Orgogliosa di essere Infermiera.

Di: Alessandra Vernacchia

Dovrei essere un medico o un’infermiera?

Questa è una riflessione che vorrei condividere con voi e non perché penso che ci sia una risposta, ma perché penso che non ci possa essere un confronto tra le due professioni. Io ho scelto di essere un’infermiera piuttosto che un medico. Non ho mai avuto dubbi sulla mia scelta. Abbiamo entrambi seguito un percorso Universitario, oltre a studiare abbiamo lavorato e qualcuno dei miei colleghi è diventato un’infermiere ripiegando così in una scelta che li tenesse vicino alla medicina. E per qualche ragione follemente ridicola, questo fa male. Sembra un tradimento, come se si stesse voltando le spalle alla nostra bellissima professione. Ma penso che la ragione per cui sono risentita è dovuta al fatto che l’infermieristica è costantemente paragonata alla medicina. Io, in quanto infermiera, sono sempre stata certa che ciò che faccio per vivere non è un premio secondario. L’assistenza infermieristica è qualcosa di più, è quell’emozione che provi quando assisti un paziente fragile e lui ti regala un sorriso. E’ quella sensazione di gioia che provi quando viene dimesso un paziente ricoverato in condizioni critiche che passa a salutarti dalla medicheria con le proprie gambe. Sono emozioni. Fin da bambina sono rimasta affascinata dal lavoro silenzioso di questi angeli. Ho avuto una salute precaria per cui ho frequentato gli ospedali subendo il mio primo intervento a soli due anni. Ed è stato un susseguirsi di ricoveri, di indagini diagnostiche, di mani che si prendevano cura di me, di una sensazione attanagliante di paura e a volte di sollievo. La mia mamma Ostetrica riusciva a non farmi mai capire quanta paura avesse, quanto grande fosse la sua sensazione di impotenza. Era sempre lì, accanto a me, con il suo sorriso ed i suoi occhi dolci. Per non lasciarmi sola a casa, nei caldi pomeriggi estivi quando la scuola era chiusa, mi teneva con se nel “suo” reparto dove, chiusa in una stanza … (perché non mi dovevano vedere) potevo ascoltare i lamenti delle partorienti e poi i primi gemiti dei neonati. Ma mai sul posto di lavoro, l’ho vista ombrosa o arrabbiata. Il sorriso campeggiava sul suo volto tutte le volte che un bambino veniva al mondo. E le infermiere che come piccole api operaie, silenziose e dolci erano sempre indaffarate a correre lungo i corridoi. Le vedevo entrare ed uscire dalle stanze e lavorare, lavorare, lavorare. È stato a causa di questa esperienza che ho deciso di diventare infermiera e di occuparmi fondamentalmente e di nient’altro che di sangue, malati e cadaveri. Non sono semplicemente atterrata in questa carriera perché non c’era “niente di meglio”. Il che mi porta al mio prossimo punto … L’infermieristica non è uguale alla medicina (solo … diversa) L’infermieristica non è ancora vista come una professione a sé stante. Sì, non possiamo fare il nostro lavoro senza medici, ma i medici non possono fare il loro lavoro senza di noi! Ma poiché collaboriamo con il medico, l’opinione pubblica (e talvolta anche gli stessi medici) non capiscono cosa distingue gli infermieri dagli altri professionisti.

Come disse Sana Goldberg nel suo TedxHarvard College, che dire se diventassi un’infermiera? “Penso che siamo percepiti come ripulire sterco alla base della gerarchia medica … ma gli infermieri non sono accessori, sono maestri del loro destino pienamente realizzati che hanno scelto la loro carriera come chiunque altro … le infermiere diranno che loro voglio lavorare con i malati, non per loro o sopra loro “.

Gli infermieri hanno il loro posto unico ed inestimabile nell’ambito dell’assistenza sanitaria. L’infermieristica può essere considerata non meno importante della medicina quando si tratta di risultati quotidiani, ma è il tocco personale di un’infermiera che può essere il più grande messaggio che un paziente riceve dopo un’interazione con il sistema sanitario. E questa non è una responsabilità che dovremmo prendere alla leggera. Siamo essenziali e dobbiamo vedere il valore in noi stessi e garantire la nostra equa rappresentanza nel team di assistenza sanitaria. La felicità è un’infermiera fiduciosa Nessuna infermiera sarà mai felice se passerà il tempo a confrontarsi con qualcun altro. Questo è solo un buon consiglio per la vita, per non parlare del consiglio di carriera (che sia il benvenuto). Gli infermieri devono abbracciare la posizione unica che hanno e concentrarsi sulla promozione della professione all’interno del sistema sanitario. Può essere difficile trattare con la percezione pubblica e privata del nostro ruolo quando non ci si rappresenta veramente. Quando cresceremo nelle varie aree assistenziali e prenderemo piede nella nostra professione, coalizzandoci per il bene del paziente fragile tutti sapranno esattamente chi siamo e smetteranno di confrontarci inutilmente con la professione medica.

 

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Il dito nella piaga
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