Il distanziamento fisico, il veto di abbracci e strette di mano hanno amplificato l’isolamento sociale. L’abbraccio rinforza lo sviluppo cognitivo, unisce le persone ed esserne privati è fonte di una voragine di emozioni mancate. A causa del Covid-19 mancano le strette di mano, che non sono solamente una modalità di saluto, ma a volte è un vero e proprio ‘linguaggio in codice’, infatti dalla tipologia di ‘stretta di mano’ si avvertono situazioni e sensazioni distinte, con varie tipologie di significato, come rabbia, affetto, dolore, stima, lassività, reciprocità, cordialità, potenza, indifferenza. L’ABBRACCIO non è un gesto scontato, è una terapia anti-stress, è un atto di fratellanza, è condivisione di emozioni, è gesto di pace. Se facciamo un passo nella storia, ci viene ricordato che l’abbraccio risale a circa 5.000 anni fa, dove era considerato un mezzo per lo scambio di messaggi non verbali e nei graffiti dell’antico Egitto figurano molte rappresentanze degli ABBRACCI, considerati come amore, protezione e devozione. Anche nell’arte troviamo tantissime rappresentazioni degli abbracci, da sempre considerati segni di affetto colmi di variegati colori e sfumature, come ad esempio il dipinto “L’abbraccio” di Gustav Klimt, un vero e proprio capolavoro realizzato tra il 1905 e il 1909, facente parte della serie l’Albero della Vita, è un abbraccio “potente”, un’opera che emoziona. In questi mesi di emergenza sanitaria è il gesto che più in assoluto manca a tutti, poiché non unisce solo fisicamente, ma anche mentalmente. Attraverso il dono degli abbracci di ‘ASSOTUTELA’ a tutto il personale infermieristico della UOC Medicina Interna dell’Az. Osp. San Giovanni Addolorata di Roma, c’è il cuore di chi è consapevole del dramma esistenziale e sanitario a causa della pandemia. Ringrazio personalmente il Presidente di Assotutela Dott. Michel Maritato e le Vice-Presidenti Dott.sse Carol ed Emanuela Maritato, per tutto il loro costante supporto al personale sanitario e per tutte le opere di volontariato, di cui sono fautori, venendo sempre incontro ai meno fortunati. Le raccomandazioni rimangono nel ‘non abbassare la guardia’ e ‘mantenere alta l’allerta’, nella speranza e nell’augurio di tornare al più preso a riabbracciarci.

Dott.ssa Sonia Silvestrini

[ Tratto da: www.ventonuovo.eu ]

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