Sole Protector – Repose

sole-protector

Dispositivo disegnato per proteggere la pianta del piede se a contatto con la fine del letto.

Particolarmente indicato in caso di piede equino o per pazienti che hanno la tendenza a scivolare verso la fine del letto.

Possiede cinghie di fissaggio in poliuretano per garantire la massima aderenza alla sponda del letto e anche la facilità di pulizia.

La Linea Repose

La Linea Repose è un insieme di prodotti disegnati specificatamente per l’uso nella prevenzione ed il trattamento delle ulcere da pressione attraverso il principio dell’immersione. Si tratta di prodotti ad aria, non alimentati, facili da usare, portatili e utilizzabili su più pazienti.

Come funzionano?

Tutti i prodotti sono interamente in poliuretano e hanno al loro interno un’unica cella d’aria comunicante che permette all’aria di redistribuirsi automaticamente ad ogni minimo spostamento del paziente. Vengono gonfiati tramite una pratica unità di gonfiaggio (che è anche la custodia) all’interno della quale è possibile riporre il prodotto.

La valvola di gonfiaggio è stata brevettata come valvola “intelligente” che si chiude automaticamente quando la pressione interna raggiunge gli 0.2 psi (0,01379 bar) e fornisce, quindi, la garanzia che il prodotto Repose non possa essere gonfiato più del dovuto.

Linea Repose. La cura intelligente.

Quali sono i benefici della linea?

  • Alta qualità: tutti i prodotti subiscono stress test molto restrittivi prima di essere venduti, tra cui la prova di gonfiaggio al doppio della pressione normale e un test di simulazione seduta paziente pari a 30.000 cicli.
  • Studi clinici: tutti i prodotti hanno comprovati studi clinici che, da più di 20 anni, ne dimostrano la reale efficacia nella prevenzione e nella cura delle ulcere da decubito.
  • Ottimo rapporto qualità prezzo: la possibilità di utilizzo su più pazienti e la garanzia di due anni consentono di ottimizzare il costo con un risparmio evidente lungo tutto il ciclo di vita del prodotto.

Tutti i prodotti della linea Repose sono importati da GCare e prodotti da FrontierMedical Group

[Tratto da: www.servicemed.it ]

Scegliere e indossare la scarpa giusta

curaPiedi
La scarpa nel piede diabetico protegge contro i traumi, le temperature estreme e la contaminazione. Le persone con diabete che non hanno perso la sensibilità protettiva possono utilizzare scarpe comuni.

  • L’utilizzo di calzature adeguate è raccomandato per tutti i soggetti diabetici con neuropatia periferica e/o ischemiaanche se non hanno mai avuto lesioni (prevenzione primaria). L’utilità di questo approccio viene suggerito dalla conoscenza della fisiopatologia della lesione, anche se non sono ancora stati pubblicati dati sull’efficacia della calzatura nella prevenzione primaria delle lesioni.
  • Quando si parla invece di prevenzione secondaria, cioè in soggetti diabetici che hanno già avuto un’ulcera al piede, è assolutamente obbligatorio l’utilizzo di una calzatura idonea rappresentata da una scarpa con suola rigida munita di un inserto plantare da calco. Questo tipo di scarpe permette la riduzione delle pressioni plantari e numerosi studi scientifici ne hanno documentato la capacità di ridurre significativamente il numero di recidive.
  • È importante sottolineare la necessità di indossare sempre plantari con scarpe adeguate, in quanto un plantare di scarico non può essere inserito all’interno di una calzatura normale che diventerebbe troppo stretta e potenzialmente lesiva; inoltre l’inserto plantare, per poter continuare ad esercitare il suo effetto ammortizzante, dovrebbe essere cambiato almeno ogni 6 mesi.
  • In Italia esiste una legge (DM Sanità 28 dicembre 1992) che prevede la fruizione gratuita di un paio di scarpe protettive ogni 18 mesi, e di un inserto plantare ogni 6 mesi per tutti gli individui con una invalidità civile riconosciuta di almeno il 34%.

 

Abituarsi gradualmente alle scarpe nuove

  • Evita di indossare per molte ore di fila scarpe appena acquistate, per evitare la comparsa di vesciche.
  • Inizia con 1-2 ore ogni giorno, aumentando di 1ora progressivamente.
Controllare l’interno delle scarpe prima di indossarle

  • Può essere utile scuoterle per eliminare eventuali granelli di polvere o sassolini.
Assicurarsi che le scarpe siano comode

  • Per evitare dolori e callosità, le calzature devono essere comode per quanto riguarda lunghezza, larghezza e altezza
  • Devono calzare adeguatamente, non comprimere le dita, senza essere né troppo strette (una volta allacciate) né troppo larghe
  • I piedi dovrebbero poggiare su un supporto morbido
  • Attenzione a suola e tacco che influenzano la postura
  • La tomaia deve essere naturale: è ottima la pelle, che lascia passare l’ossigeno ed è in grado di cedere all’esterno l’umidità
  • Solette morbide possono essere utili per proteggere temporaneamente le zone danneggiate prima della valutazione del podologo
Comprare le scarpe preferibilmente nel tardo pomeriggio

  • quando i piedi sono un po’ gonfi.
Indossare calzature specifiche di alta qualità

  • Scarpa extrafonda per l’inserimento del plantare di scarico
  • Utilizzo di pellame morbido e senza cuciture interne
  • Punta ampia e spaziosa per evitare sfregamenti e compressioni sulle dita a martello
  • Punta rialzata per favorire lo stacco dal terreno
  • Suola in materiale antiscivolo e che ammortizzi le pressioni
  • Tacco non troppo alto, smussato per facilitare il “rotolamento del passo”
Chiedere consiglio al podologo

  • L’esperto potrà valutare l’opportunità o meno di acquistare scarpe “preventive” specifiche.
  • Potrebbe, inoltre, consigliarti di eseguire la valutazione dell’appoggio plantare presso un ortopedico specializzato nel piede diabetico. Viene eseguita attraverso un esame chiamato podobarografia.
A ciascuno la sua scarpa

  • L’appoggio errato, con picchi di pressione, viene corretto attraverso l’uso di plantari riequilibranti. Le scarpe dovranno essere predisposte per contenere insieme il piede e il plantare e in parallelo a difenderlo da frizioni e pressioni. Tali scarpe devo essere preformate in modo anche da poter alloggiare eventuali deformità individuali.
  • Per la prevenzione di un’ulteriore ulcerazione in chi ne ha già sofferto, sono necessarie scarpe a suola rigida, con plantari su calco o, se l’ulcera ha implicato un intervento di amputazione minore, una scarpa su misura.

[Tratto da: www.diabete.com ]

Alcuni cenni sugli aspetti legali, delle lesioni da decubito.

CONSIDERAZIONI SULLA RESPONSABILITA’
INFERMIERISTICA IN VULNOLOGIA

Articolo originale in:
Helios n°2/2002;
Paola Gobbi, Infermiera Caposala, Garbagnate Milanese (MI)
www.piagadadecubito.it;
Paolo Pacitto, Infermiere, Daniela Filosa, studentessa in scienze Infermieristiche
Premessa:
Le lesioni da decubito non sono una conseguenza inevitabile di elementi concomitanti
quali: l’età avanzata, la necessità di seguire terapie citostatiche, la permanenza a letto
per lunghi periodi e la prolungata immobilità.
Esse rappresentano, purtroppo, il perfetto fallimento dell’assistenza in ambiente
ospedaliero e domiciliare. Il vero problema non risiede nel numero di lesioni da decubito
registrato in un reparto, ma nell’esiguità del tempo di assistenza infermieristica spesso
dedicato a tale patologia.
La prevenzione ed il trattamento delle lesioni cutanee, costituiscono un’area importante
dell’assistenza infermieristica sia in ambito ospedaliero che domiciliare. La nuova
normativa introduce indicatori per misurare l’efficacia delle strutture, il rispetto dei diritti
dell’utente e la qualità dell’organizzazione. Uno degli indicatori presenti fra i 79 del
D.P.R. 14/1/97 si riferisce al numero di utenti con lesioni da pressione per valutare le
qualità delle strutture e la qualità dell’assistenza erogata.
L’utilizzo e la condivisione, da parte di tutti gli operatori sanitari, di linee guida per la
prevenzione ed il trattamento delle lesioni da pressione conduce ad una riduzione
dell’insorgenza di tale fenomeno, nonché ad un miglioramento delle prestazioni
assistenziali.
Gli obiettivi generali che hanno portato alla definizione delle linee guida di prevenzione
e cura delle lesioni da decubito, sono:
– migliorare le prestazioni infermieristiche, attraverso l’adozione di un linguaggio
comune e di una pratica standard;
– ridurre l’incidenza delle lesioni da pressione e la durata dell’ospedalizzazione e/o delle
cure domiciliari;
– limitare i costi mediante l’utilizzo appropriato delle risorse materiali ed umane;
– utilizzare tale indicatore per valutare la qualità dell’assistenza infermieristica.

Considerazioni:
Con l’abrogazione del D.P.R. n. 225/’74, noto anche come “mansionario degli infermieri
professionali”, e con l’introduzione del decreto legislativo n. 42/’99, “Disposizioni in
materia di professioni sanitarie”, le responsabilità professionali ed infermieristiche
hanno assunto maggior rilievo, modificando la figura, e quindi il ruolo, dell’infermiere.
Infatti, con il mansionario egli poteva compiere attività (“mansioni”) di cui rispondeva
limitatamente alla corretta esecuzione e non al risultato finale del processo in cui la
prestazione stessa era inserita. Oggi, il legislatore definisce nell’art. 1, comma 1, che
l’infermiere è “l’operatore sanitario… responsabile dell’assistenza generale
infermieristica”.
La stesso legislatore, nel comma 2, dispone che “l’assistenza infermieristica è di natura
tecnica, relazionale ed educativa, le cui principali funzioni sono la prevenzione delle
malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria”;
inoltre, individua in essa le principali fasi del processo, ovvero: “l’infermiere… identifica i
bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i relativi
obiettivi; pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico”.
Da ciò, naturalmente, si evince che l’infermiere non è solo responsabile delle
prestazioni erogate, bensì la sua responsabilità si estende dall’identificazione dei
bisogni che l’utente manifesta e non è in grado di soddisfare autonomamente, alla
pianificazione e attuazione degli interventi infermieristici, nonché alla valutazione dei
risultati ottenuti, e quindi verificare se effettivamente l’utente ha soddisfatto i propri
bisogni.
LE FASI DEL PROCESSO DI ASSISTENZA INFERMIERISTICA
– identificazione dei bisogni;
– determinazione degli obiettivi;
– pianificazione e attuazione degli interventi;
– valutazione dei risultati.
Dopo aver premesso ciò, risulterà evidente che un’inosservanza degli operatori sanitari,
essendo suffragati da disposizioni legislative, potrà essere perseguita in sede giudiziale.
In merito alla prevenzione e al trattamento delle lesioni cutanee dovute ad un
prolungato allettamento, basti pensare alla sentenza n. 316/’04 del Tribunale di Roma,
che ha condannato un’ ospedale e il primario del reparto ospedaliero, in solito tra loro,
al risarcimento di € 89.777,92 per aver dimesso una paziente con piaga da
decubito,(causa iniziata quando ancora esisteva il mansionario dell’infermiere, il giudice
ha ritenuto opportuno condannare il direttore dell’unità operativa, oggi con le attuali
normative professionali “abrogazione del mansionario” l’infermiere veniva preso in
causa per il risarcimento) che dopo 6 mesi è deceduta. Oggi con le vigenti normative gli
operatori sanitari, nel nostro caso gli infermieri, hanno l’obbligo di attuare interventi
assistenziali atti a prevenire l’insorgenza delle lesioni da decubito in soggetti
potenzialmente a rischio di sviluppo, e ad attuare adeguatamente e tempestivamente
un trattamento efficace delle lesioni già esistenti, in quanto sviluppatesi al domicilio, in
altre strutture ospedaliere, ecc…
Per prevenire l’insorgenza di tali lesioni, l’assistenza infermieristica deve essere
incentrata sul:
– mantenimento di una cute integra e pulita;
– adeguata alimentazione ed idratazione;
– movimento;
– mantenimento di una buona funzione cardiocircolatoria.
– utilizzo di ausili atti ala prevenzione
Nel momento dell’accettazione in reparto, è buona norma dell’infermiere osservare
attentamente la cute e le condizioni generali del paziente (età, stato nutrizionale,
diabete, iperpiressia, sedazione farmacologia, obesità, cachessia, ecc…); rilevare e
misurare il rischio di sviluppo di lesioni e complicanze da prolungato allettamento (ad
es., scala di Norton o Braden); attuare interventi infermieristici in base alle conoscenze
acquisite dalle recenti evidenze scientifiche, come i cambiamenti di postura, adozione di
ausili antidecubito, applicazione di adeguati prodotti sulle prominenze ossee,il tutto con
l’aiuto delle varie figure di supporto all’infermiere, che devono collaborare.
Il bisogno di mobilizzazione è fondamentale nella prevenzione delle lesioni cutanee e
non rientra solo nella competenza infermieristica. Anche il fisioterapista, come sancisce
il D.M. n. 741/’94, “svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie,
gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricità, delle funzioni
corticali superiori e di quelle viscerali conseguenti ad eventi patologici, a varia eziologia
congenita o acquisita” (art. 1, comma 1).
Quindi, sia il fisioterapista che l’infermiere sono responsabili professionalmente della
prevenzione dell’insorgenza di lesioni cutanee nei soggetti costretti ad un prolungato
allettamento. Tuttavia, in tale responsabilità vi rientra anche un’altra figura, quella del
medico, in quanto le lesioni da decubito, oltre ad essere correlate a fattori quali
macerazioni, pressioni, frizioni, ecc…, possono dipendere anche da altri fattori legati
alle condizioni generali del paziente e alla sua patologia. Infatti, il coinvolgimento della
figura del medico nella tempestiva diagnosi è particolarmente utile nell’instaurazione
dell’adeguato trattamento di problematiche come la malnutrizione, il diabete, l’anemia,
ecc…
Al fine di garantire il miglior trattamento delle lesioni, il bagaglio delle conoscenze
dell’infermiere è fondamentale. Dopo l’osservazione del paziente, egli valuta, “stadia” la
lesione (I, II, III, IV stadio), ne misura il fondo e applica il protocollo di medicazione più
idoneo al caso. La competenza infermieristica pone comunque un limite, nel senso che
l’infermiere può intervenire fino al IV stadio della lesione, dopo di che interviene la
competenza medica, ad esempio per eseguire un debridment chirurgico o per
prescrivere una terapia antibiotica sistemica. Come abbiamo detto, l’inosservanza da
parte degli operatori sanitari è punita dalla legge. Nella maggior parte dei casi, la colpa
si ha per negligenza, imperizia e imprudenza. Si ha colpa professionale nell’ipotesi in
cui il professionista non abbia operato secondo le regole e le prescrizioni tecniche
previste per un determinato trattamento nell’interesse della persona (ad es., la mancata
o errata applicazione di protocolli di medicazione, l’errata applicazione di piani di
prevenzione). Tuttavia, non è sufficiente riscontrare la colpevolezza del professionista,
occorre una sussistenza di legame eziologico tra la condotta illecita e l’evento lesivo
verificatosi. Ad esempio, l’infermiere ha l’obbligo di prestare tutte le misure preventive e
di trattamento nei confronti dell’utente, ma al fine di garantire che le lesioni non
insorgono bisogna che si adottino delle misure all’avanguardia, con modernissimi ausili
antidecubito, protocolli di mobilizzazione dell’utente, utilizzo di materiale per l’igiene, il
tutto in collaborazione con figure di supporto all’Infermiere.(La letteratura scientifica ha
ben documentato i casi clinici molto gravi di pazienti terminali con alterazione di tutte le
condizioni fisiche, adottando ausili antidecubito di ultima generazione le lesioni da
decubito non insorgono).
Naturalmente, risulta indispensabile, specie in sede giudiziale, una documentazione
accuratamente stilata contenente tutte le attività prestate, per poter dimostrare di non
aver omesso alcun intervento infermieristico e di aver attuato tutte le conoscenze
scientifiche nell’erogazione dell’assistenza stessa, di aver adottato anche ausili,
tecniche di cura all’avanguardia.
E’ utilissima a questo proposito la cartella infermieristica, in cui indicare la scala di
valutazione del rischio di insorgenza del decubito, valutare l’indice di rischio all’ingresso
in Unità Operativa, durante il ricovero, segnalare come veniva medicata la lesione, lo
schema di trattamento, (ultimissime linee guida internazionali parlano anche
dell’importanza della documentazione fotografica della lesione, al fine di documentarne i
risultati clinici alla dimissione del paziente). Alla dimissione del paziente con lesione,
questa và segnalata in cartella infermieristica e medica, con il corretto trattamento a
domicilio “dimettere un paziente con lesione da decubito insorta durante
l’ospedalizzazione, non segnalarla nella cartella clinica medica, sul foglio di dimissione,
non segare il trattamento topico da eseguire a domicilio, è una gravissima falsificazione
di atti pubblici, gravemente sanzionata dalla legge.
A tal proposito, la legge n. 229/’99 ha disposto l’obbligo da parte di tutti i professionisti di
utilizzare, nell’esercizio della propria professione, tutte le conoscenze più aggiornate e
gli strumenti, quali protocolli, linee guida, supportati da evidenze scientifiche. Inoltre, gli
infermieri hanno l’obbligo di denunciare ai responsabili delle diverse funzioni la mancata
disponibilità di presidi antidecubito, medicazioni avanzate e tutto il materiale
indispensabile alla prevenzione e alla cura delle lesioni cutanee.
Bibliografia
1) G. Devoto, G. C. Oli, “Il dizionario della lingua italiana”, Le Monier, 1996.
2) L. Benci, “La responsabilità infermieristica per le lesioni da decubito”, in Nursing
Oggi, numero 4 1996, p. 67.
3) S. Fucci, “La responsabilità nella professione infermieristica”, Questioni e problemi
giuridici, Masson, 1998, p.40.
4) A. Bonfiglioli, “La responsabilità penale colposa del medico”, in Rivista Italiana di
Medicina Legale, 1999, p.1313 e segg.
5) S. Fucci, op. cit., p.21.
6) Cass. sez. IV, 16 febbraio 1987.
7) Paola Gobbi – Infermiera Dirigente, Caposala
Direzione Sanitaria, A.O. Salvini, Garbagnate Milanese (MI) pubblicato sul n2 di Helios
del 2002

[Tratto da: www.vulnologia.it ]

Questionario anonimo dedicato al paziente stomizzato

Il paziente portatore di stomia intestinale/urinaria segue un percorso terapeutico – assistenziale particolare sia per la sua condizione patologica (spesso affetto da patologie oncologiche), sia per le competenze specifiche richieste all’operatore che eroga l’assistenza a lui necessaria. Spesso in seguito alla dimissione ospedaliera si trova smarrito, senza una sufficiente educazione sanitaria per la gestione dei presidi e della sua nuova condizione di vita, e senza un riferimento di figure infermieristiche adeguatamente formate. A volte invece, data la scarsa informazione, il paziente non riesce ad identificare i servizi dedicati nemmeno quando questi sono presenti sul territorio.
L’indagine conoscitiva “La valutazione del percorso gestionale del paziente portatore di Stomia” iniziata durante un percorso di studio universitario, nel Master di 1° Livello in Terapia Enterostomale 2017 dell’Università di Roma Sapienza si propone di valutare il reale stato dell’arte del percorso gestionale del paziente stomizzato, che risulta essere diverso e frammentato tra le varie regioni italiane.
Solo avendo il quadro reale della situazione si possono studiare e attuare proposte di miglioramento dei servizi con giovamento dei pazienti assistiti. Abbiamo dunque ritenuto opportuno studiare lo stato dell’assistenza attraverso quest’indagine che si concluderà a settembre 2018.
A tale scopo è stato appositamente elaborato un questionario dedicato interamente al paziente che si propone di seguire tutto il percorso assistenziale-gestionale e psicosociale dalla fase pre-operatoria alla continuità assistenziale domiciliare/territoriale nei suoi aspetti multidimensionali .

Il questionario è anonimo, non fa alcun riferimento commerciale a prodotti specifici, e richiede meno di 10 minuti di tempo per la compilazione.

Lo diffondiamo con piacere a chi volesse dedicare qualche minuto per la sua compilazione a questo link:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSccjCgz-1ZEC37BMWOPaAR3QzF1kVHniexgE20j5bWMPRil3w/viewform?c=0&w=1

[Tratto da: www.farmoderm.it ]

La soluzione per le lesioni acute, croniche e le ustioni

Concorre a ridurre la formazione del biofilm batterico disaggregando la matrice mucopolisaccaridica sintetizzata dalle colonie batteriche presenti sul letto delle lesioni.

Le lesioni croniche, presentano spesso un rivestimento superficiale costituito da residui di essudato, cellule provenienti dalla desquamazione tissutale, tralci di fibrina, tessuto necrotico, e biofilm batterico, che concorrono ad ostacolare il processo di proliferazione fibroblastica e quindi provocano un ritardo, anche considerevole, dei processi riparativi tissutali.

Se tali strutture sono presenti in strato sottile sul letto della lesione si può ricorrere a Prontosan® soluzione ad ogni cambio di medicazione.

Il tensioattivo cationico (Undecilen-amidopropilbetaina) contenuto in Prontosan®, provvede a disaggregare il biofilm batterico ed a detergere la lesione. Il getto prodotto esercitando una leggera pressione sul flacone, è inoltre in grado di rimuovere fisicamente i residui dal letto della lesione.
Prontosan® contribuisce a minimizzare il traumatismo al cambio della medicazione riducendo eventuali danni al tessuto di granulazione neoformato e riducendo il dolore.

Vantaggi

  • Favorisce la creazione del giusto ambiente umido
  • Deterge rapidamente ed efficacemente la lesione
  • Controlla la formazione di odori sgradevoli

Indicazione

  • Detersione ed idratazione di:
  • Lesioni da pressione
  • Lesioni vascolari (arteriose, venose, miste)
  • Piede diabetico
  • Fistole
  • Ustioni

[Tratto da: www.bbraun.it ]

B. Braun lancia il Progetto I.De.A.

B. Braun, azienda del settore medicale impegnata da oltre 175 anni nell’innovazione per offrire soluzioni che migliorano la vita di pazienti e personale sanitario, ha lanciato il Progetto I.De.A, (Innovation, Development & Achievement), una nuova proposta tecnica elaborata per razionalizzare l’utilizzo dei dispositivi e farmaci di qualsiasi protocollo terapeutico, eliminando sprechi e inefficienze nella gestione delle realtà ospedaliera, pubblica o privata.

Curare i pazienti in ospedale è un’attività clinica che richiede un’organizzazione complessa e una struttura logistico-amministrativa che ha costi nascosti e comporta grande impegno di personale: per questo abbiamo creato un nuovo sistema che consente una razionalizzazione nella gestione dello stock attraverso la filosofia Costo per Intervento che sta alla base del Progetto I.De.A.” commenta Paolo Suzzani, Direttore della Divisione Hospital Care di B. Braun. “Un tipico esempio è la gestione del magazzino della Sala Operatoria con i relativi costi: distruzione dei materiali scaduti in caso di bassa rotazione oppure immobilizzazione di risorse per eccesso di stock”.

Con l’obiettivo di supportare le strutture sanitarie nella razionalizzazione dei processi, B. Braun ha elaborato una modalità di gestione più efficiente dello stock, applicabile ad esempio alle procedure anestesiologiche, attraverso la creazione di pacchetti virtuali – i “protocolli” – che comprendono tutti i prodotti necessari a realizzare una procedura clinica. Ai protocolli di lavoro viene attribuito un costo standard, a seconda delle tipologie di intervento, la cui fatturazione avviene su base mensile, a consuntivo delle procedure realmente eseguite.
Grazie ad un software dedicato, la gestione del magazzino e il riordino dei prodotti avviene in modo completamente automatico e il materiale necessario per gli interventi risulta sempre disponibile.

Questo nuovo approccio consente di standardizzare l’utilizzo dei dispositivi medici e dei farmaci all’interno dei reparti, eliminando sprechi ed errori di terapia; di definire un costo standard per intervento, sulla base dei protocolli creati, per una migliore gestione del budget ospedaliero; di ottimizzare il processo di controllo stock/riordino informatizzato delle scorte, eliminando i costi associati; di ridurre il valore della merce a magazzino; di fatturare a consuntivo il solo materiale utilizzato ed utilizzare prodotti di nuova generazione attingendo dal catalogo B. Braun, in continuo aggiornamento.

[ Tratto da: www.bbraun.it ]

Un incidente in auto e una ferita alla gamba che non guarisce. Storia di Ilde e della sua ulcera traumatica guarita in 3 mesi

Ilde, ha 48 anni e una figlia di nome Letizia alla quale è profondamente legata e con la quale ama trascorrere ogni momento libero.

Un pomeriggio, mentre Ilde e sua figlia tornano a casa si trovano coinvolte in un incidente d’auto: a Letizia non accade nulla, solo tanto spavento. Ilde, invece, prende una botta alla gamba e deve andare al Pronto Soccorso. La ferita, per quanto lacero contusa, non appare molto grave: viene medicata e dopo tutti gli opportuni accertamenti Ilde viene tranquillizzata e rimandata a casa.

Purtroppo però la piccola ferita di Ilde inizia a creare un grande problema.

Dopo qualche giorno Ilde sente un dolore sempre più forte e la sua ferita anziché guarire diventa più grande. Accompagnata da sua figlia torna al Pronto Soccorso dove il medico pulisce la lesione (una ferita lacero contusa all’arto inferiore sinistro) e provvede allo svuotamento parziale dell’ematoma che si è creato al momento dell’incidente.

Ancora una volta l’intervento medico non è risolutivo tanto che Ilde continua a sentire dolore, e la ferita diventa ancora più grande. Letizia non sa più che fare per alleviare la sofferenza della mamma: grazie al medico di famiglia scopre l’esistenza del Centro di Cura Ferite Difficili dell’Ausl di Ravenna ospitato presso il Centro Iperbarico di Ravenna dove si rivolge per una prima visita di controllo.

Ilde inizia il suo percorso di cura.

Il 12 novembre 2014 Ilde fa la sua prima visita al CCFD di Ravenna dove vengono rilevati i seguenti parametri:

  • Pressione arteriosa 120/70
  • Frequenza cardiaca 96
  • SpO2 98% aa
  • Glicemia (HGT) 103 mg/dl
  • HB 12,7 g/dl
  • PtcO2 30 mmHg
  • Pa alla caviglia 160
  • ABI (indice di Winsor) > 1
  • Valutazione del dolore (scala NRS): 8

La ferita di Ilde, con escara ed ematoma sottocutaneo, viene fotografata in modo da poter monitorare il percorso di guarigione.

ulcera traumatica CCFD RAVENNA

Il medico che visita Ilde stabilisce un percorso terapeutico che integra diversi interventi. Riuscirà Ilde a guarire e smettere di soffrire? 

La situazione è complessa e  oltre alle medicazioni richiede anche il trattamento con Ossigenoterapia iperbarica e l’uso della terapia FREMS. La ferita di Ilde viene trattata nel seguente modo:

  • Debridement strumentale della ferita con svuotamento dell’ematoma che nel frattempo si è riformato così da evitare l’insorgere di nuove infezioni
  • Ossigeno Terapia iperbarica 15 sedute della durata di 90 minuti a 2,5 ATA
  • Terapia a pressione negativa preceduta da ecografia dei tessuti molli
  • Medicazioni con bende alla cumarina associate a terapia compressiva per agevolare la pulizia topica della ferita e per impedire il ristagno di liquidi
  • Terapia FREMS 15 sedute con cadenza quotidiana
  • Innesto bioingegnerizzato eterologo per accelerare il processo di guarigione.

Dopo l’esportazione dell’ematoma e dell’escara, la ferita di Ilde inizia a cambiare aspetto, ma siamo ancora lontani dalla sua guarigione.

2_Ferita dopo esportazione ematoma ed escara

Per apprezzare il miglioramento Ilde deve sottoporsi alla terapia compressiva e fare le sedute in camera iperbarica che favoriscono e soprattutto velocizzano il processo di guarigione. La ferita inizia a mostrare sensibili segni di miglioramento  e l’aspetto diventa decisamente migliore dopo l’applicazione dell’innesto bioingegnerizzato omologo.

Ferita dopo Innesto bioingegnerizzato omologo

La terapia FREMS, per rivascolarizzare la ferita e ridurre il dolore.

Ilde segue il programma FREMS specifico per ulcera traumatica che oltre alla rivascolarizzazione delle ferita riduce il dolore: 15 sedute di neurostimolazione FREMS., un tipo di trattamento che prevede il rilascio di segnali elettrici biocompatibili generato da neurostimolatori computerizzati.

Il medico del CCFD, dopo aver analizzato il caso di ulcera traumatica di Ilde, propone per lei un piano di terapia FREMS  personalizzato. La seduta del programma indicato nel caso di Ilde è “Vulnologia”, la tipologia dell’ ulcera selezionata è “traumatica” ed ogni trattamento prevede una durata di 35 minuti.

Una volta applicati gli elettrodi attorno alla ferita, nella caviglia e nell’avampiede, s’inizia a far aumentare lentamente l’ampiezza e la frequenza dell’impulso regolandolo in base alla sensibilità del paziente. In questo modo si sollecita la parte nervosa della lesione, si aumenta la vascolarizzazione dell’area colpita e si ottiene un altro beneficio della neurostimolazione FREMS cioè l’effetto antalgico.

ulcera traumatica con applicazione FREMS

 

Nel caso dell’ulcera traumatica è importante non solo diminuire la sintomatologia dolorosa ma anche sostenere i fattori di crescita dei nuovi vasi e questo avviene attraverso impulsi ritmici. Infatti dopo un trauma, oltre alla possibile perdita di tessuto, la zona colpita rischia un’infiammazione localizzata e la formazione dell’ematoma o dell’edema. La neurostimolazione FREMS favorisce il rilascio di sostanze anti-infiammatorie che aiutano a ridurre l’edema e a riportare ossigeno nelle zone colpite dalla sofferenza tissutale.

Anche le ferite difficili possono avere un lieto fine.

Ilde ha seguito tutto il percorso terapeutico stabilito con i medici del CCFD.  Sua figlia Letizia le è stata vicina per ogni seduta e medicazione. Hanno condiviso e gioito per ogni progresso, e festeggiato per ogni millimetro di ferita che si richiudeva. Ilde ha resistito al dolore e via via che la ferita  si restringeva il sorriso sul suo viso si allargava. Dopo tre mesi dall’inizio delle cure, Ilde e Letizia il 13 febbraio 2015 hanno fatto la visita di controllo e hanno ritirato un referto in cui era scritta una bellissima parola: GUARITA.

Poi sono uscite dal CCFD tenendosi per mano e noi che eravamo lì a salutarle abbiamo visto una cosa bellissima: Ilde non zoppicava.

Ulcera traumatica di Ilde guarita piccola

 

Bibliografia

F.Neri, D.Olezzi, A.Samaras, A.Giannetti, C.Magnoni, Randomized controlled clinical study on the application of the treatment FREMS in the management of chronic ulcer of lower limb. EPUAP 2010, Birmingham

FREMS™ è una tecnologia costituita da segnali elettrici biocompatibili generati da neurostimolatori computerizzati e somministrati attraverso elettrodi transcutanei. FREMS™ è una tecnologia commercializzata  in Italia e all’estero da Lorenz Lifetech S.r.l.

di: Elisa Ronzullo.

[Tratto da: www.espertidivulnologia.it ]