Operatore Socio Sanitario: prevenzione delle lesioni da pressione

L’Operatore Socio Sanitario (OSS) non agisce se prima non ha ricevuto indicazioni dalle figure professionali che lo guidano: Infermieri e Medici in primis. È necessario che l’OSS collabori con tutta l’équipe sanitaria al fine di perseguire un obiettivo comune. Ciò significa che anche l’OSS deve essere informato sulla patologia e sui progetti di recupero del paziente, sulle capacità residue e sulle attività che egli può compiere individualmente e quelle che invece deve assolutamente compiere con supervisione.

L’operatore, prima di iniziare qualsiasi procedura, deve sempre documentarsi sulla situazione del paziente, su quali siano le principali precauzioni da adottare durante l’igiene del malato, durante i suoi trasferimenti, ecc.

Ad esempio se è un paziente allettato, in un reparto di ortopedia, sottoposto di recente a un intervento di arto-protesi all’anca, andrà mobilizzato con la massima cautela, onde evitare che carichi sull’arto durante l’igiene, andrà scrupolosamente seguito sulle posizioni da mantenere a letto e sulle manovre da eseguire durante i trasferimenti.

L’OSS si deve attenere alle prescrizioni mediche ed infermieristiche , ma il suo ruolo non è da sottovalutare se si considera che è la figura che sta più tempo a contatto con il paziente.

SdadiazioneLesioniCutaneeLe principali attività dell’OSS sono: all’inizio della giornata procede con l’igiene personale del malato, deve con attenzione ispezionare la cute del paziente ed eventualmente riferire all’infermiere professionale eventuali anomalie, così da prevenire lesioni che potrebbero degenerare e arrecare danni alla salute del paziente.

Nella mobilizzazione bisogna fare in modo di posizionare il paziente in una posizione confortevole, aiutarlo e accompagnarlo nella fase del sollevamento del corpo. Le manovre devono essere delicate ma decise, non devono causare dolore al paziente. Evitare di stirare eccessivamente le strutture muscolari, tendinee, la cute con le parti lese, le articolazioni immobili.

Cercare di coinvolgere il paziente e farlo collaborare sempre se ci sono le capacità residue. Nei cambi di postura: evitare prese scorrette e poco sicure, al fine di non procurare infortuni a sé e al paziente. Valutare sempre la collaborazione del paziente e se lo stesso è completamente immobile oppure non collaborante, chiedere l’intervento di un terzo collaboratore. Informando il paziente sulle manovre da eseguire, si otterrà da esso maggiore collaborazione. Utilizzare eventuali ausili antidecubito.

Anche gli alimenti sono importanti. Spetta all’OSS dispensarli, invogliando il paziente ad assumere una corretta alimentazione, controllando che ci sia un corretto apporto di liquidi, carboidrati, proteine e vitamine.

A volte anche un sorriso, una parola gentile, una carezza sono importanti perché il paziente si senta come fosse a casa sua.

[Tratto da: www.nurse24.it ]

V.A.C. Therapy e il trattamento delle lesioni da pressione

Le lesioni delle parti molli nei traumi rappresentano un problema di grande importanza; sia per il coinvolgimento degli aspetti funzionali e quindi della possibilità dell’arto colpito a ritornare abile per la vita quotidiana e per il lavoro, sia per quanto attiene il loro peso nell’influire sulle condizioni generali del paziente traumatizzato.

Se nel 1980 il 7,3 % di traumatizzati moriva per infezioni, ancora oggi nell’ 5,2 % dei casi la morte avviene per complicanze settiche, in gran parte insorte proprio a causa delle lesioni dei tessuti molli.

In questi ultimi anni nuove tecniche e nuove metodologie hanno consentito di migliorare la gestione di queste lesioni sia per quanto riguarda il salvataggio vero e proprio degli arti colpiti, sia per le modalita’ e i tempi di guarigione.

Le lesioni cutanee sono perdite di sostanza che interessano l’epidermide, il derma superficiale e profondo ed il sottocutaneo, quando a tutto spessore e oltre una certa estensione non guariscono spontaneamente.

Se non trattate adeguatamente e prioritariamente rappresentano un significativo fattore di rischio per ospedalizzazione, amputazione, sepsi e mortalità.

La V.A.C. Therapy rappresenta una moderna tecnica che ha mostrato effetti positivi sulle lesioni cutanee in studi di laboratorio ma anche in alcuni settings clinici. La terapia a pressione negativa topica ha lo scopo di favorire la cicatrizzazione delle lesioni cutanee acute e croniche.

Il razionale su cui fonda il presidio in oggetto è che la pressione negativa rimuove i fluidi extra cellulari e l’essudato, riduce l’edema e migliora il flusso sanguigno locale, fornendo così l’ossigenazione e il nutrimento ai tessuti nel sito della lesione e accelerando la cicatrizzazione, inoltre riducendo la carica batterica.

La pressione negativa è applicata in un range di 50-200 mmHg e può esser applicata in modo intermittente o continuo.

Un riempimento in schiuma o garza è applicato nello spazio della lesione, un tubicino è inserito nella ferita, il tutto è sigillato con una pellicola adesiva. La pellicola gas-permeabile permette lo scambio gassoso e allo stesso tempo protegge la ferita. Il tubicino convoglia la pressione negativa al sito lesionale e si genera un effetto ventosa attorno all’applicazione della schiuma o della garza. Il cambio della schiuma è raccomandato ogni 48 ore per gli adulti e giornalmente per adolescenti e bambini.

Possiamo definire un paziente politraumatizzato una persona con una combinazione di lesioni viscero-scheletriche che possono provocare, nell’immediato o a breve termine, un’instabilità della funzione respiratoria, e/o circolatoria e/o cerebrale. Non sempre sono visibili segni grossolani di trauma; a volte, però, le lesioni meno espressive possono rivelarsi molto gravi.

Altre volte ci troviamo di fronte a grosse lesioni viscero-scheletriche, tali da incentrare l’attenzione su di loro facendo trascurare così probabili lesioni non altrettanto evidenti. Le lesioni viscero-scheletriche possono essere concentrate in uno o più compartimenti dell’organismo.

La procedura potrebbe risultare molto utile in pz. Politraumatizzati pertanto è necessario inquadrare tale condizione: possiamo definire un paziente politraumatizzato una persona con una combinazione di lesioni viscero-scheletriche che possono provocare, nell’immediato o a breve termine, un’instabilità della funzione respiratoria, e/o circolatoria e/o cerebrale.

Non sempre sono visibili segni grossolani di trauma; a volte, però, le lesioni meno espressive possono rivelarsi molto gravi. Altre volte ci troviamo di fronte a grosse lesioni viscero-scheletriche, tali da incentrare l’attenzione su di loro facendo trascurare così probabili lesioni non altrettanto evidenti.

Le lesioni viscero-scheletriche possono essere concentrate in uno o più compartimenti dell’organismo, pertanto è stato testato che in questi assistiti la V.A.C.® (Vacuum Assisted Closure®) Therapy apporta un miglioramento alla qualità della vita e un risparmio economico, promuove la guarigione della ferita con meccanismi d’azione unici che la differenziano da altri dispositivi a pressione negativa.

Il Sistema Integrato V.A.C. Therapy è formato da tre elementi essenziali che lavorano insieme attivamente per aiutare a indurre la guarigione delle ferite a livello cellulare, promuovendo la formazione di tessuto di granulazione.

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Il Sistema Integrato V.A.C. Therapy è formato da tre elementi essenziali che lavorano insieme attivamente per aiutare a indurre la guarigione delle ferite a livello cellulare, promuovendo la formazione di tessuto di granulazione:

V.A.C. Therapy Unit somministra una terapia intermittente o continua con funzionalità integrate per la sicurezza del paziente,
Tecnologia SensaT.R.A.C. regola la pressione nella zona della ferita per una somministrazione precisa dei livelli prescritti per la terapia,
V.A.C. GranuFoam Dressings aiutano a indurre i meccanismi necessari per promuovere la formazione di tessuto di granulazione.
Servendosi della pressione negativa, la V.A.C. Therapy con le V.A.C. GranuFoam™ Dressings applica forze mediche e biologiche alla ferita per creare un ambiente che promuova la guarigione della ferita. Queste forze sono conosciute come macrodeformazioni e microdeformazioni.
Macrodeformazione è lo stiramento visibile che avviene quando la pressione negativa contrae la schiuma.

Macrodeformazione:

Avvicina i lembi della ferita
Permette un contatto diretto e completo con il letto della ferita
Distribuisce uniformemente la pressione
Elimina l’essudato e il materiale infetto
Microdeformazione è la deformazione a livello cellulare, che porta ad uno stiramento delle cellule.
Microdeformazione:

riduce l’edema
promuove la perfusione
aumenta la proliferazione e la migrazione cellulare
promuove la formazione di tessuto di granulazione
Meccanismi di azione della V.A.C. Therapy
La V.A.C. Therapy crea un ambiente che promuove la guarigione delle ferite, mediante i seguenti meccanismi:

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Da pochi anni sia in urgenza che in differita e’ stato introdotto il sistema di drenaggio che, tramite una pompa in grado di creare una depressione accentuata, aspira tutte le secrezioni della ferita e facilita la rivascolarizzazione e riossigenazione delle aree traumatizzate. In tal modo viene agevolata la crescita rapidissima di un tessuto di granulazione ipervascolarizzato grazie al quale e’ possibile ridurre ulteriormente l’area di esposizione, a volte annullandola, in virtù della crescita spontanea della cute contigua all’area granuleggiante.

Grazie alla VAC, infatti, oggi si assiste alla guarigione, una volta impossibile, di ampie perdite di tessuti molli o alla rapida crescita di un letto di tessuto sano e ben vascolarizzato dove adagiare gli innesti o i lembi indispensabili per una copertura cutanea definitiva. Ma e’ fondamentale ricordare che la VAC non sostituisce il debridement e, se necessario, la resezione dei tessuti necrotici che hanno sempre la precedenza.

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La potenza della VAC nel favorire la formazione del tessuto di granulazione e’ tale che, in alcuni casi, dove il debridement non e’ stato adeguato e/o completo, e’ possibile assistere addirittura alla crescita di tessuto di granulazione su tessuti in necrosi o pesantemente coinvolti da fenomeni settici (figg. 7, 8 , 9 ,10).

Il rischio è quello di avere tessuti granuleggianti nella sede della lesione in apparente guarigione, senza un miglioramento reale dello stato settico complessivo del paziente e neppure della lesione locale.

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Deiscenza di ferita sovrapubca: esiti ascesso pelvico fistolizzato per complicanza settica da bartolinite in paziente diabetica scompensata. L’incisione sovra pubica per drenare l’ascesso e la VAC non riescono a eliminare la secrezione nonostante la crescita di tessuto di granulazione (rosa). La presenza di una sinfisite settica pubica con necrosi ossea marginale del pube (in bianco screziato di giallo) al di sotto del tessuto di granulazione impedisce infatti la guarigione.

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Debridement esteso della sinfisi: resezione con sega oscillante dei margini sclerotici e infetti della sinfisi pubica dopo aver asportato la fibrocartilagine infetta. E’ stato eseguito un curettage (pulizia con cucchiaio) su tutta la superficie della sinfisi pubica e il colore rosso vivo testimonia che il debridement ha eliminato i tessuti necrotici ed ha raggiunto gli strati di tessuto sottostanti, ora puliti e ben vascolarizzati.

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Tubi di aspirazione della VAC in sede: il primo, al centro, dall’ incisione sovra pubica, mentre il secondo dalla doppia fistola delle coscia dx.
Debridement
Il debridement consiste in un lavaggio accurato e ripetuto dei tessuti lesi con abbondanti quantita’ di liquido (soluzione fisiologica sterile) accompagnato da una spazzolatura gentile con soluzioni saponose. Il meccanismo di pulizia prevede l’irrigazione con almeno 9-12 litri di soluzione per ogni ferita maggiore: lo scorrimento dell’acqua allontana la maggior parte della terra, asfalto, legno, metalli, vetro, sostanze tossiche che negli incidenti di strada, agricoli o di fabbrica possono contaminare le ferite.

La schiuma delle miscele saponose neutre utilizzate ha il ruolo invece di portare in superficie gli inquinanti e ridurre adesività delle sostanze estranee che contaminano la ferita e, dunque, renderle disponibili al successivo allontanamento prodotto dall’irrigazione ripetuta. Grazie a questa tecnica di lavaggio accurato e’ possibile ottenere ferite praticamente sterili, almeno per i tempi immediatamente successivi al lavaggio.

E’ possibile, infatti, che, con il passare delle ore, nonostante l’esecuzione di un perfetto debridement, possano comparire focolai settici che in genere si manifestano su tessuti fortemente contusi/stirati e quindi in preda a crisi ischemiche con evoluzione in necrosi, terreno ideale per la crescita dei germi perché si tratta di ambienti poveri di ossigeno.

Interazioni tra fisiopatologia del trauma e trattamento

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L’insieme delle procedure descritte come trattamento antibiotico precoce, debridement accurato, copertura precoce delle aree esposte, stabilizzazione delle lesioni scheletriche, insieme alla applicazione della Pressione Negativa ai Tessuti (Tissue Negative Pression = TNP = VAC), contribuiscono nel rimuovere tutti quei fattori dell’infiammazione, radicali liberi e sostanze vasoattive che facilitano il danno cellulare locale e la morte dei tessuti.

Tabella : interazioni tra eventi fisiopatologici e trattamento (da Webb L.X.: ICL 344, AOSS – San Diego 2011)

Possiamo dunque dedurre che Il trattamento delle lesioni da trauma delle parti molli e’ oggi molto sofisticato grazie ad una grande esperienza maturata sui campi di battaglia nelle due guerre mondiali, passando per la guerra in Corea e in particolare in seguito a quella del Vietnam che ha visto la nascita del Register of Trauma e il sorgere degli Ospedali avanzati posizionati subito dietro le linee (M.A.S.H.). Questa esperienza e’ stata successivamente affinata nei Trauma Center di tutto il mondo per la grande guerra che, in tutti i Paesi “civili” , si combatte ogni anno a causa degli incidenti stradali e degli incidenti negli ambienti di lavoro. In Italia queste esperienze sono presenti, ma non sono ancora diffuse come sarebbe necessario.

Occorre una cultura del Trauma che preveda la formazione di Operatori con elevati livelli standardizzati di competenze e una Rete di Ospedali fondata su Centri HUB (Trauma Center/ Spine Unit in grado di garantire il trattamento completo di tutte le lesioni maggiori e delle loro complicanze) insieme a Centri in periferia SPOKE (in grado di eseguire il Trauma Damage control delle lesioni maggiori prima di inviarle all’Ospedale HUB) armoniosamente collegati da un servizio 118 efficiente.

In questa Rete, le moderne procedure d’inquadramento e riduzione del rischio, la classificazione completa delle lesioni, il trattamento precoce con antibiotici, il debridement accurato, l’osteosintesi scheletrica “stabile” e la copertura immediata delle esposizioni, nonche’ la riduzione delle perdite di sostanza sulla base di una scala di procedure razionali affidate all’ “ortoplastico” e al chirurgo plastico, oggi si impongono anche in Italia come il “golden standard”.

Le prospettive future prevedono ulteriori miglioramenti tra cui la “cute artificiale” nuovo prodotto rivoluzionario con cui si possono coprire in via provvisoria da subito anche estese perdite di sostanza, in attesa della stabilizzazione delle condizioni generali e di quelle locali del traumatizzato. Soprattutto, servono, però, Team dedicati al Trauma.

Si tratta di Sistemi Organizzativi complessi dotati di materiali e mezzi dal costo elevato, del resto gia’ in uso da tempo in altri Paesi occidentali.
Per ottenere questi “standard” servono, dunque, risorse ed investimenti che attualmente ci vengono negati. Il SSN e’ una risorsa di tutto il Paese, aiutateci a difenderlo.

Domani, nella vostra Regione, potreste avere necessita’ di ricorrere ad un Trauma Center dotato di un Trauma Team competente ed efficiente. Non dimenticatelo.

Raffaele Quagliozza

Bibliografia:

Kamolz LP, Andel H, Haslik W, W inverno, Meissl G, Frey M, Uso della terapia pressione subatmosferica per prevenire la progressione bruciare ferita umana: prime esperienze. Burns 2004.
Uno studio prospettico randomizzato di vuoto-assisted closure contro la terapia standard di malattie croniche con guarigione delle ferite. Ferite 2000
Miller PR, Meredith JW, Johnson JC, Chang MC. Valutazione prospettica di medicazioni vuoto-assistite dopo la chiusura della fascia addominale. Annali di chirurgia maggio 2004. Studi condotti con VAC THERAPY SYSTEM con VAC GranuFoam
Moues CM, Bemd GJCM van den, Meerding WJ, Hovius SER. Una valutazione economica dell’impiego di TNP sulle lesioni a tutto spessore. Journal of Wound Care 2005
Moues, Bemd van den, Heule F, Hovius SER. Confronto tra terapia convenzionale garza al vuoto-terapia assistita/chiusura della ferita: Uno studio prospettico randomizzato. Giornale di chirurgia Plastica, Ricostruttiva e Estetica 2007

[Tratto da: www.nursetimes.org ]

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Prevenzione delle lesioni da pressione: il ruolo del Fisioterapista

ll Fisioterapista ha un importante ruolo nella prevenzione delle lesioni da pressione.

Uno dei significati di “pre-venire” è Agire in modo da evitare od ostacolare qualcosa che può avere conseguenze negative”; significa preparare rimedi contro danni e insidie, dunque disporsi a mettere in atto, nel nostro caso, tutti i rimedi possibili contro l’insidia delle lesioni citate.

Le lesioni da pressione sono un danno localizzato alla cute e causato dal persistere di pressione, trazioni, frizione o dalla loro combinazione, unitamente ad altri fattori.

Si tenga presente che la comparsa e lo sviluppo di lesioni da pressione sono indicatori della qualità dell’assistenza erogata, per cui la gestione corretta del paziente da parte di tutta l’équipe assistenziale, può ridurre il rischio di lesioni da pressioni.

Vediamo nel dettaglio quali sono le osservazioni/azioni di competenza del Fisioterapista.

1) Anzitutto acquisisce informazioni sulle condizioni clinico-generali, sullo stato trofico, sui tempi e metodi delle medicazioni e sulle misure igienico-precauzionali che riguardano il paziente. Importanti sono lo stato nutrizionale, le condizioni igieniche, le condizioni generali, possibili alterazioni metaboliche, le alterazioni della sensibilità, le alterazioni di coscienza e della vigilanza…che determinano o interferiscono con la risoluzione dei suoi problemi.

2) Supervisiona i cambi posturali e interviene sulle posture scorrette, le limitazioni articolari, sui vizi di forma che si instaurano nell’assistenza quotidiana al paziente.

A volte al caregiver sembra importante privilegiare posture che non vanno d’accordo con la prevenzione, ad es. molti cuscini, o non usare gli snodi del letto per contrastare lo scivolamento, che causa forze di trazione e di taglio pericolose per i tessuti.

Il Fisioterapista consiglia inoltre gli ausili adeguati, come il letto (tre snodi e quattro sezioni), che permette di porre il paziente in posizione corretta e confortevole.

Controlla la superficie antidecubito, che riveste un ruolo importante insieme ai cambi posturali ogni 2/3 ore, tempo determinato dalla pressione che occlude i capillari, causando così la necrosi tissutale. Attraverso manovre specifiche contrasta inoltre l’insorgere di schemi patologici.

A questo proposito diciamo che la “giraffa” non è sempre adatta allo scopo. Il suo uso sottopone ad esempio il paziente neurologico allo scatenamento di sinergie oltreché a forze di trazione e di stiramento. Inoltre viene costretto ad uno sforzo fisico non adeguato alla riuscita del movimento desiderato.

Il Fisioterapista lavora per il recupero ed il consolidamento delle tappe per il raddrizzamento, controllo del capo, collo, tronco, stabilizzazione pelvica. Questo favorirà movimenti corretti e autonomi, o con aiuto, e supervisionati, che agevoleranno gli spostamenti nel letto per i cambi posturali.

Inoltre fornirà, alle persone di assistenza, le informazioni e la formazione per l’uso di ausili minori, in particolare i teli ad alto scorrimento per gli spostamenti nel letto, al fine di compiere spostamenti senza attrito.
Durante l’iter riabilitativo il Fisioterapista dovrà considerare che le sedi elettive delle lesioni da pressione sono anche sedi di afferenze/efferenze importanti, sia come zone di contatto manuale durante il trattamento, che come zone di risposte propriocettive. Porre, quindi, attenzione alle “reazioni di fuga” causate dal dolore.

3) Rientra nelle competenze del Fisioterapista porre in relazione il rischio di lesioni da pressione con la scelta del materiale di contatto e la conoscenza dei sistemi computerizzati di ripartizione delle pressioni d’appoggio.

Queste attività devono essere svolte in collaborazione con esperti di materiali, che mettano a disposizione la tecnologia necessaria, la competenza e la disponibilità a cercare le migliori soluzioni per “quel” paziente. Diffidiamo di risposte “prefabbricate” o di facili soluzioni.

4) Il Fisioterapista concorda con il personale infermieristico sulla necessità di variare, mantenere e monitorare le posture corrette. A tal fine è presente nelle riunioni (PAI) ed esercita una azione di controllo delle disposizioni concordate.

5) Infine studia, valuta, discute con il personale infermieristico le modalità di trasferimento letto-carrozzina e viceversa, più consone alle condizioni del paziente e alla tutela della salute del personale e predispone il setting idoneo per effettuare il trasferimento e la seduta del paziente.

Lesioni da compressione: idoneità della carrozzina e del cuscino antidecubito

In questa fase dovremo informare le persone di assistenza sulla necessità di creare gli spazi idonei affinché il trasferimento possa avvenire in sicurezza per il paziente e per gli operatori.

La movimentazione dei pazienti figura fra le maggiori cause di infortunio. La formazione in questo campo, resta l’unica azione veramente efficacie per evitare i danni da sovraccarico.

Al Fisioterapista è affidato un compito di vigilanza e di formazione.

Per i trasferimenti occorrono materiali che dovrebbero essere facilmente reperibili in ogni palestra o nelle degenze:
– carrozzine di varie misure e di varie tipologie;
– aggiuntivi quali: spinte laterali per il tronco, spinte lombari, divaricatori di vario tipo, poggiatesta, braccioli, tavolini, etc.;
– cuscini antidecubito di varie misure e tipologie;
– mezzi per la sicurezza, ricordando le norme di legge che ne regolano l’uso.
La carrozzina dovrà rispettare i parametri antropometrici del paziente.

Il reperimento e la preparazione dei materiali è fondamentale per una buona riuscita del trasferimento.

Se siamo al domicilio del paziente è bene concordare il prestito o il noleggio di materiali, per verificarne l’efficacia prima di introdurli stabilmente nell’operazione di movimentazione. 
Dobbiamo sicuramente evitare di porre a sedere il paziente in carrozzine non idonee, perché otterremmo:
– un aggravamento del rischio di lesioni da compressione, a causa dell’aumento delle forze di taglio e delle forze di frizione, nonché dell’errata distribuzione del peso;
– un aggravio di assistenza infermieristica, dovuto alla necessità di maggiore sorveglianza e al continuo necessario riposizionamento del paziente.
Dobbiamo evitare posizioni non corrette, la fatica compromette la permanenza in carrozzina.
La postura seduta restituisce al paziente la capacità di percezione dello sforzo, aumentandone la durata e il piacere del movimento come prospettiva motivazionale per altri traguardi; è quindi necessario prestare la massima attenzione ai primi cambiamenti posturali, che devono risultare precisi e confortevoli, per non influenzare negativamente il paziente e gli operatori.
Il tempo di permanenza in posizione seduta deve essere proporzionale alle condizioni cliniche.

Per questo dobbiamo tenere pronti gli ausili per il ritorno a letto.
La brevità iniziale non deve essere interpretata come ostacolo, ma come fase transitoria da seguire con particolare attenzione, tenendo conto delle modificazioni di tutti gli apparati.

Il lavoro e l’impegno del Fisioterapista e del paziente per raggiungere la tenuta del tronco e mantenere la postura seduta, sono importanti per il recupero ed il rinforzo dei passaggi posturali e della stabilità posturale.

Lesioni da compressione e postura seduta

Prima di effettuare il trasferimento, dobbiamo conoscere perfettamente i livelli di lesione ed il residuo motorio conservato dal paziente.
La metodologia per il trasferimento viene valutata e definita in base alle performances motorie del paziente, che devono essere potenziate, valorizzate e rese stabili nel tempo.

Possiamo parlare di tre modalità:
1) il paziente conserva la capacità/possibilità della stazione eretta e la motilità specifica per compiere gli spostamenti: sarà necessaria una supervisione o una moderata assistenza; nessun ausilio, oppure, se fosse difficoltoso il cambio di direzione, possiamo usare un piatto rotante rigido.

2) il paziente non conserva la stazione eretta, ma conserva una buona tenuta di tronco: sarà necessaria assistenza e l’ausilio della tavoletta;

3) il paziente non conserva la stazione eretta né la tenuta di tronco: sarà necessario l’ausilio del solleva malati.

La collaborazione del paziente e l’intesa tra operatori ben preparati, renderanno le manovre agevoli e sicure.
In questi passaggi è indispensabile valutare il rischio e la presenza di lesioni da decubito, in quanto le forze di attrito sono elevate.

La postura seduta è un traguardo fondamentale nello “svezzamento” del paziente verso il benessere. È però necessario soffermarsi a valutare se questa posizione è “amica” o “nemica”.
È certamente amica in presenza di: 1) rischio di sviluppare lesioni; 2) in presenza di piccole lesioni, che possono essere ben protette con idonei materiali di medicazione; 3) quando abbiamo a disposizione carrozzine con le caratteristiche a cui abbiamo già accennato; 4) quando le condizioni cliniche si gioveranno della variazione posturale.

È certamente nemica e quindi da valutare e controllare con estrema attenzione in presenza di: 1) gravi lesioni da decubito, di II°, III°, IV° stadio; 2)  peso ponderale eccessivo; 3) condizioni cliniche non stabili, per la concentrazione del peso in diminuite aree di appoggio.

L’estensione e la profondità delle lesioni sono indice di condizioni cliniche compromesse.

Lo stato metabolico subisce alterazioni importanti.
Il cambiamento posturale può essere controindicato fino al manifestarsi di un seppure lieve miglioramento delle condizioni generali.
Nei casi in cui si ritiene controindicata la postura seduta, è necessario definire il tipo di materasso ad elevata protezione o sistema – letto più idoneo.
Con lo Specialista si stabilirà l’opportunità dell’intervento del Fisioterapista con programmi di mobilizzazione passiva/attiva compatibili con la stabilità del parametro vitale.

Lesioni da compressione e deambulazione

Quando le condizioni cliniche saranno stabilizzate, potrà essere avviato, o ripreso, il programma riabilitativo, che condurrà così a risultati funzionali.
Quando le condizioni consentono il raggiungimento, la conservazione e l’espletamento della deambulazione, si valuterà la necessità di ortesi o protesi definitive e l’uso di ausili per la deambulazione definitivi o temporanei.
Appare necessario chiarire se la deambulazione avrà caratteristiche costanti e se l’intervento riabilitativo di mantenimento sarà significativo nel contesto delle autonomie raggiunte.
In presenza di lesioni da compressione o di rischio, prima di applicare protesi e/o ortesi, si valuterà, con il tecnico ortopedico, la variabilità delle pressioni statiche e le dinamiche funzionali, predisponendo, ove possibile, aree di scarico ed eventuali protezioni.

Una particolare attenzione meritano i pazienti amputati, sia durante il trattamento che quando devono indossare la protesi. Se necessario consigliare al paziente un parere vulnologico, per definire come agire in presenza di lesioni (in questo caso non solo da pressione).
Indispensabile l’addestramento del paziente, o di chi lo assiste, all’osservazione della cute prima e dopo l’utilizzo della protesi.
Quando la postura seduta e l’uso della carrozzina sono definitivi, sarà necessario:
– potenziare il controllo del tronco;
– potenziare gli arti superiori per la gestione dei trasferimenti e degli spostamenti;
– la mobilizzazione passiva dei distretti immobili;
– la progettazione di un programma di automobilizzazione;
– un protocollo di allerta per le lesioni da compressione;
– informazioni sull’uso e manutenzione dei presidi antidecubito (cuscini ed eventuali materassi);
 uso e manutenzione della carrozzina;
– controlli a distanza di tempo.

Ausili per prevenzione e cura delle lesioni da compressione: requisiti fondamentali

Esistono ausili che nascono espressamente per la prevenzione e la cura delle piaghe da decubito. Nella Classificazione ISO 9999 questi ausili sono raggruppati sotto il codice 03.33.
Questo codice comprende tutti gli strumenti adottabili per la prevenzione e la cura sia in posizione seduta (cuscini antidecubito) che in posizione sdraiata (materassi antidecubito) delle lesioni da compressione.

I materiali vanno dagli espansi di diverse configurazioni, alla fibra cava siliconata, alle fluoriti e altri composti, e naturalmente all’aria.

Per tutti sono importanti i materiali a contatto con il paziente che devono essere traspiranti, impermeabili, bielastici…Per la scelta corretta di un presidio antidecubito il Fisioterapista deve averne competenza.

I requisiti fondamentali che un ausilio antidecubito deve avere per poter svolgere effettivamente un’opera preventiva, possono essere riassunti, in maniera molto schematica, nei seguenti punti: 1) Ridurre i picchi di pressione. Esistono sistemi computerizzati per la rilevazione delle pressioni che ci danno una mappa precisa dei segmenti da “scaricare”. 2) Assorbire le forze di taglio. 3) Conformarsi all’anatomia dell’utente. 4) Ridurre l’accumulo di calore.
È fondamentale, al momento della scelta dell’ausilio, avere però ben presente l’effettivo livello di rischio del paziente, per scegliere un prodotto adeguatamente protettivo.

di: PIA PAGANETTI – Fisioterapista – già Coordinatrice di Unità di Valutazione Protesica – I.G.R. “Pio Albergo Trivulzio” – Milano.

[Tratto da: www.riabilitazioneinfo.it ]

Linee guida EPUAP 2016 (traduzione in italiano)

Questa Guida Rapida di Riferimento presenta una sintesi di suggerimenti e di estratti che supportano le evidenze
per la prevenzione e il trattamento delle ulcere da pressione. La versione completa della Linea Guida per la
Pratica Clinica fornisce una dettagliata analisi e discussione delle ricerche disponibili, delle valutazioni critiche,
delle ipotesi e conoscenze del settore e la descrizione della metodologia utilizzata per sviluppare la linea guida.
Questa Guida Rapida di Riferimento è destinata al personale sanitario che necessita di una rapida consultazione
nella cura degli individui in ambito clinico.
Gli utenti non dovrebbero fare affidamento alle sole raccomandazioni sintetizzate nella Guida Rapida di
Riferimento……

italian-traduzione-linee-guida-epuap-final-version-updated-jan2016

[Tratto da: www.epuap.org ]

 

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Sindrome da immobilizzazione detta anche “Sindrome IPOCINETICA”

Le ultime rilevazioni dell’Istat indicano che la popolazione degli over 65enni attualmente rappresenta il 22,3% della popolazione totale ed è integrata da una 8% di persone immigrate, con cultura ed abitudini differenti dalle nostre.

Gli attuali 65enni sono il frutto del periodo post bellico, nati durante la ricostruzione dell’Italia (1950), quando era logico abbandonare le terre per trasferirsi nelle città. Sono i figli della sedentarietà, della televisione, dei computer, della nascita dei mezzi di trasporto tecnologici che sostituiscono la bicicletta. Sono le persone che progressivamente perdono la loro autonomia motoria con una modifica anche strutturale della muscolatura (ipotrofia ed ipostenia).

Nelle persone anziane la Sindrome Ipocinetica può essere la conseguenza di un prolungato allettamento. Non si tratta di una patologia ma ne è la conseguenza. Si instaura nel momento in cui si realizzano piccole riduzioni della riserva funzionale che possono rendere difficoltose, o impossibili da compiere, attività motorie anche semplici. Le patologie che compromettono tali funzionalità sono:

  • Patologie a carico dell’apparato muscoloscheletrico: artriti, osteoartrosi, osteoporosi e fratture.

  • Patologie neurologiche: demenza, ictus, morbo di Parkinson, neuropatie periferiche.

  • Patologie cardiovascolari: scompenso cardiaco (dispnea da sforzo) angina da sforzo, arteriopatie obliteranti periferiche (claudicatio intermittens).

  • Patologie respiratorie.

  • Altre condizioni morbose.

Tale sindrome può essere volontaria o obbligatoria. E’ volontaria nel momento in cui l’anziano decide spontaneamente di “arrendersi alla vita”. E’ obbligatoria quando si realizza a seguito di un allettamento prolungato non voluto, come può essere una frattura di femore non operabile a causa di comorbilità che devono essere prima stabilizzate.

Si sviluppa in tre fasi che ne dettano la reversibilità e quindi la possibilità di recuperare il paziente intervenendo con i giusti stimoli:

Prima Fase reversibile: Perdita della normale “sequenza motoria dell’alzarsi”

Seconda Fase reversibile: Perdita del coordinamento e dell’iniziativa motoria

Terza Fase irreversibile: Grave decondizionamento dei meccanismi di controllo posturale.

Nella fase irreversibile il paziente ormai non ha più il controllo del proprio corpo e dipende in tutto e per tutto dal caregiver che lo assiste. Ogni azione rivolta a renderlo autonomo sarà fallimentare.

Tale stato di disabilità ingravescente può comportare ulteriori compromissioni che possono coinvolgere i vari apparati. La prolungata immobilizzazione comporta ipostenia e ipotrofia a cui talvolta si associano anche contratture muscolari. La posizione supina (distesa) provoca una riduzione dell’espansione dei polmoni con conseguente aumento del ristagno delle secrezioni bronchiali che facilitano l’insorgere di bronchiti e polmoniti. Tale posizione rende difficile anche l’introduzione di cibi con l’alterazione della deglutizione. Inoltre la scarsa mobilizzazione riduce il senso della fame e quindi dell’appetito, facendo ridurre l’apporto dei nutrimenti. Anche l’apparato urinario ne risente in tale posizione, in quanto si ha difficoltà ad avere il controllo dei muscoli che regolano la vescica e quindi si genera incontinenza urinaria. Ulteriore condizione è la formazione di trombi e quindi la realizzazione di una TVP (Trombosi Venosa Profonda). Tutte queste alterazioni comportano un allontanamento dalle relazioni esterne con conseguente diminuzione degli stimoli sensoriali. I processi mentali subiscono un rallentamento e così anche la capacità di orientamento.

Ma l’evento che più si teme è l’alterazione dell’apparato Tegumentario e quindi l’insorgenza di Lesioni da Pressione.

In questo caso è fondamentale osservare quotidianamente il paziente ponendo particolare attenzione all’Alimentazione ed idratazione, al controllo dell’Umidità della cute gestendo le perdite urinarie. Mobilizzarlo per quanto possibile e preservare l’integrità cutanea mediante l’uso di emolienti, idratanti e medicazioni avanzate preventive quali idrocolloidi e film di poliuretano per evitare le forze di attrito e di frizione.

Per il paziente allettato prevedere una idonea superficie antidecubito. Per il paziente che si mobilizza un ausilio preventivo per la sedia a rotelle come i cuscini antidecubito.

A seguire parleremo dei presidi antidecubito e del loro corretto utilizzo.

Sindrome da immobilizzazione detta anche

[Di: Dott.ssa A.Vernacchia]

Cura della pelle

IGIENE

I detergenti, anche quelli più delicati, hanno una determinata “acidità” (Ph). Quelli cosiddetti “neutri” sono semplicemente “esenti da alcali in eccesso”, ma non per questo sono particolarmente delicati sulla pelle. Infatti i detergenti tendono ad alterare il Ph naturale della cute che, come si sa, non è uguale in tutte le parti del corpo. Le formulazioni BIODERM® si distinguono dagli altri detergenti per il particolare COMPLESSO DETERGENTE ISODERMICO® che, oltre a non contenere nessuna sostanza sensibilizzantepermette che i detergenti BIODERM® abbiamo un Ph autoequilibrante®. Una caratteristica unica e molto importante perché permette non solo di rispettare e non alterare il Ph della pelle (anche delle delicate mucose vaginali) ma soprattutto di contribuire al ripristino del suo stato ottimale.

PREVENZIONE

La pelle sensibile è fragile e più suscettibile ad allergie, arrossamenti, irritazioni, prurito e bruciori cutanei rispetto ad una cute “normale” poiché più predisposta a reagire ad agenti fisici o chimici aggressori. Questa condizione è estremamente diffusa ed in costante crescita tra la popolazione. Pochi sanno, infatti, che anche una pelle “normale” può divenire “sensibile” nel corso degli anni. I Ricercatori dei Laboratori Farmodermatologici FARMODERM impegnati da sempre nello studio di nuove soluzioni efficaci per prevenire e alleviare le patologie dermatologiche più diffuse hanno sviluppato una linea di prodotti per la prevenzione, protezione e cura ad “altissima affinità” con la pelle.

BENESSERE

Oltre alla detersione e alla prevenzione i Ricercatori dei Laboratori Farmodermatologici FARMODERM hanno studiato formulati specifici che rispondono a numerose esigenze: dall’igiene del cavo orale, al benessere dei nostri piedi. Proponiamo inoltre soluzioni per prevenire ed eliminare in modo naturale il cattivo odore corporeo e una intera linea specifica alla Vitamina E complessata con Acido Lipoico e Bisabololo per la protezione della cute secca, arrossata, screpolata, sensibile, intollerante o soggetta ad allergie.
[Tratto da: www.farmoderm.it ]