Wound Care Specialist: l’Infermiera Sonia Silvestrini tra le Eccellenze italiane del settore.

Ecco una delle prime Nurse Wound Care Specialist. Parliamo della collega nfermiera Sonia Silvestrini dell’OPI di Roma, che è tra le Eccellenze italiane del settore.

Ad intervistarla è stata la collega su PaeseRoma.it Emanuela Maria Maritato di AssoTutela. Parliamo di Sonia Silvestrini, Infermiera di 47 anni iscritta all’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Roma che, secondo gli esperti del settore, è tra le Nurse Wound Care Specialist italiane più competenti e preparate.

Cosa e come è stato per Lei il 2019 dal punto di vista professionale?

Il 2019 è stato un anno speciale quanto intenso, soprattutto grazie alle numerose iniziative del gruppo dei Volontari di Assotutela di cui ho l’onore di far parte e che rappresenta la ‘luce’ in fondo al tunnel dell’indifferenza.

Un grande gruppo di professionisti operanti in vari settori,il cui unico obiettivo è quello di donare il proprio cuore, tendere la mano e cercare di sopperire alle strette necessità dei meno fortunati.

I‘viaggi’ nel mondo degli ultimi tra gli ultimi, come distribuire sia pasti caldi che coperte nelle gelide notti invernali ai senzatetto, il cui unico ricovero è costituito dagli archi delle chiese, tettoie varie, ricoveri di fortuna ricavati con cartoni, per poi il giorno dopo essere comunque presenti e puntuali in servizio.

Ho incontrato tante persone durante queste esperienze, tante famiglie, che in una stretta di mano, in un sorriso, in un abbraccio, hanno dato più a me che io a loro.

Molte sono le iniziative benefiche di Assotutela alle quali lei ha preso parte come membro attivo della stessa; quali porta con se ancora oggi?

Emozionanti le collaborazioni per iniziative di volontariato con la Banda dell’Esercito Italiano capitanata dal 1° Luogotenente Renzo Tomò, che ringrazio per la sua disponibilità quanto quella di tutto il Corpo dei Militari della Cecchignola e del Celio, nonché il Maggiore Generale Giacomo Mammana ed il Corpo delle Crocerossine in cui spicca la stimatissima collega Benedetta Colasanti.

Essere presenti alla suggestiva inaugurazione dell’albero ‘Camillo’ innalzato da Assotutela, all’interno dell’Ospedale Sancamillo-Forlanini per ricordare la violenza sulle donne e sugl operatori sanitari, ma anche distribuire giocattoli il giorno di Natale ai piccoli pazienti della Pediatria, portando il cuore con parole di conforto ai genitori;indimenticabili i sorrisi, gli abbracci, le lacrime di commozione dei nostri pazienti per la distribuzione delle Calze della Befana…Dopotutto c’è sempre celato un bambino dentro di noi, a qualsiasi età e cercare di esaudire anche qualche desiderio è stato entusiasmante, come quello di Maria, discendente da una famiglia di carabinieri,era quello di poter incontrarli almeno per un’ultima volta, così è stato contattato il Comando dei Carabinieri di Piazza Dante che ringrazio davvero di cuore per aver accolto tale richiesta……Vedere il volto di Maria rigato di lacrime di felicità e di tanti sorrisi….. mi ha fatto sentire migliore …

Come non menzionare il collega Augusto Amicucci che ogni Natale regala a tutti i pazienti, visitatori ed operatori le sue performance canore, divenuto negli anni un evento atteso ed istituzionale nel reparto da me coordinato.

Non dimentichiamo mai che dietro la malattia c’è una persona con una sua identità, con una sua storia, come il giovane Marco, grande tifoso della Roma, che aveva gettato la spugna e non rispondeva più a nessuno stimolo, ma che grazie a Fabio Petruzzi, che ha accolto la mia preghiera venendo direttamente a trovarlo, ha fatto riaffiorare sul volto di Marco un sorriso, una gioia dimenticata e la forza di tornare a combattere, Grazie Fabio.

Sappiamo che lei nutre particolare attenzione sotto tutti i punti di vista per i suoi pazienti, se le dico Compleanno, lei cosa mi risponde?

Noi festeggiamo tutti i compleanni dei degenti, che siano orientati o meno, i palloncini sono sempre pronti, la mattina consulto la lista di tutti i degenti per non farmene sfuggire uno.

Wound Care Specialist Eccellenza 2019 che si riconferma anche per il 2020, ci parli nello specifico del suo complesso quanto accattivante mondo del Wound Care

Il mondo del Wound Care, ossia delle ferite cutanee soprattutto complesse, richiede una formazione specifica specialistica e sono ormai oltre vent’anni che mi dedico anima e corpo a questa branca, dove i pazienti che ne sono affetti hanno necessità di personale altamente qualificato.

Grazie al Direttore del Dipartimento delle Professioni Sanitarie del San Giovanni Addolorata di Roma Dr.ssa Antonella Leto, che riconoscendo questo mondo così complesso, ha reso possibile che io possa erogare consulenze wound care specialist esclusivamente ai pazienti ricoverati, facendo implementare una piattaforma informatica dedicata.

E’ un mondo che potrei definire ‘sommerso’ che coinvolge oltre 2 milioni di persone in Italia, di cui circa 300.000 bambini, ne sono colpite circa 80 milioni di persone al mondo e pertanto il 3% del budget sanitario viene speso per questa patologia che ha un alto impatto sociale, le conseguenze sono considerevoli, come ad esempio le amputazioni e la morte nei casi più gravi; basti pensare in Italia il 22,3% della popolazione è over 65 e che nel 2018 negli over 65 ci sono stati 65 mila decessi per complicazioni da lesioni da pressione.

Quanto si forma un’eccellenza per Essere Tale?

La mia formazione continua, sia nazionale che internazionale, mi ha portato ad analizzare le proprietà dei device a disposizione per trattare questi fenomeni, non mi soffermo alla semplice esplicazione del ‘bugiardino’, ma ‘entro’ nei dispositivi con tutti i canali di ricerca, studio le componenti e le molecole, avvalendomi nin alcuni casi, anche dell’ausilio del biologo e del biochimico di riferimento.

Grazie a questa innata ‘indole di curiosità’ ho potuto scoprire delle dinamiche importantissime di alcuni device, che erano sconosciute anche ai produttori stessi, ma che sono risultate fondamentali e risolutive in molti pazienti affetti da lesioni cutanee complicate, no-healing.

Tale competenza è stata presa in considerazione da varie autorità nazionali e mondiali del settore, essendo anche un docente universitario: l’Italiana Scuola d’Eccellenza in Wound Care (SEWC) dell’Associazione Italiana Ulcere Cutanee (AIUC) di cui sono stata nominata il coordinatore nazionale per l’area infermieristica; l’unico Wound Care Specialist Occidentale nominato come ‘committee member’ nella 2th International Conference on Biomaterials and Tissue Engineering a Tokyo – Giappone; l’invito ad esporre una relazione di un’ora al The World Union of Wound Healing Societies (WUWHS) ad Abu Dhabi – Emirati Arabi Uniti, promossa dal Dott. Craig Kennedy, CEO Inotec AMD Ltd –Cambridge U.K. e U.S.A. – per esser stato l’unico italiano ad aver pubblicato un articolo inerente l’efficacia ‘supplementary oxygen and wound healing’ sull’autorevole rivista internazionale ‘Wounds International’ e dove all’evento 2020 è stata accettata l’esposizione di n. 10 lavori scientifici inviati; la richiesta di collaborazione scientifica con esperti della Sanità Francese e Svizzera, dovuta alla presa in considerazione e visione di varie pubblicazioni effettuate, sia in campo nazionale che internazionale; la richiesta di collaborazione, aggiunta a parole di stima, del Prof Steven J. Berlin, Docente di Cattedra dell’Università di Boston, nonché Clinical Director nel Maryland – U.S.A.

Basilari nel raggiungimento di questo importantissimo traguardo sono stati i miei mentori come i Professori Elia Ricci, Marco Romanelli, Guido Ciprandi, Michelangelo Farina, Francesco Paolo Palumbo, Andrea Bellingeri, Corrado Maria Durante ed i fondamentali giochi di squadra con Alberto Garavello, Riccardo Garcea, Fabrizia Toscanella, Andrea Frasca, Nella Mosca, Marilena Palma, Marco Lassandro, Jane Clark, tutti professionisti eccelsi con un obiettivo comune: il wound healingh.

Il Covid come ha modificato la realtà sanitaria?

La Pandemia Covid-19 ci ha cambiato totalmente, i mesi passati sull’incertezza del futuro, ma anche del presente stesso, hanno dimostrato l’evidenza e l’importanza della professione infermieristica, risorsa indispensabile dei sistemi sanitari.

Ringrazio il Direttore della UOC Medicina Interna Dott. Giuseppe Lavra per la presenza, il sostegno continuo e quotidiano, UOC in cui rivesto il ruolo di Coordinatore Infermieristico e ringrazio infinitamente gli infermieri da me coordinati, a cui ho insegnato a non cadere, né a vacillare, veri e propri punti fermi, dove nei momenti di sconforto hanno avuto la forza ed il coraggio di non arrendersi mai, le mie rocce, tutti noi uniti da un filo invisibile, a loro va il mio plauso: Lorenza Latini, Angela De Angelis, Malgorzata Blazowska, Giulia Ceo, Marcello Di Mario, Assuntina Di Manno, Marco Chessa, Angela Silvestri, Antonio Cherubini, Sonia Cocco, Antonio Rutigliano, Stefano Racca, Giulia Pecoraro, Luana Petrucci, Enzo Canulli, Eleonora Leoncini e le Oss, vere colonne portanti, Silvia Ortega e Igina Coccoluto capitanate da Maurizio Saracino e Americo Taddei.

Indimenticabile la grande professionalità del Team degli addetti alla sanificazione capitanati da Fausto Caravella e Anastasia Arcadu, sempre presenti e disponibili.

A causa della pandemia, per la chiusura dei servizi, molti pazienti con lesioni cutanee complesse sono state lasciate a sé stessi o alla gestione familiare, con conseguente peggioramento e/o mortalità. Sono state molte le richieste d’aiuto che ho ricevuto da pazienti affetti da questa patologia e/o dai congiunti caregiver, sono stati supportati tutti in modalità smartwoking, mettendo a disposizione la mia professionalità, ottenendo risultati più che soddisfacenti. Proprio da questo mi è balenata l’idea di costituire un sistema informatico di supporto, unico al mondo nel suo genere, idea condivisa con le mie colonne di riferimento gli Infermieri Wound Care Specialist Ivan Santoro, genovese trapiantato a Bergamo ed Agata Russo di Torino, con i quali ho creato il percorso per la realizzazione del progetto, una stretta collaborazione professionale specialistica nata grazie all’AISLEC (Associazione Infermieristica Sulle Lesioni Cutanee).

Il sistema ‘stile network’, oltre ad avere un linguaggio standardizzato, fornirà linee di indirizzo inequivocabili basate su evidenze precise, a disposizione di utenti ed operatori, con lo scopo di guidare il percorso nelle scelte e di ridurre la discrezionalità, permetterà di avere a disposizione una rete di specialisti altamente formati nel wound care con possibilità di partecipare a ‘conference call’ con gli esperti, tramite prenotazione on-line, sarà possibile la ricerca multicentrica e fornire formazione da remoto con i migliori opinion- leader sia nazionali che internazionali.

Brava Sonia e in bocca al lupo per il futuro, sicuramente ancora pieno di speranze e di successi!

[Tratto da: www.assocarenews.it ]

Ebook gratuito sul piede diabetico

Il Piede Diabetico è, come la retinopatia diabetica, una complicanza d’organo del diabete. Tale patologia si verifica quando i nervi (neuropatia) o i vasi (vasculopatia) sono compromessi e determinano da una parte una ridotta sensibilità, pelle particolarmente secca (soprattutto al calcagno) e alterazioni dell’anatomia del piede con un alterato appoggio, dall’altra una cattiva circolazione.

Non sempre si è consapevoli di queste alterazioni per cui bisogna fare delle visite specifiche per identificarle (dal diabetologo o podologo) e nello stesso tempo ispezionare i piedi quotidianamente per non rischiare di andare incontro a complicazioni; spesso infatti piccole ferite o alterazioni della pelle, come rossori, calli, gonfiori possono essere scoperte in ritardo, posticipando diagnosi e cure appropriate che evitino il peggio (amputazione).

Anche calzature inadeguate (comprese le “innocue” pantofole) possono creare problemi seri, per cui bisogna porre sempre molta attenzione!

L’e-book non vuole essere un testo Accademico, ma un piccolo strumento in aiuto del caregiver, figura troppo spesso dimenticata ma fondamentale per l’approccio globale del malato fragile affetto da ulcere di tipo diabetico. Scoprite se quello che conoscete sul Piede Diabetico è vero o falso.

Il vademecum è curato dal Dott. Ivan Santoro, Infermiere esperto in Wound Care Alzano Lombardo (BG), in collaborazione con la Dott.ssa Fabrizia Toscanella, Referente U.O. piede diabetico INRCA IRCCS Ancona.

Scaricate il volume: Vademecum – Vero o Falso – Piede Diabetico

Il Prontuario del Wound Care 5° Edizione

“…Questo testo, arrivato alla 5° edizione, si rivolge ai professionisti della salute che spesso si trovano davanti all’utente con lesioni cutanee, o a rischio di svilupparne e che frequentemente si trovano in difficoltà a districarsi tra gli innumerevoli prodotti che il mercato propone”…

Si ringrazia il Dott. Andrea Bellingeri e tutti i professionisti che hanno collaborato alla creazione della 5° edizione.

NON PUO’ MANCARE NELLE VOSTRE LIBRERIE!

Per richiedere la vostra copia digita –> Volantino Prontuario 2020_3 pagine

QUELLA PIAGA DI LESIONE

Rispettare i ritmi e l’attività del malato è un’ottima regola per capire come curarlo e mantenerlo in buona salute, anche dopo le dimissioni dall’ospedale”.

di: Ivan Santoro Infermiere Coordinatore esperto in Wound Care

Prefazione di Alessandra Vernacchia Infermiera Forense specializzata in Wound Care.

Dopo il primo opuscolo del 2007

Oggi è possibile scaricare l’ebook gratuito qui !

Ringrazio la redazione di ACN, per l’opportunità e alla collega e amica Alessandra Vernacchia per il supporto e la dettagliata prefazione.

E’ un opuscolo semplice e intuitivo per gli addetti ai lavori, o per colleghi che si avvicinano al vasto mondo del Wound Care e per le famiglie che molte volte si affidano a fattucchieri dell’ultimo minuto nella prevenzione e nella cura delle lesioni cutanee.

Scaricate e dateci dei feedbacks tanto è GRATIS!

L’importanza di Stoma Site Marking (w / video)

Parecchi fattori influenzano se la stomia di qualcuno avrà la tendenza a essere problematica o no, e uno stoma ben posizionato è in cima alla lista delle cose che possono aiutare.

Come pazienti, non abbiamo un grande controllo sul fatto che la nostra stomia funzionerà come previsto.

Sappiamo che alcune cose come mantenere un peso ideale, essere sicuri che la nostra malattia (se presente) sia gestita correttamente, o smettere di fumare sono sotto il nostro controllo e possono avere un profondo effetto sul nostro recupero e sui risultati chirurgici. Per quelli di noi che hanno il lusso di prepararsi per il nostro intervento in anticipo, dovremmo assicurarci che stiamo facendo tutto il possibile per facilitare il miglior risultato possibile. A seconda dell’ospedale dove farai il tuo intervento, potresti ricevere tutte le informazioni in anticipo e non dovrai preoccuparti troppo. Ma c’è qualcosa su cui dovremmo insistere per aver fatto, e cioè avere il nostro sito di stoma segnato.

Questo video ti fornirà un corso accelerato sulla marcatura dei siti della stomia (per i pazienti), ma l’articolo che segue ha più informazioni.

Cosa significa avere un sito stoma segnato?

La stomia non può essere posizionata ovunque, e alcuni punti sono migliori di altri.

Come regola generale, si tende a vedere le persone con una colostomia avere uno stoma sul lato sinistro dell’addome, mentre gli ileostomizzati e gli urostomizzati tendono ad avere il loro sul lato destro (sebbene, ho visto eccezioni a questa regola).

La marcatura del sito della stomia, se eseguita correttamente, contribuirà a garantire che la stomia sia nel posto giusto per la forma del tuo corpo, le preferenze di vestiario, il tuo range di movimento e la struttura muscolare addominale.

Lo “standard d’oro” è quello di avere un’infermiera addestrata per lo stoma. Esistono prove che suggeriscono che un chirurgo del colon-retto avrà risultati simili a quelli di un infermiere di stomia. Tuttavia, i chirurghi generali non sembrano contrassegnare i siti di stomia così come i chirurghi specializzati o gli infermieri di stomia (8).

Cosa succede quando il tuo sito di stomia è contrassegnato?

Il processo esatto può variare tra infermieri stomacologici o ospedali, ma molte volte l’infermiere può fare quanto segue:

  • Probabilmente ti verrà chiesto di sederti, alzarti e sdraiarti in modo che l’infermiera possa vedere come reagisce la tua pelle alla gravità.
  • Potresti anche chiederti di piegarti (da varie posizioni) in modo che l’infermiera possa vedere dove la tua pelle si piega naturalmente.
  • L’infermiera cercherà un’area relativamente liscia e priva di cicatrici, cadute o pieghe.
  • Le ernie esistenti saranno annotate.
  • Il tuo infermiere valuterà quale posizionamento ti darà un facile accesso al tuo apparecchio.
  • La tua struttura muscolare addominale sarà esaminata.

La tua infermiera sta cercando di utilizzare tutti questi fattori per aiutare a determinare il miglior posizionamento sul tuo corpo.

È noto da tempo che uno stoma deve essere posizionato attraverso il muscolo retto dell’addome (4), motivo per cui è più facile marcare la stomia su qualcuno che è più magro.

Una volta che la tua infermiera ha stabilito la migliore casa per la stomia, segnerà la pelle (di solito con una sorta di marcatore) in modo che il chirurgo sappia dove deve essere posizionata la stomia.

Vantaggi di avere una stomia ben posizionata

I vantaggi della marcatura dei siti di stomia sono stati studiati per molti anni e quasi tutti gli infermieri di stomia che io abbia mai incontrato hanno sostenuto per questo. Anche l’UOAA (United Ostomy Associations of America, Inc.) ha elencato il marchio del sito come diritto fondamentale del paziente (5).

  • Riduce al minimo il rischio di ernia.
  • Migliora la tenuta sotto l’apparecchio.
  • Rende più facile essere indipendente (cioè meno probabile che tu abbia bisogno di qualcuno per aiutare a cambiare il tuo elettrodomestico).
  • Può fare cose come svuotare la borsa o cambiare l’apparecchio più facilmente su base giornaliera.
  • Migliora il raggio di movimento del paziente.
  • Riduce la necessità di interventi di follow-up.
  • Può ridurre la probabilità di perdite .

Ho conosciuto persone che hanno avuto uno stoma mal posizionato e hanno sofferto per molti mesi o anni prima di averlo finalmente rivisto. Prima della loro revisione, avrebbero la loro infermiera per stomia segnare correttamente il nuovo sito e lo stoma risultante finirà per essere di gran lunga migliore per loro. È una sfortuna che sia stata necessaria una revisione per correggere l’intervento iniziale, ma sono contento che esista l’opzione per i pazienti che non riescono a gestire con la stomia originale.

Se ritieni che il posizionamento della tua stomia non fosse il migliore possibile, consulta il tuo chirurgo per vedere se vale la pena esaminare una revisione.

È anche importante ricordare che, mentre tutti gli sforzi per posizionare la stomia dove è stato contrassegnato saranno fatti, non c’è garanzia al 100% che sarà fatto una volta che il chirurgo ti ha aperto (o sparito in laparoscopia). A volte, un chirurgo può scoprire qualcosa che non è molto evidente da un esame esterno in modo che possano decidere di posizionare la stomia in un altro sito.

Conclusione

Spero che questo articolo ti abbia dato abbastanza informazioni per capire l’importanza della marcatura del sito della stomia.

Come paziente, hai il diritto di chiedere che la tua stomia sia contrassegnata e starai meglio con una che è stata attentamente posizionata per adattarsi al tuo stile di vita e al tuo fisico.

Vi incoraggerei a parlare con il vostro chirurgo e infermiera di stomia durante un appuntamento pre-op in modo che possano condividere maggiori dettagli sul processo e sui benefici.

[Tratto da: www.veganostomy.ca ]

Lesioni cutanee, il progetto della Asl Toscana sud est è di livello mondiale „Lesioni cutanee, il progetto della Asl Toscana sud est è di livello mondiale“.

Un riconoscimento di livello mondiale, che conferma l’eccellenza della sanità toscana per la “Rete delle lesioni cutanee” della Asl Toscana sud est. E’ arrivato dal “Journal of Wound Care”, una delle riviste scientifiche più autorevoli del settore. Lo scorso 1  marzo Sara Sandroni, Responsabile della Rete Lesioni Cutanee della Asl Toscana sud est, alla presenza di professionisti di tutto il mondo,  ha ritirato il premio per la “Gestione costo-efficacia nel trattamento delle lesioni cutanee” alla Banking Hall di Londra. Qui, ogni anno vengono consegnati riconoscimenti in base alla selezione operata dalla giuria tra un ampio dettaglio di progetti relativi alle lesioni cutanee.

“Con estrema gratificazione e soddisfazione ho ritirato questo premio che è frutto dell’impegno costante di tutti i professionisti che, ogni giorno a livello ospedaliero ma soprattutto territoriale, effettuano prese in cura complessa e trattamento di oltre 1000 assistiti portatori di lesioni cutanee – dichiara Sara Sandroni – Voglio ringraziare la Direzione Aziendale ed Infermieristica che ci ha dato i mezzi per conseguire questo risultato e tutti i miei collaboratori che, con impegno capacità e dedizione, hanno contribuito a questo traguardo che rappresenta tutto quello che ogni giorno mettiamo in pratica”. “Il premio ritirato da Sara – commenta Lorenzo Baragatti, direttore del Dipartimento delle professioni infermieristiche e ostetriche – riempie di orgoglio tutta la nostra comunità professionale e ci spinge fortemente a continuare sulla strada intrapresa all’interno della nuova organizzazione del Dipartimento, per la valorizzazione delle nostre competenze e la diffusione dell’expertise. L’obiettivo è di rendere una sempre migliore assistenza ai nostri cittadini. La dr.ssa Sara Sandroni rappresenta una vera e propria eccellenza aziendale, nazionale ed internazionale, nell’ambito delle lesioni cutanee e in qualità di responsabile della rete infermieristica aziendale contribuirà ancora di più ad apportare valore in questo ambito. Brava Sara!
[Tratto da: www.arezzonotizie.it ]

Piede diabetico: ogni anno 7 mila amputazioni

Ogni anno 7 mila pazienti italiani sono sottoposti a un’amputazione a casa del cosiddetto “piede diabetico”. Il 40 per cento di essi va incontro a un’amputazione maggiore dell’arto inferiore.

È un dato impressionante quello presentato dalla Società Italiana di Diabetologia nel corso dell’incontro “Panorama Diabete” in corso a Riccione fino al 13 marzo.

Il cosiddetto “piede diabetico” colpisce infatti il 5 per cento dei pazienti diabetici (circa 300 mila italiani) e determina un consumo di risorse pari al 25 per cento circa della spesa complessiva per l’assistenza ai pazienti diabetici. Il piede diabetico rappresenta inoltre il 2-4 per cento di tutti i ricoveri per diabete. La qualità di vita del paziente con ulcera del piede risulta gravemente compromessa per i lunghi tempi di guarigione e per la necessità di una continua sorveglianza in prevenzione secondaria. La chiusura dell’ulcera infatti non rappresenta la risoluzione della malattia, ma solo la remissione del quadro clinico che, se non adeguatamente monitorata, può recidivare in oltre il 40 per cento dei pazienti. La comparsa di un’ulcera in un paziente diabetico ne condiziona in maniera importante la sopravvivenza a 5 anni (solo il 50-60% raggiunge questo traguardo temporale).

«La presentazione delle lesioni del piede diabetico risulta sempre più complessa, con lesioni complicate: la frequenza di lesioni vascolari e/o infette supera il 50 per cento. Questi pazienti inoltre presentano multiple comorbidità: il 50 per cento dei pazienti con arteriopatia periferica presentano anche cardiopatia ischemica, il 30 per cento vasculopatia dei tronchi sovraortici, il 20 per cento entrambe le patologie», dice Roberto Da Ros, responsabile Centro Diabetologico AAS2, Monfalcone-Gorizia e coordinatore del gruppo di studio SID-AMD sul piede diabetico.

Nonostante negli ultimi anni la prevenzione e la gestione del piede diabetico sia enormemente migliorata in Italia, tanto che presentiamo tassi di amputazione tra i più bassi al mondo, ancora troppi pazienti non godono di un’assistenza adeguata e distribuzione di ambulatori podologici nei Centri di Diabetologia italiani (CAD) è a macchia di leopardo.

«Dai dati raccolti – spiega Francesco Purrello, presidente della Società Italiana di Diabetologia  – è emerso che nelle Regioni Friuli Venezia Giulia e Liguria, il 100 per cento dei CAD effettua ambulatorio podologico. Nelle Regioni Marche, in Piemonte, Valle d’Aosta, Toscana e Umbria questa percentuale è del 75 per cento del totale dei CAD; in Emilia Romagna è del 50 per cento. Le restanti Regioni infine hanno un ambulatorio dedicato al piede solo nel 25 per cento dei CAD».

Eterogenea è anche la presenza del Podologo nel team multidisciplinare, nonostante gli standard di cura SID-AMD collochino il Podologo in ognuno dei tre livelli assistenziali di questi ambulatori (base, intermedio, avanzato).

COME SI PREVIENE IL PIEDE DIABETICO
1) Esaminare ogni giorno i piedi, in particolare la pianta, il tallone e tra le dita. Osservare se tra le dita la pelle è macerata, biancastra, e se le unghie tendono a incarnirsi
2) Lavare i piedi ogni giorno, con acqua tiepida e un sapone di buona qualità. Asciugarli bene con un asciugamano morbido, specialmente tra le dita. Non fare pediluvi prolungati o con sali: macerano o disidratano la pelle
3) Dopo aver lavato i piedi, guardare se ci sono ispessimenti duri della pelle sul tallone o sui margini della pianta del piede. In questo caso, strofinare delicatamente le parti interessate con una pietra pomice naturale. Non utilizzare altre pietre o preparati abrasivi, come pure non usare callifughi per duroni e calli
4) Dopo avere asciugato i piedi, massaggiarli con una crema idratante a base di urea, per mantenere la pelle elastica e morbida. Se, malgrado queste precauzioni, si continuano a formare ispessimenti e callosità alla pianta del piede, consultare il medico, perché potrebbe essere il segno di un cattivo appoggio del piede o di scarpe inadatte
5) Evitare temperature troppo calde o troppo fredde e, di conseguenza, non utilizzare borse d’acqua calda o termofori. Se di notte i piedi sono freddi, indossare calze di lana. Meglio ancora, indossare calze di seta, sotto le calze di lana
6) Non camminare mai scalzi, neppure in casa o in spiaggia. Indossare scarpe comode, evitare le scarpe con punta stretta o con tacchi alti, come pure le scarpe aperte e i sandali. Indossare le scarpe nuove per brevi periodi, fino a quando non si adattano bene al piede. Ispezionare con la mano l’interno delle scarpe prima di calzarle: potrebbero esserci corpi estranei, chiodini o irregolarità della tomaia
7) Non indossare mai le scarpe senza calze. Indossare poi calze di giusta misura, senza rammendi e, possibilmente, senza cuciture. Cambiare calze e calzini ogni giorno. Non portare giarrettiere o elastici che stringano le gambe
8) Tagliare le unghie dritte, non troppo corte, con un tronchesino a punte arrotondate. Non usare forbici appuntite e poi, per smussare gli angoli, utilizzare una lima a punta arrotondata. Se si è in difficoltà, farsi tagliare le unghie o usare soltanto la lima. Avvertire sempre il podologo che si è diabetici
9) Non tagliare calli o duroni. Non forare le vesciche o le bolle con aghi. Coprire le ferite con garza sterile, da fissare poi con rete elastica o cerotto di carta. Non usare cerotti telati. Cambiare la medicazione almeno ogni giorno e osservare attentamente la lesione
10) Non ascoltare mai i consigli di parenti, vicini o altri diabetici, ma seguire sempre le istruzioni del medico o del farmacista o dell’infermiere addetto alla cura dei piedi. Ricordarsi di far sempre ispezionare i piedi a ogni visita. Chiedere consiglio per ogni iniziativa che si intende prendere per i propri piedi (prodotti, solette, plantari eccetera).

Per quanto riguarda i presidi per il piede diabetico (calzature predisposte, tutori da lesione e plantari su misura), il cui utilizzo per il paziente diabetico è fondamentale sia in prevenzione primaria, che secondaria, dall’indagine SID emerge che tutte le Regioni hanno la rimborsabilità dei presidi per scarpe predisposte e su misura, plantari su calco e tutori da lesione, attraverso una modalità di distribuzione consolidata nella quasi totalità delle Regioni, cioè la prescrizione dello specialista per il paziente con invalidità civile, attestante una o più complicanze agli arti inferiori causate dal diabete.

«Tuttavia – prosegue il professor Purrello – non tutte le Regioni riportano di avere la rimborsabilità per la cura locale delle lesioni del piede diabetico, cioè le medicazioni e le prestazioni ambulatoriali».

In particolare, le Regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto-Trentino Alto Adige, Puglia, Sardegna, Campania e Basilicata non rimborsano tali prestazioni.

«Questo si traduce in un minor diritto alla cura per i cittadini di queste Regioni in condizione pre e post ulcerativa o in fase di ulcerazione; pertanto sarebbe auspicabile che le Regioni suddette si uniformassero al resto d’Italia con l’inserimento nell’esenzione per patologia (013.250) dei codici specifici del nomenclatore tariffario del SSN per tutte le procedure diagnostiche e terapeutiche necessarie alla gestione clinica ambulatoriale del piede diabetico».

[Tratto da: www.healthdesk.it ]

Strumento rapido ed efficace per diagnosticare i funghi delle unghie

Negli ultimi decenni, i tassi di incidenza globale di onicomicosi sono aumentati. Questo metodo può essere uno strumento economico ed efficace che i medici possono utilizzare per migliorare rapidamente la diagnosi.

Negli ultimi decenni, i tassi di incidenza globale di onicomicosi sono aumentati, ma non esiste ancora un metodo per identificare in modo rapido e preciso l’organismo che causa l’infezione.

Come una condizione cronica, onicomicosi indugia. Senza trattamento, può diffondere e distruggere l’unghia. Secondo un nuovo studio, la riflettanza totale attenuata La spettroscopia infrarossa a trasformata di Fourier (ATR-FTIR) potrebbe essere lo strumento veloce, economico ed efficace che migliora la diagnosi.

Sulla base dello studio pubblicato sul British Journal of Dermatology , la condizione è aumentata in prevalenza in relazione ai suoi fattori di rischio più significativi, tra cui il diabete mellito e le calzature occlusive. 1 Questa maggiore incidenza rende prioritaria un’identificazione più efficiente delle cause della onicomicosi, in particolare perché la condizione può presentarsi in modo simile ad altre onicopatie, come la psoriasi delle unghie.

ATR-FTIR si sta dimostrando promettente nel soddisfare questa esigenza, ha affermato l’autore dello studio Sander de Bruye, MD, microbiologo, immunologo e ricercatore di medicina di laboratorio presso l’Ospedale dell’Università di Ghent in Belgio. Questo studio è il primo a mostrare le differenze di spettri FTIR tra le unghie infette e non infette.

“Recentemente, il campo della spettroscopia FTIR si è espanso in nuove ed entusiasmanti applicazioni cliniche grazie a significativi miglioramenti nella strumentazione e nello sviluppo di nuove tecniche”, ha affermato il Dr. de Bruye. “A nostro parere, la spettroscopia a infrarossi si adatta a tutte le caratteristiche per lo sviluppo di un nuovo strumento per diagnosticare l’onicomicosi”.

ATR-FTIR è un metodo di assorbimento che utilizza raggi di radiazione per analizzare e identificare campioni biologici. Ogni parete di cellule fungine, composta principalmente da glicoproteine ​​e polisaccaridi, è particolarmente adatta per questo tipo di classificazione, poiché ciascuna ha una struttura e una biosintesi uniche. Può anche riconoscere componenti di parete di cellule minori che variano tra specie di funghi.

Questa analisi supera i metodi attuali, compresa la preparazione di idrossido di potassio, l’esame istopatologico con colorazione periodica acido-Schiff, coltura e analisi della reazione a catena della polimerasi (PCR). Queste tattiche sono più lente, più complesse, mancano di sensibilità, forniscono falsi negativi e richiedono personale addestrato, hanno riferito i ricercatori.

Al contrario, ha detto il dottor de Bruye, la spettroscopia a infrarossi è veloce, semplice, non distruttiva e portatile per il lavoro sul campo. Richiede anche un livello minimo di esperienza da condurre, e ha il costo di set-up relativamente basso della spesa una tantum per lo spettrometro ATR-FTIR.

Per testare l’efficacia di ATR-FTIR, i ricercatori hanno creato modelli ex vivo e in vivo . Il modello ex vivo comprendeva 158 unghie distali e 159 unghie dei piedi da 73 adulti senza sospetta onicomicosi, e il modello in vivo comprendeva le unghie distali di 19 pazienti con possibile onicomicosi. Gli investigatori hanno osservato campioni ex vivo per la crescita nell’arco di due settimane e campioni in vivo per quattro settimane. I chiodi ex vivo sono stati esaminati con tatto e i campioni in vivo sono stati polverizzati per garantire l’omogeneità poiché i cambiamenti macroscopici, tra cui l’ispessimento delle unghie o le superfici irregolari, possono aumentare il rumore spettrale.

Con le unghie ex vivo , i ricercatori hanno condotto quattro modelli di classificazione, distinguendo tra unghie non infette e infette, varie specie di dermatofiti che causano infezioni, così come le unghie infette da non dermatofiti e lieviti. Usando i dendogrammi, hanno valutato se ATR-FTIR potesse essere un’opzione diagnostica più accessibile.

Hanno analizzato le differenze spettrali di 32 microrganismi fungini, tra cui 20 dermatofiti (1692-1606 e 1044-1004 cm-1), 8 non dermatofiti (973-937 cm-1) e 4 lieviti (973-937 cm-1) . Usando chiodi ex vivo , i risultati hanno mostrato differenze importanti tra 1200-900 cm-1 con tassi di classificazione accurati di dermatofiti, non dermatofiti e lievito del 91%, 97,7% e 98,6%, rispettivamente.

Dei 19 chiodi nel modello in vivo , 12 campioni erano positivi per l’infezione. Sette sono stati identificati come T. rubrum e due sono stati identificati come parapsilosis di Candida. Gli investigatori hanno trovato differenze spettrali distinte nella regione 1043-950 cm-1, così come il 3000-2811 cm-1 e il 1676-1553 cm-1.

Il modello ex vivo ha rivelato che la regione dei carboidrati è la più efficace per individuare le caratteristiche discriminanti di un fungo e che l’esame spettroscopico FTIR del contenuto di polisaccaridi potrebbe essere un metodo affidabile per rilevare e differenziare quale organismo solleciti l’onicomicosi.

“Questi risultati mostrano che l’esame spettroscopico FTIR del contenuto di polisaccaridi potrebbe essere una tecnica affidabile per il rilevamento e la differenziazione di organismi causali di onicomicosi”, ha detto il dott. De Bruye.

I risultati del modello in vivo hanno confermato tali risultati.

Oltre a identificare le differenze spettrali, ha affermato il Dr. de Bruye, l’ATR-FTIR offre numerosi benefici clinici. È in corso un dibattito sull’opportunità di condurre test di conferma prima di iniziare il trattamento a causa del costo e della dispendiosa natura dei test. ATR-FTIR potrebbe ridurre significativamente i ritardi nella diagnosi e nel trattamento, ha affermato, perché non richiede alcun reagente o manipolazione di campioni estesi. Le informazioni raccolte potrebbero anche essere utilizzate per fornire analisi diagnostiche a posteriori per altre applicazioni, tra cui la psoriasi e la diagnosi di diabete mellito. Diverse impronte digitali biochimiche di unghie psoriasiche e onicomicotiche potrebbero ulteriormente migliorare gli strumenti diagnostici.

I ricercatori hanno fatto attenzione, tuttavia, che mentre falso-negativo o falso-positivo sono improbabili, ATR-FTIR potrebbe anche raccogliere caratteristiche spettrali da batteri contaminanti, come la sindrome dell’unghia verde. In quelle situazioni, una coltura fungina potrebbe essere ancora necessaria per fare una corretta identificazione e determinare un piano di trattamento adeguato.

Alla fine, ha detto il dott. De Bruye, l’ATR-FTIR ha una grande promessa per migliorare il modo in cui i dermatologi affrontano il trattamento dell’oncicomico nei pazienti. Ma è necessario più lavoro.

“Sulla base delle nostre scoperte, si può affermare che la spettroscopia ATR-FTIR potrebbe essere una tecnica promettente per la diagnosi di onicomicosi”, ha detto. “Tuttavia, sono necessarie indagini su larga scala sulla diagnostica clinica delle onicomicosi per determinare e convalidare la sua posizione definita rispetto alle tecniche attualmente impiegate.”

[Tratto da: www.dermatologytimes.com ]

Cosa causa i piedi viola?

I piedi viola o blu possono essere un segno di una condizione di salute di base. Alcune possibili cause di decolorazione del piede includono lesioni, malattia di Raynaud, malattia arteriosa periferica e congelamento.

La pelle può diventare blu o viola a causa di lividi, ma questo cambiamento di colore può anche indicare che il sangue non ricco di ossigeno sta raggiungendo l’area. I piedi sono particolarmente inclini allo scolorimento in quanto sono più lontani dal cuore.

Cambiamenti temporanei nel colore della pelle possono essere innocui, ma la decolorazione persistente o ricorrente dei piedi potrebbe indicare un problema di salute.

In questo articolo, esaminiamo alcune delle possibili cause dei piedi viola e come trattarli.

Lesioni ai piedi

Piedi ammaccati viola con aree gonfie

Lesioni al piede possono causare lividi viola.

Distorsioni, stiramenti o caduta di qualcosa sul piede possono causare lividi, che tendono a far apparire la pelle blu o viola. Tale ferita causerà spesso dolore e gonfiore. Le persone possono solitamente curare lesioni minori a casa utilizzando la terapia RICE:

  • Riposo . Evitare attività inutili e mettere il peso sul piede ferito per periodi prolungati.
  • Ice . Applicare un impacco di ghiaccio al piede ferito.
  • Compressione . Avvolgi il piede ferito in una benda. La benda dovrebbe adattarsi perfettamente, ma non essere abbastanza tesa da impedire la circolazione del sangue.
  • Elevation . Usa cuscini o uno sgabello per alzare il piede quando possibile.

Farmaci antinfiammatori non steroidei da banco, come l’ibuprofene o l’ aspirina , possono aiutare a ridurre il dolore e il gonfiore.

Per lesioni più gravi, un medico può ordinare una radiografia per verificare la presenza di ossa rotte nel piede. Il trattamento per un piede rotto dipende dal tipo e dalla gravità della frattura .

La malattia di Raynaud

La malattia di Raynaud , nota anche come fenomeno di Raynaud, è una condizione comune che può causare uno spasmo e una costrizione dei vasi sanguigni nelle mani o nei piedi. Questo comportamento blocca il flusso di sangue, che può portare alle aree interessate che diventano blu, viola, rosso o bianco.

Gli attacchi della malattia di Raynaud possono anche causare sintomi che comprendono dolore, intorpidimento e spilli e aghi. Questi attacchi possono rendere difficile per una persona usare i piedi o le dita.

Le temperature fredde, l’ ansia e lo stress possono attivare Raynaud. Gli attacchi tendono a essere di breve durata e di solito si risolvono quando una persona si scalda o lo stress si attenua.

La maggior parte dei casi di Raynaud sono miti. Mantenere i piedi e le mani caldi e asciutti durante la stagione fredda e ridurre al minimo lo stress può aiutare a prevenire gli attacchi. Per le persone con Raynaud più grave, un medico può prescrivere farmaci per aiutare a controllare i sintomi.

Il Raynaud può anche essere un sintomo di un’altra condizione di salute, come il lupus o l’artrite reumatoide . Chiunque abbia sintomi della malattia di Raynaud dovrebbe consultare un medico per escludere altre condizioni.

Lupus

vasculite in piedi causata da lupus

La vasculite può causare un’eruzione che appare rossa o viola.

Il lupus, o lupus eritematoso sistemico, è una condizione autoimmune, il che significa che il sistema immunitario attacca erroneamente i tessuti e gli organi sani. I sintomi del lupus variano considerevolmente per tipo e gravità e possono interessare diverse aree del corpo, inclusi i piedi.

I sintomi comuni del lupus comprendono l’estrema stanchezza e dolori articolari e gonfiore. Secondo la Lupus Foundation of America, fino a un terzo delle persone con lupus hanno anche la malattia di Raynaud.

Lupus può portare a vasculite, che è l’ infiammazione dei vasi sanguigni. Quando la vasculite si verifica nei piedi, può causare un’eruzione sotto forma di punti rossi o viola sulla pelle. Questa eruzione può apparire anche su altre parti del corpo. La vasculite può anche causare intorpidimento, formicolio e perdita di forza nel piede.

Chiunque abbia sintomi di lupus dovrebbe consultare un medico. Il trattamento del lupus dipende dai sintomi. Una vasculite lieve che interessa solo la pelle di una persona richiede in genere un trattamento meno esteso rispetto al lupus che interessa più regioni del corpo.

Malattia delle arterie periferiche

Malattia delle arterie periferiche (PAD) è un restringimento delle arterie al di fuori del nucleo del corpo. Limita il flusso di sangue ad alcune parti esterne del corpo, inclusi gli arti.

PAD colpisce spesso le gambe, e le persone possono sperimentare sintomi che includono dolore, crampi, formicolio e debolezza. Il ridotto flusso sanguigno può anche causare la progressiva trasformazione delle gambe e dei piedi blu o viola. Tuttavia, alcune persone con PAD potrebbero non avere alcun sintomo.

Chiunque abbia sintomi di PAD dovrebbe consultare un medico. Senza trattamento, la condizione può progredire e portare a gravi complicazioni, come ischemia grave e cancrena .

In casi molto gravi, un medico può aver bisogno di amputare una parte della gamba o del piede. PAD aumenta anche il rischio di malattie cardiache , infarto e ictus .

I cambiamenti dello stile di vita, i farmaci e gli interventi chirurgici possono rallentare o arrestare la progressione della condizione e ridurre il rischio di complicanze. Le misure di stile di vita benefiche includono fare esercizio fisico regolare, evitare il fumo di tabacco e seguire una dieta salutare.

Diabete

Il diabete è una condizione che influenza la regolazione dei livelli di zucchero nel sangue. Troppo zucchero nel sangue può portare a una serie di sintomi, tra cui problemi ai piedi che derivano da danni ai vasi sanguigni periferici e ai nervi. Le persone con diabete hanno anche un alto rischio di sviluppare PAD.

Livelli di zucchero nel sangue incontrollati possono causare una riduzione dei vasi sanguigni delle gambe e dei piedi. La conseguente riduzione del flusso sanguigno ai piedi può portare a:

  • colorazione viola o blu
  • piedi freddi
  • danno ai nervi
  • dolore e crampi
  • intorpidimento
  • formicolio
  • piaghe
  • guarigione lenta di tagli e ferite
  • infezione

Il danno nervoso può anche rendere difficile per una persona sentire tagli e altre lesioni ai piedi.

Le persone con diabete possono ridurre o prevenire problemi ai piedi:

  • controllare regolarmente i piedi per tagli, ferite, ferite e altri problemi
  • mantenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue attraverso cambiamenti dello stile di vita e farmaci
  • mangiare una dieta sana per il controllo del colesterolo
  • abbassando la pressione sanguigna, se necessario
  • non fumare
  • esercitarsi regolarmente

Congelamento

Congelamento di terzo grado

Grave congelamento può causare danni permanenti ai tessuti.

Frostbite è un danno alla pelle e ai tessuti che deriva dall’esposizione a temperature di congelamento. Le estremità del corpo, come le mani e i piedi, sono particolarmente soggette al congelamento.

I segni di congelamento possono includere:

  • scolorimento della pelle, che può essere grigio, blu o viola
  • formicolio
  • dolore
  • intorpidimento
  • pelle che si sente insolitamente dura o assomiglia alla cera in apparenza

Frostbite può danneggiare in modo permanente i tessuti del corpo. In casi estremi, un medico potrebbe aver bisogno di amputare la parte interessata del corpo.

Per evitare il congelamento:

  • Vestiti calorosamente e a strati quando vai fuori al freddo. Indossare calze calde e stivali resistenti all’acqua e coprire tutta la pelle esposta quando fa estremamente freddo.
  • Durante i mesi freddi, evitare di uscire all’aperto se le autorità meteorologiche locali emettono avvisi di congelamento.
  • Evitare di bagnare le mani o i piedi quando si è fuori al freddo. Se si bagnano, vai dentro e asciuga la pelle.
  • Controllare la pelle ogni tanto per segni di dolore, scolorimento o intorpidimento. Monitora la pelle dei bambini e assicurati che rimangano caldi e asciutti quando giocano fuori al freddo.

Le persone con condizioni che influenzano la circolazione sanguigna hanno un rischio maggiore di congelamento. I fattori di rischio includono:

  • PAD
  • diabete
  • La malattia di Raynaud
  • congelamento precedente

Chiunque abbia segni o sintomi di congelamento dopo essere stato a contatto con il freddo dovrebbe consultare immediatamente un medico.

Porta via

Ci sono molte possibili cause di piedi viola. Lo scolorimento della pelle può derivare da lividi dopo una lesione minore. Tuttavia, la pelle viola o blu può anche indicare una limitazione del flusso di sangue ai piedi, e questo può essere un sintomo di una condizione di salute di base.

Le condizioni che possono influenzare la circolazione del sangue nei piedi includono la malattia di Raynaud, PAD, lupus, diabete e congelamento. Chiunque abbia una decolorazione persistente o ricorrente dei piedi dovrebbe consultare un medico.

Le persone con condizioni croniche che possono influenzare la circolazione del sangue dovrebbero sottoporsi a controlli medici regolari e seguire i consigli del medico per la gestione dei sintomi.

[Tratto da: www.medicalnewstoday.com ]