Infermieri di famiglia il supporto con un click.

Che cosa fare quando una persona cara non ha neanche la forza di tossire, non riesce a respirare, quando soffre di diabete, ha piaghe e ha bisogno che le si cambi la medicazione?
Anche se non si tratta di vere e proprie situazioni di emergenza, molte persone deciderebbero lo stesso di recarsi al Pronto Soccorso. Per questo motivo la nostra APP sta sviluppando un’alternativa con cui puoi chiamare, via internet, un’infermiere al domicilio.
Il nostro sito propone dei servizi di assistenza sanitaria alle famiglie che devono prendersi cura di una persona cara. I fondatori di questo sito intendono ovviare, con questo servizio, alla carenza di posti letto in ospedale e al massiccio affollamento dei Pronto Soccorso in Italia. Molto spesso la famiglie si precipitano al Pronto Soccorso perché non sanno cosa fare e ignorano che, in molti casi, l’intervento di un infermiere è ampiamente sufficiente. Abbiamo osservato spesso da vicino, in oltre venticinque anni di cure al domicilio, la preoccupazione delle famiglie costrette a pianificare le cure per una persona cara. Si tratta per lo più di anziani colpiti da malattie croniche, oppure convalescenti in seguito ad un’operazione chirurgica. Gli ospedali non dedicano abbastanza tempo ad insegnare alle famiglie come occuparsi dei pazienti una volta dimessi. Quando devono usare presidi medici, come ad esempio i cateteri vescicali, i familiari non sanno da che parte iniziare. Gli infermieri di “iltuoinfermiere.it” aiutano ad individuare i servizi e le cure necessarie prendendosi carico della persona che necessita di cure e della sua famiglia che ha bisogno di un’educazione sanitaria appropriata. I prodotti necessari vengono forniti direttamente dagli infermieri, grazie ad una serie di accordi conclusi con i principali fornitori ospedalieri, con prezzi concorrenziali rispetto all’acquisto singolo del paziente.
Oltre a rassicurare gli utenti, il sito consente agli infermieri liberi professionisti di trovare più facilmente di chi occuparsi. Gli orari sono flessibili e consentono di concentrarsi su un solo paziente per volta. Tutti i dati vengono archiviati elettronicamente e si possono verificare velocemente con un click sul proprio Smartphone: anamnesi del paziente, cartella sanitaria, prescrizioni mediche, referti ecc…
Questo strumento è stato appositamente creato per semplificare la transizione dall’ospedale alle cure al domicilio ed evitare inutili corse ai Pronto Soccorso. Per questo motivo nel prossimo futuro intavoleremo trattative con gli ospedali per la promozione dell’applicazione.
Un’esigenza, quella delle cure a domicilio, che crescerà sempre più a causa dell’invecchiamento della popolazione.

Come fare?

Scaricare la App per infermieri  “iltuoinfermiere” da Google Play (sistemi Android)…è semplicissimo! Vai su Google Play Store, cerca “iltuoinfermiere”, e installa l’App sul tuo smartphone! Più complesso ma non difficile su Apple Iphone 5, 5s, 6, 6s o iPad: aprire il browser Safari, digita www.iltuoinfermiere.it, nei pulsantini della parte in basso allo schermo troverai “aggiungi a Home“, Clicca ed è fatta! (guarda foto nella gallery) .Su WindowsPhone segui la rubrica di questo link:

istruzioni app windowsphone.pdf

Per vedere le Richieste di Prestazioni bisogna accedere al proprio profilo, entrando nell’area riservata in alto a destra, scrivendo la mail e la password scelte al momento dell’iscrizione…benvenuti nel futuro ! Nella HOME personale ci saranno le richieste di prestazioni, in alto evidenziate da una barra colorata quelle della vostra città, di seguito le altre; potrete scegliere quelle che prendete in carico e il pazente riceverà i vostri dati una volta che avrete cliccato “lo prendo in carico”! Dovrete contattarlo per prendere accordi! Nella parte Richieste in Carico ci saranno le schede dei pazienti che avrete scelto di assistere e una serie di strumenti utili per gestire il cliente e tutti i suoi dati.

[Tratto da: www.iltuoinfermiere.it ]

DDL Lorenzin 22/12/2017

Il 22/12/2017, nasce il FNOPI la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche.

“Oggi nasce la Fnopi, la Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche, il più grande Ordine professionale italiano per numero di iscritti. Un traguardo per il quale gli infermieri hanno corso per oltre dieci anni, che conferma la crescita della professione e rende giustizia agli oltre 447mila professionisti che ogni giorno si dedicano all’assistenza dei più fragili e ai bisogni di salute delle persone”.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli infermieri, ancora oggi Ipasvi, ma tra poco, appunto, Fnopi, sottolinea con estrema emozione la conversione in legge del Ddl 1324-b “Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del ministero della Salute”, una legge che per gli infermieri apre le porte di una nuova era.
“Oggi è una giornata storica per gli infermieri – conferma Mangiacavalli – professionisti laureati e internazionalmente riconosciuti come pilastri dell’assistenza. Ora, al pari di tutte le altre professioni intellettuali, per loro ci sarà una tutela ordinistica che favorirà non solo i professionisti, ma anche per gli stessi cittadini, offrendo armi efficaci ad esempio contro l’abusivismo, che infanga l’operato di centinaia di migliaia di professionisti e pone a rischio la salute degli assistiti”.
L’elemento forte della trasformazione dei Collegi in Ordini è la tutela dell’assistito che si ottiene vigilando affinché l’iscritto abbia titolo al contatto diretto con lui, anche in caso con l’esercizio della magistratura interna. Quindi il controllo sui comportamenti deontologici e professionali: si lavora per una sorta di accreditamento periodico anche in termini di competenza dei professionisti. Non basta essere iscritto all’Ordine se poi l’iscrizione diventa un mero titolo di cui fregiarsi senza rivedere preparazione, formazione e competenza. Va introdotto un percorso di accreditamento periodico professionale e continuativo che gli Ordini posso a pieno titolo verificare.
“La differenza la faranno i codici deontologici – prosegue Mangiacavalli – che anche grazie alla nuova legge acquisteranno maggiore rilevanza anche per il peso e le potenzialità che i nuovi Ordini avranno dal punto di vista del controllo e della loro applicazione e potranno essere aggiornati con maggiore e più regolare frequenza.
La differenza la farà l’organizzazione a livello locale che la legge rende elastica prevedendo, anche grazie ai decreti attuativi che ora il ministero della Salute dovrà predisporre con la collaborazioni di tutte le professioni, norme che non ingesseranno più la gestione e l’organizzazione dei professionisti sul territorio come oggi accade”.
Fondamentale nella nuova legge è il superamento, o meglio, l’ammodernamento della legge del 1946 che evidentemente non può essere la stella cometa per gli attuali e per i nuovi Ordini come è stata finora. Il diverso inquadramento degli enti, la loro possibilità di intervento anche disciplinare, una organizzazione più rispondente ai moderni canoni non solo degli enti pubblici, ma anche della programmazione sanitaria, fino ad arrivare a un meccanismo elettivo sicuramente più rispondente a criteri di completezza, ma soprattutto trasparenza, che la rendono indispensabile perché tutta l’attività di Ordini e Federazioni non sia decontestualizzata nei fatti dal divenire della società e del progresso professionale e scientifico.
In questo senso, sottolinea la presidente degli infermieri, è di importanza fondamentale anche un’altra previsione del Ddl. Quella che riguarda la modifica delle sanzioni penali e accessorie in caso di esercizio abusivo di una professione sanitaria, su cui i nuovi Ordini potranno vegliare con maggior forza e a maggior titolo.
“Ringraziamo i parlamentari, a partire dai presidenti delle Commissioni Igiene e Sanità del Senato, Emilia Grazia De Biasi e Affari sociali della Camera, Mario Marazziti – conclude Mangiacavalli – il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e tutti quelli che hanno consentito finalmente di sbloccare l’impasse in cui questa norma si trovava da anni.
Ringraziamo la senatrice Annalisa Silvestro, componente del Comitato centrale della Federazione, che non ha mai lasciato che questo cambiamento epocale potesse essere trascurato nelle aule in cui ci rappresenta.
Ringraziamo però anche gli infermieri e tutti i Collegi che hanno creduto nella possibilità di raggiungere questo traguardo e hanno affiancato e sostenuto la Federazione in ogni momento dell’iter della legge.
Gli oltre 447mila infermieri che operano in Italia dimostreranno ora ancora di più la loro professionalità e la loro capacità, come fanno ogni giorno nei luoghi di lavoro accanto agli assistiti, perché sia riconosciuto ovunque il valore della nostra professione che non deve mai smettere di crescere. E noi con lei”.

[Collegio IPASVI Bg]

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La gestione del catetere vescicale

Le infezioni delle vie urinarie associate a cateterismo vescicale sono tra le infezioni ospedaliere quelle che hanno un’incidenza maggiore. Secondo la letteratura internazionale tra il 60 e l’80% dei soggetti con catetere presenta infezioni nosocomiali del tratto urinario e la probabilità di isolare batteri nel tratto urinario aumenta del 3-6% per ogni giorno in più di permanenza del catetere in vescica. L’infermiere ha un ruolo centrale nella prevenzione delle infezioni delle vie urinarie associate all’uso del catetere: in particolare è fondamentale l’adozione di misure preventive idonee e di raccomandazioni evidence-basednella pratica infermieristica quotidiana.
Poiché l’uso del catetere vescicale è associato a un aumento del rischio di infezioni delle vie urinarie, a disagio per il soggetto cateterizzato, a durata maggiore del ricovero, ad aumento della mortalità e a costi aggiuntivi si raccomanda di ricorrere al catetere urinario solo nei casi in cui ogni altra alternativa non sia praticabile. In ogni caso inoltre l’indicazione del catetere vescicale deve essere giustificata da una richiesta medica e la necessità di mantenere in situ il catetere deve essere rivalutata periodicamente.

  • Secondo i CDC di Atlanta per ridurre il rischio di infezioni legate al catetere bisognerebbe:
    • ricorrere al catetere solo se strettamente necessario;
    • utilizzare il catetere vescicale per un periodo breve;
    • lavare le mani prima e dopo l’inserimento del catetere e prima e dopo lo svuotamento o la sostituzione della sacca di drenaggio;
    • inserire il catetere con tecnica asettica e presidi sterili;
    • limitare l’uso nei soggetti a rischio di infezioni delle vie urinarie in particolare donne, anziani e soggetti immunodepressi.
  • La profilassi antibiotica periodica non deve essere fatta. Assumere antibiotici a scopo preventivo infatti non è utile ma anzi è dannoso.
  • L’introduzione del catetere vescicale può avvenire a scopo diagnostico, terapeutico o evacuativo. A seconda dello scopo il catetere avrà caratteristiche per foggia e dimensione diverse. I parametri che distinguono i cateteri sono:
    • il calibro;
    • il materiale (lattice, PVC o silicone);
    • la consistenza;
    • il numero delle vie;
    • l’estremità prossimale.
  • Il diametro esterno del catetere si misura in Charrier (1 CH equivale a 1/3 di mm). In linea di massima si deve scegliere il catetere con il diametro di minor calibro possibile che sia in grado di garantire il drenaggio senza traumatizzare la mucosa uretrale.
  • cateteri possono essere a una, 2 o 3 vie. I cateteri a una via si usano in caso di cateterismo a breve termine. Nei cateteri a 2 vie una favorisce il deflusso delle urine e l’altra, dotata di valvola permette la distensione di un palloncino in vescica che conferisce stabilità al dispositivo, si usano pertanto quando il catetere deve rimanere in sede per più tempo. Quelli a 3 vie sono usati nei casi in cui è necessario irrigare la vescica.
  • Il cateterismo vescicale è definito a breve permanenza o a breve termine quando il catetere è mantenuto in sede per pochi giorni (al massimo fino a 30 giorni); si parla invece di cateterismo a lunga permanenza se il catetere è mantenuto per un periodo superiore. Si parla invece di cateterismo intermittente se il catetere viene rimosso subito dopo il passaggio delle urine. Il cateterismo intermittente può essere svolto dal paziente stesso. In tal caso si parla di autocateterismo.
  • Il cateterismo urinario deve essere limitato solo ai casi in cui ogni altra alternativa non sia praticabile. In linea generale il cateterismo vescicale va utilizzato in caso di:
    • ostruzione delle vie urinarie a livello uretrale non risolvibile chirurgicamente;
    • alterazione della pressione sanguigna o della volemia che necessita di un continuo e accurato controllo del volume delle urine emesse;
    • necessità di misurare il volume di urine in maniera accurata in un soggetto non collaborante (per esempio in caso di intossicazione);
    • disfunzione neurologica permanente della vescica;
    • intervento chirurgico che richieda la vescica vuota;
    • trattamento delle neoplasie vescicali;
    • svuotamento della vescica prima del parto (se la donna non è in grado di urinare da sola);
    • incontinenza urinaria e gravi casi di macroematuria e piuria per evitare il tamponamento vescicale.

L’incontinenza di per sé non costituisce un’indicazione al posizionamento del catetere. In condizioni non critiche, per il monitoraggio delle urine se possibile si devono utilizzare metodi alternativi come il condom-catetere negli uomini in grado di collaborare. In un’esperienza bolognese il peso dei pannolini delle donne istituzionalizzate si è rivelato un’alternativa praticabile.

  • Il catetere a permanenza deve essere inserito con tecnica asettica e presidi sterili. Per l’inserimento di un catetere urinario a intermittenza è indicata la procedura pulita. Nel caso in cui il catetere non sia autolubrificante si raccomanda di utilizzare un lubrificante per ridurre il traumatismo uretrale. Si raccomanda di utilizzare confezioni di lubrificante monouso o individualizzate per il singolo soggetto. Prima di inserire il catetere occorre lavare il meato urinario con acqua e sapone.
  • Prima di procedere a qualunque pratica assistenziale che preveda la manipolazione del catetere (per esempio inserimento del catetere, svuotamento della sacca o igiene dei genitali) è necessario lavare le mani con acqua e sapone oppure frizionarle con soluzione alcolica e indossare guanti monouso non sterili.
  • La cura quotidiana del meato urinario va fatta con acqua e sapone, non è stata dimostrata l’efficacia dell’uso di disinfettanti né di pomate antibiotiche o a base di iodopovidone per prevenire l’insorgenza di infezioni. Si raccomanda di lavare la zona dei genitali e dell’ano più volte al giorno con acqua e sapone soprattutto dopo essersi scaricati. I genitali e l’ano vanno asciugati con cura senza ricorrere a talco, creme o disinfettanti se non prescritti dal medico. Quando si fa la doccia occorre lasciare la sacca attaccata al catetere ponendola sotto il livello della vescica. Al termine della doccia è sufficiente asciugare la sacca con un asciugamano e sostituire gli strap di fissaggio.
  • Le irrigazioni vescicali possono essere necessarie in caso di interventi che causano sanguinamento del tratto urinario. In tali casi si raccomanda di eseguire irrigazioni con tecnica sterile.
  • La ginnastica vescicale non va effettuata perché non è efficace nel migliorare la funzionalità vescicale ed è probabilmente dannosa.
  • Non ci sono prove su quale sia la frequenza ottimale per sostituire il catetere. Si suggerisce pertanto di sostituirlo quando necessario. Il momento adatto per la sostituzione va stabilito in base alle condizioni generali del soggetto cateterizzato, delle urine e in base alle caratteristiche specifiche del catetere. In particolare nei soggetti a rischio di ostruzione l’intervallo di sostituzione deve essere più breve di quello raccomandato dalle aziende produttrici.
  • La necessità di mantenere il catetere in sede dovrebbe essere rivalutata periodicamente: il catetere va rimosso appena possibile per l’alto rischio di infezioni delle vie urinarie. La durata della cateterizzazione va decisa in base al rischio di possibili complicanze.
  • Al cambio del catetere non serve somministrare l’antibiotico tranne in caso di infezione urinaria (febbre, brividi, dolore al basso ventre).
  • Gli esami colturali delle urine nei soggetti con catetere non sono utili perché la batteriuria asintomatica è presente in un’alta percentuale di soggetti con catetere a breve permanenza e in tutti i soggetti con catetere da 30 giorni. L’esame colturale è opportuno solo in caso di sintomatologia infettiva (febbre, brividi, dolore al basso ventre, al fianco, alla schiena) o altra indicazione medica.
  • Le complicanze più frequenti sono:
    • infezioni delle vie urinarie;
    • ostruzione da ematuria;
    • ostruzione da struvite;
    • perdita di urina;
    • lesioni da decubito;
    • traumatismi uretrali.
  • In presenza di ematuria il catetere può ostruirsi per la formazione di coaguli; in tal caso è indispensabile l’utilizzo di un catetere Couvelaire che favorisce il drenaggio.
  • L’ostruzione da struvite è una complicanza frequente nei soggetti portatori di catetere. La causa sono i batteri produttori di ureasi che possono trovarsi nelle urine. Tali batteri scindono l’urea in ioni ammonio innalzando il pH delle urine. L’ambiente basico alla temperatura di 37 °C favorisce la precipitazione di sali di fosfato di ammonio. L’efficacia dell’acidificazione delle urine con succo di mirtillo è ancora discussa, tuttavia spesso è utilizzata nella pratica clinica. Sembra invece che il catetere in silicone sia da preferire nei soggetti con ostruzioni frequenti.

Sitografia

ANIPIO

L’Associazione Nazionale Infermieri per la Prevenzione delle Infezioni Ospedaliere ha preparato un documento sulle responsabilità dell’infermiere nel cateterismo vescicale scritto da un giurista esperto di diritto delle professioni sanitarie.

CDC

Linee guida dei Centers for Disease and Control di Atlanta per la prevenzione delle infezioni associate all’uso del catetere vescicale. Il documento, in inglese, fornisce gli elementi per definire quali siano i casi per i quali è necessario l’uso del catetere vescicale e descrive in modo schematico le tecniche migliori per l’inserimento e la gestione del catetere.

Department of Aging ad Disability Services

Il Department of Aging ad Disability Services ha pubblicato un documento sintetico e schematico intitolato Evidence based best practice: catheter care. Il documento è in inglese.

Istituto Superiore di Sanità

L’Istituto Superiore di Sanità ha pubblicato un documento sulla gestione del catetere vescicale. Obiettivo è diffondere le raccomandazioni evidence based per l’utilizzo del catetere così da ridurre il rischio di infezioni. Il documento è aggiornato al 2003.

Linee guida del Royal National College of Nursing

E’ il link alle linee guida inglesi sulla gestione infermieristica del catetere vescicale. In particolare va segnalato che una sezione del documento è dedicata alle informazioni che l’infermiere deve dare al paziente. Le linee guida sono in inglese.

MedLineplus

In questo articolo si trovano informazioni sulle complicanze associate all’uso del catetere a lungo termine e indicazioni su quando sostituire il catetere e come procedere per l’inserimento.

Nursing Center

E’ il sito del Lippincot’s Nursing Center, contiene linee guida e raccomandazioni per un uso corretto del catetere vescicale. Il sito è molto interessante e interattivo: consente di chiedere informazioni a esperti e permette di scaricare immagini, file power point e video sul corretto inserimento. Il sito è in inglese.

Regione Emilia Romagna

L’Agenzia sanitaria e sociale della Regione Emilia Romagna ha preparato un dossier centrato sulle infezioni delle vie urinarie. In particolare si forniscono indicazioni evidence based sulle infezioni asintomatiche, sulla cistite e sulle infezioni urinarie ricorrenti nell’uomo e nella donna. Inoltre una parte del dossier è dedicata alla gestione del catetere vescicale. Il documento è aggiornato al 2010.

Università di Trieste

Il Dipartimento di urologia dell’Università di Trieste ha pubblicato un documento sui cateteri vescicali e le infezioni associate sulla rivista Clinical Management of Complicated Urinary Tract Infection. Nell’articolo sono presenti immagini dei diversi tipi di catetere.

[Tratto da: www.ipasvi.it ]

Igiene delle mani

  • L’igiene delle mani è fondamentale per la prevenzione delle infezioni. Molti studi hanno trovato che il 15-30% delle infezioni nosocomiali possono essere prevenute con una accurata igiene delle mani.
  • Non tutti gli operatori sanitari lavano le mani rispettando la tecnica corretta. Una revisione sistematica di 96 studi controllati ha trovato che complessivamente il tasso di aderenza al protocollo per l’igiene delle mani è del 40%. Il tasso di aderenza era inferiore in terapia intensiva (30-40%) rispetto a quanto rilevato in altri reparti. Inoltre l’aderenza era inferiore tra i medici (32%) rispetto agli infermieri (48%).
  • Le ragioni di questa scarsa aderenza al protocollo sono da attribuirsi al carico di lavoro, alla mancanza di tempo e ad alcuni disturbi della cute secondari al lavaggio frequente delle mani, come secchezza e irritazione.
  • Sono cinque i momenti in cui tutti gli operatori sanitari dovrebbero sempre lavare le mani con acqua e sapone:
    – prima di toccare un paziente;
    – prima di iniziare una qualunque procedura di pulizia o di asepsi;
    – dopo aver visitato un paziente;
    – dopo aver toccato qualunque oggetto nelle immediate vicinanze del paziente;
    – dopo il contatto con fluidi biologici e secrezioni corporee.
    Le mani vanno lavate accuratamente anche se si utilizzano i guanti.
  • Il lavaggio delle mani di deve eseguire con modalità e prodotti diversi secondo le mansioni che si devono svolgere:
    – il lavaggio sociale con acqua e sapone si esegue prima di manipolare farmaci o di preparare o servire alimenti;
    – il lavaggio antisettico (con acqua e antisettico) o la frizione alcolica si effettua prima e dopo il contatto con il paziente;
    – il lavaggio chirurgico prima delle procedure chirurgiche.
  • Per l’esecuzione corretta del lavaggio sociale delle mani occorre:
    A. aprire il rubinetto con la mano, il gomito o il piede;
    B. bagnare uniformemente le mani e i polsi con acqua tiepida;
    C. applicare una dose di sapone sul palmo della mano e insaponare uniformemente mani e polsi con sapone liquido detergente in dispenser apposito (4 ml circa o secondo le indicazioni del produttore);
    D. dopo aver insaponato le mani per almeno 15 secondi sciacquare abbondantemente;
    E. asciugare tamponando con asciugamani monouso in tela o carta assorbente fino a eliminare l’umidità residua;
    F. chiudere il rubinetto dell’acqua con il gomito, oppure se è manuale con un lembo dell’asciugamano.
    Il lavaggio sociale deve durare dai 20 ai 40 secondi.
  • Per eseguire correttamente il lavaggio antisettico occorre procedere come per il lavaggio sociale per le prime 2 fasi (A, B). Dopo aver bagnato uniformemente le mani e i polsi occorre:
    C. frizionare vigorosamente per 15-30 secondi i polsi, gli spazi interdigitali e i palmi di entrambe le mani con sapone antisettico;
    D. sciacquare accuratamente con acqua corrente;
    E. asciugare prima le dita e poi i polsi con salviette monouso in tela o carta assorbente;
    F. chiudere il rubinetto dell’acqua con il gomito, oppure se è manuale con un lembo dell’asciugamano utilizzato.
    Il lavaggio antisettico deve durare dai 40 ai 60 secondi.
  • Il lavaggio chirurgico va eseguito con un sapone antisettico o tramite frizione con prodotti a base alcolica usando preferibilmente prodotti con attività prolungata, prima di indossare guanti sterili. Quando si esegue il lavaggio chirurgico delle mani con un sapone antisettico, strofinare mani e avambracci per la durata di tempo raccomandata dal produttore, solitamente 2-5 minuti. Non sono necessari periodi di tempo più lunghi.
  • I ricercatori hanno trovato che l’uso di soluzioni alcoliche è efficace nel migliorare l’aderenza al protocollo e nel ridurre il rischio di infezioni nosocomiali. Tuttavia l’uso di soluzioni alcoliche non è raccomandato se le mani sono particolarmente sporche e in particolare dopo contatto con materiale organico (sangue o altri fluidi corporei). Sono invece pratiche e utili prima e dopo il contatto con il paziente.
  • Le soluzioni alcoliche per l’igiene delle mani contengono uno o più alcol compreso etanolo, isopropanolo e N-propanolo. Queste soluzioni vanno frizionate energicamente sulle mani per eliminare i microrganismi presenti sulla cute. L’azione antisettica è associata alla capacità di denaturare le proteine, inibire gli enzimi e favorire la lisi della membrana citoplasmatica.
  • I disinfettanti e le soluzioni alcoliche al 60-90% sono quelle con la massima efficacia antibatterica e possono essere utilizzati per il lavaggio e per la disinfezione chirurgica delle mani.
  • Per eseguire correttamente la frizione alcolica delle mani occorre:
    – versare 3 ml di soluzione idroalcolica nel palmo della mano scegliendo se possibile la formulazione in gel;
    – sfregare il palmo destro sul dorso della mano sinistra con le dita intrecciate e viceversa;
    – sfregarle palmo a palmo con le dita intrecciate;
    – frizionare il dorso delle dita con il palmo della mano con le dita interbloccate;
    – strofinare la punta delle dita di ogni mano contro il palmo della mano opposta;
    – sfregare fino a completa asciugatura.
    La frizione con soluzione alcolica deve durare complessivamente 30-40 secondi.
  • La dermatite da contatto è uno dei fattori che causa scarsa compliance degli operatori sanitari all’igiene delle mani. Circa il 25% degli operatori sanitari lamenta problemi cutanei legati all’uso di detergenti. La dermatite da contatto frequente tra gli operatori sanitari è causata dal ripetuto lavaggio delle mani, dai guanti, dai disinfettanti aggressivi o dai detersivi. Gli alcoli hanno soltanto un potenziale margine di irritazione, anche se possono causare una sensazione di bruciore sulla pelle irritata. Per ridurre al minimo l’incidenza di dermatiti da contatto dovute al lavaggio e/o alla disinfezione delle mani è consigliato l’uso di lozioni o creme per le mani.

Sitografia

Linee guida CDC

I Centers for Disease Control di Atlanta hanno pubblicato nel 2002 le linee guida per l’igiene delle mani nelle strutture sanitarie. Il documento descrive le tecniche di igiene delle mani e prende in esame i principali agenti antisettici.

Ministero della salute

Sul sito del Ministero della salute è stata pubblicata una mini guida sull’igiene delle mani. I punti affrontati sono: come lavare le mani, quando lavarle e come comportarsi in ospedale. Nel sito si possono trovare diversi link di approfondimento.

Linee guida dell’OMS

Le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sono state pubblicate nel 2009. Nelle linee guida sono indicate le raccomandazioni cui bisogna attenersi per garantire una corretta igiene delle mani e ridurre il rischio di infezioni nosocomiali.
Sul sito del CCM del Ministero della Salute si può scaricare la versione in italiano, aggiornata al 2005.
http://www.ccm-network.it/documenti_Ccm/prg_area1/Inf_Oss/Lg_internaz/LG_Oms_05-06.pdf

Centro Studi di evidence based nursing Sant’Orsola Malpighi Bologna

Il Centro Studi di evidence based nursing ha pubblicato un documento sull’efficacia di soluzioni su base alcolica nel trattamento igienico delle mani. Il documento è tratto dalle Linee guida per l’igiene delle mani nelle Strutture Sanitarie Assistenziali CDC 2002.

Infermieristica pediatrica

Sul sito di infermieristica pediatrica sono state tradotte parti delle linee guida dei CDC. In particolare sono indicate le tecniche corrette per il lavaggio e l’antisepsi delle mani, sono fornite indicazioni per la scelta dei prodotti e la cura della cute.

[Tratto da: www.ipasvi.it ]