L’educazione del paziente neuropatico di Charcot tra i podologi in Scozia: un approccio Delphi modificato

Questa valutazione ha cercato di determinare le attuali pratiche di educazione del paziente con neuroarthropatia (CN) del diabete di Charcot tra il National Health Service (NHS) scozzese e i podologi accademici e valutare nuovi strumenti visivi e sviluppare il consenso degli esperti per le pratiche future.

metodi

I questionari hanno raccolto risposte qualitative e quantitative miste, analizzate contemporaneamente all’interno di una matrice di codifica della convergenza. La metodologia Delphi consentiva il controllo dei membri e l’approvazione del consenso per due turni.

risultati

Quattordici partecipanti (16,28%) hanno completato un questionario Round One, portando alla generazione di quattro temi; Esperienza ; Cura centrata sulla persona e contenuto e contesto dell’istruzione dei pazienti con CN. Sette dichiarazioni di consenso sono state successivamente sviluppate e sei hanno ottenuto oltre l’80% di accordo tra 16 partecipanti (18,60%) con un questionario Round Two. Gli intervistati hanno concordato che l’educazione al paziente con CN dovrebbe essere presa in considerazione per tutti gli individui “a rischio” con neuropatia diabetica periferica (DPN). Metafore verbali, tra cui il piede “a bilanciere”, ossa molli o fragili, collasso, camminando su nido d’ape e una lampadina dirompente venivano spesso impiegate. Strumenti visivi, tra cui metafore visive e il termometro del piede di Charcot, sono stati valutati positivamente e resi disponibili online.

conclusioni

Le scoperte chiave comprendevano la convinzione del rispondente che l’educazione al CN dovrebbe essere considerata per tutti gli individui con DPN e l’uso frequente di similitudine, analogia e metafora nell’educazione alla CN. Il concetto di “remissione” si è rivelato controverso a causa del suo potenziale di errata interpretazione.

Scarica il pdf qui —> charcot scozia

[Tratto da: www.jfootankleres.biomedcentral.com ]

Piercing, tattoo e wound care

Piercing e tattoo sono pratiche millenarie: ma quali sono i reali rischi e le soluzioni agli eventi avversi? Quale rapporto con il wound care? 

Il piercing ha origini molto antiche che risalgono addirittura alla preistoria. Intenzione principale di tale pratica era finalizzata a distinguere i ruoli assunti dai vari membri all’interno della tribù, allo scopo di regolare i rapporti tra gli individui sia nel quotidiano che durante le cerimonie, rendendo palese tutta una serie di informazioni sull’individuo e al suo rapporto con il gruppo di appartenenza.(1)

La tecnica più diffusa è la perforazione del lobo che si ritrova nei testi antichi a partire dalle tribù antiche. Riferimenti alla perforazione dei lobi sono riportate anche nella Bibbia, nell’impero Romano (pratica usata sia dagli uomini che dalle donne) e dagli Aztechi fino all’età Elisabettiana. Ma il ritrovamento più importante è la perforazione del lobo della più antica mummia mai scoperta fino ad ora. Il suo ritrovamento risale al 1991 risalente a un’epoca compresa tra il 3300 e il 3100 a.C. (età del rame). (2)

Nei Veda, i più antichi libri sacri indiani, si trova un riferimento ai lobi e al naso forati della dea Lakshmi. Anche il piercing al labbro ha origine nelle culture tribali dell’Africa e dell’America. Presso gli Aztechi e i Maya, era in uso la pratica della perforazione rituale della lingua, che permetteva al sacerdote di comunicare con le divinità. Molto documentata è la storia del piercing al capezzolo in tarda epoca vittoriana, quando sarebbero divenuti di moda i cosiddetti bosom rings “anelli da seno” noti anche a Parigi con il nome di anneaux de sein (3)

Ricordiamo tra gli altri anche i tatuaggi “MAORI”, che provengono da tradizioni Marchesane in quanto le informazioni più complete che si posseggono sul tatuaggio polinesiano è stato pubblicato nel 1928 da Karl von den Steinen sulla base di appunti presi durante la sua spedizione verso la parte più lontana delle Isole Marchesi nel 1897-1898. Molte tecniche tatuatorie vennero usate nelle tribù indiane americane che risiedevano lungo le coste quindi abbiamo voluto riportare questa sezione a scopo didattico: alcuni di voi diranno che i Maori non rientrano nelle tradizioni dei nativi americani ma sbagliano basti pensare che, ad esempio, nel libro della “Moby Dick- la Balena Bianca” di Herman Melville si descrive il famoso cacciatore di balene di nome Queequeg che altro non era se non un indiano appartenente alle tradizioni polinesiane ma che altro non portava se non una tradizione legata alle tribù delle coste e delle isole, si pensi anche agli stessi Inuit.

Il tatuaggio è una tecnica di colorazione pittorica corporale dell’uomo. Consiste nell’introduzione intradermica di pigmenti che entrano a contatto con il nostro organismo per sempre e con esso interagiscono.(7) Tradizionalmente tale metodica era eseguita per durare nel tempo, mentre in questi ultimi anni possono essere utilizzati dei prodotti che rendono il tatuaggio anche temporaneo. Tale forma di arte consiste nell’incidere la pelle ritardandone la cicatrizzazione con sostanze particolari (più precisamente è chiamata scarificazione) o nell’eseguire punture con l’introduzione di sostanze coloranti nelle ferite. Questa tecnica, che oggi sembra facile da eseguire, è stata resa possibile dal susseguirsi e dall’evolversi di tecniche più svariate e ardue che si sono tramandate fin dall’antichità. I primi tatuaggi si sono ritrovati sulla mummia dell'”uomo di Pazyryk” nell’Asia centrale databile intorno al 500 a.c. Le civiltà che a seguire svilupparono questa forma di decorazione corporea sono gli Egizi e le popolazioni dell’Antica Roma fino all’avvento dell’Imperatore Costantino che ne vietò la pratica nel momento in cui si convertì alla religione cattolica. Mentre assolutamente vietato è il tatuaggio indelebile nella religione Ebraica. Anche in Islam sono consentiti solo tatuaggi temporanei effettuati con l’Henna da eseguire sia sulle mani che sui piedi, infatti le spose vengono decorate con l’Henna per la loro prima notte di nozze. Tale pratica però non è consentita per l’uomo. Altri popoli che hanno sviluppato un proprio stile di decorazione (personalizzata anche nel significato) sono gli abitanti dell’Oceania. Infatti subito dopo l’esplorazione di tali terre, nella zona europea viene reintrodotto l’uso del Tatuaggio che si diffuse subito fra le classi aristocratiche europee. (Ricordiamo lo Zar Nicola II e Sir Wisotn Churchill). In Italia per diversi anni si è ritenuto che il tatuaggio fosse legato ad una personalità delinquente, ma ormai tale pratica è diffusa in tutti gli strati sociali e fra le persone più disparate. (6)

Negli ultimi anni il fenomeno e la fascinazione del decoro della pelle è aumentata in popolarità e accettazione sociale, diventando una “moda”. E’ diffuso soprattutto tra i giovani ma anche tra persone adulte, ed in Italia il 12,8% della popolazione ha almeno un tatuaggio.(7) Tuttavia tali tecniche non possono essere considerate attività salutari, in quanto non si avvicinano nemmeno lontanamente a perseguire o preservare la salute del soggetto che li richiede. Non possono essere ricomprese nella branca della chirurgia estetica che tende a proteggere conservare e ricostruire la salute del paziente.(5) Infatti solo lo 0,5% della popolazione Italiana ha effettuato un tatuaggio con finalità mediche con la pratica della dermopigmentazione, utilizzata per coprire condizioni patologiche della cute, al fine di ripristinare l’aspetto di una cute sana, e/o come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva. Mentre il 3% della popolazione ha effettuato un tatuaggio per finalità estetiche come il trucco permanente, eseguito sui pazienti oncologici o allergici alle sostanze cosmetiche convenzionali.(7)

Fatti salvi i casi appena citati, Il tatuaggio ed il piercing possono essere considerate come un trattamento puramente estetico o una tecnica di decorazione del corpo. Tuttavia tali pratiche possono avere un effetto sull’integrità fisica con conseguenze anche importanti in termini di alterazione della conservazione della salute. Per tale motivo è difficile stabilire un chiaro confine tra attività estetica e salute, dato che anche limitando la pratica agli strati più superficiali della pelle e utilizzando prodotti non farmaceutici, non medici e non chirurgici è innegabile che gli effetti possono avere un impatto non solo sull’aspetto estetico ma anche sulla salute con ripercussioni gravi. L’esecuzione del tatuaggio e del piercing avviene attraverso operazioni invasive, modificano il corpo e lo espongono a conseguenze dannose non intenzionali sull’integrità fisica.(5)

Per questo motivo la Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia ha ritenuto opportuno pubblicare Le linee guida per la prevenzione dei rischi da attività di tatuaggio e piercing (Allegato alla Delibera n. 2668 del 28 Dicembre 2017) (4) in ottemperanza alla comunicato stampa del Ministero della salute emanato il’8 Agosto 2015 dopo che i NAS hanno eseguito verifiche a campione in tutta Italia sulla purezza dei pigmenti utilizzati. Il 18% delle sostanze pigmentose analizzate per la realizzazione dei tatuaggi è risultata contaminata da cariche microbiche e fungine (8)

Al momento non ci sono stime attendibili circa il numero di persone che hanno sperimentato complicazioni legate al piercing. La mancanza di dati è determinata dalla non denuncia dell’evento avverso che solitamente è gestito domiciliarmente, solo pochi soggetti ricorrono al Pronto Soccorso o al proprio medico di fiducia. I soggetti maggiormente a rischio di sviluppare una problematica a seguito di tale pratica sono le persone con una maggiore vulnerabilità alle infezioni (ad esempio,i pazienti con diabete, pazienti cardiopatici affetti da valvulopatia, pazienti che assumono corticosteroidi) e quelli che hanno una maggiore probabilità di emorragie (per esempio, persone che assumono farmaci anticoagulanti).

I gioielli solitamente utilizzati nel body piercing sono fatti di metallo, di solito acciaio inossidabile, oro, titanio o leghe. Mentre l’acciaio chirurgico raramente causa reazioni allergiche della pelle, non tutti i prodotti in acciaio inossidabile sono privi di nichel. L’oro spesso è combinato con nichel o altri metalli. Il Nichel placcato in oro è associato ad una elevata prevalenza di reattività nelle persone che sono sensibili al nichel. I soggetti allergici devono perciò prestare particolare attenzione al perno o al fermaglio, levigatezza della superficie e la possibilità di pulizia.

Osservato che tali pratiche possono comportare rischi e, non raramente, anche reazioni avverse è fondamentale rivolgersi sempre a centri autorizzati dalle autorità locali, con tatuatori formati che rispettino quanto prescritto dalle circolari del Ministero della Salute”.

Nella tabella che segue riportiamo gli effetti avversi che si possono realizzare dopo l’esecuzione di un piercing:

Siamo abituati a vedere i tatuaggi come qualcosa di stabile e permanente, pressoché immutabile nel tempo. siano al centro di un processo di cambiamenti senza fine: uno sforzo continuo e senza risultati del nostro organismo per sbarazzarsene. I cristalli d’inchiostro iniettati negli strati (derma) sotto la superficie della pelle sono costantemente accerchiati e ingoiati dai macrofagi, che poi li rigurgitano facendo ricominciare da capo il processo. Che i macrofagi intervengano sui cristalli d’inchiostro dei tatuati è infatti noto da tempo, ma finora dermatologi e ricercatori erano convinti che queste cellule avessero una vita lunghissima e stabile. L’ipotesi era che arrivassero nella zona infiltrata dall’inchiostro, ne assorbissero un po’ e poi rimanessero lì in modo permanente, contribuendo a rendere il tatuaggio uguale nel tempo. Il nuovo studio sembra invece indicare che i macrofagi siano rimpiazzati di continuo da loro nuovi colleghi, in un ciclo senza sosta per provare a sbarazzarsi dell’inchiostro (o almeno, che questo avvenga nei topi). Nello studio i ricercatori ipotizzano che i cristalli di inchiostro siano troppo grandi per essere distrutti dai macrofagi, dopo che li hanno fagocitati. Questo fa sì che l’inchiostro resti visibile e il tatuaggio al suo posto. Con il passare del tempo, i macrofagi muoiono e rilasciano il colore che avevano inglobato, che viene assorbito dai nuovi macrofagi, arrivati per sostituire quelli vecchi. Il ciclo si ripete di continuo, contribuendo a rendere permanente il tatuaggio.

Nella tabella che segue riportiamo gli eventi avversi legati ai tatuaggi:

Conclusioni

Da un sondaggio dell’ISS 2015 risulta che in Italia il 13,4% della popolazione tatuata ha eseguito il suo decoro corporale al di fuori di centri specializzati. Il 3,3% dei soggetti tatuati ha avuto complicanze e di questi solo il 12,1% si è rivolto ad un medico per avere indicazioni. Se poi consideriamo la popolazione in età pediatrica e adolescenziale i risultati sono meritevoli di essere considerati un fenomeno sociale in aumento con le relative conseguenze. Infatti uno studio dell’Eurispes, su un campione di 3800 ragazzi, è emerso che il 20,3% degli adolescenti tra i 12 e 18 anni ha almeno un piercing, con una maggioranza tra le ragazze. I primi tatuaggi invece arrivano tra i 10 e 12 anni e secondo l’ISS, quasi l’ 8% del totale è rappresentato da ragazzi sempre tra i 12 e 18 anni. Per questo alcune ASL, come quella di Reggio Emilia, o regioni come il Friuli Venezia Giulia, hanno elaborato linee guida per la prevenzione dei rischi derivanti dall’esecuzione di tatuaggi e piercing. non restano inerti in un angolino della pelle: gli elementi che compongono l’inchiostro si staccano e migrano, viaggiano all’interno del corpo in forma di micro e nanoparticelle, fino ad approdare ai linfonodi. Gli effetti legati all’applicazione di inchiostri non sono ancora sufficientemente noti. Molti di questi però contengono pigmenti organici, conservanti, contaminanti e non solo… infatti 18% dei pigmenti utilizzati per la realizzazione di tatuaggi risultano contaminati da cariche microbiche e fungine (8)

Per questo motivo La Risoluzione Europea ResAP 2008 fornisce requisiti e criteri di sicurezza per i tatuaggi (etichettatura, composizione dei prodotti, rischi delle sostanze utilizzate, condizioni igieniche necessarie). Solo nei prossimi anni si capirà davvero fin dove e con quali effetti queste sostanze agiscono. Quindi sarebbe opportuno, quando si decide di fare un tatuaggio, prestare attenzione non solo alla scelta di Centri qualificati, ma anche alla composizione chimica dei colori che vengono utilizzati.

Diventa fondamentale capire chi si tatua e dove, come lo fa e con quale consapevolezza, tracciare una sorta di demografia del tatuaggio significa comprendere meglio le criticità connesse a questa pratica e di quali regole ci sia bisogno perché sia effettuata in piena sicurezza  – afferma Alberto Renzoni, esperto dell’Istituto Superiore di Sanità che ha coordinato l’indagine – Il 22% di chi si è rivolto a un centro non ha firmato il consenso informato. E’ invece necessario non solo firmarlo ma che nel farlo ci sia un reale consenso e una reale informazione, considerato inoltre che una fetta consistente delle persone tatuate è rappresentato da minori che potrebbero farlo solo con il consenso dei genitori”. Se, come ci dicono i dati attuali, il fenomeno e la fascinazione del decoro della pelle è in crescita, è necessario perciò che lo sia anche l’informazione su questa pratica e le regole nelle quali attuarla.

 

Articolo a cura di

Dottoressa Alessandra Vernacchia

co-autori

Dott. Ivan Santoro e Dott. Biagio Iosca

[Tratto da: www.assocarenews.it ]

 

Bibliografia

  1. https://it.wikipedia.org/wiki/Piercing
  2. https://it.wikipedia.org/wiki/Mummia_del_Similaun
  3.  Ivan Bloch, Sexual Life in England. Past and Present, Oracle Publishing Ltd, 1996, ISBN 1-86196-003-4.
  4. Linee guida regionali per la prevenzione dei rischi da attività di tatuaggio e piercing. Piano Regionale della Prevenzione 2014-2018 della Regione Friuli Venezia Giulia.
  5. Piercing and tattoos in adolescents: legal and medico-legal implications. Adelaide Conti, et all. https://doi.org/10.1515/med-2018-0023 received January 8, 2018; accepted March 2, 2018
  6. https://it.wikipedia.org/wiki/Tatuaggio
  7. http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=2227
  8. http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_4_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=salastampa&p=comunicatistampa&id=4621
  9. https://www.lastampa.it/2017/09/12/scienza/tatuaggi-gli-elementi-dellinchiostro-viaggiano-nel-corpo-e-arrivano-fino-ai-linfonodi-geHRW6Tv2yoSt13XDxZyBM/pagina.html
  10. Unveiling skin macrophage dynamics explains both tattoo persistence and strenuous removal Anna BaranskaAlaa ShawketMabel Jouve View ORCID ProfileMyriam BaratinCamille MalosseOdessa VoluzanThien-Phong Vu Manh View ORCID Profile Frédéric FioreMarc BajénoffPhilippe BenarochMarc Dalod View ORCID ProfileMarie MalissenSandrine Henri  Correspondence email View ORCID ProfileBernard Malissen Correspondence emailDOI: 10.1084/jem.20171608 | Published March 6, 2018
  11. Tattooing and body piercing guidance – Public Health England.

Domande frequenti sul trattamento di ablazione endovenosa per le vene varicose

D:  Cos’è l’ablazione endovenosa?

A: L’  ablazione endovenosa è un trattamento per la chiusura della vena safena nella gamba, che è tipicamente la principale vena superficiale associata alle vene varicose. Questo trattamento può essere eseguito con tecnologia laser o radiofrequenza (RF).

D:  Come funziona l’ablazione endovenosa? Cosa fa a una vena varicosa?

A:  Un catetere sottile (tubo flessibile) viene inserito nella vena attraverso una minuscola puntura della pelle, e l’intera lunghezza della vena viene trattata con laser o radiofrequenza attraverso il catetere, così “ferendo” la parete della vena.

Questo fa sì che le vene si chiudano e alla fine si trasformino in tessuto cicatriziale.

Trattando la vena safena, aiuta anche le vene varicose visibili a regredire. Per le varicosità che non regrediscono completamente, si raccomandano procedure aggiuntive di iniezioni di scleroterapia e / o microflebectomie.

La scleroterapia comporta l’iniezione di una soluzione appositamente sviluppata (Sotradecol) nella vena varicosa. La soluzione si indurisce, provocando la chiusura della vena o il collasso.

Le microflebectomie comportano la rimozione della vena da piccole punture o incisioni lungo il percorso della vena allargata. Attraverso questi piccoli fori, usiamo un gancio chirurgico per rimuovere la vena varicosa, che si traduce in cicatrici minime.

D:  La perdita di una vena trattata con laser crea problemi di salute in qualche modo?

A:  La gamba ha due sistemi di vene, il profondo e il superficiale. Tra questi due sistemi ci sono molti percorsi collaterali per consentire il normale flusso sanguigno venoso. Quando viene trattato il sistema superficiale malato, il sangue viene reindirizzato nel sistema profondo senza influenzare il flusso sanguigno nella gamba.

D:  Qual è il tempo di recupero dopo il trattamento laser endovenoso?

A:  I pazienti sono incoraggiati a iniziare a camminare immediatamente dopo la procedura, ma dovrebbero evitare qualsiasi esercizio faticoso che coinvolge le gambe (come allenamento con i pesi) per 2-3 settimane, per consentire un tempo adeguato per la guarigione e per le vene trattate rimanere chiuse. C’è un livido e un leggero disagio nella gamba trattata da due a quattro settimane.

D:  Quanto tempo ci vuole per vedere i risultati dopo la procedura laser?

R:  Entro una settimana i pazienti possono iniziare a notare una differenza nella prominenza delle loro vene varicose, ma i risultati completi possono richiedere settimane o mesi. Inoltre, alcuni pazienti possono richiedere procedure aggiuntive a seconda della gravità delle loro vene varicose, come menzionato sopra.

D:  Qual è il rischio di recidiva delle vene varicose dopo il trattamento di ablazione endovenosa?

A:  Le vene varicose sono il risultato di una malattia progressiva, e mentre noi possiamo trattare le vene problematiche ora, dipende dal singolo paziente, dalla loro genetica e dal loro stile di vita che determina se altre varicosi si svilupperanno nel tempo.

D:  Quali sono i rischi e le potenziali complicazioni della procedura laser / RF?

A:  L’obiettivo della procedura endovenosa è di trombare, o coagulare, la vena safena (una vena superficiale). Raramente, ci sono situazioni in cui il coagulo può estendersi nel sistema venoso profondo e causare una trombosi venosa profonda (TVP).

Se ciò dovesse accadere, è necessario un breve corso di anticoagulanti per trattare e prevenire un’ulteriore estensione del coagulo. Altre complicazioni poco frequenti sono l’infezione della pelle (che viene prevenuta eseguendo la procedura in condizioni sterili) e il sanguinamento.

D: In che  modo il trattamento laser / RF si confronta con altre opzioni di trattamento, inclusa la chirurgia?

A:  Le generazioni precedenti hanno eseguito la tradizione “stripping della vena” in cui l’intera vena safena sarebbe stata rimossa attraverso grandi incisioni cutanee, con risultati meno che estetici. Con l’attuale ablazione endovenosa, non è necessario incisioni cutanee per ottenere risultati eccellenti di varicosi risoluzione della vena.

[Tratto da: www.vvcjackson.com ]

Applicazione di NPWT nel trattamento chirurgico di ferite e lesioni di varie sedi – serie di casi

Nel mondo moderno, i conflitti militari locali non sono rari. Una caratteristica delle guerre locali è una situazione tattica che cambia dinamicamente, che può portare a perdite massicce e lesioni più gravi. Ciò crea nuove sfide legate al trattamento delle vittime di traumi da combattimento. Abbiamo analizzato la nostra esperienza di applicazione di NPWT nel complesso trattamento chirurgico di ferite da combattimento e lesioni di varie località.

Scaricabile qui:

44-Article Text-235-2-10-20180928

[Tratto da: www.npwtj.com ]

 

Manovra, salta l’abolizione del superticket sanitario: rimane il costo aggiuntivo sulle ricette mediche.

Era una delle richieste della ministra della Salute, Giulia Grillo. Uno dei punti su cui si era più concentrata nelle scorse settimane, avviando anche una interlocuzione con il ministero dell’Economia. Ma l’abolizione del superticket sanitario non ci sarà nella legge di bilancio varata dal Consiglio dei ministri negli scorsi giorni. Una operazione che, secondo alcune stime, richiedeva circa 350 milioni di euro e che, almeno per il momento, non è prevista nella manovra e sembra quindi saltare. La sanità sembra uscire dalla manovra con le ossa rotte: viene ridimensionata anche la cifra prevista per i contratti del settore: solo 284 milioni, ritenuti insufficienti. Tanto che i medici sono in piazza per protestare. Viene confermato un miliardo di euro di fondo sanitario in più, ma era già programmato dalla scorsa legislatura e dal governo Renzi. Niente di nuovo, quindi, ma almeno ci saranno le risorse per rinnovare il contratto dei medici. L’altra speranza del mondo sanitario era quello di attuare i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea). Ma sono spariti anche questi. Avrebbero richiesto uno stanziamento superiore agli oltre 800 milioni di euro.

La ministra della Salute, Giulia Grillo, solo un mese fa si diceva ottimista sull’abolizione del superticket: “Stiamo lavorando all’abolizione del superticket, poi vogliamo rimodulare i ticket, aiutando innanzitutto le fasce più deboli, come gli anziani”. Promessa non mantenuta, a quanto pare. “La scorsa settimana – diceva ancora – abbiamo avuto un primo incontro con il ministero dell’Economia, ed è stato positivo. Ma non chiederemo solo risorse, perché lavoriamo anche a misure per risparmi mirati”.

Cos’è e quanto costa il superticket
Il superticket prevede un costo aggiuntivo su ogni ricetta per le prestazioni di diagnostica e specialistica. Questo costo può arrivare fino a dieci euro, ma ogni regione decide come (e se) applicarlo. Si tratta di una misura introdotta nel 2011. Ma rimane salda l’autonomia delle regioni. Così c’è chi non lo applica affatto, chi lo applica in base al reddito o al servizio offerto e chi, infine, lo applica per tutti i pazienti allo stesso modo. Ad oggi il superticket non viene pagato in alcune regioni come Sardegna, Valle d’Aosta, Basilicata e da poco anche nel Lazio.

Le altre misure sulla sanità in manovra
Il ministero della Salute ha ottenuto 50 milioni di euro l’anno, dal 2019 al 2021, per combattere le liste d’attesa e finanziare i progetti regionali per ridurre i tempi di visite ed esami. Come riporta la Repubblica, c’è poi un altro aspetto, sconosciuto però al ministero: “Con l’istituzione del Centro unico di prenotazione (Cup) digitale nazionale – si legge nel documento di Palazzo Chigi – si potrà monitorare quando effettivamente sono stati presi gli appuntamenti, in modo da evitare possibili episodi fraudolenti di indebito avanzamento nelle liste d’attesa”. Quello sulle liste d’attesa, comunque, è l’unico stanziamento extra previsto dalla manovra in tema di sanità.

[Tratto da: www.fanpage.it ]

Il fattore di crescita trasformante β svolge un ruolo importante nel migliorare la guarigione delle ferite mediante l’applicazione topica di ioduro di Povidone

Astratto

Il Povidone-iodio (PVI) viene principalmente utilizzato come agente antimicrobico. È stato scoperto che lo 0,5% di PVI può attenuare congestione, edema e dolore indotto da piaghe da decubito. Pertanto, questo studio mirava a valutare gli effetti dello 0,5% di PVI sulle ferite acute della pelle. Quattro ferite escissive a tutto spessore sono state generate sulla pelle dorsale di ratti Sprague-Dawley maschi con un punch sterile da 10 mm. Due ferite non sono state curate e le altre due sono state rivestite con una garza con lo 0,5% di PVI per 1 ora al giorno per i primi 5 giorni dopo l’infortunio. Sono state inoltre generate ferite da escissione a tutto spessore di 10 mm sulla cute dorsale di ratti trattati con SB431542 da 10 mg / kg e tutte le ferite sono state trattate con PVI allo 0,5% per 5 giorni. Il trattamento con PVI ha migliorato la guarigione delle ferite attraverso la promozione dell’espressione di α SMA e TGF β, neovascolarizzazione e riepitelizzazione. L’interleuchina 6 è stata ridotta dopo il trattamento con PVI. L’inibizione del TGF β ha abolito l’effetto del trattamento PVI sulla chiusura della ferita. Questi dati mostrano che l’applicazione topica dello 0,5% di PVI potrebbe promuovere la guarigione della ferita della pelle acuta attraverso l’aumento dell’espressione di TGF β che porta ad una maggiore formazione di tessuto di granulazione, anche in assenza di infezione evidente.

Introduzione

I trattamenti locali per le ferite della pelle mirano a prevenire l’infezione e migliorare la guarigione della ferita. Gli agenti ideali hanno proprietà anti-microbiche e di promozione della guarigione delle ferite, oltre che il potenziale per un’applicazione topica facile ed estesa in ambito clinico. Il disinfettante Povidone-iodio (PVI) è l’agente topico più comunemente utilizzato per la sterilizzazione della pelle, anche in ambito chirurgico 1 , 2 . Vari disinfettanti costituiti con iodio sono stati segnalati per produrre effetti sulla guarigione della ferita della pelle attraverso meccanismi multipli, tra cui la prevenzione della crescita batterica, l’accelerazione della formazione del tessuto di granulazione 3 ,4 , 5 , 6 , 7 , ecc. Recentemente, Kanno et al.. ha dimostrato che l’1% di polivinilpirrolidone-iodio può favorire la guarigione delle ferite contaminate poiché riduce la conta batterica della ferita e migliora la riepitelizzazione 8 , 9 . Diversi prodotti misti contenenti iodio, come Repithel (PVP-ILH), una nuova formulazione idrogel liposomiale con polivinilpirrolidone-iodio, sono stati anche segnalati per prevenire l’infezione e promuovere la guarigione di ferite croniche, ustionate, infette o contaminate, anche se il contenuto di iodio nella formulazione mista è spesso superiore a quella dei disinfettanti contenenti iodio nell’uso clinico 10 , 11. Abbiamo scoperto che il disinfettante PVI allo 0,5% potrebbe attenuare congestione, edema e dolore indotto da piaghe da decubito. Tuttavia, gli effetti del disinfettante PVI allo 0,5% sulla guarigione della ferita cutanea acuta rimangono sconosciuti. Pertanto, in questo studio sono state create ferite cutanee a tutto spessore per valutare l’effetto dello 0,5% di PVI sul processo di guarigione della ferita e sui meccanismi sottostanti nei ratti.

Risultati

Il trattamento con PVI ha migliorato la chiusura della ferita e ha favorito la formazione e la maturazione dei tessuti di granulazione

Immagini di ferite della pelle da controllo e ratti trattati con PVI sono mostrati in Fig.  1A . Le percentuali di guarigione delle ferite in entrambi i gruppi sono mostrate in Fig.  1B . Le curve curative (Fig.  1B) dimostrano che c’è stata una rapida accelerazione della guarigione nelle ferite trattate con PVI al giorno 5, 8 e 11 post-lesione (p <0,05). Al terzo giorno post-lesione, il campo della ferita ha mostrato abbondanti globuli rossi e alcune infiltrazioni cellulari infiammatorie. Al giorno 5, il sottile tessuto di granulazione immatura, dominato da cellule infiammatorie e nuovi vasi sanguigni e con pochi fibroblasti e deposito di collagene, era presente nell’area della ferita cutanea. Al giorno 8 e 11, la ferita di guarigione consisteva in un tessuto di granulazione moderatamente denso, con un numero maggiore di fibroblasti e deposizione di collagene, più neovascolarizzazione, minima formazione moderata dello strato epiteliale e poche cellule infiammatorie nello strato epiteliale possono essere osservate nell’area della ferita. Il 14 ° giorno dopo l’infortunio si è passati a un tessuto di granulazione maturo e denso caratterizzato da collagene compatto parallelo allo strato epiteliale completo ben formato e a un numero ridotto di fibroblasti e nuovi vasi sanguigni. Tutti questi cambiamenti erano più pronunciati nelle ferite trattate con PVI che nelle ferite di controllo (Fig. 1C ).

Figura 1
Figura 1

Il trattamento con Povidone-iodio (PVI) ha migliorato la chiusura della ferita cutanea e la formazione e la maturazione del tessuto di granulazione. ( A ) Fotografie rappresentative di ferite da un ratto di controllo e trattato con PVI. ( B ) Contrazione delle ferite (%) al giorno 1-14 dopo l’infortunio. ( C ) Micrografie rappresentative di sezioni di ferite macchiate di H & E. Le frecce rosse indicano i globuli rossi. Le frecce blu indicano le cellule infiammatorie. Le frecce grigie indicano fibroblasti. Gli asterischi rossi indicano nuovi vasi sanguigni. Barra della scala = 50 μm. * p <0,05, ** p <0,01 vs controllo. I dati sono mezzi ± SD, n = 12.

Il trattamento con PVI ha promosso l’espressione di actina del muscolo liscio alfa (α-SMA) nelle ferite

L’α-SMA è un marcatore noto di cellule miofibroblastiche nella pelle, che svolgono ruoli importanti nella chiusura delle ferite cutanee. Come mostrato nella figura  2A , l’espressione α-SMA ha raggiunto il picco al giorno 8 dopo l’infortunio. Il trattamento con PVI ha migliorato l’espressione α-SMA ai giorni 5 e 8 rispetto ai controlli, come dimostrato dall’immunoistochimica (p <0,01) (Figura  2B ), che è stata confermata dall’analisi dell’espressione di α-SMA con western blotting (Fig.  2C, D ) .

figura 2
figura 2

Il trattamento con Povidone-iodio (PVI) promuove l’espressione dell’actina del muscolo liscio alfa (α-SMA). ( A ) Rappresentante sezioni di ferite macchiate immunoistochimiche α-SMA da un ratto di controllo e trattato con PVI. Barra della scala = 50 μm. ( B ) Analisi semi-quantitativa dell’espressione di α-SMA. ( C ) Western blotting rappresentativo per α-SMA nelle aree delle ferite. ( D ) Analisi semi-quantitativa dell’espressione di α-SMA, n = 4. * p <0,05, ** p <0,01 vs controllo. I dati sono mezzi ± SD, n = 24.

Il trattamento con PVI ha migliorato la neovascolarizzazione nelle ferite

CD34 è un marker di cellule progenitrici endoteliali (EPC). Le cellule CD34 + sono comparse nelle aree della ferita al terzo post-infortunio e hanno raggiunto il picco al 5 ° giorno, per poi diminuire gradualmente nel tempo (Fig.  3A ), le cellule CD34 + erano quasi inesistenti nell’area della ferita cutanea al giorno 11 e 14 (dati non mostrati Qui). Le ferite trattate con PVI hanno mostrato un aumento significativo delle cellule CD34 + rispetto ai controlli al 5 ° giorno (p <0,01) e al giorno 8 (p <0,05) post-lesione (Fig.  3B ).

Figura 3
Figura 3

Il trattamento con Povidone-iodio (PVI) ha favorito la neovascolarizzazione della ferita. ( A ) Rappresentante sezioni di ferite CD34 immunoistochimiche da un controllo e ratto trattato con PVI. Barra della scala = 50 μm. ( B ) Analisi semiquantitativa della densità capillare (/ mm 2 ). La densità capillare è stata valutata contando il numero di microvasi CD34 positivi in ​​campi ad alta potenza (40x). * p <0,05, ** p <0,01 vs controllo. I dati sono mezzi ± SD, n = 24.

Il trattamento con PVI ha promosso l’espressione β di fattore di crescita trasformante (TGF)

Il TGF-β viene rilasciato nelle aree della ferita in seguito a danno tissutale, attraverso la degranulazione piastrinica che svolge un ruolo chiave nel processo di guarigione delle ferite. Il TGF-β è stato rilevato 1 giorno dopo l’infortunio, gradualmente aumentato nel tempo ed era più alto nelle ferite trattate con PVI rispetto alle ferite di controllo (Fig.  4A, B ).

Figura 4
Figura 4

Il trattamento con Povidone-iodio (PVI) ha aumentato l’espressione di fattore di crescita trasformante β. ( A ) Western blotting rappresentativo per trasformare il fattore di crescita (TGF) β nelle aree della ferita. ( B ) Analisi semi-quantitativa dell’espressione di TGF-β. * p <0.05 vs controllo. I dati sono mezzi ± SD, n = 4.

Gli effetti del trattamento PVI sull’infiltrazione / accumulo di macrofagi nelle aree della ferita

La fase infiammatoria, quando le cellule, compresi i neutrofili e i macrofagi, vengono reclutate nel sito della ferita, è la prima fase della guarigione della ferita. Principalmente derivati ​​da monociti ematici e macrofagi residenti, i macrofagi nelle aree della ferita possono essere rilevati usando CD68 + come marker. Come mostrato dalla figura  5A , i macrofagi sono stati trovati al giorno 1 post-lesione, hanno raggiunto il picco al giorno 2 e diminuiti nel tempo dopo il giorno 3. Il numero di cellule CD68 + nelle ferite trattate con PVI era simile a quello delle ferite di controllo al giorno 1, 2, 3 e 5 post-lesione (figura  5B ).

Figura 5
Figura 5

L’effetto del trattamento con iodio-povidone (PVI) sui macrofagi. ( A ) sezioni di ferita con colorazione immunoistochimica CD68 rappresentativa. Barra della scala = 50 μm. ( B ) Analisi quantitativa di cellule CD68 + (/ campi ad alta potenza). ( C ) Rappresentazione immunoistochimica inducibile nitrico ossido sintasi (iNOS) sezioni della ferita macchiata. Barra della scala = 50 μm. ( D ) Analisi quantitativa di celle iNOS + (/ campi ad alta potenza). I dati sono mezzi ± SD, n = 24.

L’ossido nitrico sintasi indotto (iNOS) è stato utilizzato come marker dei macrofagi M1. Il numero di cellule iNOS + nelle aree delle ferite trattate con PVI non era inferiore a quello nelle aree di controllo delle ferite a 2 °, 3 ° e 5 ° giorno post-lesione (p> 0,05) (Fig.  5C, D ).

Gli effetti del trattamento PVI sul fattore di necrosi tumorale α e sul rilascio di interleuchina 6 nelle aree della ferita

Il fattore di necrosi tumorale (TNF) α viene prodotto precocemente nelle ferite dopo l’insulto, principalmente dai macrofagi M1. Il TNFa si trovava in gran parte nel citoplasma delle cellule (Figura  6A ). Il numero di cellule TNFα + nelle ferite trattate con PVI non differiva da quello delle ferite di controllo, come mostrato in Fig.  6B (p> 0.05).

Figura 6
Figura 6

L’effetto del trattamento con povidone-iodio (PVI) sul fattore di necrosi tumorale (TNF) α e sull’interleuchina (IL) -6 nel sito della ferita. ( A ) sezioni di ferita rappresentate TNFa immunoistochimiche rappresentative. Barra della scala = 50 μm. ( B ) Analisi semi-quantitativa di cellule TNFα + (/ campi ad alta potenza). ( C ) Rappresentante sezioni di ferita con colorazione immunoistochimica IL-6. Barra della scala = 50 μm. ( D ) Analisi semi-quantitativa dell’espressione di IL-6. ** p <0,01 vs controllo. I dati sono mezzi ± SD, n = 24.

Le cellule infiammatorie compresi i neutrofili ei monociti si infiltrano nella ferita e rilasciano citochine che partecipano al processo di guarigione. IL-6 non è stato rilevato nell’area della ferita al post-infortunio del primo giorno (dati non mostrati), ma ha raggiunto il picco al giorno 3 (Fig.  6C ), e poi gradualmente diminuito, in modo tale che non era presente nell’area della ferita al giorno 8 e 11 post-lesione (dati non mostrati). Gli animali trattati con PVI hanno mostrato una significativa riduzione del livello di IL-6 della ferita rispetto agli animali di controllo al terzo post-infortunio (p <0,01) (Fig.  6D ).

Il trattamento con PVI promuove la differenziazione delle cellule epiteliali

L’espressione di filaggrina, un marker di differenziazione delle cellule epiteliali, è aumentata nel tempo dopo la lesione (Fig.  7A ). Filaggrina è stata rilevata nell’area della ferita al giorno 8. Il trattamento con PVI ha aumentato l’espressione di filaggrina rispetto al controllo al giorno 11 e 14 post-lesione (p <0,05) (Fig.  7B ).

Figura 7
Figura 7

Il trattamento con Povidone-iodio (PVI) ha migliorato l’espressione di filaggrina. ( A ) sezioni di ferita macchiata immunoistochimica filaggrina rappresentante. Barra della scala = 50 μm. ( B ) Analisi semi-quantitativa dell’espressione di filaggrina. * p <0.05 vs controllo. I dati sono mezzi ± SD, n = 24.

L’inibizione del TGF-β ha invertito il processo di guarigione della ferita migliorato dal trattamento con PVI

SB431542 è un piccolo inibitore di molecole di TGF-β. Il trattamento SB431542 ha ritardato la chiusura delle ferite della pelle nei ratti trattati con PVI (Fig.  8A ). La curva di guarigione indica che l’inibizione del TGF-β ha ritardato significativamente il processo di guarigione della ferita dopo il trattamento con PVI (Fig.  8B ).

Figura 8
Figura 8

L’inibizione del fattore di crescita di trasformazione β ha impedito la promozione della guarigione della ferita della pelle mediante trattamento con Povidone-iodio (PVI). ( A ) Fotografie rappresentative di ferite da ratti trattati con inibitore del fattore di crescita della trasformazione β (SB431542) o veicolo e PVI. ( B ) Contrazione delle ferite (%) al giorno 1-11 dopo la lesione. * p <0,05, ** p <0,01 vs controllo. I dati sono mezzi ± SD, n = 12.

Discussione

I nostri dati hanno mostrato che l’applicazione topica dello 0,5% di PVI promuove la guarigione della ferita cutanea acuta e che il TGF-β ha un ruolo importante in questo processo. Il processo di guarigione delle ferite cutanee coinvolge numerosi tipi di cellule, tra cui neutrofili, macrofagi, fibroblasti e cellule endoteliali. Il TGF-β svolge un ruolo centrale in ogni fase della guarigione delle ferite 12 , 13 , 14 , 15 ; in generale, sopprime la risposta infiammatoria e promuove la formazione di tessuto di granulazione nelle aree ferite 12 . Nel presente studio, è stato trovato che il trattamento con PVI promuoveva la chiusura della ferita e la formazione del tessuto di granulazione, e inoltre, il tessuto di granulazione era più organizzato. L’aumento dell’attività dei miofibroblasti contribuisce alla chiusura della ferita16 , 17 . L’aumentata espressione di α-SMA nelle ferite trattate con PVI suggerisce che il trattamento con PVI possa promuovere il passaggio fenotipico del fibroblasto al miofibroblasto tramite aumento dell’espressione del TGF-β. Ciò è stato confermato dal risultato che l’inibizione del TGF-β con SB431542 ha abolito gli effetti positivi del trattamento PVI sulla chiusura della ferita.

La neovascolarizzazione avvia la formazione del tessuto di granulazione 18 . Pertanto, la formazione organizzata del tessuto di granulazione dopo il trattamento con PVI può essere attribuita all’aumento della crescita di nuove navi. Il TGF-β stimola la migrazione delle cellule endoteliali e l’angiogenesi, quindi è probabile che il trattamento con PVI aumenti la neovascolarizzazione almeno parzialmente attraverso l’up-regulation del TGF-β.

Il TGF-β inibisce la proliferazione dei cheratinociti e ha effetti inibitori sulla riepitelizzazione nel processo di cicatrizzazione cutanea 13 . Tuttavia, la ri-epializzazione non è stata soppressa dalla sovraregolazione indotta dal PVI dell’espressione del TGF-β, il che implica che altri meccanismi che promuovono la ri-epializzazione potrebbero essere coinvolti nella promozione della guarigione della ferita mediante PVI. Ulteriori studi sono giustificati per chiarire questo.

La filaggrina è fondamentale per la guarigione delle ferite e aggrega i filamenti di cheratina in fasci stretti, promuovendo il collasso della cellula in una forma appiattita 19 , 20 . L’aumento dei livelli di filaggrina potrebbe non indicare che il TGF-β ne aumenta direttamente i livelli. Il TGB-β potrebbe favorire la differenziazione delle cellule epiteliali e di conseguenza l’aumento di filaggrina 19 . Ulteriori studi sono giustificati per chiarire i loro ruoli.

È interessante notare che il trattamento con PVI non ha influenzato in modo marcato la fase infiammatoria della cicatrizzazione della ferita cutanea, come dimostrato dalla mancanza di effetti sul numero e sul fenotipo dei macrofagi e delle cellule TNFα +. Tuttavia, il livello di IL-6 nelle aree della ferita nelle prime fasi della guarigione delle ferite è stato ridotto dal trattamento con PVI. IL-6 è una citochina con proprietà pro e anti-infiammatorie ed è un marker di stress, con la capacità di indurre espressione di proteine ​​di fase acuta 21 . Ciò suggerisce che il trattamento con PVI può favorire la guarigione della ferita della pelle attenuando la risposta infiammatoria acuta che comporta congestione ed edema, in linea con lo studio precedente.

Il meccanismo sottostante di aumento del livello di TGF-β nella pelle ferita mediante trattamento PVI rimane ancora sconosciuto, non è chiaro se PVI causi un aumento della sua produzione attraverso l’aumento dei livelli di mRNA o promuova l’attivazione di TGF-β, in aggiunta, quale tipo di cellula gioca il ruolo principale durante il trattamento con PVI è rimasto da chiarire. Tutto ciò doveva essere esplorato in studi futuri.

In sintesi, i nostri dati hanno dimostrato che il PVI ha migliorato la guarigione della ferita della pelle attraverso l’aumento dell’espressione del TGF-β, l’aumento della neovascolarizzazione e il passaggio fenotipico del fibroblasto al miofibroblasto. Anche la ri-epializzazione può essere coinvolta nel processo. Il nostro studio supporta l’uso clinico dell’applicazione topica dello 0,5% di PVI nel trattamento di ferite cutanee senza infezione.

metodi

Modello di ferita e trattamento PVI

Lo studio è stato approvato dal comitato etico di ricerca della terza università medica militare, Chongqing, in Cina, e tutti gli esperimenti sono stati condotti secondo le linee guida riguardanti la cura e l’uso degli animali da laboratorio. I ratti Sprague-Dawley maschi (250-260 g) (n = 12 per gruppo) sono stati ottenuti dalla Third Military Medical University (Chongqing, Cina) e ospitati in 12 ore di condizioni di scarsa illuminazione con accesso libero all’acqua e chow di laboratorio standard . Dopo 12 ore di digiuno, i ratti sono stati anestetizzati con Isoflurano al 2% e 80 mg / kg di ketamina IM

Successivamente, la loro pelle dorsale è stata rasata e sterilizzata con etanolo al 70% e sono state generate 4 ferite escissive a tutto spessore con un punzone sterile da 10 mm (laboratori Stiefel, Carolina, USA). Due ferite non sono state curate mentre le altre due sono state rivestite con una garza con 0,5% PVI per 1 ora una volta al giorno dal giorno 0 (il giorno ferito) al giorno 5.

Ratti in un altro gruppo sono stati sottoposti a iniezioni intraperitoneali (IP) di 10 mg / kg di SB431542 (un inibitore del fattore di crescita trasformante β, TGF-β) in soluzione al 5% di DMSO (veicolo) al giorno per 5 giorni. 4 ferite cutanee a tutto spessore sono state create sul dorso di questi ratti usando i metodi descritti. Questi animali sono stati alloggiati individualmente dopo il recupero dall’anestesia. L’area delle ferite è stata regolarmente monitorata con misure planimetriche, in cui le fotografie di ciascuna ferita sono state prese ai punti temporali indicati e quindi analizzate da Immagine J (NIH) (Immagine J, 1.47v, NIH, Bethesda, USA) per calcolare la dimensione della ferita non cicatrizzata.


Istologia

Campioni di pelle ferita sono stati raccolti da coorti di ratti al 3 °, 5 °, 8 °, 11 ° e 14 ° post-infortunio, fissati in formaldeide al 4% tamponata con PBS (pH 7,2) e incorporati in paraffina. Questi sono stati sezionati in sezioni da 5 μm e colorati con H & E.


L’immunoistochimica

Campioni di pelle ferita sono stati raccolti da coorti di ratti negli stessi giorni indicati, fissati in paraformaldeide al 4% per 30 minuti e sottoposti a criosione. Le criosezioni da 5 μm sono state sottoposte a immunoistochimica con anticorpi primari contro l’actina del muscolo liscio alfa (α-SMA), CD34, CD68, ossido nitrico sintasi inducibile (iNOS), TNFa, IL-6 e filaggrina (Abcam, Cambridge, Regno Unito). Dopo il lavaggio, i campioni sono stati incubati con anticorpi secondari biotinilati, seguiti da incubazione con la soluzione di avidina-HRP. I campioni sono stati sviluppati con soluzione DAB (0,06% DAB in Tris 0,05 M, pH 7,6 con 0,03% di H 2 O 2 ).

Microfotografie da venti campi casuali sono state catturate (40x o 20x o 10x) per l’analisi semi-quantitativa dell’espressione proteica nell’area della ferita. Il numero di cellule di colorazione positive è stato conteggiato per area.


Macchia occidentale

Il tessuto è stato raccolto in punti temporali indicati e lisato in un tampone di lisi (0,5% Nonidet P-40, 10 mM Tris, pH 7,4, 150 mM Nacl, 1 mM EDTA, 1 mM Na 3 VO 4 ) con un inibitore della proteasi (1 mM PMSF). Il dosaggio BCA è stato utilizzato per quantificare il livello di proteine. I lisati cellulari (30 μg di proteine) sono stati risolti mediante elettroforesi su gel dodecil solfato-poliacrilammide al sodio (SDS-PAGE) (Immobilon; Millipore, Bedford, MA). Per l’immunoblotting sono stati utilizzati anticorpi primari contro α-SMA, TGF-β, α-tubulina e β-actina (1: 1000) (Abcam, Cambridge, UK) e anticorpo secondario IgG-HRP (1: 2000). I segnali chemiluminescenti sono stati acquisiti usando Storm 860 PhosphorImager (Molecular Dynamics, Sunnyvale, CA). L’analisi densitometrica è stata eseguita utilizzando il software Image J 5.0. Sono stati eseguiti quattro replicati biologici.


Analisi statistica

Tutti i dati statistici sono presentati come media ± SD. I confronti dei dati sono stati effettuati da t test indipendenti (GraphPad Software, San Diego, CA). Valori P <0,05 sono stati considerati statisticamente significativi.

Informazioni aggiuntive

Nota dell’editore: Springer Nature rimane neutrale rispetto alle rivendicazioni giurisdizionali nelle mappe pubblicate e nelle affiliazioni istituzionali.

[Tratto da: www.nature.com ]

Cura della vena in autunno

Oh il tempo fuori è delizioso …
E le mie vene varicose sono così spaventose …
È la stagione più utile di tutti.
Sì, è Autunno! Sì, è autunno! Sì, è autunno!

Ah sì…. L’autunno è tornato. Tempo di foglie (oh, così colorato!), Tempo freddo (anche se non è ancora freddo, non proprio qui nel Sud), la battaglia tra la zucca e le spezie (entrambe deliziose, francamente) e i falò ( non saltare sopra quello!). L’autunno è anche il momento migliore per cercare un trattamento per le tue vene varicose. 

Probabilmente il più importante di tutti i motivi è semplicemente la temperatura più bassa. Le alte temperature tendono a incoraggiare la malattia vascolare, poiché i vasi sanguigni si restringono come parte della reazione naturale del corpo al calore. Questo, ovviamente, è semplicemente un’esasperazione di molti dei problemi e delle condizioni che fanno sì che le malattie venose mettano radici in primo luogo. Le temperature più fresche, sebbene non necessariamente temperature fredde , forniscono una reazione opposta. 

Le persone sono anche molto, molto più a loro agio indossando le calze a compressione che sono spesso utilizzate come parte del trattamento delle vene varicose durante i mesi più freddi. Possono diventare sudati e pruriginosi e selvaggiamente a disagio quando l’area che li circonda è umida, calda e sporca. In verità, la ricerca del comfort è una forza trainante dello spirito umano, e se viene offerta la possibilità di fare qualcosa che fornirà più conforto e una salute migliore, beh, questa è la scelta che è più probabile che scegliamo. 

Siamo anche creature pigre, noi umani, ed è vero che siamo molto meno probabilità di essere sedentari quando il tempo è piacevole. Quando fuori fa caldo, nessuno vuole fare niente! Vogliamo solo entrare e sederci nel salotto con aria condizionata. Quando è bello, siamo, abbastanza ragionevolmente, molto più propensi a muoversi. Semplicemente l’atto di alzarsi e spostarsi un po ‘di più invece di stare seduto con le gambe piegate in modo innaturale è decisamente migliore per le tue vene varicose. 

Questo è stato soprattutto uno sguardo sfacciato a qualcosa che si qualifica come verità in buona fede: le vene varicose e le malattie vascolari in generale sono molto più facili da trattare nelle parti più fresche dell’anno. Una maggiore attività, un clima migliore e un maggior livello di comfort contribuiscono a rendere la vita più facile e un trattamento migliore per i malati. 

Al Vena & Vascular Center di Jackson, TN, siamo specializzati nella fornitura di cure vascolari professionali più aggiornate. Portiamo decenni di esperienza nel trattare con i pazienti e fornire solo la migliore cura personale. Se hai una malattia vascolare che richiede un trattamento, hai una domanda sulla tua salute personale o desideri parlare con un medico, ti invitiamo a contattarci al più presto. Il nostro ufficio si trova a 395 Hospital Blvd, Jackson, TN. Chiamaci al numero 731-664-7395 oppure trovaci sul Web all’indirizzo www.vvcjackson.com dove puoi trovare ulteriori informazioni sul nostro team e sui nostri servizi. 

[Tratto da: www.vvcjackson.com ]

Ambulatorio Infermieristico di Medicazioni

Questa nuova sfida, NASCE da un profondo studio dei dati percentuali ISTAT 2017,  riguardanti Bergamo e la provincia (a Bergamo si è passati dal 107,9 anziani su 100 giovani nel 2002 a 136,2 anziani ogni 100 giovani nel 2017, con un indice di natalità di 10,6 nel 2002 a 8 nel 2017 ogni 1000 abitanti; mentre ad esempio ad Alzano si è passati da 119,6 anziani ogni 100 giovani nel 2002 a 149,5 anziani su 100 giovani nel 2017; con un indice di natalità che è passato dal 9,3 ogni 1000 abitanti nel 2002 a 7 ogni 1000 abitanti nel 2017….); NASCE perchè il territorio risulta frastagliato e il raggiungimento dei centri specializzati (ormai saturi), talvolta, diventa improbo e gli addetti ai lavori sanno perfettamente che i follow up in taluni casi risultano prolungati nel tempo. Nasce dall’amore e dall’imprinting che Bergamo Sanità ha dato alla propria Azienda, il paziente è al Centro del progetto, valutato e trattato a 360° grazie alla presenza infermieristica esperta e alla presenza di un team di specialisti che non sottovalutano l’eziopatogenesi della lesione che si andrà a trattare. Tutto in una comfort zone, in studio accuratamente adibito a questa attività professionale, qualità per le quali Bergamo Sanità si è distinta in questi anni su tutto il territorio bergamasco. Non mi resta che darvi appuntamento a tutti i mercoledì nel nuovo ambulatorio infermieristico di medicazioni, tutti i mercoledì (progetto pilota) dalle ore 10,00 alle ore 12,00 previa prenotazione allo 035/521838.