Piaghino

Piaghino Ed.2- Ep.7:”Le superfici e gli ausili antidecubito”

Le superfici antidecubito e gli ausili correlati rappresentano oggi uno degli strumenti fondamentali nella prevenzione e gestione delle lesioni da pressione, ma le più recenti linee guida internazionali sottolineano con forza che il loro utilizzo deve sempre essere integrato in un approccio globale alla persona, basato su valutazione del rischio, mobilizzazione e monitoraggio continuo. Le raccomandazioni aggiornate del 2025 elaborate congiuntamente da NPIAP, EPUAP e PPPIA costituiscono il riferimento principale a livello internazionale e definiscono queste superfici come dispositivi progettati per ridistribuire la pressione, ridurre attrito e forze di taglio e migliorare il microclima cutaneo, cioè la gestione di umidità e temperatura a contatto con la pelle . In questo contesto, il concetto chiave non è semplicemente “alleggerire la pressione”, ma ottimizzare immersione ed envelopment, cioè la capacità del corpo di affondare e adattarsi alla superficie in modo da distribuire il carico su un’area più ampia possibile. Le superfici si distinguono principalmente in reattive e attive: le prime, come i materassi in schiuma o ad aria statica, si adattano al peso del paziente; le seconde, come i sistemi a pressione alternata, modificano attivamente i punti di carico attraverso meccanismi motorizzati . Le linee guida indicano che la scelta tra queste tipologie deve essere guidata dal livello di rischio, dalla mobilità residua e dalla presenza o meno di lesioni, evitando approcci standardizzati e privilegiando una valutazione individualizzata. Un aspetto spesso frainteso riguarda il fatto che nessuna superficie antidecubito sostituisce il riposizionamento. Le evidenze internazionali ribadiscono che anche con l’utilizzo di sistemi avanzati è necessario mantenere cambi posturali regolari, generalmente ogni due ore nei pazienti allettati e con maggiore frequenza nei soggetti seduti, adattando gli intervalli alla tolleranza individuale e alla condizione clinica . Inoltre, il corretto posizionamento è parte integrante dell’efficacia degli ausili: l’uso di cuscini, supporti laterali o dispositivi sagomati deve favorire l’allineamento corporeo, la stabilità e lo scarico delle prominenze ossee senza creare nuove zone di pressione. Le linee guida insistono anche sull’importanza di evitare errori comuni nell’uso degli ausili. Ad esempio, è sconsigliato l’utilizzo di dispositivi “a ciambella”, che concentrano la pressione anziché redistribuirla, mentre è fondamentale verificare che materassi e sovramaterassi siano adeguati al peso e alle dimensioni del paziente e correttamente posizionati sul letto per evitare rischi di intrappolamento o inefficacia terapeutica . Allo stesso modo, durante il posizionamento, è essenziale controllare che non vi siano oggetti o dispositivi medici sotto il paziente, poiché possono generare pressioni localizzate e causare lesioni correlate ai dispositivi . Accanto alle superfici per il letto, gli ausili per la seduta rivestono un ruolo altrettanto cruciale, soprattutto nei pazienti che trascorrono molte ore in carrozzina. I cuscini antidecubito devono garantire distribuzione del peso, equilibrio e stabilità posturale, ma non esiste una soluzione universalmente superiore: la scelta deve basarsi su caratteristiche cliniche, livello di autonomia e obiettivi riabilitativi . Altri dispositivi, come talloniere, gomitiere e sistemi di protezione per prominenze ossee, contribuiscono a ridurre il rischio nelle aree più vulnerabili, purché utilizzati correttamente e integrati nel piano assistenziale . Un elemento centrale nelle raccomandazioni più recenti è la gestione del microclima, spesso sottovalutata: umidità, sudorazione e temperatura elevata aumentano la suscettibilità dei tessuti al danno. Alcune superfici avanzate, come quelle a bassa perdita d’aria, sono progettate proprio per controllare questi fattori, ma la loro efficacia dipende anche da interventi complementari come la cura della cute e la gestione dell’incontinenza. In generale, le linee guida sottolineano che non esiste un dispositivo “migliore” in assoluto, ma una scelta appropriata rispetto al contesto clinico . Infine, il corretto utilizzo delle superfici antidecubito richiede formazione continua degli operatori e coinvolgimento del paziente e dei caregiver. L’educazione all’uso degli ausili, al riconoscimento precoce dei segni di danno cutaneo e alla gestione delle posture è parte integrante della prevenzione, così come la rivalutazione periodica del rischio, che deve essere documentata e aggiornata in base all’evoluzione clinica . In questa prospettiva, le superfici antidecubito non rappresentano un intervento isolato, ma uno degli elementi di un sistema complesso di cura che integra tecnologia, competenze cliniche e attenzione alla persona, con l’obiettivo di ridurre l’incidenza delle lesioni da pressione e migliorare la qualità dell’assistenza.

Di: Ivan Santoro

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