danneggiata dalla chemioterapia, che colpisce la pelle, i capelli e altre cellule che si dividono rapidamente. Queste lesioni possono lasciare il loro segno e riflettere la storia della vita, forse con un grado associato di trauma emotivo.

Attraverso la valutazione della pelle, i medici diagnosticano malattie o condizioni di salute che riflettono disturbi metabolici, ematologici, ormonali, endocrini, autoimmuni o infettivi. Ad esempio, la pelle può indicare segni di insufficienza renale, con cristalli uremici evidenti sulla pelle; lividi causati da disturbi del sangue; sudorazione causata da vampate di calore indotte da ormoni durante la menopausa; secchezza cutanea associata a disfunzione tiroidea; un’eruzione della farfalla vista con il lupus eritematoso; o sudore cutaneo indicativo di febbre e infezione. 2

La valutazione della cute è anche di fondamentale importanza nell’identificare e differenziare le lesioni cutanee benigne (come le lentiggini) da lesioni maligne (come i carcinomi a cellule basali o squamose) a tumori della pelle più pericolosi per la vita (come il melanoma o il sarcoma di Kaposi). Inoltre, i cambiamenti nel colore della pelle possono essere associati a malattie degli organi, come l’ingiallimento della pelle (ittero) associato a malattia del fegato o ostruzione del dotto biliare ( Figura 3).), bluing della pelle (cianosi) indicativo di ipossia associata a problemi respiratori o cardiaci, pallore cutaneo riflettente di scarsa perfusione ematica da malattia vascolare periferica o anemia, o arrossamento della pelle associato a infiammazione o infezione. È importante che gli operatori sanitari prendano nota e documentino i cambiamenti, le condizioni o le anomalie della pelle, come nevi, macule, papule, noduli, pustole, placche, pustole, vescicole, bolle, croste, ulcerazioni, escoriazioni, macerazione, angiomi di ciliegia, o porpora senile, che ha una serie di implicazioni sulla salute. 3

 

Figura 3 - Clicca per ingrandire in una nuova finestra Figura 3. JAUNDICEFrom Bickley LS, Szilagyi P. Bates ‘Guide to Physical Examination and History Taking. 8 ed. Philadelphia: Lippincott Williams & Wilkins; 2003.

Poiché le osservazioni visive della pelle sono fatte e documentate oggettivamente, i professionisti devono chiedere i sintomi soggettivi associati di dolore nocicettivo somatico, descritti come sensazioni palpitanti, doloranti, pungenti, di oppressione, di bruciore, di formicolio o di “spilli e aghi”. Il disagio dell’asciugatura della pelle (xerosi) può anche essere accompagnato dal sintomo soggettivo del prurito (prurito). Se non trattata, la xerosi o il prurito possono aumentare l’incidenza di lacrime, infezioni e lesioni da pressione della pelle. 4 Dopo ulteriori domande, il professionista può apprendere che questa gamma di descrittori soggettivi può anche essere associata a cambiamenti nello stato funzionale di una persona o nella sua qualità di vita.

Come con qualsiasi altro organo, il danno si accumula nel tempo, causando la rottura della pelle. Il cambiamento estrinseco, noto come “fotoaggio”, è un danno causato dall’esposizione ad agenti ambientali come luce UV o fumo. 1Altri fattori esterni, come il lavaggio eccessivo della pelle, possono causare traumi cutanei, mentre la mancanza di igiene può portare all’accumulo di microbi e patogeni, creando un rischio maggiore di infezione della pelle. 4

DIMENSIONI EMOTIVE

Il derma e la psiche sono strettamente intrecciati dal punto di vista funzionale, perché gli esseri umani non possono vivere senza la loro pelle sia fisicamente che emotivamente. 5 La pelle può riflettere le emozioni; per esempio, arrossire o diventare rosso può riflettere imbarazzo. Questa complessa connessione mente-pelle è stata definita psicodermatologia o medicina psicocutanea . 6 Le condizioni o le malattie della pelle possono influenzare l’immagine corporea di una persona perché il nostro corpo influenza il modo in cui gli altri ci vedono. 5 L’ideale sociale di una pelle perfetta, liscia e impeccabile può sottoporre le persone con malattie della pelle o malattie a sentirsi meno attraenti, stigmatizzate, ostracizzate, imbarazzate e depresse. 7

Osservando la pelle, i fornitori possono essere in grado di osservare se un individuo ha disturbi emotivi o angoscia. Ad esempio, lo stress può causare l’esacerbazione di alcune condizioni della pelle, come la psoriasi, l’herpes e l’acne. 2 Secondo McCance e Huether, 2 un’epidemia di pelle di herpes può essere scatenata dallo stress, causando l’apparizione delle vescicole altamente contagiose sulla pelle. Gli individui con vitiligine, ferite acute, cicatrici o stomi possono ritenere che la loro pelle sia soggetta al controllo e al giudizio degli altri. Pertanto, possono sentire la necessità di nascondere o coprire la pelle con indumenti e avere una maggiore incidenza di morbilità psicologica, qualità della vita compromessa e ideazione suicidaria. 7

Un drammatico esempio di visibile sofferenza emotiva è il taglio della pelle. Klonksy 8 ha esaminato l’automutilazione della pelle sotto forma di taglio o bruciore della pelle, concludendo che gli adulti impegnati in queste attività cercavano modi per alleviare gli stressanti quotidiani. Altri comportamenti, come la rotazione dei capelli o la presa delle unghie, sono anche manifestazioni di stress o di stress.

Al contrario, prendersi cura della propria pelle è correlata all’immagine positiva del corpo, a un minor numero di sintomi depressivi ea comportamenti salutari di auto-cura. 9 Ad esempio, una persona può proteggere attivamente la sua pelle dalla luce solare e dall’esposizione ai raggi UV, impegnarsi in pratiche alimentari salutari ed esercitare se valuta il proprio corpo e ha sentimenti positivi di accettazione, protezione, amore e rispetto. 9 Spesso l’igiene della pelle o la sua mancanza possono avere un ruolo nel modo in cui la persona è vista dagli altri, poiché la pulizia è spesso associata a un senso di dignità personale. 4

DIMENSIONI PSICHOCOCIALI

La dimensione psicosociale della pelle si riferisce al tatto e al contatto pelle a pelle ed è una componente fondamentale della salute per tutta la vita. La pelle funge da uno dei principali meccanismi attraverso i quali comunichiamo e inizia o continua il processo di legame quando nasciamo ( Figura 4 ). Molti studi hanno riportato l’importanza del contatto pelle a pelle e di come “la cura del canguro” aiuta i neonati a regolare la propria respirazione, la frequenza cardiaca, la temperatura e molte altre funzioni corporee semplicemente trattenendoli. 10

 

Figura 4 - Clicca per ingrandire in una nuova finestra Figura 4. INCOLLA ATTRAVERSO LA PELLE CON LA PELLE CONTACTPhoto di Wayne Evans.

As we age, our skin is a main contributor to a sense of belonging and acceptance. Adolescents place great importance on appearance and feel pressured to have clear, smooth skin to be accepted by their peers. According to Kottner,11 a person’s confidence level and interaction with others is closely related to how they think they look. Physical disfigurement is daunting, from the appearance of a miniscule pimple to the horrifying reality of third-degree burns. Sensitivity and coping mechanisms, as well as social support, are part of the survival process for those who must endure significant skin damage or disfigurement.

Inoltre, il modo in cui la pelle sente e gli odori possono anche influenzare la vita sessuale o intima di una persona. La morbidezza della pelle è parte dell’attrazione sessuale, mentre l’odore della pelle di una persona può identificarsi come la sua firma. Con l’età, la diminuzione dell’idratazione e della lubrificazione cutanea può portare a rapporti dolorosi con irritazione vaginale e peniena. 12 Come la pelle del seno di una donna inizia a flettere, o con altre condizioni della pelle, può sentirsi meno attraente e meno incline a impegnarsi in intimità sessuale. 7

L’isolamento sociale si verifica quando le condizioni della pelle sono contagiose. Le condizioni della pelle, come la scabbia, possono essere diffuse attraverso il contatto fisico e possono causare l’isolamento delle persone in isolamento medico. I bambini piccoli con la varicella, un’altra malattia della pelle altamente contagiosa, sono spesso separati da coetanei sani per prevenire la trasmissione. Inoltre, la cura o l’igiene della pelle e delle unghie possono riflettere lo stato socioeconomico di un individuo in relazione all’accesso alle strutture di balneazione o ai prodotti per la cura personale.

Da una prospettiva psicosociale, i rituali legati alla pelle, come il tatuaggio, l’arte della pelle o il piercing della pelle, possono esprimere il desiderio di individualismo di una persona. La pelle e i capelli sono aspetti della bellezza percepita di una persona, con implicazioni su come un individuo è valutato, trattato o desiderato sessualmente. Inoltre, le condizioni della pelle possono indicare influenze ambientali correlate al lavoro o al lavoro di una persona. Ad esempio, chi lavora all’aperto può avere danni alla pelle dovuti al sole, al freddo o al vento; sostanze chimiche ambientali aggressive possono far sembrare anziana anzitempo qualcuno. Sul lato positivo, è necessaria una moderata esposizione della pelle al sole per produrre un’adeguata vitamina D, che è importante per la salute delle ossa.

È importante sottolineare che la pelle può informarci sulla possibilità di abuso fisico o negligenza. Lividi, tagli o ustioni inspiegabili possono indicare che un individuo è vittima di abusi fisici. Un articolo che parlava di visite pediatriche al pronto soccorso descriveva come certi schemi di “bruciature al torace e al braccio con bordi ondulati” indicavano il versamento di liquido bollente su un bambino. 13 La negligenza fisica di bambini, anziani o persone con disabilità può essere rivelata da una scarsa igiene e dall’odore corporeo, che mettono gli individui a rischio di gravi infezioni.

Tuttavia, i praticanti non dovrebbero affrettarsi a giudicare; le varie cause dei difetti della pelle devono essere considerate. Lividi sulla pelle di un bambino può essere un segno di nascita, attribuibile a una caduta nel parco giochi, o un segno di malattia; i praticanti non dovrebbero presumere che sia stato causato da una brutta presa o da uno schiaffo da parte di un genitore violento. In questo esempio, l’attenzione può essere sulle dimensioni fisiche della salute del bambino basate sulla storia medica, sull’esame fisico e sui dati di laboratorio; tuttavia, le circostanze si prestano a una revisione delle cartelle cliniche del bambino per la prova di precedenti abusi.

DIMENSIONI SPIRITUALI CULTURALI

Come forma di identificazione culturale, razziale o etnica, l’informazione viene dedotta dall’aspetto fisico di una persona, inclusa la consistenza e il colore della pelle e dei capelli. Ad esempio, un individuo con pelle chiara, capelli biondi e occhi azzurri può essere considerato di discendenza europea, mentre la pelle marrone scuro, i capelli neri e gli occhi marroni possono indicare la discendenza africana o indiana. Uno studio condotto da Chan et al. 14 a Singapore ha rilevato che la maggior parte dei pazienti con vitiligine, un tipo di decolorazione della pelle, è diventata socialmente isolata. Gli individui con vitiligine hanno riportato una perdita di senso di identità a causa della loro pelle unica e distintiva, che ha portato all’isolamento sociale autoimposto. 14

La cultura gioca un ruolo chiave nel modo in cui viene percepito l’aspetto esteriore di una persona, come l’importanza relativa di mantenere un aspetto giovanile, o in termini di quanto la pelle sia appropriata per essere rivelata in pubblico. In molte culture, il valore e la bellezza di una persona possono essere associati alla luminosità o all’oscurità del colore della loro pelle. 15 Ad esempio, gli ombrelli vengono utilizzati in molte culture asiatiche perché la pelle bianca e pallida è preferita alla pelle abbronzata.

Le culture occidentali tendono a concentrarsi sull’aspetto giovanile e sulla rimozione di difetti della pelle o imperfezioni. Aziende cosmetiche, dermatologi e chirurghi plastici, sottolineano l’importanza di mantenere o riacquistare un aspetto giovanile per vendere cosmetici o prodotti o procedure mediche che pretendono di creare un aspetto più giovanile. Molte culture orientali, tuttavia, valorizzano e rispettano il processo di invecchiamento e le relative linee di pelle o rughe, e gli anziani sono venerati per le loro esperienze vissute e saggezza.

Alcune culture o religioni enfatizzano la modestia e possono imporre che la pelle sia coperta di vestiti. Ad esempio, le donne nelle culture del Medio Oriente possono essere soggette a punizione se qualsiasi area della pelle è esposta in pubblico. 16 Al contrario, alcuni abiti tradizionali indiani lasciano un ombelico nudo e alcune culture europee permettono di prendere il sole nudi sulle spiagge pubbliche. In Giappone, generazioni di donne e uomini vanno alle terme insieme per fare il bagno e il relax.

Coprire la pelle e indossare un particolare tipo di abbigliamento (abitudini) sono importanti per alcuni ordini religiosi di suore. I monaci buddisti radono la testa, rivelando la pelle sulla testa, come segno esteriore di devozione e apprezzamento del minimalismo. Questo può essere paragonato ad altre culture che apprezzano l’estetica dell’abbigliamento o altre forme di ornamenti della pelle.

La relazione tra spiritualità e cultura si riflette nei rituali legati alla pelle. Le tribù native americane tatuano la loro pelle in onore dei loro antenati o dei di Dio, mentre nella cultura giapponese, i tatuaggi sono spesso visti sfavorevolmente e non sono consentiti in molte situazioni lavorative. Nel giudaismo, la rimozione del prepuzio di un bambino da un rabbino o da un suo rappresentante è considerata un atto sacro. 17I rituali di purificazione della pelle sono importanti anche per quelli della fede ebraica ortodossa e per la fede musulmana. Nel giudaismo ortodosso, le donne fanno bagni rituali alla mikva alla fine delle loro mestruazioni mensili per purificarsi. In entrambe le fedi ebree e musulmane, ci sono rituali di balneazione al momento della morte. Questi rituali devono essere eseguiti da un membro appropriato della fede che possiede la conoscenza delle procedure culturalmente corrette per mostrare rispetto per la cura del corpo e prepararlo per la sepoltura definitiva. 18

DIMENSIONI DI FINE VITA

La pelle riflette non solo l’invecchiamento durante tutta la vita, ma rivela anche esteriormente i processi di vita e di morte. Alla fine della vita, molti organi iniziano a fallire perché non riescono più a svolgere le loro funzioni. Levine 19 ritiene che la pelle debba essere studiata come parte della sindrome da disfunzione multiorganica, che si verifica in presenza di ipotensione, anemia, insufficienza cardiaca e insufficienza renale e porta a ipoperfusione e necrosi definitiva della pelle e delle strutture e dei tessuti sottostanti. In questo contesto, l’insuccesso della pelle può essere inevitabile anche quando sono in atto interventi preventivi.

Sebbene gli specialisti delle ferite riconoscano che esiste un fallimento della pelle, è stata continuata la discussione sulla delineazione, sulla convalida e sull’accettazione universale del concetto di insufficienza cutanea. 20 L’insufficienza cutanea viene talvolta discussa come entità separata dalle lesioni da pressione, mentre alcune ricerche considerano le lesioni da pressione come una manifestazione di insufficienza cutanea nel contesto dell’insuccesso di più organi. 19 Le lesioni da pressione, che sono una preoccupazione per le strutture post-acute e di assistenza a lungo termine, possono condividere alcuni degli antecedenti e delle caratteristiche con l’insufficienza cutanea; tuttavia, la persona può essere malata in modo critico o cronico ma non morire. 19

Le manifestazioni cliniche comuni di degradazione cutanea in pazienti a fine vita comprendono ulcere terminali di Kennedy (KTU), che sono caratterizzate da un’ulcera a forma di farfalla, pera o ferro di cavallo, localizzata tipicamente sui glutei o sul coccige ( Figura 5 ) che ha un insorgenza estremamente rapida, che si verifica tra 6 e 48 ore prima della morte. 21 Per migliorare l’analisi scientifica della KTU, un gruppo di esperti ha identificato cambiamenti della pelle alla fine della vita che includono segni e sintomi di deperimento, mobilità ridotta, perdita di peso o appetito, disidratazione, perdita o rottura dell’integrità della pelle, lacrime della pelle, diminuzione dell’immunità, segni di infezione (es. sepsi) o perdita di rifornimento vascolare. 21

 

Figura 5 - Clicca per ingrandire in una nuova finestra Figura 5. ULCER TERMINALE KENNEDY Da Sussman C, Bates-Jensen B. Wound Care.Philadelphia, PA: Wolters Kluwer; 2011.

Un terzo tipo di lesione cutanea terminale, la lesione del tessuto terminale di Trombley-Brennan, si riferisce a aree di lividi su prominenze ossee che hanno chiare linee di demarcazione e un colore rosso-porpora profondo visibile sulla colonna toracica o lombare o sugli arti inferiori. 21 Levine 22 afferma che l’insufficienza cutanea è il comune denominatore delle ferite che si verificano vicino alla morte e che queste ulcere potrebbero essere definite ulcere terminali , ma se la ferita si verifica prima della fase attiva o attiva della morte, il termine appropriato è la lesione da pressione .

Il cambiamento della pelle alla fine della vita è di interesse per la comunità palliativa e ospizio perché questo tipo di ulcerazione cutanea è stato identificato come una parte normale del processo di morte, preannunciando le fasi di morte attiva e attiva. L’incidenza di qualsiasi tipo di ulcera è legata all’aumento della mortalità e della morte per l’aumento della fragilità e dell’onere della malattia. Quando viene rilevata una KTU, i tassi di mortalità aumentano, schizzano alle stelle dal 20,8% entro 30 giorni dall’individuazione al 73,3% dopo 1 anno. 23 E ‘stato riportato che il 62,5% degli infortuni di pressione si trovano in pazienti hospice si è verificato nelle ultime 2 settimane di vita. 23Così, se la morte è inevitabile, forse KTUs sono anche inevitabili e non indicano necessariamente assistenza infermieristica di scarsa qualità o negligenza.

COLLABORAZIONE INTERPROFESSIONALE E CURA INTERA-PERSONA

Con la consapevolezza che la pelle comunica informazioni multidimensionali sulla vita fisica, emotiva, psicosociale e culturale-spirituale di una persona, i professionisti della salute devono rendersi conto che ogni dimensione della pelle è rilevante per la cura dell’intera persona e può richiedere non solo la cura individuale discipline sanitarie, ma anche l’esperienza di un team interprofessionale. Ad esempio, sebbene possa essere richiesta una consultazione con un dermatologo per una lesione cutanea, un’eruzione o una rottura, il dermatologo potrebbe aver bisogno di consultare un assistente sociale o uno psicologo se la pelle indica autolesionismo o segni di abuso o negligenza da parte di un custode .

Per fornire assistenza all’intera persona, i pazienti e gli operatori sanitari possono trarre beneficio dall’educazione e dal counseling per comprendere l’interazione dinamica di tutte le dimensioni della pelle e gli interventi olistici per migliorare il benessere e la qualità della vita. Sebbene l’acne severa, che frequentemente si verifica negli adolescenti, possa richiedere interventi farmacologici da parte di medici o infermieri di pronto intervento, gli educatori e gli psicologi scolastici possono svolgere un ruolo nell’insegnamento dell’igiene e nell’aiutare gli adolescenti a far fronte alle cicatrici associate. Per gli individui con malattie o malattie della pelle, i professionisti possono anche fornire informazioni riguardanti i gruppi di supporto di persona o online e altre risorse. I fornitori dovrebbero anche fornire ai pazienti informazioni sui trattamenti alternativi che consentono ai pazienti di essere coinvolti attivamente nelle loro cure, il che può alleviare l’ansia e l’angoscia.

Una valutazione multidimensionale della pelle consentirà la determinazione di diagnosi che vanno da malattie della pelle, malattie degli organi, squilibrio di liquidi ed elettroliti, disagio emotivo, alterazioni dell’immagine del corpo o sofferenza spirituale, solo per citarne alcuni. Ogni diagnosi può richiedere terapie farmacologiche, non farmacologiche e / o complementari. Il trattamento olistico delle condizioni della pelle può richiedere l’uso di farmaci per curare la malattia o per ridurre segni e sintomi in presenza di malattie della pelle incurabili o croniche. Il sollievo dal dolore è importante e può essere fornito mediante l’uso di farmaci per il dolore, impacchi freddi o tecniche di rilassamento o immagini guidate per alleviare lo stress associato. Prevenzione, gestione,

Al momento non esistono strumenti o strumenti per la valutazione della pelle che comprendano gli aspetti multidimensionali della pelle. La comunità sanitaria riconosce l’importanza della prevenzione delle lesioni cutanee o della rottura e il valore degli strumenti di valutazione della pelle per identificare i pazienti ad alto rischio. Ad esempio, la scala di Braden valuta i fattori di rischio associati allo sviluppo di una lesione da pressione, prendendo in considerazione i deficit di percezione sensoriale del paziente, i livelli di attività fisica, la mobilità, l’umidità, la nutrizione, l’attrito e il taglio. Il punteggio Braden Scale può guidare i clinici verso l’attuazione di determinati interventi, come alleviare la pressione sulle prominenze ossee, aumentare l’attività fisica e la mobilità, ridurre l’attrito e il taglio durante lo spostamento dei pazienti, migliorare la nutrizione e condurre specifici protocolli di gestione delle ferite.24

Lo sviluppo di uno strumento multidimensionale per la valutazione della pelle sarebbe utile anche per documentare la salute generale di una persona nella sua cartella clinica elettronica, con l’accesso portatile attraverso le impostazioni e la riflessione dei cambiamenti nella salute del paziente nel tempo. Ad esempio, un tale strumento potrebbe mostrare non solo il progresso della malattia o il fallimento di un multiorganismo, ma anche l’interfaccia della salute fisico-emozionale-sociale-spirituale. La discussione delle informazioni ottenute da questo strumento con la famiglia di un paziente potrebbe rafforzare, ad esempio, che le ulcere terminali possono verificarsi nonostante un’assistenza infermieristica meticolosa o la cura della famiglia. Inoltre, la valutazione quantificata potrebbe portare all’identificazione precoce, al trattamento e all’educazione riguardo l’insuccesso della pelle alla fine della vita e contribuire ad alleviare il disagio emotivo oi sensi di colpa. 25 La valutazione permanente della pelle offre ai membri del team interprofessionale l’opportunità di educare, consolare e sostenere la famiglia e di prepararsi per i rituali culturali o spirituali di fine vita.

CONCLUSIONI

La pelle fornisce una grande quantità di informazioni sulla salute di una persona, specialmente alla fine della vita. Una valutazione approfondita della pelle del paziente da una prospettiva multidimensionale consente agli operatori sanitari di fornire cure sensibili, informate e basate sull’evidenza.

La pelle rappresenta non solo la prima linea di difesa di una persona, ma anche una forma di comunicazione tra una persona e il suo mondo. Nel corso della vita di una persona, la pelle riflette l’integrità di una persona e fornisce informazioni preziose agli operatori sanitari nella comprensione dell’interfaccia tra il mondo interno ed esterno di una persona.

[Tratto da: www.nursingcenter.com ]