Piaghino

Piaghino Ed.2- Ep.6:”La disfagia”

La disfagia rappresenta una condizione clinica complessa che si manifesta con una difficoltà nella deglutizione, coinvolgendo una o più fasi del processo che consente il passaggio del cibo dalla bocca allo stomaco. Non si tratta semplicemente di un disturbo fastidioso, ma di una problematica che può avere conseguenze rilevanti sullo stato nutrizionale, sull’idratazione e sulla qualità della vita della persona, oltre ad aumentare il rischio di complicanze come aspirazioni polmonari e infezioni respiratorie. Può insorgere a seguito di patologie neurologiche, come ictus o malattie neurodegenerative, ma anche per condizioni strutturali o infiammatorie del distretto orofaringeo ed esofageo, oppure come effetto collaterale di trattamenti oncologici. L’intervento dei professionisti sanitari si configura come necessariamente multidisciplinare, poiché la disfagia richiede una valutazione globale della persona. Il primo passo è rappresentato da un’accurata fase di assessment, durante la quale vengono raccolte informazioni cliniche, osservate le modalità di deglutizione e, se necessario, utilizzati strumenti diagnostici specifici per analizzare in modo oggettivo le diverse fasi del processo deglutitorio. In questo contesto, il ruolo del medico è fondamentale per identificare le cause sottostanti e orientare il percorso terapeutico, mentre altre figure contribuiscono in modo complementare. Il logopedista riveste un ruolo centrale nella gestione della disfagia, occupandosi della valutazione funzionale e della riabilitazione. Attraverso esercizi mirati, tecniche di compenso e strategie posturali, lavora per migliorare la sicurezza e l’efficacia della deglutizione. L’intervento logopedico non si limita alla rieducazione motoria, ma include anche l’educazione del paziente e dei caregiver, affinché possano gestire correttamente l’alimentazione nella quotidianità. Accanto al logopedista, il dietista o il nutrizionista interviene per garantire un adeguato apporto nutrizionale, adattando la consistenza degli alimenti e dei liquidi alle capacità del paziente. La modifica della dieta rappresenta spesso uno degli strumenti più immediati ed efficaci per ridurre il rischio di aspirazione e migliorare la sicurezza durante i pasti. Questo lavoro richiede un equilibrio delicato tra sicurezza e qualità della vita, evitando restrizioni eccessive che potrebbero compromettere il piacere del cibo e l’aderenza alle indicazioni. L’infermiere ha un ruolo cruciale nella gestione quotidiana della disfagia, soprattutto nei contesti ospedalieri o assistenziali. Si occupa della somministrazione dei pasti secondo le indicazioni stabilite, monitora eventuali segni di difficoltà o complicanze e rappresenta un punto di riferimento costante per il paziente. Inoltre, contribuisce all’educazione sanitaria e alla prevenzione dei rischi associati alla disfagia. In alcuni casi, possono essere coinvolti anche altri professionisti, come il fisioterapista, che lavora sul controllo posturale e sulla mobilità, o lo psicologo, che supporta il paziente nell’affrontare le implicazioni emotive e sociali della difficoltà alimentare. La disfagia, infatti, non incide solo sul piano fisico, ma può compromettere momenti di socialità e convivialità, generando isolamento e disagio.

L’approccio alla disfagia richiede quindi una visione integrata, centrata sulla persona e adattata alle sue esigenze specifiche. La collaborazione tra i diversi professionisti permette di costruire un percorso di cura personalizzato, in cui la sicurezza alimentare si coniuga con il mantenimento della dignità e della qualità della vita. In questo senso, la presa in carico non si esaurisce nel trattamento del sintomo, ma si estende alla valorizzazione delle risorse del paziente e al supporto del contesto familiare, elementi fondamentali per un intervento realmente efficace e sostenibile nel tempo.

Di: Ivan Santoro

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