ILDITONELLAPIAGA

Una riflessione interdisciplinare: “Le competenze che curano: il ruolo della formazione nell’implementare percorsi personalizzati di cura delle lesioni da pressione”

Nel panorama sanitario italiano, la prevenzione e la gestione delle lesioni da pressione rappresentano una sfida clinica e organizzativa di primaria importanza, con rilevanti implicazioni medico-legali. L’evoluzione delle pratiche assistenziali, supportata da evidenze scientifiche e da interventi multifattoriali, costituisce un pilastro fondamentale per garantire la sicurezza del paziente, la qualità delle cure e la sostenibilità del sistema sanitario.

Il presente contributo si inserisce in questo contesto, proponendo una riflessione critica e sistematica sull’efficacia degli interventi rivolti agli infermieri nella prevenzione delle lesioni da pressione. Attraverso l’analisi dell’articolo “Impact of multifaceted interventions on pressure injury prevention: a systematic review” di Usha Rani Kandula, pubblicato nel gennaio 2025, viene esplorata la letteratura internazionale più recente (2020–2024), con l’obiettivo di identificare strategie evidence-based capaci di migliorare gli esiti clinici, ridurre i costi sanitari e rafforzare le competenze professionali.

La revisione sistematica esaminata si distingue per il rigore metodologico, l’adozione delle linee guida PRISMA e l’utilizzo di strumenti di valutazione riconosciuti (CASP, NCOS), offrendo una base solida per il confronto e l’applicazione nel contesto italiano. In particolare, l’attenzione alla scala di Braden come strumento predittivo e la valutazione degli interventi educativi e organizzativi che pongono le basi per una riflessione interdisciplinare che coinvolge non solo l’infermieristica clinica, ma anche quella forense e legale, in un’ottica di responsabilità professionale e tutela del paziente.

L’autore Usha Rani Kandula all’interno del suo articolo “Impact of multifaceted interventions on pressure injury prevention: a systematic review” pubblicato a gennaio 2025, ha effettuato una revisione bibliografia di articoli open source, pubblicati tra il 2020 ed il 2024. Le diverse banche dati che sono state consultate sono: Google Scholar, PubMed, Science Direct, Cochrane Library e Hinari, oltre a fonti di letteratura grigia che esaminassero gli interventi rivolti agli infermieri, con l’obiettivo di raccogliere letteratura recente e rilevante sulla prevenzione e gestione delle lesioni da pressione conosciute anche come ulcere da decubito.

La strategia di ricerca utilizzata comprendeva l’analisi degli studi che utilizzassero la scala di Braden nella valutazione del paziente a rischio di sviluppare lesioni da pressione. Sono stati considerate solo pubblicazioni in lingua inglese e il risultato di questo lavoro di revisione sistematica era rivolto alla misurazione degli esiti relativamente al miglioramento delle pratiche infermieristiche includendo i seguenti indicatori:

  • Valutazione della prevalenza delle lesioni da pressione
  • Miglioramento delle pratiche infermieristiche
  • Esiti clinici dei pazienti
  • Costi sanitari
  • Acquisizione di nuove conoscenze tra i professionisti sanitari.

L’outcome era valutare l’efficacia degli interventi multifattoriali finalizzati a:

  • ridurre le lesioni da pressione,
  • migliorare le pratiche infermieristiche,
  • ottimizzare gli esiti dei pazienti,
  • diminuire i costi sanitari,
  • aumentare la ritenzione delle conoscenze.

Il processo di analisi utilizzato dall’autore si è ristretto a 37 articoli che soddisfavano i criteri di inclusione ed ha considerato sia i dati statistici che gli studi qualitativi, per esplorare in modo completo la prevenzione delle lesioni da pressione e le pratiche infermieristiche. Gli studi qualitativi sono serviti per esaminare aspetti dell’assistenza, soprattutto quando si indagavano le differenze tra sottogruppi all’interno delle popolazioni studiate. Naturalmente l’autore ha dovuto identificare temi, modelli e intuizioni dedotte dalle interviste, focus group, risposte aperte e questionari. Questo approccio ha permesso di contestualizzare i dati raccolti in relazione ai dati sociodemografici degli infermieri, al loro contesto clinico e al tipo di intervento che è stato messo in atto relativamente alla prevenzione delle lesioni da pressione.

Gli strumenti che sono stati impiegati ed analizzati sono diversi e comprendono una gamma di scale legate alla prevenzione delle lesioni da pressione:

  • Braden Score/ Braden Risk Assessment Scale (BRAS): utilizzata per valutare il rischio di lesioni da pressione in base a fattori come percezione sensoriale, umidità, attività, frizione/taglio, mobilità e stato nutrizionale.
  • Braden Q Scale: versione adattata per una valutazione rapida o qualitativa.
  • Scala per lesioni da dispositivi medici (MDRPI).
  • Schede di valutazione della pelle e checklist osservazionali per le pratiche preventive degli infermieri.
  • Questionari strutturati per valutare la conoscenza degli infermieri.

Oltre a strumenti legati alla valutazione delle lesioni da pressione:

  • EPUAP (European Pressure Ulcer Advisory Panel),
  • PUSH (Pressure Ulcer Scale for Healing),
  • 3 S-IRAS (scala intraoperatoria di rischio per lesioni da pressione),
  • BSRS (Brief Symptom Rating Scale),
  • PZPUKT (Pieper Zulkowski–Pressure Ulcer Knowledge Test),
  • Facility Assessment Checklist,
  • Moore & Price Attitude Scale.

Questa varietà di strumenti riflette l’approccio completo adottato dai ricercatori per valutare:

  • il rischio d’insorgenza delle lesioni da pressione nella popolazione osservata,
  • le pratiche preventive infermieristiche applicate in fase di pianificazione assistenziale,
  • gli esiti clinici sui pazienti.

I risultati degli studi clinici che sono stati presi in considerazione, hanno evidenziato diversi aspetti relativi alla prevalenza delle lesioni da pressione, alle pratiche infermieristiche e ai fattori di rischio correlati all’efficacia degli interventi messi in atto.

 

La prevalenza delle lesioni da pressione è diminuita significativamente dopo l’attuazione degli interventi preventivi, con le lesioni da pressione insorte in ospedale (HAIs) che sono passate dal 52.9% al 21.3%. Le percentuali di prevalenza osservate, variavano tra 10.2% e 60.9%, a seconda della popolazione e del contesto dello studio. Gli interventi educativi hanno migliorato la comprensione e le pratiche degli infermieri, contribuendo alla riduzione delle lesioni da pressione acquisite in ospedale. Mentre la prevalenza delle lesioni da pressione conseguente all’uso dei dispositivi medici è stata del 5.01%.

I fattori di rischio identificati come predittori indipendenti includono: età, sesso, punteggio della scala di Braden e diabete. Nel complesso, i risultati sottolineano l’importanza degli interventi educativi continui sul personale sanitario, delle pratiche basate sull’evidenza e dei protocolli di cura completi per ridurre il rischio d’insorgenza delle lesioni da pressione e migliorare gli esiti clinici dei pazienti.

📚 Esempi di studi che riportano la variazione della prevalenza delle lesioni da pressione.

1) Bassam Alshahrani et al. (2024): prevalenza di lesioni da pressione negli ospedali dell’Arabia Saudita, iniziale del 60.9%, con il 52.9% delle lesioni acquisite in ospedale, di cui:

– 37.9% in unità specifiche

– 23.0% da dispositivi medici.

Dopo l’intervento formativo e l’applicazione di protocolli di cura, la prevalenza totale è scesa al 28.7%.

2) Talal ALFadhalah et al. (2024): prevalenza nazionale media in Kuwait, del 17.6% (IC 95%: 11.3–23.8), con il 58.1% dei casi acquisiti in comunità, evidenziando la necessità di interventi formativi anche fuori dall’ambiente ospedaliero.

3) Habtamu Bekele et al. (2024): 49 lesioni da pressione su 480 pazienti, con una prevalenza negli ospedali del Northwest Ethopia del 10.2% (IC 95%: 7.7–12.9), indicando una problematica significativa nella cura dei pazienti.

4) Lindsey Stevens et al. (2024): lo studio dimostra un miglioramento significativo nella comprensione delle pratiche preventive da parte degli infermieri dopo un intervento educativo, con progressi evidenti tra la valutazione iniziale (T1) e quella finale (T3). (Columbia University)

5) Mohammad Y. N. Saleh et al. (2023): Negli ospedali della Giordania la prevalenza di lesioni da dispositivi medici (MDRPI) risulta del 5.01%, con il 65.8% delle lesioni riguardanti la pelle e il 34.2% le mucose, evidenziando la varietà e la complessità di queste lesioni.

6) Gulay Yazıcı et al. (2022) è stata analizzata la prevalenza e le caratteristiche delle lesioni da pressione tra i pazienti: Le lesioni da pressione sono state rilevate nel 17.4% dei pazienti osservati. Di queste, l’85.71% erano acquisite in ospedale, sottolineando la necessità di attuare corrette misure preventive nelle strutture sanitarie. Il 57.14% delle lesioni erano di stadio 1, evidenziando l’importanza della diagnosi precoce. Il 71.4% delle lesioni era attribuito a dispositivi medici, indicando un’area critica per interventi mirati e i miglioramenti nelle pratiche assistenziali.

In uno studio pionieristico condotto da Tuba Sengul (Tuba Sengul et al. 2022)[1] in Turchia, è stata effettuata un’analisi approfondita dei punteggi totali della scala di Braden tra i pazienti a rischio di sviluppare lesioni da pressione. I risultati sono stati significativi:

  • Questo studio evidenzia lacune critiche nell’efficacia della Scala di Braden. Gli infermieri hanno identificato carenze significative, tra cui la non specificità e la trascuratezza di fattori di rischio chiave, che ne compromettono l’utilità nei contesti clinici. Hanno sottolineato che occorrono predizioni di rischio più accurate e piani di cura personalizzati che possono essere ottenuti tramite la tecnologia AI.
  • Implicazioni per l’assistenza professionale: Questo studio sottolinea la necessità di rivedere la Scala di Braden o svilupparne una nuova a causa dei suoi limiti nella valutazione del rischio, fornendo informazioni cruciali per migliorare l’assistenza ai pazienti e offrendo nuove prospettive sull’integrazione dell’AI nella valutazione del rischio d’insorgenza di lesioni da pressione nella pratica infermieristica.

Un altro studio preso in considerazione è stato condotto da Lei Ding et al. (2022)[2] in un centro medico situato in Cina. L’autore ha identificato i fattori di rischio indipendenti per le lesioni da pressione acquisite in comunità (CAPI):

  • Età: ogni anno in più è associato a un aumento del rischio del 3.1%.
  • Sesso: le donne presentano un rischio ridotto (OR = 0.810).
  • Punteggio Braden: punteggi più alti sono associati a un rischio maggiore (OR = 1.235).
  • Diabete: raddoppia il rischio di CAPI (OR = 2.059).

Questi risultati evidenziano la natura complessa delle lesioni da pressione acquisite in comunità e l’importanza di mettere in atto strategie preventive personalizzate basate su fattori demografici e condizioni cliniche.

L’autore Busra İpek et al. (2022)[3] nel suo studio ha rilevato una prevalenza significativa (del 18,0%) di lesioni da pressione associate all’immobilità (IAPI). Contrariamente alle aspettative, il rischio era mitigato nelle donne, nei pazienti con malattie croniche e nei pazienti sottoposti a interventi chirurgici maggiori. Questa scoperta sfida le assunzioni tradizionali e sottolinea la necessità di una valutazione del rischio più personalizzata ed innovativa.

L’autore Kawther Badry Mobed et al. (2022)[4] in uno studio condotto in Egitto, ha analizzato la localizzazione e l’eziologia delle lesioni cutanee nei pazienti ortopedici portatori di trazione.  Le lesioni da pressione sono risultate le più comuni, rappresentando il 40% dei casi. La regione sacrale è stata la sede più colpita (40% dei casi). Il 30% dei pazienti presentava lesioni in più di una sede, evidenziando la complessità di gestione di queste lesioni. Questi dati hanno offerto all’autore spunti preziosi per sviluppare strategie di prevenzione e gestione più efficaci. Le azioni sono state riassunte in cinque componenti chiave:

  • supportare la superficie del corpo alleviando le pressioni,
  • controllare costantemente la cute,
  • muovere e riposizionare il paziente,
  • prendersi cura dell’incontinenza,
  • prestare particolare attenzione alla nutrizione e all’idratazione,

Oltre a adottare misure preventive di controllo per la cura della cute ricomprese in sei item:

  • Temperatura della cute (normale o calda)
  • Colore della cute (normale o arrossata)
  • Stato della sudorazione cutanea (normale, bagnata o asciutta)
  • Turgore della cute (normale o edema)
  • Integrità della cute (normale o integra)

Lo studio dell’autore Doaa Mohamed Mahmoud et al. (2022)[5] alla Benha University Hospital (Arabia), ha osservato la valutazione dei livelli di rischio d’insorgenza di lesioni da pressione nei pazienti ortopedici immobilizzati, valutati con la Braden Scale:

Nel gruppo di controllo, il 56% dei partecipanti presentava un rischio moderato, mentre il 18% era classificato come ad alto rischio. Nel gruppo di studio, il 54% aveva rischio moderato e il 20% alto rischio. Questi risultati indicano una distribuzione simile del rischio tra i due gruppi, evidenziando la necessità di interventi mirati per ridurre il rischio d’insorgenza delle lesioni da pressione in entrambi i contesti. Ciò a significare che tutti i pazienti possono essere considerati a rischio di sviluppare lesioni da pressione.

L’autore Ebtsam Saad Soliman et al. (2022)[6] contestualizza l’implementazione di linee guida basate sull’evidenza, dimostrando che la loro applicazione ha avuto un impatto notevole sugli esiti dei pazienti con lesioni da pressione. È stata osservata una variazione statisticamente significativa tra il gruppo di studio e quello di controllo, confermando l’efficacia delle pratiche basate sull’evidenza nel migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria sui pazienti ortopedici immobilizzati. Questo studio sottolinea il potenziale trasformativo delle linee guida strutturate nell’ottimizzazione della cura del paziente.

Lo studio di E.S.S. Saad et al. (2022)[7]ha condotto un’analisi delle conoscenze e delle pratiche degli infermieri sulle lesioni da pressione ed ha rivelato che: prima dell’implementazione del programma formativo, solo il 22% degli infermieri osservati mostrava un buon livello di competenza complessiva sul tema delle lesioni da pressione. Questo ha evidenziato la necessità urgente di interventi formativi mirati, per migliorare la comprensione e l’applicazione delle misure preventive da parte degli operatori sanitari in Egitto.

Sulla base dei risultati della presente ricerca, si può affermare che il programma educativo è estremamente utile nel migliorare (conoscenze e pratiche) riguardo alla riduzione dell’insorgenza delle lesioni da pressione e alla sicurezza dei pazienti ortopedici immobilizzati, supportando l’ipotesi dello studio. Alla luce dei risultati, si raccomandano i seguenti punti:

▪ Fornire sessioni di educazione e formazione continua per gli infermieri che assistono i pazienti immobilizzati, al fine di migliorare le loro conoscenze e le pratiche sulla prevenzione delle lesioni da pressione.

▪ La disponibilità di opuscoli informativi stampati sulla prevenzione e gestione delle lesioni da pressione da divulgare ai pazienti e ai caregivers per ottenere risultati significativamente migliori.

▪ Condurre ulteriori ricerche per indagare l’effetto dell’implementazione del programma educativo sulla prevenzione e riduzione dell’incidenza delle lesioni da pressione e sul miglioramento della sicurezza dei pazienti immobilizzati su campioni più ampi selezionati in diverse aree geografiche dell’Egitto, al fine di aumentare l’efficienza delle prestazioni infermieristiche.

L’autore Masoud Hatefi et al. (2022) ha indagato sulla combinazione innovativa di interventi di rivelata efficace nella riduzione del rischio di lesioni: L’uso simultaneo di un cuscino ad aria e del posizionamento a 30° ha portato a una riduzione statisticamente significativa del rischio d’insorgenza di lesioni da pressione (valore p = 0.035, inferiore alla soglia convenzionale di 0.05). Questo risultato evidenzia il potenziale degli approcci sinergici (interventi multifattoriali) per migliorare la sicurezza del paziente. Tali interventi hanno comportato una significativa riduzione della prevalenza delle lesioni da pressione (Pressure Injuries, PI), con una diminuzione marcata dal 60.9% al 28.7% complessivo, e dal 52.9% al 21.3% nei casi acquisiti in ospedale.  La prevalenza media nazionale in Egitto, delle lesioni da pressione, è risultata pari al 17.6%, con il 58.1% dei casi acquisiti in comunità. I componenti chiave degli interventi efficaci includono i programmi educativi per gli infermieri, che hanno migliorato notevolmente le conoscenze e le pratiche relative alla scala di Braden e ai protocolli di cura delle lesioni. Gli interventi mirati, come l’uso di cuscini ad aria e tecniche di posizionamento specifiche, che hanno gestito i fattori di rischio critici come età, sesso, punteggio Braden e malattie croniche. La metodologia solida dello studio, l’ampia dimensione del campione e l’uso di strumenti di valutazione della qualità consolidati (CASP per studi sperimentali e NCOS per studi descrittivi) rafforzano l’affidabilità dei risultati, soprattutto considerando che la maggior parte degli studi è stata condotta in Egitto.

In definitiva, gli autori degli studi che sono stati ricompresi in questa revisione, hanno attribuito la riduzione delle lesioni da pressione all’efficacia dei programmi educativi, alla pianificazione assistenziale personalizzata e al miglioramento delle pratiche infermieristiche. È stata sottolineata l’importanza della pianificazione precoce delle strategie preventive, soprattutto nelle popolazioni ad alto rischio. Inoltre, sono stati analizzati i fattori di rischio (età, sesso, malattie croniche), evidenziando la necessità di interventi personalizzati.

Infine, sono stati proposti suggerimenti per la ricerca futura, tra cui l’esplorazione di nuovi interventi, la valutazione degli esiti sul lungo termine e l’implementazione di protocolli standardizzati in contesti sanitari differenti che possano prendere in considerazione anche la personalizzazione dell’assistenza con modelli di intelligenza artificiale.

Alla luce delle evidenze emerse dalla revisione sistematica e dagli studi analizzati, appare evidente come la prevenzione delle lesioni da pressione richieda un approccio complesso, multidisciplinare e fortemente basato su competenze avanzate. L’infermiere, in quanto professionista sanitario responsabile dell’assistenza diretta e della pianificazione personalizzata delle cure, riveste un ruolo centrale e insostituibile in questo ambito. La formazione infermieristica non può essere ridotta a percorsi brevi o generalisti, come talvolta accade per altre figure professionali come per gli Operatori Socio Sanitari (OSS). La gestione delle lesioni da pressione, infatti, implica conoscenze approfondite in ambito clinico, di responsabilità professionale, di capacità di valutazione del rischio che vada oltre la semplificazione delle scale di valutazione, l’utilizzo di strumenti validati, l’applicazione di protocolli evidence-based e competenze relazionali e comunicative. Solo un percorso formativo universitario strutturato, continuo e specialistico può garantire la qualità dell’assistenza, la sicurezza del paziente e la tutela medico/infermieristico-legale del professionista. In questo contesto, è fondamentale promuovere programmi educativi mirati, aggiornamenti costanti e percorsi di specializzazione che valorizzino il ruolo dell’infermiere come figura cardine nella prevenzione primaria e nella gestione delle lesioni da pressione. Investire nella formazione infermieristica significa investire nella salute dei pazienti, nella sostenibilità del sistema sanitario e nella responsabilità professionale.

[1] Nurses’ Insights on the Braden Scale and Their Vision for Artificial Intelligence Innovations: A Mixed Methods Study Tuba Sengul1 | Holly Kirkland-Kyhn2 | Dilek Yilmaz Akyaz3 | Tugba Cevizci3 1School of Nursing, Koç University, İstanbul, Türkiye | 2Betty Irene School of Nursing Sacramento, UC Davis, Davis, California, USA | 3Koç University Hospital, İstanbul, Türkiye. c 2025 The Author(s). Journal of Clinical Nursing published by John Wiley & Sons Ltd. https://doi.org/10.1111/jocn.70038

 

[2] : Ding L, Hu X, Wei L, et al. Risk factors for hospital-acquired and community-acquired pressure injuries: a multicentre mixed case–control study. BMJ Open 2022;12:e057624. doi:10.1136/ bmjopen-2021-057624.

 

[3] Büşra İpek, Intraoperative pressure injury and risk factors in long-term surgical interventions1, International

Journal of Human Sciences ISSN:2458-9489. 2022

[4] Kawther Badry Mobed1; Shaymaa Sayed Khalil* 2; Ghada Hassan Ahmed2 Effect of skin integrity care bundle on hospital acquired pressure ulcer among patient with traction Assiut Scientific Nursing Journal Article 21, Volume 10, Issue 33 – Serial Number 1, November 2022, Pages 230-240.

[5] Doaa Mohamed Mahmoud (*)  (1), Eman Sobhy Omran (2) Effect of Evidence Based Practices Guidelines on Immobilized OrthopedicPatients’ Outcome regarding Pressure Ulcers Egyptian Journal of Health Care, 2022 EJHCVol. 13. No. 2.

[6] Ebtsam Saad Soliman 1 Marwa Mostafa Ragheb2 Hala Abd El-Salam3 and Safaa Hamed Mohamed, Effect of an Educational Program on Nurses’ Performance regarding Reducing Pressure Ulcer and Safety of Immobilized Patients. Journal of Nursing Science – Benha University ISSN 2682 – 3934 Vol. (3) No. (2) 2022.

[7] E.S.S.Saad e al, Effect of an Educational Program on Nurses’ Performance Regarding Reducing Pressure Ulcer and Safety of Immobilized Patients. Benha Journal of Applied Sciences (BJAS) print : ISSN 2356–9751 Vol.( ) Issue( ) Oct.(2021), 1-5 online : ISSN 2356–976x http:// bjas.bu.edu.eg.

Di: Dott.ssa Alessandra Vernacchia

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