QUELLA PIAGA DI LESIONE

Rispettare i ritmi e l’attività del malato è un’ottima regola per capire come curarlo e mantenerlo in buona salute, anche dopo le dimissioni dall’ospedale”.

di: Ivan Santoro Infermiere Coordinatore esperto in Wound Care

Prefazione di Alessandra Vernacchia Infermiera Forense specializzata in Wound Care.

Dopo il primo opuscolo del 2007

Oggi è possibile scaricare l’ebook gratuito qui !

Ringrazio la redazione di ACN, per l’opportunità e alla collega e amica Alessandra Vernacchia per il supporto e la dettagliata prefazione.

E’ un opuscolo semplice e intuitivo per gli addetti ai lavori, o per colleghi che si avvicinano al vasto mondo del Wound Care e per le famiglie che molte volte si affidano a fattucchieri dell’ultimo minuto nella prevenzione e nella cura delle lesioni cutanee.

Scaricate e dateci dei feedbacks tanto è GRATIS!

Il dito nella piaga compie 1 anno…

Ebbene sì! “Il dito nella piaga” compie un anno (circa 8000 contatti unici)… Un progetto nato in sordina, ma con la consapevolezza di poter fornire un aiuto ai colleghi e condividere con altri professionisti la nostra passione. Ringraziamo tutti i lettori e le lettrici per gli attestati di stima, le critiche costruttive e i consigli che ci hanno inviato, sperando di garantire con il passare del tempo una corretta informazione e infondere il nostro amore per il nostro lavoro.

Vi aspettiamo sempre più numerosi/e.

Grazie

Lo staff.

XI° Congresso AISLEC

Da pochi giorni è terminato l’XI° Congresso nazionale AISLEC, che ha portato in dote un nuovo CD, ma dove il percorso tracciato dal precedente CD è ben delineato. Un successo su tutti i fronti: relatori, relazioni scientifiche, consensus, presenza dei discenti e organizzazione impeccabile.

Non rimane che fare un grande in bocca al lupo al nuovo CD, ricordandosi che CONDIVIDERE E COLLABORARE E’ IL MEGLIO PER PREVENIRE E TRATTARE.

Lo staff.

Piercing, tattoo e wound care

Piercing e tattoo sono pratiche millenarie: ma quali sono i reali rischi e le soluzioni agli eventi avversi? Quale rapporto con il wound care? 

Il piercing ha origini molto antiche che risalgono addirittura alla preistoria. Intenzione principale di tale pratica era finalizzata a distinguere i ruoli assunti dai vari membri all’interno della tribù, allo scopo di regolare i rapporti tra gli individui sia nel quotidiano che durante le cerimonie, rendendo palese tutta una serie di informazioni sull’individuo e al suo rapporto con il gruppo di appartenenza.(1)

La tecnica più diffusa è la perforazione del lobo che si ritrova nei testi antichi a partire dalle tribù antiche. Riferimenti alla perforazione dei lobi sono riportate anche nella Bibbia, nell’impero Romano (pratica usata sia dagli uomini che dalle donne) e dagli Aztechi fino all’età Elisabettiana. Ma il ritrovamento più importante è la perforazione del lobo della più antica mummia mai scoperta fino ad ora. Il suo ritrovamento risale al 1991 risalente a un’epoca compresa tra il 3300 e il 3100 a.C. (età del rame). (2)

Nei Veda, i più antichi libri sacri indiani, si trova un riferimento ai lobi e al naso forati della dea Lakshmi. Anche il piercing al labbro ha origine nelle culture tribali dell’Africa e dell’America. Presso gli Aztechi e i Maya, era in uso la pratica della perforazione rituale della lingua, che permetteva al sacerdote di comunicare con le divinità. Molto documentata è la storia del piercing al capezzolo in tarda epoca vittoriana, quando sarebbero divenuti di moda i cosiddetti bosom rings “anelli da seno” noti anche a Parigi con il nome di anneaux de sein (3)

Ricordiamo tra gli altri anche i tatuaggi “MAORI”, che provengono da tradizioni Marchesane in quanto le informazioni più complete che si posseggono sul tatuaggio polinesiano è stato pubblicato nel 1928 da Karl von den Steinen sulla base di appunti presi durante la sua spedizione verso la parte più lontana delle Isole Marchesi nel 1897-1898. Molte tecniche tatuatorie vennero usate nelle tribù indiane americane che risiedevano lungo le coste quindi abbiamo voluto riportare questa sezione a scopo didattico: alcuni di voi diranno che i Maori non rientrano nelle tradizioni dei nativi americani ma sbagliano basti pensare che, ad esempio, nel libro della “Moby Dick- la Balena Bianca” di Herman Melville si descrive il famoso cacciatore di balene di nome Queequeg che altro non era se non un indiano appartenente alle tradizioni polinesiane ma che altro non portava se non una tradizione legata alle tribù delle coste e delle isole, si pensi anche agli stessi Inuit.

Il tatuaggio è una tecnica di colorazione pittorica corporale dell’uomo. Consiste nell’introduzione intradermica di pigmenti che entrano a contatto con il nostro organismo per sempre e con esso interagiscono.(7) Tradizionalmente tale metodica era eseguita per durare nel tempo, mentre in questi ultimi anni possono essere utilizzati dei prodotti che rendono il tatuaggio anche temporaneo. Tale forma di arte consiste nell’incidere la pelle ritardandone la cicatrizzazione con sostanze particolari (più precisamente è chiamata scarificazione) o nell’eseguire punture con l’introduzione di sostanze coloranti nelle ferite. Questa tecnica, che oggi sembra facile da eseguire, è stata resa possibile dal susseguirsi e dall’evolversi di tecniche più svariate e ardue che si sono tramandate fin dall’antichità. I primi tatuaggi si sono ritrovati sulla mummia dell'”uomo di Pazyryk” nell’Asia centrale databile intorno al 500 a.c. Le civiltà che a seguire svilupparono questa forma di decorazione corporea sono gli Egizi e le popolazioni dell’Antica Roma fino all’avvento dell’Imperatore Costantino che ne vietò la pratica nel momento in cui si convertì alla religione cattolica. Mentre assolutamente vietato è il tatuaggio indelebile nella religione Ebraica. Anche in Islam sono consentiti solo tatuaggi temporanei effettuati con l’Henna da eseguire sia sulle mani che sui piedi, infatti le spose vengono decorate con l’Henna per la loro prima notte di nozze. Tale pratica però non è consentita per l’uomo. Altri popoli che hanno sviluppato un proprio stile di decorazione (personalizzata anche nel significato) sono gli abitanti dell’Oceania. Infatti subito dopo l’esplorazione di tali terre, nella zona europea viene reintrodotto l’uso del Tatuaggio che si diffuse subito fra le classi aristocratiche europee. (Ricordiamo lo Zar Nicola II e Sir Wisotn Churchill). In Italia per diversi anni si è ritenuto che il tatuaggio fosse legato ad una personalità delinquente, ma ormai tale pratica è diffusa in tutti gli strati sociali e fra le persone più disparate. (6)

Negli ultimi anni il fenomeno e la fascinazione del decoro della pelle è aumentata in popolarità e accettazione sociale, diventando una “moda”. E’ diffuso soprattutto tra i giovani ma anche tra persone adulte, ed in Italia il 12,8% della popolazione ha almeno un tatuaggio.(7) Tuttavia tali tecniche non possono essere considerate attività salutari, in quanto non si avvicinano nemmeno lontanamente a perseguire o preservare la salute del soggetto che li richiede. Non possono essere ricomprese nella branca della chirurgia estetica che tende a proteggere conservare e ricostruire la salute del paziente.(5) Infatti solo lo 0,5% della popolazione Italiana ha effettuato un tatuaggio con finalità mediche con la pratica della dermopigmentazione, utilizzata per coprire condizioni patologiche della cute, al fine di ripristinare l’aspetto di una cute sana, e/o come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva. Mentre il 3% della popolazione ha effettuato un tatuaggio per finalità estetiche come il trucco permanente, eseguito sui pazienti oncologici o allergici alle sostanze cosmetiche convenzionali.(7)

Fatti salvi i casi appena citati, Il tatuaggio ed il piercing possono essere considerate come un trattamento puramente estetico o una tecnica di decorazione del corpo. Tuttavia tali pratiche possono avere un effetto sull’integrità fisica con conseguenze anche importanti in termini di alterazione della conservazione della salute. Per tale motivo è difficile stabilire un chiaro confine tra attività estetica e salute, dato che anche limitando la pratica agli strati più superficiali della pelle e utilizzando prodotti non farmaceutici, non medici e non chirurgici è innegabile che gli effetti possono avere un impatto non solo sull’aspetto estetico ma anche sulla salute con ripercussioni gravi. L’esecuzione del tatuaggio e del piercing avviene attraverso operazioni invasive, modificano il corpo e lo espongono a conseguenze dannose non intenzionali sull’integrità fisica.(5)

Per questo motivo la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia ha ritenuto opportuno pubblicare Le linee guida per la prevenzione dei rischi da attività di tatuaggio e piercing (Allegato alla Delibera n. 2668 del 28 Dicembre 2017) (4) in ottemperanza alla comunicato stampa del Ministero della salute emanato il’8 Agosto 2015 dopo che i NAS hanno eseguito verifiche a campione in tutta Italia sulla purezza dei pigmenti utilizzati. Il 18% delle sostanze pigmentose analizzate per la realizzazione dei tatuaggi è risultata contaminata da cariche microbiche e fungine (8)

Al momento non ci sono stime attendibili circa il numero di persone che hanno sperimentato complicazioni legate al piercing. La mancanza di dati è determinata dalla non denuncia dell’evento avverso che solitamente è gestito domiciliarmente, solo pochi soggetti ricorrono al Pronto Soccorso o al proprio medico di fiducia. I soggetti maggiormente a rischio di sviluppare una problematica a seguito di tale pratica sono le persone con una maggiore vulnerabilità alle infezioni (ad esempio,i pazienti con diabete, pazienti cardiopatici affetti da valvulopatia, pazienti che assumono corticosteroidi) e quelli che hanno una maggiore probabilità di emorragie (per esempio, persone che assumono farmaci anticoagulanti).

I gioielli solitamente utilizzati nel body piercing sono fatti di metallo, di solito acciaio inossidabile, oro, titanio o leghe. Mentre l’acciaio chirurgico raramente causa reazioni allergiche della pelle, non tutti i prodotti in acciaio inossidabile sono privi di nichel. L’oro spesso è combinato con nichel o altri metalli. Il Nichel placcato in oro è associato ad una elevata prevalenza di reattività nelle persone che sono sensibili al nichel. I soggetti allergici devono perciò prestare particolare attenzione al perno o al fermaglio, levigatezza della superficie e la possibilità di pulizia.

Osservato che tali pratiche possono comportare rischi e, non raramente, anche reazioni avverse è fondamentale rivolgersi sempre a centri autorizzati dalle autorità locali, con tatuatori formati che rispettino quanto prescritto dalle circolari del Ministero della Salute”.

Nella tabella che segue riportiamo gli effetti avversi che si possono realizzare dopo l’esecuzione di un piercing:

Siamo abituati a vedere i tatuaggi come qualcosa di stabile e permanente, pressoché immutabile nel tempo. siano al centro di un processo di cambiamenti senza fine: uno sforzo continuo e senza risultati del nostro organismo per sbarazzarsene. I cristalli d’inchiostro iniettati negli strati (derma) sotto la superficie della pelle sono costantemente accerchiati e ingoiati dai macrofagi, che poi li rigurgitano facendo ricominciare da capo il processo. Che i macrofagi intervengano sui cristalli d’inchiostro dei tatuati è infatti noto da tempo, ma finora dermatologi e ricercatori erano convinti che queste cellule avessero una vita lunghissima e stabile. L’ipotesi era che arrivassero nella zona infiltrata dall’inchiostro, ne assorbissero un po’ e poi rimanessero lì in modo permanente, contribuendo a rendere il tatuaggio uguale nel tempo. Il nuovo studio sembra invece indicare che i macrofagi siano rimpiazzati di continuo da loro nuovi colleghi, in un ciclo senza sosta per provare a sbarazzarsi dell’inchiostro (o almeno, che questo avvenga nei topi). Nello studio i ricercatori ipotizzano che i cristalli di inchiostro siano troppo grandi per essere distrutti dai macrofagi, dopo che li hanno fagocitati. Questo fa sì che l’inchiostro resti visibile e il tatuaggio al suo posto. Con il passare del tempo, i macrofagi muoiono e rilasciano il colore che avevano inglobato, che viene assorbito dai nuovi macrofagi, arrivati per sostituire quelli vecchi. Il ciclo si ripete di continuo, contribuendo a rendere permanente il tatuaggio.

Nella tabella che segue riportiamo gli eventi avversi legati ai tatuaggi:

Conclusioni

Da un sondaggio dell’ISS 2015 risulta che in Italia il 13,4% della popolazione tatuata ha eseguito il suo decoro corporale al di fuori di centri specializzati. Il 3,3% dei soggetti tatuati ha avuto complicanze e di questi solo il 12,1% si è rivolto ad un medico per avere indicazioni. Se poi consideriamo la popolazione in età pediatrica e adolescenziale i risultati sono meritevoli di essere considerati un fenomeno sociale in aumento con le relative conseguenze. Infatti uno studio dell’Eurispes, su un campione di 3800 ragazzi, è emerso che il 20,3% degli adolescenti tra i 12 e 18 anni ha almeno un piercing, con una maggioranza tra le ragazze. I primi tatuaggi invece arrivano tra i 10 e 12 anni e secondo l’ISS, quasi l’ 8% del totale è rappresentato da ragazzi sempre tra i 12 e 18 anni. Per questo alcune ASL, come quella di Reggio Emilia, o regioni come il Friuli Venezia Giulia, hanno elaborato linee guida per la prevenzione dei rischi derivanti dall’esecuzione di tatuaggi e piercing. non restano inerti in un angolino della pelle: gli elementi che compongono l’inchiostro si staccano e migrano, viaggiano all’interno del corpo in forma di micro e nanoparticelle, fino ad approdare ai linfonodi. Gli effetti legati all’applicazione di inchiostri non sono ancora sufficientemente noti. Molti di questi però contengono pigmenti organici, conservanti, contaminanti e non solo… infatti 18% dei pigmenti utilizzati per la realizzazione di tatuaggi risultano contaminati da cariche microbiche e fungine (8)

Per questo motivo La Risoluzione Europea ResAP 2008 fornisce requisiti e criteri di sicurezza per i tatuaggi (etichettatura, composizione dei prodotti, rischi delle sostanze utilizzate, condizioni igieniche necessarie). Solo nei prossimi anni si capirà davvero fin dove e con quali effetti queste sostanze agiscono. Quindi sarebbe opportuno, quando si decide di fare un tatuaggio, prestare attenzione non solo alla scelta di Centri qualificati, ma anche alla composizione chimica dei colori che vengono utilizzati.

Diventa fondamentale capire chi si tatua e dove, come lo fa e con quale consapevolezza, tracciare una sorta di demografia del tatuaggio significa comprendere meglio le criticità connesse a questa pratica e di quali regole ci sia bisogno perché sia effettuata in piena sicurezza  – afferma Alberto Renzoni, esperto dell’Istituto Superiore di Sanità che ha coordinato l’indagine – Il 22% di chi si è rivolto a un centro non ha firmato il consenso informato. E’ invece necessario non solo firmarlo ma che nel farlo ci sia un reale consenso e una reale informazione, considerato inoltre che una fetta consistente delle persone tatuate è rappresentato da minori che potrebbero farlo solo con il consenso dei genitori”. Se, come ci dicono i dati attuali, il fenomeno e la fascinazione del decoro della pelle è in crescita, è necessario perciò che lo sia anche l’informazione su questa pratica e le regole nelle quali attuarla.

 

Articolo a cura di

Dottoressa Alessandra Vernacchia

co-autori

Dott. Ivan Santoro e Dott. Biagio Iosca

[Tratto da: www.assocarenews.it ]

 

Bibliografia

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Piercing
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Mummia_del_Similaun
  3.  Ivan Bloch, Sexual Life in England. Past and Present, Oracle Publishing Ltd, 1996, ISBN 1-86196-003-4.
  4. Linee guida regionali per la prevenzione dei rischi da attività di tatuaggio e piercing. Piano Regionale della Prevenzione 2014-2018 della Regione Friuli Venezia Giulia.
  5. Piercing and tattoos in adolescents: legal and medico-legal implications. Adelaide Conti, et all. https://doi.org/10.1515/med-2018-0023 received January 8, 2018; accepted March 2, 2018
  6. https://it.wikipedia.org/wiki/Tatuaggio
  7. http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2227
  8. http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_4_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=salastampa&p=comunicatistampa&id=4621
  9. https://www.lastampa.it/2017/09/12/scienza/tatuaggi-gli-elementi-dellinchiostro-viaggiano-nel-corpo-e-arrivano-fino-ai-linfonodi-geHRW6Tv2yoSt13XDxZyBM/pagina.html
  10. Unveiling skin macrophage dynamics explains both tattoo persistence and strenuous removal Anna BaranskaAlaa ShawketMabel Jouve View ORCID ProfileMyriam BaratinCamille MalosseOdessa VoluzanThien-Phong Vu Manh View ORCID Profile Frédéric FioreMarc BajénoffPhilippe BenarochMarc Dalod View ORCID ProfileMarie MalissenSandrine Henri  Correspondence email View ORCID ProfileBernard Malissen Correspondence emailDOI: 10.1084/jem.20171608 | Published March 6, 2018
  11. Tattooing and body piercing guidance – Public Health England.

Orgogliosa di essere Infermiera.

Di: Alessandra Vernacchia

Dovrei essere un medico o un’infermiera?

Questa è una riflessione che vorrei condividere con voi e non perché penso che ci sia una risposta, ma perché penso che non ci possa essere un confronto tra le due professioni. Io ho scelto di essere un’infermiera piuttosto che un medico. Non ho mai avuto dubbi sulla mia scelta. Abbiamo entrambi seguito un percorso Universitario, oltre a studiare abbiamo lavorato e qualcuno dei miei colleghi è diventato un’infermiere ripiegando così in una scelta che li tenesse vicino alla medicina. E per qualche ragione follemente ridicola, questo fa male. Sembra un tradimento, come se si stesse voltando le spalle alla nostra bellissima professione. Ma penso che la ragione per cui sono risentita è dovuta al fatto che l’infermieristica è costantemente paragonata alla medicina. Io, in quanto infermiera, sono sempre stata certa che ciò che faccio per vivere non è un premio secondario. L’assistenza infermieristica è qualcosa di più, è quell’emozione che provi quando assisti un paziente fragile e lui ti regala un sorriso. E’ quella sensazione di gioia che provi quando viene dimesso un paziente ricoverato in condizioni critiche che passa a salutarti dalla medicheria con le proprie gambe. Sono emozioni. Fin da bambina sono rimasta affascinata dal lavoro silenzioso di questi angeli. Ho avuto una salute precaria per cui ho frequentato gli ospedali subendo il mio primo intervento a soli due anni. Ed è stato un susseguirsi di ricoveri, di indagini diagnostiche, di mani che si prendevano cura di me, di una sensazione attanagliante di paura e a volte di sollievo. La mia mamma Ostetrica riusciva a non farmi mai capire quanta paura avesse, quanto grande fosse la sua sensazione di impotenza. Era sempre lì, accanto a me, con il suo sorriso ed i suoi occhi dolci. Per non lasciarmi sola a casa, nei caldi pomeriggi estivi quando la scuola era chiusa, mi teneva con se nel “suo” reparto dove, chiusa in una stanza … (perché non mi dovevano vedere) potevo ascoltare i lamenti delle partorienti e poi i primi gemiti dei neonati. Ma mai sul posto di lavoro, l’ho vista ombrosa o arrabbiata. Il sorriso campeggiava sul suo volto tutte le volte che un bambino veniva al mondo. E le infermiere che come piccole api operaie, silenziose e dolci erano sempre indaffarate a correre lungo i corridoi. Le vedevo entrare ed uscire dalle stanze e lavorare, lavorare, lavorare. È stato a causa di questa esperienza che ho deciso di diventare infermiera e di occuparmi fondamentalmente e di nient’altro che di sangue, malati e cadaveri. Non sono semplicemente atterrata in questa carriera perché non c’era “niente di meglio”. Il che mi porta al mio prossimo punto … L’infermieristica non è uguale alla medicina (solo … diversa) L’infermieristica non è ancora vista come una professione a sé stante. Sì, non possiamo fare il nostro lavoro senza medici, ma i medici non possono fare il loro lavoro senza di noi! Ma poiché collaboriamo con il medico, l’opinione pubblica (e talvolta anche gli stessi medici) non capiscono cosa distingue gli infermieri dagli altri professionisti.

Come disse Sana Goldberg nel suo TedxHarvard College, che dire se diventassi un’infermiera? “Penso che siamo percepiti come ripulire sterco alla base della gerarchia medica … ma gli infermieri non sono accessori, sono maestri del loro destino pienamente realizzati che hanno scelto la loro carriera come chiunque altro … le infermiere diranno che loro voglio lavorare con i malati, non per loro o sopra loro “.

Gli infermieri hanno il loro posto unico ed inestimabile nell’ambito dell’assistenza sanitaria. L’infermieristica può essere considerata non meno importante della medicina quando si tratta di risultati quotidiani, ma è il tocco personale di un’infermiera che può essere il più grande messaggio che un paziente riceve dopo un’interazione con il sistema sanitario. E questa non è una responsabilità che dovremmo prendere alla leggera. Siamo essenziali e dobbiamo vedere il valore in noi stessi e garantire la nostra equa rappresentanza nel team di assistenza sanitaria. La felicità è un’infermiera fiduciosa Nessuna infermiera sarà mai felice se passerà il tempo a confrontarsi con qualcun altro. Questo è solo un buon consiglio per la vita, per non parlare del consiglio di carriera (che sia il benvenuto). Gli infermieri devono abbracciare la posizione unica che hanno e concentrarsi sulla promozione della professione all’interno del sistema sanitario. Può essere difficile trattare con la percezione pubblica e privata del nostro ruolo quando non ci si rappresenta veramente. Quando cresceremo nelle varie aree assistenziali e prenderemo piede nella nostra professione, coalizzandoci per il bene del paziente fragile tutti sapranno esattamente chi siamo e smetteranno di confrontarci inutilmente con la professione medica.