Ripasso di fine anno: lesioni cutanee, sinergie, approccio globale, rete, protocollo unico, comunicazione tra professionisti, un esempio da seguire.

Una importante iniziativa di formazione promossa dal Collegio IPASVI di Arezzo a cura di Lara Iannelli, Andrea Sacchetti e Sara Sandroni.

Non si è trattato di un’attività formativa classica con lezioni frontali e/o magistrali ma di un evento svoltosi non molto tempo fa ad Arezzo suddiviso in due parti: una teorica ed una pratica, durante cui il discente ha verificato direttamente sul campo le nozioni apprese nella parte teorica.

Il cittadino, che è al centro di qualsiasi processo assistenziale, vede ruotare intorno a sé l’organizzazione ed i professionisti. Il percorso assistenziale è costituito da una rete integrata di servizi volti al soddisfacimento dei bisogni di salute delle persone.

Lo scopo è creare sinergie tra strutture e professionisti e facilitare la condivisione delle buone pratiche cliniche (sulla base delle migliori evidenze scientifiche), assistenziali ed organizzative. Le caratteristiche dei percorsi assistenziali devono essere: la continuità dell’assistenza, la collaborazione tra professionisti, la comunicazione tra professionisti, servizi, assistiti e familiari, il controllo e l’autovalutazione. Gli obiettivi sono quelli di limitare la discontinuità di trattamento per i professionisti,  evitare prestazioni isolate per il cittadino, individuare la migliore organizzazione per soddisfare i bisogni di salute dell’assistito, favorire l’equità di accesso ai servizi e utilizzare in modo appropriato le risorse di cui si dispone.

Il percorso assistenziale si articola in varie fasi, partendo, in primis, dalla segnalazione del caso che può essere effettuata da varie figure professionali (MMG, Medico di U.O., Infermiere di rete o referente). Lo step successivo consiste nella valutazione dell’assistito da parte dell’infermiere specialista in lesioni da pressione  che, sulla base della lesione individua il corretto trattamento predisponendo un piano assistenziale personalizzando ed indirizzando il paziente alle strutture deputate.

L’Azienda USL 8 ha previsto, dal 2012, con apposita delibera aziendale, l’attivazione dell’osservatorio delle ferite difficili e degli ambulatori specialistici infermieristici di II livello per il trattamento delle lesioni. La rete si compone principalmente di professionisti infermieri  che agiscono in autonomia avvalendosi, qualora ve ne fosse la necessità, della collaborazione di specialisti a vari livelli, quali chirurghi, chirurghi vascolari, dermatologi, ortopedici e diabetologi.

I criteri chiave con i quali i percorsi vengono gestiti sono:- Potenziamento delle risorse esistenti- Infermiere referente come valore aggiunto che provvede al “tutoring on the job” durante tutte le fasi del percorso- Percorso assistenziale garantito- Paziente al centro del percorso con strutturazione di percorsi ad hoc (indice di appropriatezza)- Monitoraggio continuo- Organizzazione definita con appropriatezza di risorse- Multi-interdisciplinarietà- Crescita professionale del team work e quindi avanzamento delle competenze.Dal 2012 ad oggi sono stati trattati circa 1500 casi con guarigione e/o miglioramento nel 100% degli assistiti. Ciò ha permesso, oltre al miglioramento della qualità dell’assistenza, anche una sensibile riduzione della spesa farmaceutica.

L’acronimo TIME (dall’inglese Tissue, Infection or Infiammation, Moisture imbalance, Epidermal margin) è stato ideato per essere di aiuto al personale sanitario per meglio inquadrare i principi della preparazione del “letto della ferita”  (Wound bed preparation).

Il TIME  consente di scindere tutti i vari aspetti del trattamento della ferita nelle componenti individuali e di focalizzare secondo un approccio coordinato tutti gli elementi critici per la guarigione dell’ulcera quali il debridement, in bilancio batterico e la gestione dell’essudato. Obiettivo nel  trattamento di un soggetto con ulcera cronica è quella di intervenire sulle complicanze e quindi al miglioramento della qualità di vita e non necessariamente alla guarigione dell’ulcera.

Fondamentale risulta la chiarezza nel patto terapeutico tra il professionista e il paziente preso in carico. Un ostacolo alla corretta guarigione di una ferita cronica è costituito dalla presenza di tessuto necrotico. Esso impedisce la valutazione delle dimensioni, della profondità della lesione e delle strutture interessate al processo ulcerativo; essendo  focolaio di infezioni,  determina di conseguenza il prolungamento del la fase infiammatoria, oltre ad ostacolare  meccanicamente sia la contrazione che il processo di riepitelizzazione.

Occorre quindi effettuare un debridement (sbrigliamento) ossia  l’asportazione  del tessuto necrotico/devitalizzato per ripristinare la funzionalità del letto della ferita. L’agire con un’oggetto tagliente su una ferita consiste in  un atto chirurgico: se la cute è sana  e vitale esistono specifiche normative in proposito, mentre non esistono invece normative specifiche per quanto riguarda l’utilizzo del tagliente su cute “morta” (debridement chirurgico) purché effettuato da personale debitamente formato. Se il debridment viene effettuato su una ferita estesa si rende comunque necessaria una consulenza chirurgica.

Debridement chirurgico.

In base ai principi del TIME l’operatore che si occupa della presa in carico e gestione di un paziente portatore di una lesione cronica dovrà essere in grado di effettuare una revisione sistematica di tutte le caratteristiche obiettivabili della lesione stessa, individuando agevolmente gli elementi da correggere e gli interventi più appropriati per un’efficace preparazione del letto della ferita che conduca alla rimozione delle barriere impedenti la guarigione. Il debridement (o sbrigliamento) può essere ottenuto con varie modalità, ma pur sempre rispettando i principi del TIME (wound bed preparation):

Debridement enzimatico.

Avviene mediante l’utilizzo di collagenasi. Il debridement enzimatico  può verificarsi anche in sinergia a quello chirurgico ed autolitico. La collagenasi è il prodotto che meglio concentra efficacia, tollerabilità, facilità di somministrazione ed azione selettiva sul tessuto non vitale con relativo risparmio di quello sano . È un metodo meno rapido di quello chirurgico ed ha un  tempo di azione limitato (6 /8 ore). La collagenasi è un farmaco e pertanto è sottoposto a prescrizione medica.

Debridement autolitico.

È una metodica che rispetta i processi fisiologici dell’organismo. Questo approccio terapeutico  crea un ambiente umido attivando i processi autolitici propri del nostro organismoe facilita così  l’attività fagocitaria, la detersione spontanea e la formazione di tessuto di granulazione. Le medicazioni previste per questa  tipologia  di sbrigliamento sono gli idrogel e gli idrocolloidi che hanno una più lunga  efficacia di azione (mediamente 3 giorni) .

In presenza di escara al tallone o in zona occipitale, se questa è ben adesa e non vi è presenza di tessuto colliquato sotto lo strato escariotico né presenza di infezione, le linee guida consigliano di non eseguire debridement chirurgico (al limite autolitico-enzimatico). Tutto ciò al fine di proteggere le strutture ossee-tendinee.

Infezione e/o Infiammazione.

Queste condizioni  ostacolano la guarigione della ferita contribuendo alla sua cronicizzazione:  la continua presenza di microrganismi virulenti porta ad una risposta infiammatoria massiccia e persistente con aumento delle citochine e dell’attività proteasica; Ipso tempore si assiste ad una ridotta attività dei fattori di crescita.

In caso di infezione possono essere riscontrati  segni locali (cambiamento di colore del letto della ferita, eritema maggiore di 1-2  cm , edema perilesionale ed dei tessuti molli, calore cutaneo, peggioramento del dolore, essudato sieroso e purulento, biofilm  – ossia colonie batteriche organizzate, cattivo odore, tessuto di granulazione friabile rosso brillante – facilmente sanguinante, fistole) e segni sistemici che vengono concretizzati nel classico quadro febbrile.

L’intervento del professionista consiste nel trattamento di eventuali  cause concomitanti che compromettono le difese locali e/o generali dell’ospite,  nell’eventuale esame colturale (ove necessario preferibile la biopsia al tampone),  la preparazione della ferita infetta,  detersione-debridement ed  antisepsi.

La detersione della ferita permette la rimozione con metodi fisici di microrganismi, detriti cellulari o materiale estraneo. Viene effettuata utilizzando  una pressione di irrigazione tra 0,5 e 1 atmosfera perché una pressione maggiore danneggerebbe i tessuti  (si ottiene utilizzando una siringa da 30ml con ago del 19G).

Nella maggior parte degli studi in vitro è stata dimostrata la citotossicità degli antisettici verso le cellule fondamentali nei processi riparativi (fibroblasti, cheratinociti e leucociti). Solo a bassissime concentrazioni alcuni antisettici perdono la loro capacità citotossica: una diluizione del 10 -³  permette ad alcuni antisettici di mantenere la propria capacità battericida, diminuendo però drasticamente la capacità citotossica: – Es. 0,001 % iodopovidone; 0,005%sodio ipoclorito.

Alla luce dei fatti la Soluzione Fisiologica è da considerarsi la soluzione detergente d’elezione in base al rapporto costo-efficacia ed all’assenza di tossicità.

Pertanto l’utilizzo  di disinfettanti  (amukina  med, clorexidina, betadine, acqua ossigenata) viene consigliato solo in casi selezionati, consigliando  un’impacco di 2-3 minuti e successiva detersione con soluzione fisiologica. La tipologia di antisettico, il suo dosaggio ed il tempo di contatto possono portare a fenomeni di citotossicità e resistenza.

L’utilizzo  di antibiotici nelle ferite infette deve essere effettuato esclusivamente per via sistemica previa prescrizione medica. Gli antibiotici per via topica sono altamente sconsigliati perché oltre ad essere assorbiti dal letto della ferita in maniera deficitaria creano anche  forti resistenze e risultano citotossici.

Altro aspetto fondamentale da considerare è l’alterato equilibrio dei fluidi, ossia la disidratazione cutanea o l’iperessudazione: in caso di disidratazione cutanea si verifica un rallentamento nella migrazione delle cellule epiteliali mentre nell’iperessudazione si ha la macerazione dei margini della ferita che determina  un ambiente biochimico ostile all’attività dei fattori di crescita.

La macerazione: concetto strettamente collegato a quello di essudato!

Nel wound care l’essudato deve essere “gestito” per poter portare a guarigione la ferita.

L’essudato delle ferite croniche è biochimicamente diverso da quello delle ferite acute: esso contiene infatti sostanze (metalloproteasi e citochine proinfiammatorie) che degradano le proteine della matrice extracellulare, bloccano i fattori di crescita, inibiscono la proliferazione cellulare.

Caratteristiche dell’essudato.- trasparente giallo ambrato – essudato sieroso, spesso considerato normale. Può talvolta essere associato a batteri producenti fibrinolisina (Stafilococco aureo); fistola urinaria o linfatica;- torbido lattiginoso o cremoso – presenza di filamenti di fibrina (reazione all’infiammazione), infezione (essudato purulento con batteri e leucociti);- rosato o rosso – danno capillare, presenza di eritrociti;- verde – infezione da pseudomonas aeruginosa;- giallo o marrone  – presenza di slough, fistola enterica o urinaria;- grigio o blu’   – in questo tipo di essudato è necessario l’utilizzo  di medicazioni all’argento.

Quando necessario modificare il grado di umidità della lesione adottare interventi a livello sistemico, locale e lesionale; gestire inoltre i problemi correlati all’essudato come odore e dolore.

Nel paziente portatore di una lesione maligna, la formazione di una crosta, di un’escara e l’assenza di essudato possono costituire obiettivi appropriati

Per un dito non infetto, ischemico e non vitale, può essere opportuna la mummificazione per evitare la gangrena umida.

Nel trattamento locale le medicazioni appropriate in base alla tipologia di lesione costituiscono  il metodo principale per  la gestione dell’essudato.

Riesaminare ad intervalli regolari la strategia scelta ed essere pronti a modificarla qualora ve ne sia la necessità.

Come accennato precedentemente, un eccesso di essudato provoca la  macerazione dei margini della lesione mentre una eccessiva secchezza della lesione determina il rallentamento della migrazione delle cellule epiteliali.

Macerazione: come intervenire?- medicazioni avanzate;- bendaggio compressivo;- terapia a pressione negativa;- monitoraggio frequente.

Il corretto utilizzo delle medicazioni avanzate nella presa in carico dell’assistito portatore di lesioni cutanee.

Lo scopo delle medicazioni avanzate è quello di mantenere  il giusto grado di umidità al livello dell’ulcera, assorbendo l’eccesso di essudato e tenendo asciutta la cute circostante; esse inoltre proteggono dai traumi e dalla contaminazione esterna e  favoriscono l’isolamento termico e gli scambi gassosi.

La selezione della medicazione più adatta deve necessariamente prendere in considerazione la tipologia  di lesione,  Lo stadio dell’eventuale  processo di guarigione e le condizioni globali del paziente (approccio olistico).

Schiume in poliuretano.

Sono medicazioni permeabili ai gas ma idrorepellenti ai  batteri, dotate di elevato potere idrofilo, adatte a ferite a media/elevata essudazione e con importante carica necrotica; non aderiscono al tessuto neoformato.

Esse possono essere lasciate in sede fino a 7 giorni:  nel caso di medicazioni adesive monitorare la lesione per evitare eventuali rari casi di sensibilizzazione.

Arginati di calcio.

Sono indicati per lesioni ipersecernenti ed infette;  essi favoriscono l’emostasi in ulcere emorragiche e impediscono all’essudato di fuoriuscire oltre  i bordi della ferita evitando il rischio di macerazione.

Queste medicazioni  non superano un tempo medio di permanenza di 3 giorni; non sono indicati su  ferite asciutte e per pazienti allergici ai derivati delle alghe.

Idrocolloidi.

Sono indicati  per lesioni con essudato scarso e moderato e nelle situazioni in cui è necessaria un occlusione (Piocianeo). Fungono da barriera antibatterica e facilitano la detersione autolitica favorendo la granulazione.  Non utilizzare idrocolloidi nelle ferite infette fatta eccezione per quelle situazioni in cui è necessaria un occlusione (Piocianeo). Gli idrocollidi sono controindicati anche nelle ustioni profonde .

Quando si verifica il cambio di colore da opaco a bianco e translucido della medicazione significa che vi è la  necessità di cambiare la medicazione che ha comunque un tempo massimo di permanenza di  di 7 giorni.

Idrogel.

Indicato per specifiche per ulcere necrotiche e/o fibrinose: esercita una azione  idratante  sul tessuto necrotico secco favorendo la detersione autolitica e la formazione di tessuto di granulazione. Gli IDROGEL hanno deboli proprietà antibatteriche:  sostituire la medicazione ogni 24/72 ore in relazione alle condizioni della ferita e alla quantità di essudato presente.

Film di poliuretano.

Sono dei Film adesivi e non semipermeabili, indicati per trattamento di lesioni in fase di riepitelizzazione ; permeabili ai gas ed impermeabili all’acqua ed ai batteri. Si possono utilizzare anche per medicazioni occlusive ma non sono adatte ad eliminare larve di mosca,  ove si rende necessario l’utilizzo di pellicole trasparenti tipo Domopack.

Carbossimetilcellulosa (CMC).

Sono medicazioni soffici  che sfruttano  l’essudato della ferita stessa per mantenere un ambiente umido e favorire la granulazione. In alcune è presente argento ionico, che contribuisce a creare un adeguato ambiente antimicrobico.

L’ Idrofibra  può essere utilizzata nelle ulcere diabetiche, ulcere venose, arteriose, miste da decubito, ferite chirurgiche e traumatiche,  mentre l’ Idrofibra con argento è indicata in ferite con presenza di infezione o con rischio elevato di infezioni.

NB – L’idrofibra per mantenere un ambiente umido in ferite scarsamente essudanti può essere bagnato con Soluzione Fisiologica o  Ringer Acetato.

Bendaggio compressivo.

Un elastocompressione multistrato sostenuta e graduata riduce l’edema e l’essudato delle ulcere venose dell’arto inferiore.

Deve essere eseguita da personale adeguatamente formato per assicurare una pressione sufficiente ma non eccessiva.

Terapia a pressione negativa.

Vacterapia
Terapia a pressione negativa.

La Terapia  a pressione negativa, conosciuta con l’acronimo V.A.C.,  è una metodica non invasiva che utilizza la pressione negativa.

Pressione negativa è un termine che designa una pressione inferiore a quella atmosferica normale. A temperatura ambiente ed a livello del mare, un determinato volume di aria contiene molecole che si muovono a caso ed esercitano una forza che corrisponde alla pressione atmosferica normale di 760 mmHg. Per ottenere una pressione negativa basta allontanare le molecole gassose dall’area interessata (per es. il sito della ferita) usando, ad esempio, una pompa aspirante.

Il sistema si compone di una medicazione in schiuma di poliuretano nera idrofobica a pori aperti, che viene introdotta nella ferita. Si può usare alternativamente una medicazione idrofila in schiuma di alcool polivinilico, con pori più fitti e più piccoli (la scelta del tipo di schiuma dipende dalle caratteristiche della ferita e dagli obiettivi del trattamento) una pellicola adesiva semiocclusiva e trasparente, da applicare sopra alla medicazione in schiuma e fissare sulla cute sana intorno ai margini della ferita. Ciò evita il contatto con l’aria e permette di creare un vuoto parziale all’interno della schiuma.

Un pad (disco adesivo) viene fissato ad un tubo di drenaggio, che viene collocato sopra un piccolo foro praticato nella pellicola stessa. L’estremità del tubo di drenaggio è collegata ad un dispositivo di aspirazione, un contenitore che riceve dal tubo di drenaggio l’essudato (transitante attraverso la schiuma), aspirato tramite pressione negativa, un’unità terapeutica alimentata elettricamente, che crea pressione negativa grazie al trasferimento continuo di molecole gassose dall’ingresso all’uscita del dispositivo stesso con una valvola rotante,  un microprocessore che elabora i segnali provenienti dai componenti del sistema ed  innesca un allarme nel caso in cui i livelli di pressione erogata venissero alterati, se c’è una perdita d’aria ecc.

La pressione esecitata sul sito della ferita è di solito di 125 mmHg, cioè circa dieci volte più bassa della pressione usata per un normale drenaggio toracico posizionato dopo un intervento chirurgico polmonare.

Quando si prende in considerazione la terapia a pressione topica negativa (topical negative pressure o TNP), la classificazione del tipo di ferite in acute e croniche è per molti aspetti irrilevante. Ferite acute e croniche di qualsiasi eziologia richiedono una valutazione olistica della causa, la comprensione delle sottostanti condizioni mediche e sociali suscettibili di influenzare la guarigione e le decisioni terapeutiche, nonché una valutazione approfondita dello stato della ferita.

La NPWT attraverso una serie di meccanismi di azione specifici, ricopre un ruolo attivo nel velocizzare il processo di chiusura delle ferite di varia eziologia.

La NPWT agisce attraverso diversi meccanismi atti sia a rimuovere gli ostacoli alla guarigione (Wound Bed Preparation), sia a stimolare risposte peculiari del processo di riparazione:

• Creazione di un ambiente umido;

• Rimozione dell’essudato;

• Riduzione dell’edema tissutale;

• Contrazione dei margini della ferita;

• Stimolazione meccanica del letto della ferita;

• Modifica del flusso sanguigno dei margini della ferita;

• Stimolazione dell’angiogenesi e della formazione di tessuto di granulazione

• Protezione contro le infezioni (minori cambi di medicazione e sigillatura della ferita)

Parametri per la valutazione della progressione della ferita:

Diminuzione essudato drenato

Riduzione carica batterica

• Riduzione dolore

• Riduzione odore

• Aumento tessuto di granulazione

• Aumento epitelizzazione

• Diminuzione assoluta delle dimensioni della ferita: lunghezza, ampiezza, profondità, sottominature e tunnellizzazioni.

Alla luce di quanto detto la presa in carico globale è la chiave per la guarigione dell’assistito e la strutturazione di un percorso diviene sinonimo di appropriatezza clinica.

La tracciabilità dei dispositivi e l’attività formativa capillare consente un abbattimento della spesa con un mantenimento dell’indice di guarigione/miglioramento.

E’ necessaria la centralizzazione delle richieste per la terapia a pressione negativa come garanzia di appropriatezza, corretta valutazione e verifica dei risultati nonché per strutturare un percorso strutturato e personalizzato sui bisogni di salute dell’assistito.

L’outcome dell’assistito non può essere associato a una singola prestazione ma è il risultato di una concatenazione e sinergia di interventi sanitari e organizzativi che devono essere gestiti complessivamente.

Lara Iannelli – Andrea Sacchetti – Sara Sandroni, Infermieri.

[Tratto da: www.nurse24.it ]

Revisione della letteratura. Cure palliative e terapia del dolore: legge 38/2010:indirizzi e finalità

Dai diari clinici, storie di pazienti… …e di ulcere…

“Non ne posso più… non mi lascia mai quando mi sdraio, di notte o di giorno.. mi stringe e mi impedisce di fare ogni cosa, dopo due passi si fa già sentire. Sono stanco di vivere così.. ma è mai possibile che non ci sia una cura a questa morsa? Stringe, costringe… m’innervosisco e poi è ancor peggio. A casa mia moglie non ne può più! Stanotte si è messa sulla porta a dirmi «Gigein cosa ci posso fare io? Come posso aiutarti.. non lo so…» Ecco, infermiera, mi dica lei…quanto durerà ancora questa tortura?”

“Sa com’è questa ulcera? Come i vetri.. che grattano, così… così… Fa malissimo. E quando è più caldo o stringe, il dolore è di più… senti tutto subito… anche la garza… anche la garza: capisci?!?”

“E questo dolore è da 2 anni e più, che me lo porto dietro, che me lo porto dentro… mi lega alla sedia e non mi muovo più. Poi piango…”rocco

La presentazione di Rocco Amendolara (infermiere, in servizio dal 1998 a tutt’oggi presso l’Azienda USL di Modena Sede di lavoro attuale: Area Gestione Strategica Risorse Umane | Ufficio Ricerca Clinica)  sulla revisione della letteratura riguardante il dolore nelle lesioni cutanee croniche. Un tema di fondamentale importanza che deve essere al centro della cura dei pazienti affetti da tali problematiche, tema che spesso viene tralasciato come se fosse normale provare dolore, soffrire. Tema a cui spesso si risponde: “porti pazienza….”!

Scritto da

Grazie Rocco per il tuo contributo e grazie per la condivisione

SCARICA QUI LA PRESENTAZIONE

L 38_2010 – Amendolara

[Tratto da: www.espertidivulnologia.it ]

Mercato globale delle medicazioni avanzate.

In questo rapporto, il mercato globale delle medicazioni avanzate per ferite è valutato a USD XX milioni nel 2016 e si prevede che raggiungerà USD XX milioni entro la fine del 2022, crescendo a un CAGR del XX% tra il 2016 e il 2022.

Dal punto di vista geografico, questo rapporto si articola globalmente in diverse regioni chiave, con vendite (unità K), entrate (milioni di dollari), quota di mercato e tasso di crescita delle medicazioni avanzate per queste regioni, dal 2012 al 2022 (previsioni), che copre

stati Uniti

Cina

Europa

Giappone

Sud-est asiatico

India

Competizione di mercato di Advanced Advanced Wound Dressings da parte dei principali produttori / giocatori, con volume di vendita Advanced Wound Dressings, Prezzo (USD / unità), entrate (milioni di dollari) e quota di mercato per ciascun produttore / giocatore; i migliori giocatori tra cui

Smith & Nephew

3M Company

Molnlycke Health Care

Convatec Healthcare BSARL

Coloplast A / S

Paul Hartmann

Acelity

Urgo

Derma Sciences, Inc

Medline Industries, Inc

Sulla base del prodotto, questo rapporto visualizza la produzione, le entrate, il prezzo, la quota di mercato e il tasso di crescita di ciascun tipo, principalmente suddiviso in

cinema

Medicazioni in schiuma

collagene

alginati

idrocolloidi

Gli idrogel

Super assorbitori

Sulla base degli utenti finali / applicazioni, questo rapporto si concentra sullo stato e le prospettive per le principali applicazioni / utenti finali, il volume delle vendite, la quota di mercato e il tasso di crescita per ciascuna applicazione, inclusi

Impianto per paziente

Struttura extra-paziente

 

https://www.htfmarketreport.com/reports/201387-global-advanced-wound-dressings-sales-market

 

[Tratto da: www.htfmarketreport.com ]

DDL Lorenzin 22/12/2017

Il 22/12/2017, nasce il FNOPI la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche.

“Oggi nasce la Fnopi, la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, il più grande Ordine professionale italiano per numero di iscritti. Un traguardo per il quale gli infermieri hanno corso per oltre dieci anni, che conferma la crescita della professione e rende giustizia agli oltre 447mila professionisti che ogni giorno si dedicano all’assistenza dei più fragili e ai bisogni di salute delle persone”.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli infermieri, ancora oggi Ipasvi, ma tra poco, appunto, Fnopi, sottolinea con estrema emozione la conversione in legge del Ddl 1324-b “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del ministero della Salute”, una legge che per gli infermieri apre le porte di una nuova era.
“Oggi è una giornata storica per gli infermieri – conferma Mangiacavalli – professionisti laureati e internazionalmente riconosciuti come pilastri dell’assistenza. Ora, al pari di tutte le altre professioni intellettuali, per loro ci sarà una tutela ordinistica che favorirà non solo i professionisti, ma anche per gli stessi cittadini, offrendo armi efficaci ad esempio contro l’abusivismo, che infanga l’operato di centinaia di migliaia di professionisti e pone a rischio la salute degli assistiti”.
L’elemento forte della trasformazione dei Collegi in Ordini è la tutela dell’assistito che si ottiene vigilando affinché l’iscritto abbia titolo al contatto diretto con lui, anche in caso con l’esercizio della magistratura interna. Quindi il controllo sui comportamenti deontologici e professionali: si lavora per una sorta di accreditamento periodico anche in termini di competenza dei professionisti. Non basta essere iscritto all’Ordine se poi l’iscrizione diventa un mero titolo di cui fregiarsi senza rivedere preparazione, formazione e competenza. Va introdotto un percorso di accreditamento periodico professionale e continuativo che gli Ordini posso a pieno titolo verificare.
“La differenza la faranno i codici deontologici – prosegue Mangiacavalli – che anche grazie alla nuova legge acquisteranno maggiore rilevanza anche per il peso e le potenzialità che i nuovi Ordini avranno dal punto di vista del controllo e della loro applicazione e potranno essere aggiornati con maggiore e più regolare frequenza.
La differenza la farà l’organizzazione a livello locale che la legge rende elastica prevedendo, anche grazie ai decreti attuativi che ora il ministero della Salute dovrà predisporre con la collaborazioni di tutte le professioni, norme che non ingesseranno più la gestione e l’organizzazione dei professionisti sul territorio come oggi accade”.
Fondamentale nella nuova legge è il superamento, o meglio, l’ammodernamento della legge del 1946 che evidentemente non può essere la stella cometa per gli attuali e per i nuovi Ordini come è stata finora. Il diverso inquadramento degli enti, la loro possibilità di intervento anche disciplinare, una organizzazione più rispondente ai moderni canoni non solo degli enti pubblici, ma anche della programmazione sanitaria, fino ad arrivare a un meccanismo elettivo sicuramente più rispondente a criteri di completezza, ma soprattutto trasparenza, che la rendono indispensabile perché tutta l’attività di Ordini e Federazioni non sia decontestualizzata nei fatti dal divenire della società e del progresso professionale e scientifico.
In questo senso, sottolinea la presidente degli infermieri, è di importanza fondamentale anche un’altra previsione del Ddl. Quella che riguarda la modifica delle sanzioni penali e accessorie in caso di esercizio abusivo di una professione sanitaria, su cui i nuovi Ordini potranno vegliare con maggior forza e a maggior titolo.
“Ringraziamo i parlamentari, a partire dai presidenti delle Commissioni Igiene e Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi e Affari sociali della Camera, Mario Marazziti – conclude Mangiacavalli – il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e tutti quelli che hanno consentito finalmente di sbloccare l’impasse in cui questa norma si trovava da anni.
Ringraziamo la senatrice Annalisa Silvestro, componente del Comitato centrale della Federazione, che non ha mai lasciato che questo cambiamento epocale potesse essere trascurato nelle aule in cui ci rappresenta.
Ringraziamo però anche gli infermieri e tutti i Collegi che hanno creduto nella possibilità di raggiungere questo traguardo e hanno affiancato e sostenuto la Federazione in ogni momento dell’iter della legge.
Gli oltre 447mila infermieri che operano in Italia dimostreranno ora ancora di più la loro professionalità e la loro capacità, come fanno ogni giorno nei luoghi di lavoro accanto agli assistiti, perché sia riconosciuto ovunque il valore della nostra professione che non deve mai smettere di crescere. E noi con lei”.

[Collegio IPASVI Bg]

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Grazie… 1000!

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Volevo ringraziare tutti i lettori e le lettrici, per avermi inviato tantissimi attestati di stima in così poco tempo.

Dopo 10 anni, ho deciso di riaprire il blog, forte dalla voglia di condividere la mia esperienza con l’esperienza di altri brillanti professionisti ,Se tu hai una mela e io ho una mela e ci scambiamo le nostre mele allora tu ed io avremo ancora una mela a testa. Ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ci scambiamo queste idee; allora ciascuno di noi avrà due idee, cit. G.B.Shaw”, a favore del malato fragile, dei care-givers e degli operatori sanitari impegnati in altri settori non specificatamente in vulnologia e tecniche assistenziali.

Sicuramente, la strada dell’aggiornamento, della formazione e della condivisione è ancora lunga, ma posso sicuramente dire che le persone che mi aiutano in questo percorso sono molto più agguerrite di me ( CHE RINGRAZIO SIN DA ORA) e siamo complementari per il raggiungimento dell’obiettivo finale.

Mi auguro, che il blog e la pagina FB siano un punto di partenza e che come ho scritto all’inizio di questa nuova avventura, che non sia un lavoro fine a se stesso ma che gli attori partecipino attivamente alla crescita…

…In milioni hanno visto la mela cadere, ma Newton è stato quello che si è chiesto perché, cit. B.Baruch.

GRAZIE MILLE

I wanted to thank all readers and readers for sending me so many certificates of esteem in such a short time.

After 10 years, I decided to reopen the blog, strong from the desire to share my experience with the experience of other brilliant professionals, “If you have an apple and I have an apple and we exchange our apples then you and I will have still an apple each. But if you have an idea and I have an idea and we exchange these ideas; then each of us will have two ideas, cit. G.B.Shaw “, in favor of the fragile patient, caregivers and health workers engaged in other sectors not specifically in vulnology and care techniques.

Surely, the road of updating, training and sharing is still long, but I can certainly say that the people who help me in this path are much more aggressive than me (THAT I THANK SIN NOW) and we are complementary to achieve the ‘final goal.

I hope that the blog and the FB page are a starting point and that as I wrote at the beginning of this new adventure, it is not a job that is an end in itself but that the actors actively participate in the growth …

… In millions have seen the apple fall, but Newton was the one who asked why, cit. B.Baruch.

THANK YOU SO MUCH

Ivan Santoro.

Stomie intestinali: gestione a breve e a lungo termine

  • La stomia intestinale è il risultato di un intervento chirurgico con il quale si crea un’apertura per poter mettere in comunicazione l’apparato intestinale con l’esterno che, anziché per via fisiologica, svuota il suo contenuto attraverso un’apertura creata artificialmente sulla parete addominale.
  • Una stomia intestinale può essere confezionata in caso di asportazione di parte dell’intestino, a scopo palliativo – in caso di tumore inoperabile – o a scopo di protezione per escludere la parte dell’intestino a valle della stomia per permetterne la guarigione o la cicatrizzazione.
  • La stomia intestinale può essere eseguita a qualunque età. Più frequente nelle persone adulte e/o anziane, viene eseguita anche in età pediatrica e nei neonati (per esempio in caso di malformazioni intestinali).
  • Le stomie intestinali possono essere classificate in funzione alla sede anatomica, alla durata e alla tecnica di confezionamento utilizzata.
    In funzione della sede anatomica si classificano in:
    – ileostomia;
    – ciecostomia;
    – colostomia destra;
    – trasversostomia;
    – colostomia sinistra;
    – sigmoidostomia.
    Il retto è l’unico tratto d’intestino che non può essere esteriorizzato.
    In funzione alla durata si classificano in:
    – temporanee, quando la stomia viene confezionata come “protezione” e la canalizzazione della parte inferiore dell’intestino verrà ripristinata dopo qualche periodo di tempo, dopo la risoluzione di eventuali problemi patologici che hanno richiesto l’esclusione temporanea della normale funzionalità dell’intestino;
    – definitive, quando il tratto di intestino che segue la stomia è escluso definitivamente dal transito delle feci del tratto distale dell’intestino o completamente asportato.
    In funzione alla tecnica di confezionamento utilizzata si classificano in:
    – terminali, principalmente definitive, permettono un’esclusione totale al transito della parte di intestino a valle;
    – laterali o a doppia canna di fucile, possono essere sia temporanee sia definitive. In questo tipo di stomia sia il moncone afferente (che drena all’esterno il contenuto intestinale) sia l’efferente (che resta in comunicazione con il segmento colico escluso) vengono abboccati alla cute mentre le pareti posteriori delle anse interessate vengono fissate insieme per mantenere le due anse parallele e fisse.
  • Se il confezionamento della stomia avviene con un intervento programmato è necessario comprendere come il paziente percepisce la stomia e l’impatto che essa avrà sul suo stato di salute e sul suo stile di vita, informazioni fondamentali per pianificare gli interventi. È frequente che il paziente provi emozioni negative che ovviamente dovranno essere prese in considerazione insieme agli accertamenti circa il grado di dipendenza e le eventuali limitazioni relative alle attività di vita quotidiana che questo intervento provoca.
  • La stomia è priva di uno sfintere, che ne permette la chiusura, e quindi le feci non possono essere trattenute e fuoriescono senza controllo. E’ indispensabile per la persona sottoposta a intervento per il confezionamento della stomia sapere che il problema può essere affrontato e risolto in modo soddisfacente mediante una buona gestione della stomia.
  • Nella fase pre operatoria è quindi necessario:
    – stabilire insieme al paziente la fase più adatta per la stomia;
    – prevenire le complicanze da mal posizionamento;
    – favorire il mantenimento della sacca di raccolta delle feci in situ;
    – preparare psicologicamente il paziente;
    – favorire la gestione autonoma della stomia.
  • La posizione dello stoma dipende dal tipo di patologia e di intervento. Una buona sede deve:
    – consentire una facile gestione della stomia;
    – garantire la tenuta in situ della sacca di raccolta delle feci;
    – evitare le complicanze;
    – ridurre i costi di gestione.
  • Nell’immediato periodo post operatorio (24-48 ore) è importante attuare manovre di buona prassi come:
    – effettuare la prima sostituzione del presidio dopo 48 ore;
    – detergere la stomia e la cute peristomale con acqua tiepida e sapone senza utilizzare sostanze irritanti e lesive per i tessuti (come per esempio etere, alcol, disinfettanti eccetera);
    – coinvolgere precocemente il soggetto e chi assiste alla cura dello stoma.
  • Dopo l’intervento chirurgico, il personale sanitario deve insegnare al paziente come gestire la stomia. Il soggetto nei giorni che seguono l’intervento deve imparare a:
    – detergere la stomia;
    – sostituire correttamente la sacca di raccolta delle feci.
    L’educazione del paziente non si esaurisce con la dimissione del soggetto ma è importante garantire continuità assistenziale proseguendo l’assistenza al domicilio.
  • La sacca di raccolta viene posizionata in sala operatoria e in genere viene sostituita dopo 48-72 ore.
  • La sacca di raccolta delle feci va rimossa dall’alto verso il basso, delicatamente, tendendo e umidificando la pelle per evitare traumatismi alla cute. Se per staccare più facilmente la placca si usano solventi, è preferibile evitare quelli contenenti alcol perché irritanti e astringenti, mentre vanno usati quelli a base oleosa (che però possono ostacolare la tenuta della nuova sacca da posizionare ) o di silicone.
  • Dopo aver rimosso le feci con carta igienica o con panno carta, la stomia e la cute peristomale vanno deterse con acqua tiepida e sapone, successivamente vanno asciugate tamponando delicatamente. Durante la pulizia dello stoma si può verificare un lieve sanguinamento per microlesioni della mucosa, provocate dalla manovra. Eventuali arrossamenti o ulcerazioni, a meno che siano dovute ad allergia al materiale della placca, non sono una controindicazione all’applicazione del presidio.
  • Dopo aver deterso la stomia occorre:
    – verificare che il foro della placca sia delle stesse dimensioni della stomia, perché se è più grande favorisce il contatto delle feci con la cute, se è più piccolo può provocare edema stomale;
    – proteggere la cute peristomale, su indicazione del terapista, mediante l’applicazione di una pasta barriera che va modellata con le dita bagnate e lasciata asciugare per circa 30 secondi;
    – fare aderire bene la placca alla cute, senza formare grinze. Se il paziente ha un addome villoso, va eseguita la tricotomia per facilitare l’aderenza della placca e ridurre l’insorgenza di microlesioni cutanee quando la si rimuove.
  • Per prevenire disidratazione e arrossamenti:
    – distribuire un velo di crema barriera e attendere che si sia assorbita;
    – applicare un pezzetto di pasta sulla pelle;
    – modellare la pasta stendendola dall’interno verso l’esterno;
    – procedere all’applicazione di un nuovo sistema di raccolta.
  • L’irrigazione è una tecnica che favorisce l’evacuazione della feci, con acqua potabile introdotta nella stomia (lavaggio colico). Questa manovra se associata a una dieta povera di scorie riesce a garantire la continenza in media per 48 ore. Ciò consente di allungare i tempi del cambio della sacca di raccolta (una volta ogni 2 giorni invece che una o più volte al giorno) e di ridurre le alterazioni cutanee. Questa tecnica viene eseguita anche in preparazione a esami diagnostici e interventi chirurgici.
  • Nelle 6-8 settimane dopo l’intervento si sconsiglia l’assunzione di alimenti ricchi di fibre per evitare evacuazioni frequenti. L’alimentazione del soggetto stomizzato seppur varia deve limitare il consumo di alimenti ricchi di scorie (evitare i cereali integrali). La frutta va consumata senza buccia e preferibilmente centrifugata. Preferire grassi vegetali e non fritti, evitare e/o limitare il consumo di formaggi, uova, frattaglie, salumi, carni e pesci grassi (per esempio oca, anitra, agnello, capitone, anguilla, aringa, salmone, sgombro, sardina).

Sitografia

ASL Roma

La ASL di Roma ha pubblicato una mini guida dedicata al cittadino, nella quale fornisce suggerimenti pratici per il soggetto stomizzato. In particolare è possibile avere indicazioni su: quali accortezze avere al rientro a casa, l’igiene della stomia, l’abbigliamento del soggetto stomizzato, i consigli dietetici e quando è opportuno chiamare il medico.

Associazione italiana operatori sanitari di stomaterapia

Il sito è in fase di ristrutturazione per cui al momento alcune pagine non sono disponibili. E’ comunque utile per avere indicazioni sui principali convegni ed eventi dell’AIOSS. In futuro sarà possibile scaricare documenti e materiali utili per la pratica professionale.

Linee guida

E’ la traduzione italiana delle linee guida della RNAO (Registered Nurses’s Association of Ontario). Scopi di questa linea guida sono: assistere gli infermieri nel loro lavoro, in particolare relativamente alla valutazione e gestione delle persone con colostomie, ileostomie e urostomie, includendo la valutazione e la gestione della cute perilesionale. La linea guida si concentra su tre aree di cura: fase pre operatoria, post operatoria e il follow up. La linea guida è tradotta in italiano.

Servizio sanitario Regione Emilia-Romagna

E’ il link a un documento centrato sull’alimentazione dei soggetti stomizzati. In particolare si forniscono consigli per chi ha subìto una colostomia destra o sinistra.

Stomia.it

E’ un sito commerciale nel quale oltre a trovare informazioni sui prodotti per i soggetti che devono essere stomizzati si hanno anche indicazioni pratiche sulla gestione della stomia e su come migliorare lo stile di vita di un soggetto stomizzato. In particolare sono presenti le seguenti sezioni: Il ritorno a casa, La vita in famiglia, Sessualità, Tenersi in forma,Viaggiare, Alimentazione, Abbigliamento.

[Tratto da: www.ipasvi.it ]